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Buscetta da Biagi (1988): Mafia, Riina e la Vecchia Cosa Nostra — Corleonesi 69

È di questi giorni la grande operazione antimafia che ha portato all’arresto di un centinaio di amici di Cosa Nostra e a 60 mandati di cattura. L’operazione si è svolta a Palermo e chi l’ha provocata è il pentito Antonino Calderone che si è anche accusato di alcuni omicidi. Da Catania è partita la scorsa notte una vasta operazione antimafia.

La magistratura ha emesso 88 ordini di cattura contro capi e gregari accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso, omicidio e traffico di stupefacenti. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno arrestato finora 50 persone. Una ventina di provvedimenti sono stati notificati direttamente in carcere.

18 persone sono ancora ricercate. L’operazione che ha visto impegnata le forze dell’ordine in tutta Italia è diretta contro i clan catanesi e riguarda le cosche dei Pillera, di Mauro, Nitto Santapaola e dei Cursoti. I provvedimenti della magistratura sono stati presi dopo la deposizione di un pentito sul traffico internazionale degli stupefacenti.

È il nuovo Buscetta”, ha detto la gente. È proprio così. Ecco il lungo colloquio che ho avuto due giorni fa in una piccola città americana alla presenza di un dirigente della DEA, l’organizzazione antidroga degli Stati Uniti con Tommaso Buscetta. Una radiografia di Cosa Nostra è la storia di un uomo.

Le riprese sono di Maurizio Sobachi. Dicono che Antonino Calderone è il nuovo Buscetta. Lei cosa ne pensa? del signor Carderon. Non ho cosa dire perché i giornali che io leggo sono stampati a New York, quindi non so né cosa ha detto né cosa non ha detto. Per quanto riguarda me, io sono il Buscetta che lei già conosce e credo che tutta la stampa italiana conosce.

>> Ma lei questo Calderone l’ha mai conosciuto? Sì, l’ho conosciuto, l’ho conosciuto >> intorno al 70. >> E che tipo è? Me lo descrive un po’? >> Beh, sono passati 18 anni, quindi è un po’ più alto di me, aveva dei baffi, era più giovane di me e ed era l’ombra del fratello. Ma questo come aspetto fisico, ma da un punto di vista, possiamo dirlo, morale, che tipo è? morale.

È una persona morale perché per l’accoglienza che mi ha fatto il fratello a Catania, cioè ho dormito a casa sua, eh lui era in tutti i discorsi che facevamo con il fratello e quindi moralmente, anche se non l’ho conosciuto per giorni, non l’ho conosciuto, non l’ho più rincontrato. >> Periodo in cui faceva parte di Cosa Nostra, ha conosciuto Luciano Leggio? Ho conosciuto Luciano Leggio, ho conosciuto Salvatore Reina, ho conosciuto Benedetto Benin, come si chiama? Falonzalo.

>> Fermiamoci. Questi erano gli uomini di di Corleoni. >> Erano gli uomini di Corleoni. Andiamo per ordine. Innanzitutto Luciano Leggio. Luciano Leggio quindi era un uomo d’onore di Corleone. >> Era rappresentante di Corleone. >> Rappresentante di Corleone. Lei ricorda quando e dove lo conobbe? >> Io l’ho conosciuto alla fine del 60.

Una volta Gaetano Ballaramenti ci ha mandato a chiamare a me, a mio fratello e al vice rappresentante provinciale di Catania e le disse a mio fratello se poteva tenere a Luciano Ligio perché non lo poteva più tenere lui che era il grande Luciano Ligio. E i momenti erano critici, non li poteva più tenere. se potevo, se poteva mio fratello.

>> Quindi alla fine degli anni 60 Luciano Leggio si sposta, diciamo così, a Catania. >> Lui è Bernardo Provenzano. >> Lui è Bernardo Provenzano. >> Nell’estate del 1970 si svolgono i mondiali di calcio in Messico. Il mondiale inizia a maggio e a giugno gioca l’Italia. A guardare insieme le partite della nazionale italiana arrivano a Catania altri due latitanti di grande peso, Tommaso Buscetta e Salvatore Cikiteddu Greco.

Arrivano dal Sud America e per giungere in Sicilia passano dalla Svizzera per poi scendere a Catania. Anche loro vengono ospitati da Calderone in una villetta diversa ma vicina a quella del Leggio. Ovviamente non sono venuti per il mondiale di calcio, sono venuti perché la massoneria americana è interessata a che la mafia supporti un piano di golpe in Italia, quello di Junior Valerio Borghese.

in tutti i discorsi che facevamo con il fratello e quindi moralmente anche se non l’ho conosciuto per giorni non l’ho conosciuto, non l’ho più rincontrato >> e quindi ci sono 18 anni di vuoto. >> In questo vuoto che cosa ha fatto Calderone? Ha ammazzato un po’ di gente pare, no? >> Ah, io non lo so questo, non lo so.

anche se ho letto nei giornali che lui si è autoaccusato di omicidio. Ecco che differenza c’è tra la cosa nostra che ha conosciuto lei e la cosa nostra di Calderone? C’è qualche differenza? Ma io credo che la cosa nostra che ha conosciuto Calderone era ancora quella che noi ritenevamo giusta, onorata, quella che ha conosciuto, quella che poi ha proseguito Calderone non è più quella che noi ritenavamo giusta e onorata.

Guardi, la strategia la strategia del Salvatore Rina era che Rina fin dal 7374, diciamo, e per questi motivi entrò in qualche modo in contrasto anche con Luciano Leggio, diciamo, aveva in mente di diventare il capo di Cosa Nostra, cosa che lui ripetutamente diceva che in qualche modo i soldi non ci interessavano, ci interessavano altre cose, cioè lo scopo era quello di di comandare Cosa Nostra.

Infatti nel tempo ci arriva. Io mi ricordo che intorno al 73-74, quando io mi vedevo spesso, diciamo, con il Calderone, con Peppe Di Cristina, con Gaetanalmente, non perché io vedevo a queste persone, perché io accompagnavo a Rosario Ricco Bono. parlava, diciamo, di questa strategia che già il il Salvatore Rina andava facendo nel circondero di Palermo in cui molte persone venivano uccisi e venivano messi ai posti di comando, diciamo, tutti persone simpatizzanti di Salvatore Rina.

Quindi questi fatti non venivano soltanto, diciamo, nella provincia di Palermo, ma venivano anche in altre zone, sia nel trapanese, sia nell’agrigentino e sia anche nel catanese, insomma. Quindi Salvatore Rina piano piano con cercando delle scuse, trovando delle provocazioni, va bene, faceva sì che molte persone, ma che non erano d’accordo alla sua linea, alla sua condotta, diciamo, di criminale, lui in tutti i modi cercava di eliminarli.

per esempio a Batalamente l’ha messo fuori fuori famiglia perché dice che quando hanno ucciso, diciamo, a Francesco Madonia a Vallelunga e il Getano batalamente, diciamo, acconsentì moralmente, diciamo, a Peppe a Peppe di Cristina di uccidere a questo Francesco Madonia. L’eliminazione del Pippo Calderone avviene perché insieme, diciamo, a Di Cristina che vanno a fare questo omicidio c’è, diciamo, un certo Turiipillera che è un uomo della famiglia di Catania e quindi per questo c’è anche, diciamo, intrufelato Giuseppe

Calderone e così via, insomma, vengono un pochettino eliminati quasi tutti i più grossi mafiosi, sempre con la scusa del Salvatore Erdina che cercava ogni scusa Scusate, erano buon eh questa mafia giusta e onorata che cos’è per lei? >> Che cosa era? >> Sì, che cos’era? >> Beh, io dire la verità, io non ho mai creduto nella cosa nostra.

è un un fatto che so quale sarà la sua seguente domanda e io non ho mai creduto n organizzazione, solo che mi ha dato eh non ci ha mai creduto, ma c’è entrato. >> Tommaso Buscetta nasce nel luglio del 1928 da genitori palermitani, ultimo di 17 figli, di questi ne conosce solo 10.

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