È di questi giorni la grande operazione antimafia che ha portato all’arresto di un centinaio di amici di Cosa Nostra e a 60 mandati di cattura. L’operazione si è svolta a Palermo e chi l’ha provocata è il pentito Antonino Calderone che si è anche accusato di alcuni omicidi. Da Catania è partita la scorsa notte una vasta operazione antimafia.
La magistratura ha emesso 88 ordini di cattura contro capi e gregari accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso, omicidio e traffico di stupefacenti. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno arrestato finora 50 persone. Una ventina di provvedimenti sono stati notificati direttamente in carcere.
18 persone sono ancora ricercate. L’operazione che ha visto impegnata le forze dell’ordine in tutta Italia è diretta contro i clan catanesi e riguarda le cosche dei Pillera, di Mauro, Nitto Santapaola e dei Cursoti. I provvedimenti della magistratura sono stati presi dopo la deposizione di un pentito sul traffico internazionale degli stupefacenti.
È il nuovo Buscetta”, ha detto la gente. È proprio così. Ecco il lungo colloquio che ho avuto due giorni fa in una piccola città americana alla presenza di un dirigente della DEA, l’organizzazione antidroga degli Stati Uniti con Tommaso Buscetta. Una radiografia di Cosa Nostra è la storia di un uomo.
Le riprese sono di Maurizio Sobachi. Dicono che Antonino Calderone è il nuovo Buscetta. Lei cosa ne pensa? del signor Carderon. Non ho cosa dire perché i giornali che io leggo sono stampati a New York, quindi non so né cosa ha detto né cosa non ha detto. Per quanto riguarda me, io sono il Buscetta che lei già conosce e credo che tutta la stampa italiana conosce.
>> Ma lei questo Calderone l’ha mai conosciuto? Sì, l’ho conosciuto, l’ho conosciuto >> intorno al 70. >> E che tipo è? Me lo descrive un po’? >> Beh, sono passati 18 anni, quindi è un po’ più alto di me, aveva dei baffi, era più giovane di me e ed era l’ombra del fratello. Ma questo come aspetto fisico, ma da un punto di vista, possiamo dirlo, morale, che tipo è? morale.
È una persona morale perché per l’accoglienza che mi ha fatto il fratello a Catania, cioè ho dormito a casa sua, eh lui era in tutti i discorsi che facevamo con il fratello e quindi moralmente, anche se non l’ho conosciuto per giorni, non l’ho conosciuto, non l’ho più rincontrato. >> Periodo in cui faceva parte di Cosa Nostra, ha conosciuto Luciano Leggio? Ho conosciuto Luciano Leggio, ho conosciuto Salvatore Reina, ho conosciuto Benedetto Benin, come si chiama? Falonzalo.
>> Fermiamoci. Questi erano gli uomini di di Corleoni. >> Erano gli uomini di Corleoni. Andiamo per ordine. Innanzitutto Luciano Leggio. Luciano Leggio quindi era un uomo d’onore di Corleone. >> Era rappresentante di Corleone. >> Rappresentante di Corleone. Lei ricorda quando e dove lo conobbe? >> Io l’ho conosciuto alla fine del 60.
Una volta Gaetano Ballaramenti ci ha mandato a chiamare a me, a mio fratello e al vice rappresentante provinciale di Catania e le disse a mio fratello se poteva tenere a Luciano Ligio perché non lo poteva più tenere lui che era il grande Luciano Ligio. E i momenti erano critici, non li poteva più tenere. se potevo, se poteva mio fratello.
>> Quindi alla fine degli anni 60 Luciano Leggio si sposta, diciamo così, a Catania. >> Lui è Bernardo Provenzano. >> Lui è Bernardo Provenzano. >> Nell’estate del 1970 si svolgono i mondiali di calcio in Messico. Il mondiale inizia a maggio e a giugno gioca l’Italia. A guardare insieme le partite della nazionale italiana arrivano a Catania altri due latitanti di grande peso, Tommaso Buscetta e Salvatore Cikiteddu Greco.
Arrivano dal Sud America e per giungere in Sicilia passano dalla Svizzera per poi scendere a Catania. Anche loro vengono ospitati da Calderone in una villetta diversa ma vicina a quella del Leggio. Ovviamente non sono venuti per il mondiale di calcio, sono venuti perché la massoneria americana è interessata a che la mafia supporti un piano di golpe in Italia, quello di Junior Valerio Borghese.
in tutti i discorsi che facevamo con il fratello e quindi moralmente anche se non l’ho conosciuto per giorni non l’ho conosciuto, non l’ho più rincontrato >> e quindi ci sono 18 anni di vuoto. >> In questo vuoto che cosa ha fatto Calderone? Ha ammazzato un po’ di gente pare, no? >> Ah, io non lo so questo, non lo so.
anche se ho letto nei giornali che lui si è autoaccusato di omicidio. Ecco che differenza c’è tra la cosa nostra che ha conosciuto lei e la cosa nostra di Calderone? C’è qualche differenza? Ma io credo che la cosa nostra che ha conosciuto Calderone era ancora quella che noi ritenevamo giusta, onorata, quella che ha conosciuto, quella che poi ha proseguito Calderone non è più quella che noi ritenavamo giusta e onorata.
Guardi, la strategia la strategia del Salvatore Rina era che Rina fin dal 7374, diciamo, e per questi motivi entrò in qualche modo in contrasto anche con Luciano Leggio, diciamo, aveva in mente di diventare il capo di Cosa Nostra, cosa che lui ripetutamente diceva che in qualche modo i soldi non ci interessavano, ci interessavano altre cose, cioè lo scopo era quello di di comandare Cosa Nostra.
Infatti nel tempo ci arriva. Io mi ricordo che intorno al 73-74, quando io mi vedevo spesso, diciamo, con il Calderone, con Peppe Di Cristina, con Gaetanalmente, non perché io vedevo a queste persone, perché io accompagnavo a Rosario Ricco Bono. parlava, diciamo, di questa strategia che già il il Salvatore Rina andava facendo nel circondero di Palermo in cui molte persone venivano uccisi e venivano messi ai posti di comando, diciamo, tutti persone simpatizzanti di Salvatore Rina.
Quindi questi fatti non venivano soltanto, diciamo, nella provincia di Palermo, ma venivano anche in altre zone, sia nel trapanese, sia nell’agrigentino e sia anche nel catanese, insomma. Quindi Salvatore Rina piano piano con cercando delle scuse, trovando delle provocazioni, va bene, faceva sì che molte persone, ma che non erano d’accordo alla sua linea, alla sua condotta, diciamo, di criminale, lui in tutti i modi cercava di eliminarli.
per esempio a Batalamente l’ha messo fuori fuori famiglia perché dice che quando hanno ucciso, diciamo, a Francesco Madonia a Vallelunga e il Getano batalamente, diciamo, acconsentì moralmente, diciamo, a Peppe a Peppe di Cristina di uccidere a questo Francesco Madonia. L’eliminazione del Pippo Calderone avviene perché insieme, diciamo, a Di Cristina che vanno a fare questo omicidio c’è, diciamo, un certo Turiipillera che è un uomo della famiglia di Catania e quindi per questo c’è anche, diciamo, intrufelato Giuseppe
Calderone e così via, insomma, vengono un pochettino eliminati quasi tutti i più grossi mafiosi, sempre con la scusa del Salvatore Erdina che cercava ogni scusa Scusate, erano buon eh questa mafia giusta e onorata che cos’è per lei? >> Che cosa era? >> Sì, che cos’era? >> Beh, io dire la verità, io non ho mai creduto nella cosa nostra.
è un un fatto che so quale sarà la sua seguente domanda e io non ho mai creduto n organizzazione, solo che mi ha dato eh non ci ha mai creduto, ma c’è entrato. >> Tommaso Buscetta nasce nel luglio del 1928 da genitori palermitani, ultimo di 17 figli, di questi ne conosce solo 10.
Gli altri sono già morti alla sua nascita. è il più piccolo della famiglia ed una notevole distanza di età lo separa dai fratelli. Il padre Benedetto ha una ditta per la produzione di specchi che occupa una quindicina di persone, una famiglia in cui non manca nulla, ma dalla realtà austera con cui il giovane Masino ben presto si scontra perché si sente un po’ di animo ribelle.
è lui stesso a raccontare quale fosse la sua voglia di crescere in fretta per affrancarsi da quel mondo che riteneva soffocante. Ed è lui stesso a raccontare come questa sua irrequietezza di fondo lo porta ad avere la prima esperienza sessuale a soli 8 anni. A scuola arriva a frequentare le medie con discreto profitto, alternando lo studio all’attività nella vetreria di famiglia.
Poi scoppia la seconda guerra mondiale e lui abbandona gli studi definitivamente. Il tempo libero che ne deriva viene impiegato in una nuova attività, una serie di piccoli furtarelli ai danni dell’accampamento tedesco che si trova nei pressi di Villa d’Orlean, dove in compagnia di alcuni coetanei ruba benzina e beni di prima necessità che rivende alla borsa nera e nell’ambito della borsa nera inizia una frequentazione quotidiana delle reti malavitose palermitane.
si dedica anche alla falsificazione delle tessere annonarie, anche se in famiglia continua a chiedere i soldi ai genitori per non far trapelare la sua doppia esistenza. È il 1943 quando si unisce a un gruppo di palermitani che vanno a Napoli per combattere i tedeschi. In realtà, in quel gruppo eterogeneo di una cinquantina di persone, vi sono molti piccoli malviventi che sperano di rubacchiare qualcosa a Napoli, oltre ad alcuni giovani con la voglia di vedere cosa si prova a sparare, oltre alla presenza di alcuni esponenti di Cosa
Nostra incaricati di collaborare con le truppe alleate come Enzo Castellani e Nicola Giacalone. Il gruppo partecipa ad alcune azioni di sabotaggio e rientrati in città i partecipanti vengono considerati quasi degli eroi. Il prestigio di Masino presso i suoi coetanei è ormai alle stelle. Lui è uno di quelli che ha combattuto i tedeschi ed anche uomini di Cosa Nostra gli consentono di avvicinarsi a loro per scambiare qualche parola, anche se di poco peso.
È in questo momento che Masino per la prima volta decide che farà parte di quel mondo che gli sembra misterioso ed intrigante. Poco tempo dopo viene presentato in Cosa Nostra da un tale Giovanni Andronico, uomo d’onore della famiglia di Portanova, un verniciatore di mobili conosciuto nell’ambito dell’attività di artigiano degli specchi.
Sono entrato c’ ho vissuto, c’ho vissuto. >> L’ha conosciuta benissimo. >> L’ho conosciuta benissimo. >> Senza diventare un capo sapeva più cose dei capi. >> Beh, eh questo sì, questo è vero. Non >> ha partecipato a decisioni. Ho partecipato decisione. >> Forse ha partecipato anche a qualche fatto. >> Beh, questo non lo ricordo. Non lo ricordo.
>> Eh, ma allora la mafia che cos’è? La mafia è una era qualche cosa che doveva costituire un’arma contro la sopprofazione dei dello Stato quando fu creata. Con l’andare del tempo questa cosa si è deteriorata perché non è stato più necessario lottare contro lo Stato, ma è rimasto il simbolo e quindi sono rimaste le persone e quando io sono entrato a far parte, che per me era una curiosità entrare a far parte, mi sono accorto che e non c’era niente di tutto quello che pensavo io.
Ma non si torna indietro dopo il giuramento, non si può tornare indietro. Allora si fa, ho fatto buon vistivo gioco, mi ha dato la possibilità di conoscere delle persone che io anche oggi, pure se qualcuno è morto, stimo, e mi ha dato la possibilità di stare lì dentro per difendere qualche debole. E per esempio io avevo una famiglia grandissima, eh, a me mi conveniva, a me mi conveniva stare dentro.
intesa nel senso di parenti, non famiglia intese nel senso di costo in senso di famiglia famiglia consanguo. M >> quindi mi conveniva rimanerci dentro e difatti non sono mai diventato il grande capo che tutti si aspettano che io fosse, proprio perché io ero disinteressato a insegnare a qualcuno che cosa fosse la mafia, perché io avevo paura che sempre mi avrebbero riso in faccia per dire “Va bene, ma che cos’è l’utilità? quale a a chi apportiamo del bene, a chi apportiamo del male.
In realtà i suoi fatti sono andati meglio quando lei non viveva la mafia, no? Gli affari migliori lei li ha fatti senza la mafia. >> Ma non ho mai fatto affari di mafia. Io non ho mai fatto e io sfido chiunque, non ho mai fatto istorsioni, io non ho mai chiesto eh soldi prestati per non restituire. Io non ho mai fatto niente.
>> Ha mai sistemato qualche persona? sistemata, nel senso di metterla a posto, di fargli fare qualche buon affare avalendosi di quel potere che lei aveva, >> veramente per fare di buon affare. Non ricordo in questo momento, ma che io ho sistemato molte persone come impiego m >> l’ho sistemato. >> Senta, Calderone ha fatto il nome di qualche politico, lei no perché non sapevo o perché non voleva.
Dottore Biaggi, io agli inquirenti italiani ho raccontato fatti e io non ho detto nomi. >> Tutti i fatti. Tutti i fatti? >> No, non tutti i fatti. Io non ho detto nomi. E Caldero non li conoscerà. Io non ho niente da potere aggiungere a quello che già ho detto. Lei non ha memoria, lei non ha saputo, lei non ha voluto.
Come io non ho voluto, io non ho memoria. Io la memoria ce l’ho. Ah, >> solo che ci sono degli ingredienti eh che vanno mescolati al momento opportuno. Non si può fare una torta tutte allo stesso tempo. >> Ma se viene il momento lei mette qualcosa in forno oppure no? >> Io ho sempre risposto a tutte le domande che mi sono state fatte.
Lei una volta mi ha detto e quando saremo dall’altra parte il più tardi possibile per tutte e due e se io le farò dei nomi lei non mi chiederà ancora. Si ricorda di avermelo detto? >> Beh, se me lo dice lei io ci credo. Anche se è possibile che glielo abbia detto e è molto possibile det >> Calderonde racconta della strage di quattro bambini.
Come si può arrivare a tanto? Se l’hai chiesto. >> Eh, guardi, eh è una cosa inneffabile, è una cosa che mai stata digerita bene da >> vuol dire ineffabile. Lei vuol dire ignobile, >> ignobile e grazie per la correzione. >> Niente. >> E è ignobile perché mai >> nella mia vita è quella che ho conosciuto di altri e quindi mi rifaccio a circa 150 anni fa.
Io non ho mai sentito che si fosse verificata una cosa simile. Io sapevo, per esempio, mi raccontavano che per uccidere una persona hanno dovuto aspettare 20 anni perché quello là usciva con il figlio e accanto al figlio non si ammazzava quella persona. Quali erano le vecchie regole che oggi non vengono più rispettate oltre a quella di rispettare i bambini? Per esempio, i parenti di quelli che erano accusati, >> guarda, io le do un esempio.
Lei ha provato nella sua vita, sulla sua persona, che cosa vuol dire? No, >> io ho provato. >> Sì. >> Eh, >> allora si rispettava questa regola o no? Quando lei ci è entrato? >> Fino fino al 19 fino al 1963. Ed è proprio a 1963 che voglio riferirmi, io lo racconto un episodio noto e nel 1963 c’è stata una grande guerra di mafia a Palermo.
>> Dopo essere uscito dal carcere nel 1959, fermato insieme al trafficante di sigarette stupefacenti Pascal Molinelli, Buscetta si avvicina alla famiglia di Palermo Centro, rappresentata dai fratelli La Barbera. Agli inizi degli anni 60 Ila Barbera e i Greco facevano parte di un consorzio che spediva droga partita dall’Egitto e arrivata in Italia, negli Stati Uniti.
A controllare l’ultimo carico viene inviato Calcedonio di Pisa, capo famiglia della cosca della Noce. Quando il carico giunge negli Stati Uniti, i mafiosi americani lamentano un ammanco sul carico. I sospetti cadono sul di Pisa, soprattutto i sospetti di Angelo la Barbera che crede di essere stato truffato.
Portato calciedonio di Pisa in commissione per dare le spiegazioni, la Barbera assiste al suo totale scagionamento. È per lui la prova che a muovere realmente i fili della commissione sono i greco di Ciaculli. ed è sempre più convinto di muovere guerra alla commissione e al greco. Nel frattempo Buscetta continua i suoi traffici fra sigarette, droga e casinò.
In Francia con il Molinelli, a Milano con Joa Donis e perfino in Olanda dove costituisce una società di copertura per la fabbricazione del burro. Buscetta è libero di muoversi rispetto agli obblighi verso la propria famiglia. è da sempre un battitore libero. Ha seguito le orme di Lucky Luciano che rientrato in Italia non era tornato in Sicilia per legarsi a una famiglia, ma aveva preferito fare il semplice trafficante, seppure di grande rilevanza, sottraendosi così alle logiche di controllo del territorio.
Buscetta, che di Luciano è un discepolo, ne aveva seguito gli insegnamenti. Già il suo andar per donne ne aveva limitato la credibilità come possibile rappresentante della famiglia di Portanova. Pochi giorni dopo esplode un’auto nelle vicinanze di una delle case di Totò Greco. L’attentato segue una serie di omicidi incrociati di uomini legati alle famiglie La Barbera e Greco.
È scoppiata la prima guerra di mafia. Buscetta addirittura è probabilmente presente ad un attentato alla Barbera in una pescheria di Palermo. Poi le cose cambiano, poiché diventa chiaro cosa sarebbe successo. La Barbera avrebbe perso quella guerra. Buscetta, convinto di poterne prendere il posto insieme a Pietro Torretta, passa dall’altra parte diventando un nemico della Barbera.
Il 24 giugno 1963 la Barbera viene colpito più volte in un agguato a Milano. Buscetta viene sospettato da subito di essere uno dei killer insieme a Gerlando Alberti. Don Masino negherà sempre di aver partecipato a quell’attentato. Ma i miei figli e i figli di tutti quanti erano coinvolti in questa guerra di mafia.
i miei fratelli, i mie, i miei nipoti tutti andavano a fare a scuola e anche questi avversari che ritenevamo a giusta ragione degli esseri abbietti e rispettavano le nostre famiglie. Chi ha rotto la tregua? Chi ha rotto questo patto, chiamiamolo così, d’onore? Chi l’ha rotto? >> Cioè, di cosa stiamo parlando adesso? Sì.
Chi è che ha cominciato a uccidere i figli degli avversari, i parenti degli avversari? Beh, questa nuova leva che poi non è tanta nuova perché avranno più o meno la mia età. Voi non uccidevate, dico voi, per dire, vecchia mafia, i carabinieri, i magistrati, i giornalisti. >> No, io sfido sfido a trovare qualche omicidio di questo genere anche in tempi remoti.
Calderone viene presentato come un pentito. Lei come si considera? Io sono andato sempre d’accordo con quelle che sono le mie azioni. Io non sono stato mai un uomo di mezzi termini. Io affronto la vita per quella che in quel momento mi si prospetta. Io non mi considero un pentito. Non ho mai rinnegato di essere stato un mafioso >> e di esserlo ancora.
>> Io lo sono a mia alla mia maniera. Io lo sono ancora. Lei crede che si arriverà mai alla cupola, al comando supremo? >> Perché già non ci siamo arrivati. >> Ci potrebbe essere qualche capo che sta ancora più su, qualcuno che è fuori da questi discorsi. >> Beh, io per mia conoscenza lo considerò impossibile perché oltre a questo non possiamo andare.
Intendo dire come Cosa Nostra. E la politica secondo lei è già stata toccata o c’è ancora da toccare? Non me ne intendo di queste cose. >> Beh, mi dica però una cosa di cui si intende di sicuro. Chi è un mafioso, che abitudini ha? Come si veste? Come si comporta? Me lo descrive per piacere. Chi ama? Che cosa vuole? Che cosa cerca un uomo? un uomo a dorso di mulo o un uomo che indossa una giacca da $1000 comprata nella FF.
Tutte e due sono distinguibili per la maniera di avvicinare il prossimo e il mafioso cerca il contatto, la relazione, perché da questa relazione scaturirà il futuro interesse, quindi è amabile e cortese, cerca relazioni anche altoloate se le è possibile E quando li raggiungi è geloso, non li mette in mostra, non li fa vedere, desidera essere discreto anche, essendo discreto delle cose altrui, perché è così che le insegnerà all’altrui come comportarsi, che cosa ama un po’ tutti amano l’ambizione al potere.
arrivare perché quando da un paese si trasferirà in un altro paese si è trasferito il Don Totò dell’occasione, il don Francesco dell’occasione, quindi è ambizioso di potere insieme alla mafia. Una volta si raggiungevano con altri termini e con politica, con ragionamenti, con condotta, oggi si raggiunge si raggiunge son Dimitri.
quelli che sono rimasti mafiosi potrebbero continuare a esercitare il loro potere se non avessero degli appoggi politici e certi politici avrebbero la stessa forza se non potessero contare sull’appoggio della mafia. pensi alle sue esperienze. Io io io ci penso alla mia esperienza, ma è un fatto molto strano perché in Sicilia eh si votava solo d’accordo a dei canoni precisi, pur se l’onorevole in corsa fosse un fascista, fosse un democristiano o fosse >> basta che fosse dalla vostra parte, >> basta che fosse appoggiato dal tizio in
in augi in quel tempo. Mh. Quindi, ma da questo che cosa ne derivasse? Io non lo so. Non ci so rispondere. Non non non desidero entrare rispondere quando crede. >> Dopo l’attentato di Ciaculli vi fu la prima vera azione di forza dello stato contro la mafia dal secondo dopoguerra. L’omicidio di uomini in divisa aveva cancellato per un attimo qualsiasi tipo di connivenza o tolleranza verso i clan mafiosi.
Tutti gli uomini della commissione subirono contracolpi. Alcuni riuscirono a fuggire in Sudamerica, come Totò Greco, che scappò in Venezuela, ed Antonino Salamone che si rifugiò in Brasile. Buscetta, ritenuto allora uno degli autori della strage che sempre disconoscerà, rifugiatosi a Milano, dove era socio occulto di un’azienda produttrice di burro, riuscì ad entrare poi in Svizzera, dove venne raggiunto dalla sua compagna Vera Girotti.
Quest’ultima era una donna di spettacolo che aveva conosciuto durante la bella vita fra i casinò e i locali della Costa Azzurra. L’aveva strappata al marito di allora, il famoso batterista Geg di Giacomo della band di Renato Carosone. La Girotti arrivò in Svizzera portando con sé un passaporto falso a nome Tullio Sarace, con il quale Buscetta potè spatriare verso il Messico.
Qui venne ospitato da un certo Giuseppe Catania. Nei racconti di Buscetta quest’ultimo sarebbe stato un semplice venditore di stoffe. Peccato che nel 1973, quando verrà arrestato per traffico internazionale di droga, Catania accuserà Buscetta di essere a capo di un’organizzazione che aveva importato 360 kg di eroina negli Stati Uniti.
Don Masino sosterrà sempre di non aver trafficato in droga. >> Che differenza c’è tra Cosa Nostra americana e Cosa Nostra Siciliana? Nel fatto specifico di Cosa Nostra nessuna non esiste nessuna differenza. il giuramento lo stesso, le abitudine, la gerarchia, sono tutte le stesse cose. La differenza che esiste è eh direi etnico dove si è nati, dove si vive, perché non si potrà mai pensare che un ragazzo cresciuto negli Stati Uniti possa pensare nella stessa maniera come pensa il ragazzo cresciuto a Belmonte Mezzagno. Sono due
civiltà diverse, due maniere di pensare. È vero che Lucky Luciano le diceva “Non fidarti dei calabresi”? Beh, Luciano non amava i calabresi, non >> e credo che la persona più alta che lui non amava, riferendosi ai calabresi, non mi metto negli stessi eh impicci che Luciano Liggio disse che io avrei dovuto sciacquarmi la bocca con l’acqua e l’aceto parlando dei Cleonesi.
Lui sapeva molto bene che quando parlo dei colleonesi parlo di lui e dei suoi soci. Io non parlo della popolazione ancor leonese. Quindi l’ucchio Luciano sicuramente si riferiva all’Aberto Anastasia calabrese rappresentante negli Stati Uniti. Quindi non tutti i calabresi. >> È evidente. >> Lei crede che ci sia la possibilità di sconfiggere la mafia? Eh beh, credo che il passo iniziale sia stato dato >> e con Calderoni si fa un passo in avanti.
>> Sì, senz’altro. >> Un buon passo. >> Io Io guardi, sono disinformato, disinformato totalmente per quello che ha fatto Calderone e le mie notizie sono da un giornale che si stampa a New York. Non >> lei non ha visto nessun magistrato che si occupa di Calderone, nessun uomo della polizia che si occupa di Calderoni.
>> Sì, io le ho visti. Quindi un po’ più informato che il giornalista Sì, sì, ma loro cercano loro cercano riscontro, non di dire. Loro non sono venuti qua per farmi delle confessione. >> Parlando lei, che cosa ha ottenuto? Buuscetta? molto. Mi sono liberato da un peso che portavo da molti anni e anche perché mi sentivo incoerente con me stesso.
La famiglia prende il nome del rione dove si trova questa famiglia. nella città di Palermo. >> Nella città di Palermo, per quanto riguarda la provincia di Palermo, la famiglia prende il nome del paese dove questa è. Al di sopra di queste famiglie esiste una commissione composta da persone che vengono detti da noi o venivano detti da noi perché io non ci sono più.
Commissione capi mandamenti >> dicono che lei è stato mosso dall’odio e Calderone dalla paura. È così. Sarebbe ridicolo non ammettere che io odio. Troppo male mi è stato fatto per non odiare, anche se non vivo odiando. Io sono stato scritto molte volte dai giornali della stampa italiana freddo e calcolatore. Bene, io confesso, mi si addice.
Io quando odio sono freddo e calcolatore, non perdo più le staffe. Posso prendere le staffe per un amico, posso dire che questa cosa non va bene. un amico veramente che mi fa piacere, ma quando comincio a odiare comincio a calcolare tutti i miei passi. Non potevo fare altrimenti, quindi che io sei stato mosso dall’odio.
È vero. Per quanto riguarda Calderona, non so che com’è la sua vita oggi. Beh, la mia vita oggi direi è in eterna aspettativa. È molto difficile ricominciare da capo a 60 anni. Sei quindi vivo oggi per oggi. Se lei potesse tornare indietro che cosa farebbe e che cosa non farebbe? Prima di ogni cosa non farei di giurare nuovamente alla cosa nostra.
La prima cosa che non farei, la cosa che farei sarebbe vivere lontano dalla Sicilia, dove tutto tutto tutto è triste. Tutto quello che mi ricorda è triste. >> Dove le piacerebbe vivere? Se potesse scegliere. Eh, se potessi scegliere vivere in Germania, in Spagna, in Europa sempre, >> non in Brasilia. >> Eh, non in Brasilia, perché purtroppo non c’è molta sicurezza in Brasile. Non c’è molta sicurezza.
Tommaso Buscetta, uno dei capi della nuova mafia, è stato arrestato a Rio de Janeiro. In carcere sono finiti anche il suocero, la moglie e un altro siciliano, Leonardo Badalamenti, legato a uno dei clan più temuti della mafia. C’è stata anche una sparatoria e due agenti sono rimasti feriti.

Tommaso Buscetta, don Masino, è considerato dalle polizie di mezzo mondo uno dei boss del traffico internazionale della droga tra Sicilia, Stati Uniti e paesi del Sud America. Tommaso Buscetta. Tuttavia nel mosaico delle cosche mafiose era legato alle famiglie perdenti, i bontade, gli inzerillo, gli spatola, i badalamenti e la mafia vincente ha costretto Buscetta a nascondersi e gli ha ucciso due figli, un anno fa a Palermo e anche un fratello.
Nella mafia aveva esordito verso la fine degli anni 50 come luogo tenente di Angelo la Barbera. Cominciò con il contrabbando delle sigarette per fare poi il grande passo verso il traffico di eroina. 3 anni fa Buscetta ottenne dai giudici di Torino la semilibertà. Da allora era scomparso, oggi è stato ripreso. Come vede il suo futuro? Io vivo oggi, non voglio pensare al futuro.
Ecco, è sempre convinto che le cosche prima o poi la raggiungeranno. Una volta lei aveva quasi questa certezza. No, una volta ce l’ho oggi, ce l’avrò domani e io sono certo che cercano la traccia più labile per potermi incontrare, perché è incontrandomi che loro potranno dare una risposta in seno all’organizzazione. Quindi >> io sono stato dichiarato >> a morte.
Già la mia condanna è stata emessa e da molto tempo fa, non perché ero pentito, che poi pentito non sono, ma solo perché dava fastidio la mia personalità. Lei dice “Io non sono pentito. Allora, che cos’è? Io sono una persona che dovevo, come ho detto poco fa, non di mezzi termini, io dovevo fare un atto clamoroso e ostensivo. Dovevo far vedere a tutti che cosa io stavo facendo.
Io non ho mai fatto una lettera a un giudice anonima. Adesso che mi sono deciso l’ho fatto perché tutti potessero vedere quello che io stavo facendo e perché ciò dava modo sì di lasciare aperta la porta a qualcuno che avrebbe voluto seguire il mio esempio, a uno di questi è Calderono. Dicono che lei in cambio di questa confessione ha ottenuto favori, denari, sconti. È così.
Eh, io non ho ottenuto né denari né sconti e né favore. Sfido chiunque a provarmi il contrario. Io ho ottenuto, io ho chiesto ed ho ottenuto l’assistenza per la mia famiglia durante il processo della Pizza Connession. Negli Stati Uniti si chiama già Pizza Connection ed è la più grossa operazione contro il racket internazionale della droga.
31 persone arrestate, tutte con nomi italiani, una nuova leva di mafiosi che applica nuovi sistemi nell’ambito della organizzazione denominata Cosa Nostra. Personaggio di spicco fra questi nomi, Giuseppe Catalano, capo della fazione Catalano della famiglia Bonanno, per il quale il giudice ha stabilito una cauzione impossibile, 5 milioni di dollari.
Padrone di una pizzeria nel popoloso quartiere di Quinz e di altri locali, Catalano attuava la distribuzione dell’eroina proprio attraverso questi locali. Il blliitz di New York ha portato anche a Miami in Florida, dove una ventina di impiegati dell’aeroporto sono stati arrestati perché implicati in questo colossale traffico di droga.
La controparte di catalani in Europa è Gaetano Badalamenti, il più ricercato, l’attitante d’Italia, arrestato domenica in Spagna, mentre usciva da un residence di Madrid insieme a suo figlio Vito, in possesso di un passaporto intestato ad un brasiliano e al trafficante internazionale di droga Pietro Alfano. >> Finito questo processo, gli Stati Uniti non avranno più nessun dovere nei miei confronti.
è solo quello che io ho ottenuto. Dallo Stato italiano. Non ho avuto né accordi, né favori, né soldi. Come si trova la sua famiglia oggi in America? Indubbiamente la mia famiglia vive una vita più serena di come avrebbe potuto viverla in Brasile o in Italia. Quindi da questo punto di vista è una conquista che ho fatto per la mia famiglia, poterla fare vivere più serenamente, anche se mai completamente sereno.
Il male che hanno fatto ai suoi figli e ai suoi parenti è quello che in qualche modo l’ha indotto a parlare. Santo Stefano di Sangue ha raggiunto il culmine ieri sera con la strage del New York Place, una pizzeria dove due killers hanno ordinato quattro pizze e dopo aver chiesto del proprietario Pizzaioli hanno aperto il fuoco uccidendoli tutti e tre.
Gli assassini hanno invece risparmiato la donna che sedeva alla casa. La ragazza felice a Buscetta è infatti la moglie del Genova, ma soprattutto la figlia di don Masino. Non si esclude però che Massino Buscetta, legato ai clan dei perdenti, sia tornato a Palermo per vendicare due suoi figli misteriosamente scomparsi.
>> Vincenzo era il fratello che pretiligevo, mandava avanti la vetreria di famigliao soltanto. Ecco, mi dicono in questo momento che sono arrivate alle immagini. Vediamo un momento di vederla insieme. Ecco, Palermo sembra essere diventata un mattatoio. >> I killer fecero scempio. Prima spararono in faccia a mio fratello che era seduto alla scrivania.
Mio nipote corse per aiutare il padre, ma non era armato. Uccisero anche lui. Pesanti contraccolpi alla collaborazione dei pentiti con gli investigatori. Oltre a segnare il culmine della spietata caccia scatenata dai killers, dai bossolatitanti e pentiti ai loro familiari, l’assassinio di Pietro Busetta pone infatti inquietanti interrogativi.
L’agguato di ieri sera non solo era prevedibile, ma era stato addirittura preventivato durante una riunione congiunta svoltasi pochi giorni aietro, appunto per esaminare la difficile situazione dei pentiti tra il Consiglio Superiore della Magistratura e la Commissione parlamentare antimafia. è stato il motivo della sua conversione, no? Che indubbiamente la quello che è successo ai miei figli è una cosa molto tremenda.
Ancora oggi io non so dove sono i miei fisellit, né se sono molto sul serio. È una cosa molto terribile, ma io avrei potuto dopo la scomparsa dei miei figli far rivivere la legge dettaglione, occhio per occhio, dente per dente. ero nelle condizioni di farlo, potevo farlo, potevo sfruttare la mia influenza poca, molta quella che era ancora per poterla sfruttare, ma sicuramente vincendo o perdendo avrei dovuto scendere a dei compromessi che ancora una volta sarebbero stati incoverente con me e io non mi sentivo più di essere
d’accordo. Con questa masnada di assassini, lei ha messo nei guai Salvo. Adesso vengono tirati in ballo tanti altri grossi personaggi siciliani degli affari, della politica. Cosa ne pensa? E prima chiariamo una cosa. E io non ho messo nei guai i salvo. I salv ci sono messi ci sono messi da soli, eh, e bisogna accettare nella vita e gli errori che si commettono.
Eh, io non ho messo nei guai, salvo. Se ci sono altri nomi famosi di dell’economia siciliana, io questo non lo so, neanche conosco il nome. A Palermo i beni dei cugini Nino e Ignazio Salvo sono stati posti sotto sequestro in base alla legge Rognoni la Torre. Si tratta di quote azionarie, ville, appartamenti, aziende agricole e di un vasto parco automobilistico per un valore di diversi miliardi.
I due ex esattori di Salemi furono arrestati il 12 novembre con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso. >> Se lei venisse chiamato di nuovo a testimoniare, crede che non avrebbe proprio niente da aggiungere? Dottor Biaggi, diciamo che si risponde cosa per cosa e nel tempo dovuto.
Se nel futuro mi chiamassero ancora e io avrei altre cose di aggiungere, io lo farei volentieri. Chi è il Tommaso Buscetta col quale io sto parlando oggi? Certamente molto diverso dal Tomaso Buscetta di altri tempi. No, no. No, è lo stesso Tommaso Buscetta. Può cambiare la categoria, può cambiare. Una volta ero mafioso, adesso, per dirla come la dicono i miei nemici, sono uno spione, sono uno sbirro, sono una persona che fa fare dei processi, quindi può cambiare in questo senso e all’esteriore, ma all’interno Tommaso Buscetto rimane lo stesso, è sempre
rimasto lo stesso. Non si dimentichi che per amore alla mia famiglia ho tentato il suicidio quando tutti i dottori del mondo dicono che quando una persona cerca di suicidarsi è perché è pazzo. Io ancora oggi non sono pazzo. Ho saputo fare questo gesto perché non conosco mezzi gesti per amore alla mia famiglia.
Scuri, aria distaccata e le manette nascoste da una coperta. Così è arrivato all’aeroporto di Fiumicino il boss mafioso Tommaso Buscetta. Il boss mafioso, prima di partire aveva tentato il suicidio. Un momento di debolezza o la convinzione che stavolta difficilmente sarebbe riuscito a tornare in libertà. In che cosa crede Tommaso Buscetta? crede nella dignità, nella dignità umana, molto rara da incontrarsi e quando si incontra è un bene prezioso.
Buscetta, le pare che lo Stato italiano stia combattendo adeguatamente la mafia oggi? che ci sia la spinta che c’era ai tempi di Falcone di De Gennaro, quando per esempio questo giudice, questo funzionario di polizia ci davano tanto da fare. Dottor Biaggi, l’esperienza mi suggerisce di dichiarare pubblicamente che se lo Stato italiano abbassa la guardia e non saprà tutelare l’incolumità di quelli che lottano per la salvaguardia della sua integrità, avrà perso ancora una volta una guerra che secondo me stava per vincere.
La ringrazio. >> >> He.
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