Primo ottobre 1987, Palermo. Nel contesto di uno dei processi più significativi dedicati agli attentati di mafia nello scenario nazionale, si apre un’udienza del procedimento sulle autobombe di Firenze, Roma e Milano. Attentati che insanguinarono l’Italia e devastarono il patrimonio artistico e civile del paese tra il 1992 e il 1993.
Davanti ai giudici viene sentito Pasquale Di Filippo, uomo d’onore della Cosa Nostra palermitana, affiliato fin dai primi anni 80 e legato, per parentela a figure di vertice della mafia corleonese. Nato a Palermo, Di Filippo entra in Cosa Nostra attorno al 1982 come autista e uomo di fiducia del suocero Tommaso Spadaro, vice capo del mandamento di Porta Nuova e figura chiave nel traffico di stupefacenti fra l’Italia e gli Stati Uniti.
Con il passare degli anni, grazie anche al legame familiare con Leoluca Bagarella, Di Filippo diventa un uomo d’onore riservato, cioè inserito nei circuiti di fiducia stretta della cupola, mantenendo un profilo discreto ma fondamentale nelle operazioni esterne, incontri e trasmissione di messaggi fra boss e gruppi di fuoco.
Nel processo strage a Firenze, Roma e Milano. La sua testimonianza è preziosa per ricostruire legami, incontri, ruoli e connessioni fra mandamenti e gruppi coinvolti nella catena di attentati mafiosi che nella primavera estate 1993 causarono morti, feriti e gravissimi danni al patrimonio culturale nazionale nelle città di Firenze, Milano e Roma.
Quello che state per ascoltare è l’audio originale dell’udienza del primo ottobre 1987 con la deposizione di Pasquale Di Filippo nel processo dedicato agli attentati di mafia in Italia. Un documento giudiziario di primaria importanza per comprendere come Cosa Nostra abbia organizzato e sostenuto la stagione delle bombe. Se questo contenuto ti è piaciuto, iscriviti al canale, attiva la campanella, lascia un like e scrivi un commento raccontandomi quale processo vorresti ascoltare nel prossimo video.
Ecco, circa per avere più chiarezza sulla cronologia, signor De Filippo, dunque, lei ha detto che è stato arrestato, cioè suo fratello fu arrestato febbraio 94. Ecco, circa dopo quanti mesi ci fu il primo incontro con Bagarella, di cui ha parlato ieri? dopo un paio di mesi, >> ecco. E successivamente, quindi diciamo febbraio, si arriva verso aprile del 94, quando Bagarella gli fece la proposta concreta di entrare nel cosiddetto gruppo ristretto delle quattro persone >> o il primo e il secondo incontro che abbiamo fatto, >> quindi grosso modo, in che epoca siamo?
> Sempre in quei periodi, perché ci siamo incontrati diverse volte e successivamente la prima volta. Ho capito. Senta, e successivamente quando è che lei ha commesso quel primo omicidio del gruppo ristretto, cioè Castiglione, in che epoca siamo? >> Eh, il primo omicidio l’ho commesso a fine anno. >> Fine anno del 94.

>> Sì. >> Ecco, sempre successivamente quando in quale epoca lei commise quell’omicidio dei due tunisini chiedendo l’autorizzazione? In che epoca siamo qua? Eh, dopo dopo un paio di mesi, 1 du mesi, >> quindi cos’è? Fine 94, siamo già nel 95. Sì, esattamente. >> Ecco, quindi e in quale periodo avvenne anche quell’omicidio di Pirrone ad Alcamo per cui Grigoli fu ferito, cioè sempre per collocarlo come mese, grosso modo, >> sempre in questi periodi, >> cioè gennaio 95, così per far rendere ridotta anche la Corte e noi che non
sappiamo esattamente la data di questi >> Sì, esattamente in questi periodi. Sì, ma comunque io non ho non è che ho fatto solo quelli di dei Tunisin, >> no? No, ma tanto per capire per i fatti qua del processo. Ecco. >> Sì, sì. Ecco, poi successivamente, se ho capito, ci fu quell’episodio che venne Grigoli, quello del foglio arrivato da Firenze, quello del >> successivamente a gennaio 95o foglio che avrebbe fatto vedere Carra se non mi >> No, quello non è stato agli inizi del 95, è stato è stato eh un poco prima del
mio arresto, quindi già siamo eh nel >> Mi pare che lei ha detto un paio di mesi prima dell’arresto, quindi Ilresto è del giugno 95, mi pare, no? 21 giugno. >> E giugno 95, sì. Quindi, >> quindi un paio di mesi prima, andiamo a maggio o aprile, all’incirca in questo periodo è stato. >> Ecco, su questo foglio mi pare aveva detto anche un’altra caratteristica quando aveva parlato, cioè c’era un qualcosa oltre che dati scritto anche scritta a mano, un’intestazione, un nome.
>> Eh, io e questo foglio l’ho visto di sera, erano le 9:30, alle 10: di sera all’incirca e l’ho visto solo per un istante. La cosa che mi ha colpito in questo foglio è che ho visto scritto dottor Ghelazzi e indagini per la straggia di via Gerciofili, quindi questa è stata la prima cosa che mi ha colpito e poi c’erano tutte una serie di nomi e cognomi e uno sotto a sotto una, cioè praticamente >> in colonna >> in colonna e il primo era Carra, Piero e Paolo, mi pare il primo, poi c’era quello dei Graviano, c’era quello di
Matteo Messina Denaro, ma ripeto è stato questione di un istante perché ha fatto vedere il foglio e poi lo ha guardato Grigoli. Io l’ho guardato così, non l’ho avuto in mano e e poi lo abbiamo chiuso e abbiamo parlato, ecco, e abbiamo abbiamo lo abbiamo commentato. Sì, sì, ma appunto le ricordavo che nell’interrogatorio del 5 luglio c’era un altro particolare, c’è che in alto c’era scritto adesso un nominativo accompagnato da una qualifica che voi vi domandavate chi poteva essere, ecco, se lo ricorda questo? No, il nominativo non
me lo ricordo. C’era un nominativo che per quello che ho capito io e abbiamo capito all’istante e praticamente la Procura di Firenze chiedeva ai Carabinieri di Palermo di fare indagini su questo nome che io non mi ricordo e praticamente la procura voleva sapere se questo nome aveva avuto mai contatti con questi personaggi che erano elencati in questo foglio.
Questo è stato quello che ho capito io e all’inizio perché poi i commenti sopra questo foglio sono stati ben altri >> successivamente. >> Ecco quello che volevo capire, lei ieri ha chiarito che lei personalmente, ecco, diciamo, non era stato fatto uomo d’onore nel senso della pungiuta, però se avendo commesso i reati tipici di Cosa Nostra era ritenuto in Cosa Nostra.
Ecco, questo discorso valeva per lei e valeva anche per tutti i personaggi di cui ieri ha fatto il nome, cioè per quel gruppo di fuoco, diciamo, gruppo mangaro, come vuol chiamarlo lei. >> E io sinceramente non l’ho chiesto mai a loro se avevano fatto la santina. Eh Grigoli non l’ha fatto perché me l’ha detto, e qualche altro non l’ha fatto perché me l’ha detto.
Poi non è che io a tutti gli ho chiesto tu hai fatto la santina o no? No, no, certo, ma per capire, per esempio, lei veniva presentato ad altri uomini d’onore oppure eravate un gruppo ristretto, quindi, diciamo, sconosciuto agli altri uomini d’onore di Cosa Nostra? >> Altri uomini d’onore riguardante eh altre famiglie, dice lei, >> esatto.
Cioè proprio esterne, al di fuori di voi, tra di voi di questo gruppo. >> E adesso praticamente eh sempre dietro il fenomeno del pentitismo ehm si faceva così. Eh, se uno di noi aveva un problema, aveva bisogno di qualsiasi cosa che apparteneva a un’altra famiglia e noi ci dovevamo rivolgere al nostro capo che era Nino Mangano e poi era lui che si metteva in contatto con il capo di un’altra famiglia e per fare il tutto, per evitare di farci conoscere fra di noi.
Ecco, quindi, appunto, siccome abbiamo avuto altri collaboratori che hanno parlato, che ne so, Tra Alcamo, Trapani o Catania o Palermo c’era la presentazione, cioè un uomo d’onore presentava altri due come uomini d’onore. Ecco quello che mi interessava come fatto, cioè a lei questo personalmente non è mai avvenuto, diciamo, eravate un gruppo che doveva restare appunto ristretto, diciamo, e segreto per modo di dire. Esattamente.
Solo che se se nel caso mio, siccome noi avevamo contatto con un’altra famiglia e sempre vicino a quella nostra eh io mi esponevo un pochettino di più perché e quando Bagarella voleva incontrare il capo di quest’altra famiglia a volte ero io il tramite, quindi ero più esposto a questo per quanto riguarda qualche altra famiglia.
Ecco, lei poi ha chiarito ieri che da novembre del 94 fino al suo arresto, giugno 95 è stato latitante assieme a Gregori. >> No, non la Titante, non ero latitante, però eh >> ha vissuto insieme a Grigoli a Missilmeri 24 ore su 24 e che da lui ha avuto le confidenze per i motivi che ha detto ieri.
Ecco, le ha mai detto Grigoli il perché eh di queste stradi, cioè lo scopo, l’obiettivo che si prefiggeva, il movente. Io l’ho saputo lo scopo di queste stragi, però non mi ricordo se me ne ha parlato o lui o Vittorio Tutino. >> Sì. O da Vittorio Tutino. Ecco, può dirlo qual era lo scopo di queste stragi? Lo scopo di queste stragi era quello che ehm sono stati portati buona parte di detenuti al carcere di Pianosa e l’asinar e è stato messo il 41 bis.
Quindi buona parte di tutti questi detenuti si lamentavano e questo mi costa a me personalmente perché sono andato per tre anni a fare i colloqui a carcere di Pianosa. Si lamentavano e del regime eh un pochettino rigido che c’era nel carcere di Pianosa e la Sinara e il del 41 bis. Ehm, quindi il motivo di questi assaggi è stato un ricatto verso lo Stato.
Praticamente o togli Pianosa, Asinara e 41 bis o noi ti facciamo saltare i monumenti e di conseguenza saltando i monumenti cosa succede? è un danno per lo Stato italiano e nello stesso tempo se saltano i monumenti, i turisti qua non vengono più, quindi si bloccava anche il turismo. È normale che se io sono turista e sento che eh cominciano a saltare chiese e monumenti, eccetera eccetera e in quei momenti cerco di tenermi lontano dall’Italia e quindi in questo senso si bloccava anche il fenomeno del turismo.
Questa è una cosa secondaria. Comunque la cosa principale era quella di ricattare lo Stato. >> Che interesse avrebbe avuto Cosa Nostra a bloccare il turismo? >> Eh, bloccare il turismo e ho detto questa è una cosa secondaria, lo sto dicendo questo perché quando mi è stato riferito a sto discorso mi hanno parlato pure di questo per bloccare anche il turismo.
>> Chi l’ha riferito questo? o Vittorio Tutino o Salvatore Grigoli, non me lo ricordo. Ehm e comunque poi successivamente bloccare il turismo in Italia a Cosa Nostra, che vantaggio può? E bloccare il turismo e i turisti portano soldi qua e c’è un certo movimento. >> Era uno strumento contro lo Strato. >> Esatto. Sì.
E se non vengono più i turisti si blocca. >> Ecco, stava dicendo successivamente da Tutino o da Manga. Cosa septe poi? No, vabbè, poi successivamente eh io questo l’ho commentato con Bagarella, chi parla e io chi è? >> Bagarella. >> Bagarella, abbia pazienza. Mi scusi, lei si è comportato con grande disciplina e rispetto fino a oggi.
Non capisco perché proprio presidente, ma purtroppo non è che i nervi arrivano appunto che >> io lo capisco i nervi, ma bisogna anche se Mi scusi sono 10 >> per cortesia sono 11 mesi che noi stiamo procedendo. È la prima volta che sento la sua voce il che mi complimento. Però la prego di continuare che fino ad ora per se comincia a disturbare io la devo avvertire.
che sarei costretto a farla uscire dall’aula. Non è possibile intervenire in questa maniera. La legge non lo consegne. >> Se lei ha da fare delle dichiarazioni, chiede di fare delle dichiarazioni. >> Lei mi deve scusare, ma purtroppo, >> signor presidente, visto che visto che io sto dicendo delle bugie, per cortesia, lei non ha scusi, lei non ha diritto di parlare in questo momento.
>> Lei parla quando deve rispondere, se vuole. Bagarella ha da fare delle dichiarazioni. >> Ma se se lei mi vuole fare fare il confronto con questo bastardo io lo faccio. >> Ma sul confronto di merda che sei sei un pezzo di merda. Pezzo di merda. Sei un pezzo di merda. Stai attento a come Stai attento a come parli, pezzo di merda.
Perché ti faccio piangere pure in carcere? >> Non può insultare. >> Faccia che sei un pezzo di merda. Ha capito che >> lui ha cominciato, io non ho cominciato. Capito che non ha >> signor presidente, lei a lui lo ha sentito solo qua. >> Comunque >> Sì, lo so, signor presidente. Ecco, allora la pego in che non l’assoimento a Pagarella ripetendovi che questa sua intervenzione non la capito.
Sono 11 mesi che proteggiamo davvero signore. certe di compromettere questo quella valutazione cheato, >> ma lui ha detto di fare spesso di invitarsi a rispondere. >> Ecco, presidente avvocato ammato siamo sempre in sede di controesame della parte civile, quindi eventualmente diciamo eventuali dichiarazioni alla fine del questo controesame.
Quindi continuavo sulla domanda, ecco, che cosa ebbe poi successivamente Bagarella a confidarle a lei direttamente? E poi ne ho parlato con Bagarella, però eh questo l’ho commentato con Bagarella e dicendo che non si era risolto niente e su discorso l’abbiamo avuto io personalmente con lui in in via Pietro Scaione e abbiamo parlato di cose di una certa importanza di cui oggi non non posso parlare.
>> D’accordo? Quindi diciamo lei ha fatto già dichiarazioni di cui si riserva poi in successiva sede di render >> Bene, grazie. altre domande. >> Ci sono altri parti difensori di parte civile che possono vogliono intervenire? Chi comincia dei difensori? >> Avvocato Pepri. Presidente, prego. Senta, signor Di Filippo, lei ieri più volte nelle sue dichiarazioni ha detto che voleva sempre dire la verità e quindi io la prego alle mie domande di rispondere in maniera succinta, senza divagare e in maniera che veramente si possa
accertare se lei dice la verità o meno o se viceversa lei sia attendibile o meno. >> Questo non è lei che deve dire se sono attendib o no. Avvocato, >> per cortesia non è l’avvocato ha un po’ ecceduto nei suoi poteri, però lei stia al suo posto. >> C’è una corte qui che disciplina e il presidente fino fino a prova contraria credo di essere sempre vivo, è abbastanza capace di reagire, perciò per cortesia lei faccia solo la sua parte.
avvocato, la prego. >> Bene, cominciamo dal eh omicidio dei tunisini di cui lei ci ha parlato a lungo. Lei ha detto che il movente per cui fu decisa l’uccisione dei tunisini era eh stato il fatto che uno di questi avrebbe insidiato sua moglie. Lei lo conferma? Ne è sicuro? Cioè io presumevo che questo insidiava mia moglie, per questo li ho fatti uccidere. Anzi li ho uccisi.
>> Sì. E quindi lei conferma che il movente dell’uccisione era perché il tunisino insidiava sua moglie >> che non gliel’ho detto poco fa. Sì. Beh, no, io volevo una conferma perché le devo contestare che vi è un altro collaboratore di giustizia il quale dice una cosa del tutto opposta e cioè che >> avvocato, mi scusi avvocato, abbiamo bisogno di sapere il nome di questo collaboratore se è fra coloro che noi abbiamo sentito, >> che dobbiamo sentire venerdì, presidente.
>> Eh, avvocato, fino a che non l’abbiamo sentito non gli si possono fare contestazioni perché non saremmo in grado di valutare che cosa ha detto e che e che relazione c’è fra le due dichiarazioni e queste. Mi scusi. >> Senta, quali erano i suoi rapporti con sua moglie? Erano normali o vi erano dei contrasti? >> Queste sono cose familiari a cui non voglio rispondere.
>> È una sua facoltà. >> Allora, io comunque le rispongo altre domande che lei risponderà come meglio crede. Comunque io ne prenderò atto di quello che lei dice. È vero che prima di essere arrestato lei fuggì di casa con un’altra donna di nome Marina? Io avevo tante donne, non ne avevo solo una. >> Io le ho chiesto di una.
>> Una fra le tante era lei. >> Eh, è vero che quando fuggì di casa si portò con sé anche i soldi che erano dei suoi figli. >> Io non sono mai fuggito con Marina perché e con Marina ogni tanto dormivamo assieme. Non sono mai fuggito da casa perché stavo quasi tutto il giorno anche a casa. >> Sì, ma non mi ha risposto.
È vero che quando lei andava ha portato via i soldi ai suoi figli. >> Io dei miei figli i soldi >> sì. Quando me ne sono quando ho collaborato, >> avvocato non mi pare che siano proprio argomenti. >> Ma e presidente bisogna come lei dice tante volte a noi quando interveniamo dicendo che vanno valutate le personalità, mi sembra la debba anch’io valutare la personalità.
Queste sono argomenti che attengono una sfera strettamente personale che non credo possono indiciare indicare in qualche maniera la credibilità del soggetto. >> Senta, dopo la che lei ebbe a decidere di collaborare, con chi andò a vivere con sua moglie e con altre persone? >> Quando io ho cominciato a collaborare sono andata a vivere con una ragazza.
Non quindi non con sua moglie? No, >> senta, lei ha detto mh sia durante le indagini preliminari che al dibattimento di essere soprannominato la dama. >> Sì. >> Ci vuole spiegare la ragione di questo soprannome? Che cosa significava? >> Non lo so. Questo lo sa Grigoli e Giorgio Pizzo. Loro me l’hanno uscito.
>> Ma ma lei non gli ha mai chiesto perché lo chiamavano la dama? >> Non mi ricordo. >> Non se lo ricorda? Non me lo ricordo in questo momento. >> Senta, lei non ha mica per caso altri soprannomi? >> No, non mi ha non mi hanno mai chiamato con i soprannomi. >> Ne ne è sicuro di questo? >> Sì. >> Non le risulta che nel giro dei distributori dei gestori dei distributori di via Marina Marina Messina lei fosse insieme a suo padre, suo fratello soprannominato spione della pompa.
Ma guardi, noi non abbiamo mai fatto gli spioni prima di collaborare, perché se facevamo gli spioni prima di collaborare ci assassinavano in quanto io ero cognato, io ero genero di Tommaso Spadaro e cognato di Marchese Antonini. Siamo stati sempre a colloquio, abbiamo saputo sempre cose delicate nei processi ci siamo sempre comportati bene, quindi parlo bene quando facevamo parte di Cosa Nostra.
Bene, nel senso avevamo un atteggiamento improntato con Cosa Nostra, quindi eh noi spioni non ci siamo mai stati. Ora forse siamo spioni, almeno io e mio fratello, mio padre ancora non lo è. Mi scusi Filippo, però lei non mi ha risposto alla domanda che lei non sia stato precedentemente spione o meno. Non interessa. Io volevo sapere se le costa, se lei è a conoscenza che in quella via i gestori del distributore chiamavano lei, suo padre e suo fratello spioni della pompa.
Lei mi può rispondere sì o no? O come credo, basta che me lo risponde. >> Ma già gli ho risposto alla domanda, quindi se non è che gli devo rispondere sì o no, gli ho risposto in un’altra maniera, però nello stesso tempo gli ho fatto capire che che non >> l’avvocato vuole una risposta sì o no? Di di rispondere come o di non rispondere.
>> Proseguo avvocato. >> Lei conosceva Vincenzo Ferro? >> No, io non conosco né Vincenzo Ferro. I ferro non li conosco. >> Nemmeno il padre. Personalmente non li conosco. No, >> quindi lei non so lo sa se il ferro Vincenzo subentrò nelle funzioni del padre quando questi fu arrestato. Se lo sa, >> quando è stato arrestato il padre.
>> Sì. >> E Nino Mancano e Salvatore Grigoli per qualsiasi cosa ad Alcamo successivamente si riferivano al figlio di Ferro e al e al Melodie. Senta, passiamo a un altro argomento. Lei ha detto che fra i vari fatti collaborativi a cui lei ha dato impulso vi sarebbe stato anche l’arresto di un tale Cocuzza. >> Esattamente.
>> Quando sarebbe avvenuto questo arresto e quandè che lei avrebbe dato le informazioni necessarie e idonee per farla arrestare? Quando io ho cominciato a collaborare, oltre a fare arrestare quelli che ho fatti arrestare, ho spiegato ai magistrati di Palermo che una persona importante da arrestare a Palermo era Salvatore Cocuzza.
Già lui era latitante. Perché era importante arrestarlo? Perché dietro l’ordine di Pagarella Leoluca, Salvatore Cucuzza, si stava costituendo un gruppo di fuoco, quindi poteva essere pericoloso. Contemporaneamente ho fatto ai magistrati la nuova mappa della famiglia di Portanova, perché anche quella era sconosciuta.
Dopo l’arresto di Vittorio Mangano non si sapeva chi comandava quella famiglia, quindi io sono stato il primo a dire che comandava Salvatore Cocuzta. Ovviamente ho fatto tutto, un elenco di persone che giravano attorno a lui e gli ho detto alla squadra mobile di Palermo, perché ho avuto dei colloqui con loro e se volete arrestare Salvatore Cucuzza, anzi lo dovete arrestare, dovete seguire o due o tre persone.
Ho indicato i nomi di queste persone, mi riferisco Azerbo Giuseppe, Nicola Ingalao, Francolino Spadaro e qualche altro. Gli ho detto, “Seguite questi qua perché prima o poi vi porteranno da Salvatore Cucuzza.” Dopo un paio di mesi hanno arrestato Salvatore Cucuzza perché seguivano Giuseppe Va qual è la sua attuale situazione patrimoniale? Cioè quant’è che lei percepisce uno stipendio oppure lavora? Che tipo di lavoro fa? >> No, io non lavoro.
>> Percepisce uno stipendio dalla protezione? >> A questa domanda non posso rispondere. non vuole rispondere. >> No, no. E lei gli fa un’istanza al servizio centrale e si fa rispondere da loro. >> No, lei mi risponde che non vuole rispondere perché >> non No, non posso rispondere per questione di contratto di protezione.
Io quando ho firmato il programma di protezione devo rispettare determinate regole. Questa è una delle regole che devo rispettare. >> Ma è una regola che riguarda solo lei perché gli altri collaboratori hanno detto tutti quanti. >> A me mi hanno detto pure così. >> Avvocato, la valuterà lei come la per carità. è inutile che insistiamo.
>> Quindi lei non mi risponde nemmeno se ha avuto una somma in sborzo da parte della protezione per pentirci. >> Non ho capito la domanda. Per favore, >> l’avvocato vuol sapere se lei ha ricevuto una somma di denaro dall’ufficio dal servizio di protezione per ottenere il suo pentimento, cioè le dichiarazioni che >> a via fatto.
>> Eh no, mi hanno dato una taglia. C’era c’era una taglia sopra Bagarella, sopra e a tante altre persone. Poi hanno fatto un conto globale dopo l’arresto di Salvatore Cucuzza e me li hanno dati. >> E quanto sarebbe questa taglia? Aspetti che faccio il conto perché in matematica sono un pochettino 3 6 9 12 1 milione e mezzo.
>> Senta, restando alla sua collaborazione, mi sembra che ieri nel l’esame da parte del pubblico ministero non abbia spiegato bene i motivi che l’hanno spinta a collaborare. Diciamo, diciamo che ha detto che non c’era nessun motivo. Non lo sa neanche ha detto ha detto poi se oggi le risponde meglio. >> Volevo sapere se c’era se si ricorda quale poteva essere stato l’impulso familiare.
>> Sarei lieto che desse una risposta perché in realtà non l’ha data. Vuole rispondere? >> Sì. Io confermo quello che ho detto ieri. Sono stati bravi i funzionari della DIAD di Roma a convincermi a farmi collaborare. Altri motivi non ce ne sono. Senta, lei sa Francesco Giuliano aveva qua un distributore di benzina? >> Sì.
>> Sa dove è situato. >> Piazza Santerato? >> Sa se l’attività che svolgeva Giuliano con questa con questa distributore era remunerativa o non era remunerativa? No, non ne abbiamo mai parlato di questo. >> Senta, lei ha mai avuto motivi di attrito, di rancore, di odio con Giuliano? >> No, noi eravamo molto amici.
>> Non siete mai venuti alle mani? Io mai, ma >> mai con Giuliano, >> ma io con lui ero ancora amico prima di entrare in questo gruppo, quindi pensi lei. Io con Giuliano mai non esiste. Senta di Filippo, ieri lei ha detto che Giuliano gli avrebbe detto, manifestato la volontà di uccidere tutta la famiglia del pentito di Natale.
Ora io vorrei sapere qui esattamente lei mi dovrebbe dare una risposta ben precisa perché di questa circostanza lei nelle indagini preliminari assolutamente non ne parla. Ieri mattina ha detto che può darsi che gliel’abbia detto Giuliano, quindi può darsi vuol dire che non ne è sicuro. Io non l’ho detto. Può darsi avvocato.
>> Ieri mattina l’ detarsi supportarsi non esiste. >> No, sicuro? Sì, sicurissimo. >> Ieri mattina lei non era sicuro, mentre nel pomeriggio lo era sicuro. Io vorrei sapere da lei qual è la versione esatta e perché ha aspettato tanto tempo a fare una dichiarazione di questa importanza, non dicendola nelle indagini preliminari.
>> Io due versioni, come dice lui, innanzitutto ieri non le ho fatte. Se poi poi lei può dimostrare il contrario, me lo può dimostrare ora. Ho raccontato che lo ha detto Giuseppe Giuliano, ho detto che c’erano altre persone e questo discorso è avvenuto sotto l’abitazione di Pietro Romeo.
Non l’ho detto prima perché me lo sono scordato. D’altronde il dibattimento serve per questo. A volte uno le cose se li ricorda, a volte uno le cose se li scorda. Siamo qua per ragionare, per capire e eccetera eccetera. stretta. Lei ha poi parlato di vari kit che sarebbero stati fatti vedere a persone implicate in questo processo.
Vorrei sapere, lei li ha visti questi denti kid dopo la sua collaborazione? Io ho parlato che Giacanone Luigi mandava a dire dal carcere che a lui gli mostravano degli identi e in base a quello che lui capiva mandava a dire fuori scappatevene tutti perché già a Firenze vi stanno individuando a tutti. Quindi Giacalone li ha visto questi denti non li ho visti io.
>> Ma lei sa esattamente quando Giacalone avrebbe visto questi denti kit? >> No, esattamente no. Io man mano che lui mandava le notizie li sentivo. Esattamente. Non lo so. >> Lei non sa quindi nemmeno quando il giacalone è stato indiziato dei reati di strage. >> No, non lo so. >> Quindi non sa nemmeno se Giacalone l’abbia visti denti prima o dopo.
>> No, non lo so. Sapevo solo il particolare, me lo sono ricordato. Per come l’ho ricordato l’ho detto. >> Senta, lei poi ha parlato di un’altra vicenda del fatto che un ragazzo di Mesilmeri sarebbe a un certo momento sparito. Io vorrei sapere quando esattamente avvenne questa questo fatto, chi le riferì questa circostanza e e in che data gliel’ha riferì.
Avvocato, mi pare che il l’esaminato ieri abbia parlato non di sparizione, ma che era stato ucciso. >> Sì, vabbè. Lui ha detto sparì in quel senso. >> Poi ha chiarito che era stato sarebbe stato ucciso. >> Comunque ora lo lo preciserà se crede. >> E questo ragazzo è stato ucciso e ed ero io, Grigoli Salvatore e Antonino Mangano e loro hanno commentato che hanno saputo che questo ragazzo era stato ucciso subito dopo poco subito dopo l’uccisione di questo ragazzo.
Dopo un paio di ore loro lo hanno saputo. È stato ucciso a misilveri e benigno salvatore. Allora subito loro hanno esclamato UPCD da ammazzare. Poi successivamente hanno visto che non era Upicido, ma era un altro Salvatore Benigno che non c’entrava niente con lui. >> Senta, lei ha detto di sapere che il padre di Giuliano faceva il postino, lo conferma? >> Sì, sapevo che lavorava alla posta.
>> Sapeva anche in quale ufficio di Palermo lavorava? detto anche questo, >> no? Sì, mi mi pare che lavorava la posta vicino alla stazione centrale. >> Sa fino a quando ha lavorato a questo ufficiale? No, >> no, senta, lei eh ora non mi ricordo se lei ha detto che era uomo d’onore o affiliato, questo francamente non me lo ricordo.
Comunque faceva parte del di Cosa Nostra, no? >> Sì. Ecco, allora io le chiedo una cosa un po’ particolare. Lei ha mai saputo se Cosa Nostra abbia compiuto o avesse intenzione di compiere fatti dilitttuosi per favorire un movimento politico chiamato Forza Italia? >> Non posso rispondere a questa domanda. Quindi lei non >> lei ha il diritto di rispondere come crede, ma quando dice non posso rispondere deve dire sommariamente >> non posso rispondere perché ho fatto altre dichiarazioni e ci sono indagini in corso.
>> Bene, prendiamo. Ha mai sentito? La domanda è un po’ similare, probabilmente la risposta sarà lo stesso. Ha mai sentito dire che nei fatti di strage di cui ci stiamo occupando erano interessati i servizi segreti, la massoneria o altri poteri forti? >> Di servizi segreti e massoneria non ne ho mai sentito parlare.
>> Di poteri forti? >> Ho sentito parlare di altre cose, ma ci sono indagini in corso, non posso rispondere. Senta, ci può dire dove sono queste indagini oppure no? Qual è l’autorità che se ne occupa oppure no? >> Ho fatto queste dichiarazioni a buona parte di procure della Repubblica. Procurazione. >> Cosa? >> Non ad una procuratura.
>> No, no, diversa. diverso. Senta, visto che lei era persona inserita in Cosa Nostra, secondo i principi, appunto, che regolavano e regolano Cosa vostra? Secondo lei è ammissibile che in fatti importanti di stragi come le stragi Cosa Nostra si servisse di persone che non facevano parte dell’organizzazione né come uomini d’onore né come affiliati ma si servisse di persone estrane >> io alle stragi non ho partecipato.
>> Lo so, >> non so come sono andate. L’unica cosa che ho detto del sag è quella che sapevo che Carra è stato l’autore del tritolo, che Giuliano Francesco era preoccupato perché altre cose io non ne so chi ha partecipato. >> No, io le ho chiesto una domanda è molto diversa. diversa vuol sapere se >> conoscendo la gente che componeva Cosa Nostra e le regole era è possibile era una cosa che avveniva che cosa Nostra si usasse per fatti anche gravi persone che non erano nell’organico di cosa? >> Non lo so, signor presidente.
>> Lei sa se Pietro Carra era uomo d’onore? No, uomo d’onore non era, però e faceva delle cose per conto nostro. >> Senta, quando lei si è pentito e visto che Giuliano le avrebbe manifestato la volontà prima di uccidere i familiari di Natale, non aveva paura che Giuliano uccidesse i suoi figli? >> I miei figli? Sì, visto il precedente.
>> Eh, vabbè, se le uccideva pazienza. Avvocato, >> siamo qua. >> Senta, le volevo chiedere, ma come mai l’omicidio dei tunisini non è stato fatto direttamente da quello che lei ha definito il gruppo riservato? Questo l’ho spiegato ieri perché eh bisognava sopprimerli e bisognava portarli alla Camera della morte vivi e il discorso era più più ampio, quindi eh non si poteva fare.
Senta, lei poi ha detto che facendo parte del gruppo riservato eh quindi mh ha avuto dei problemi nel momento in cui eh è venuto fuori alla luce che lei ne faceva parte. dico io le chiedo questo. Lei ha anche detto che partecipava con altre persone diverse dal gruppo riservato alle estorsioni. Non le sembra una un’incongruenza, non non sembra che poteva essere tranquillamente scoperto una volta che lei faceva le istruzioni alla luce del sole.
>> Innanzitutto io non ho detto questo, quello che sta dicendo lei perché lei parla generalizzato, invece se vogliamo parlare con i puntini parliamo con i puntini. Io io eh alle estorsioni, come ho spiegato ieri, eh ho partecipato soprattutto dopo che io mi sono scoperto eh con gli altri. >> Senta, lei curava anche la latitanza di Messina Denaro? No, io non la curavo, però sapevo che lui si trovava a Bagheria, l’attitante, e sapevo pure chi era la persona che faceva il tramite fra lui e noi.
>> Quindi, comunque, da questa sua risposta deduco che lei comunque sapeva dov’era Messina Denaro. >> No, io dov’era lui non lo so. Sapevo che era Bagheria, però non conoscevo l’abitazione perché se conoscevo l’abitazione avrei fatto arrestare pure lui. >> Eh, lei ha parlato pochi minuti fa. e di carcere duro di articolo 41 bis.
Lei sa esattamente di che cosa in che cosa consiste il 41 bisse e il carcere duro? >> Io lo so perché per 3 anni sono andato a trovare a mia suocera a Pianosa, quindi lo so. E il 41 bis consiste che devi fare un colloquo al mese, un’ora al mese e l’avvocato può avere il colloco con te un’ora al mese. Quando tu fai il collo devi fare con il vetro e con il telefono e puoi usufruire solamente di un’ora o 2 ore d’aria al giorno e devi stare solo in una stanza senza la compagnia degli altri.
Senta l’ultima l’ultima domanda, un chiarimento. Lei mi sembra che abbia parlato proprio pochi minuti fa in relazione al carcere di Pianosa, di crudeltà del carcere di Pianosa. >> Io non ho detto mai sta parola crudeltà, ho detto rigidità. No, crudeltà è diverso. >> Come ha detto, scusi, rigidità. >> Rigidità.
>> Ah, ok. Io non ho altre domande. Presidente. >> Chi intervieneavvocato? Signor Di Filippo, se non ho capito male, ieri lei ci ha detto che è stato arrestato opposto in stato di fermo il 21 giugno 1995 e che la sera stessa ha deciso di collaborare >> il pomeriggio. >> Bene, >> non di collaborare.
Io ho spiegato che il 21 giugno del 95 ho detto solo le indicazioni per fare arrestare Bagarella, Nino Mangano e Tony Calvaruso. La collaborazione è avvenuta dopo, un paio di giorni dopo. Vabbè, insomma, sostanza e collaborazione anche questa. È vero che nella primavera immediatamente successiva, nel corso di un colloquio in carcere con suo fratello Emanuele, quest’ultimo le manifestò quei segni di crisi che poi lo portarono a collaborare nel maggio.
>> E prima della mia del mio del mio arresto, lei sta parlando giù? eh prima del mio arresto e quindi mio fratello già era in carcere da quasi un anno e mezzo, 18 mesi, 19 mesi e mio fratello dal primo giorno eh non era non era adatto per stare in carcere, cioè non non si lamentava, si lamentava mio fratello.
dal primo giorno si è sempre lamentato, però io non immaginavo che lui e e poi collaborava, però ha collaborato, adesso siamo qua. >> Ma è vero che lei gli scrisse una lettera invitandolo ad impiccarsi piuttosto che provocare guai? Eppure possibile, sinceramente non me lo ricordo se l’ho scritta e in quale maniera l’ho scritto e cosa c’ho scritto.
È pure possibile che gli ho detto di impiccarsi. È possibile, sicuramente è pure possibile. >> Ok. Lei mi sembra che prima ha detto che fu indotto a collaborare dall’abilità dei funzionari della via. >> Sì, >> è vero questo. >> Sì, sì. Allora, senta, lei però il 30 giugno del 95 alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo disse: “Ho scelto di collaborare con la giustizia perché mi sono reso conto che l’organizzazione Cosa Nostra ha raggiunto un livello di violenza e di ferocia inammissibile per i cittadini, come oggi già dichiarato nel precedente
verbale, ho deciso di cambiare vita e di passare dalla parte dello Stato, chiedendo tutela, protezione, assistenza legale ed economica, confessando tutti i delitti, anche più gravi da me commessi, e pronta a pagare in relazione alle mie responsabilità. Allora, lei ha deciso di collaborare perché si è reso conto della ferocia e la violenza di Cosa Nostra o perché l’hanno convinto i funzionari della via? >> È normale, i funzionari della TIA lo sanno che cos’è Cosa Nostra, lo sanno che in Cosa Nostra c’è ferocia, c’è
crudeltà e c’è tutto un assieme di cose brutte e quindi io questo l’ho detto e lo confermo, ma ovviamente sono stati loro a farmi convincere di questo, perché io non ero tanto convinto, mi hanno fatto convincere. Ma io per la verità non volevo sapere che cosa fanno i funzionari della RIA. Volevo sapere perché lei dice “Mi sono reso conto della violenza e la ferocia di Cosa Nostra”.
Quindi se n’è reso conto perché gliel’hanno detto gli ufficiali della via o se n’è reso conto perché? Ma io sono un ragazzo, avvocato. Io a volte io sono un ragazzo. Cioè a volte noi e i ragazzi ci lasciamo prendere da determinate cose, non ci rendiamo conto. È normale che uno e deve ascoltare i consigli e io ho sempre ascoltato i consigli e in quel caso ho ascoltato i consigli che poi per me sono risultati giusti.
Ma insomma un ragazzo a 32 anni mi sembra un po’ eccessivo. >> E cosa sono? 32 anni. >> Comunque comunque lei come natura è contrario alla violenza e alla ferocia. È un ragazzo? Ha capito? >> No. >> L’avvocato vuol sapere se lei per natura è contrario alla violenza e alla peria. come natura mia, per come sono nato io, io ero contrario a queste cose.
Beh, purtroppo e sono andato a finire in questa cosa. Ma come natura? Sì. Ecco, come natura lei è contrario. È vero che quando lei fece sequestrare o sequestrò i due tunisini, uno fu immediatamente ucciso, l’altro fu da lei torturato, strangolato, e virato. >> Evo, da me. >> Furono messi gli altri. Aspetti, aspetti, vada piano, lasci finire la domanda.
Gli furono messi gli organi genitali in bocca ed entrambi i cadaveri furono buttati come spazzatura in un vicolo. È vero. >> No, >> no, >> no. >> Cioè, >> è vero che io gli ho dato botte e non l’ho evirato io perché lo ha evirato Gaspare Spatuzza e Nino Mangano. E non l’ho torturato solamente io, ma lo abbiamo torturato quasi tutti. Quindi in quello che dice lei c’è una parte di verità che un’altra parte non è vera perché io non l’ho evirato.
L’ho evirato Nino Mangano e Gaspare Spatuzza, ma c’erano anche altri. C’era anche Salvatore Grigoli, c’era anche Pietro Romeo. >> Ma mancano lo di sua iniziativa? Non me lo ricordo questo se abbiamo avuto sto discorso. Sì, ma questo è un fatto personale, avvocato. Lo lasci stare lei questo omicidio.
Questo omicidio è un fatto personale perché io ero una bestia perché e in quel momento mi passavano mi passavano tante cose per a me cosa devo lasciar fare o cosa non devo lasciar fare. Casomai me lo dice il presidente, non lei. Senta, lei disse il primo luglio del 95 a pagina 14, siccome entrò in possesso dell’agenda del tunisino e vi era accanto l’annotazione Santa Flavia, tale circostanza mi fece andare ancora su tutte le furie e invitai mangano ad evitare il tunisino e a mettergli genitali in bocca.
È possibile? Oh, ecco. E quindi >> io non ero mio padre era funzionario di banca. Io sono andata a scuola, mi sono diplomato, non ho fatto non ho fatto l’università perché sono stato arrestato, perché se non mi arrestavano facevo l’università. Quindi la mia natura era questa. La mia famiglia è una famiglia per bene.
Noi non eravamo mai stati mischiati in questa cosa. Ecco. Senta, allora, per avere un’idea della sua natura non da ragazzo, ma da grande, ci può dire quali sono i fatti precisi che la portarono a sospettare che questo tunisino insidiasse sua moglie? Eh, signor presidente, guardi, siccome di queste cose già ne ho parlato e c’è un processo in costo, ah no, in costo si deve fare un processo, quindi e quando io anche ne ho parlato con il con il pubblico ministero e ho detto già dall’inizio, io di queste cose ne parlo, però semplificando le cose, quindi a me
mi sa che qua stiamo facendo il processo dei tunesini. >> Lei ha sempre la possibilità di dire non voglio >> Allora, mi non voglio rispondere perché sennò il processo lo facciamo qua. >> Basta. Quando lei dice non voglio rispondere è una facoltà che la legge riconosce. >> Sì, sì.
Bene, allora siccome si rifiuta di rispondere, io gli contesto, questo perché lo sappia anche la Corte per valutare la sua personalità, quello che lui disseoccato veramente credo, mi scusa, ma credo interpretare lo spirito della legge quando l’inaminato dichiara non voglio rispondere è inutile fare altre domande sullo stesso fatto né tantomeno gli si possono fare contestazioni.
è un suo diritto che diversamente verrebbe in qualche maniera raggirato. >> Presidente, il motivo per cui non può rispondere è evidente. Volevo solo che la Corte Sì, ma >> e la Corte >> Guardi che credo che siano venute fuori a proposito dell’esaminato, cose che consentono di fare un esame veramente piuttosto preoccupato.
>> Sì. No, ma io volevo mettere in evidenza l’insussistenza degli elementi che lo portarono a questa azione per dimostrare la fantasia di questo signore. >> Avvocato, io sono convinto che le tue intenzioni sono le migliori, ma credo che la legge non ci consenta di fare ulteriori domande su questo argom. Andiamo avanti.
Signor Di Filippo, lei rapporti stretti, intensiativi con Cosa Nostra li ha avuti dal 94, dall’autunno 94. >> Ho spiegato che ho cominciato a fare parte di una famiglia vero e propria nel 94, ma io i miei rapporti con Cosa Nostra li ho avuti sempre. Ecco. E e li ha avuti e li ha avuti dal da che da che da che anno? a partire dal 1982, >> cioè dal momento in cui lei si è si è fidanzato con Giuseppina con Giuseppina Spadaro.
>> Esattamente. >> Ecco, allora le faccio una contestazione. Il il primo luglio del 95 alla Procura di Palermo lei disse: “Nel 1985 sono uscito dal carcere e mio suocero, perché era detenuto, mi fece sapere di non occuparmi più di nulla che potesse avere a che fare con Cosa Nostra, cosa che io feci. Allora, non le sembra che questa affermazione sia diversa da quella che ha fatto poco fa? >> No, no, è lei che sta dicendo cose che non esistono, cioè e quello che ha detto lei esiste, avvocato.
Però la domanda era diversa che mi ha fatto lei. Lei mi ha detto da quando hai avuto a che fare con Cosa Nostra? E io gli ho detto nel 1982 se lei mi diceva quando hai finito con Cosa Nostra io gli dicevo nell’86. Quando hai ricominciato, io gli dicevo nel 94. Quindi è diverso quello che sta dicendo lei. >> No, scusi, l’avvocato l’avvocato aveva fatto una domanda molto puntuale.
Comunque la sua risposta mi pare che sia ora esauriente. >> Ecco, allora evito di fare i commenti, vero presidente? Mi sembra che lei abbia detto ieri che il motivo per cui nella primavera del 94 incontrò il signor Bagarella fu dovuto a questioni familiari da parte di sua sorella Agata. È vero. >> Anche sì. esclusivamente familiari oppure anche altri motivi.
>> Il motivo è stato questo. >> Sì. >> No, lei ha detto ieri, non ne voglio parlare, sono questioni familiari. >> Sì, >> cioè esclusivamente familiari, non hanno nulla a che vedere con Cosa Nostra, >> no? C’erano de Ieri ho spiegato che prima di questi incontri ci sono state delle lettere che non voglio parlare cose familiari non c’entrano niente con i processi, quindi lasciamoli perdere queste cose.
>> Sì, ma sempre questioni familiari, insomma, di lettera, eh >> con nulla. Lei non è andato a cercare il signor Bagarella per motivi attinenti a Cosa Nostra? No, solo cose familiari ha detto. >> Sì, inizialmente mi guardi che a Bagarella non l’ho cercato io, ma ci siamo cercati a vicenda, quindi già è diverso da quello che lei sta dicendo.
E quando ci siamo incontrati abbiamo parlato sia delle cose familiari che di altre cose. Senta, io le sarei grato se lei la smettesse di fare questi commenti che io dico cose diverse da Dunque, allora lei incontra Bagarella nell’estate del 94 per motivi esclusivamente familiari. Allora, io le contesto questo. Preciso che dopo la collaborazione di Marchese Giuseppe e Drago Giovanni vi era un certo fermento tra vari associati a Cosa Nostra, in quanto il Bagarella non aveva preso alcun provvedimento contro i familiari dei marchesi.
cominciando da sua moglie Vincenza. Tali circostanze le ho apprese dai racconti che mia sorella Agata mi faceva quando tornava dai colloqui che faceva all’asinara con mio cognato Marchese Antonino. Infatti in tali occasioni la stessa e gli altri familiari del marchese non venivano nemmeno salutati da Graviano, Madonia, Galatova, eccetera che si trovavano con la detenuti.
Allora, signor Di Filippo, ha mentito oggi o ha mentito allora? No, sta mentendo lei perché non ho mento. Le lei le lei non mi deve offendere, signor presi lui non mi deve offendere. Lei non deve offendere nessuno. Non ne sta facendo nessuna offesa se non il suo dovere. >> Per cortesia vuole imparare a stare zitto e rispondere solo alle domande.
Lei non si può permettere di qualificare menzogiero un atteggiamento di un difensore, il quale sta leggendo un verbale in cui avrà detto la verità, avrà detto non la verità o sarà stato male trascritto quello che lei ha detto, sta leggendo esclusivamente il testo di un verbale, ma lei comunque non si deve permettere di offendere.
Ci siamo intesi, se non si interrompe immediatamente la cosa, perché non si può permettere a chi è sotto esame di rivolgersi in modo offensivo a chiunque dei presenti. Qual era la domanda, avvocato? Scusi. >> Allora, siccome lui oggi ci ha detto che e anche ieri che incontrò il Bagarella nell’estate 94 per motivi esclusivamente familiari e qui ci dice che invece lo incontrò Bergigli a distanza di 3 anni l’appimento del drago che vi era del fermento in Cosa Nostra.
Vorrei sapere quale delle due affermazioni o dichiarazioni risponde a vero? >> Per me sì, sì, ho capito. Per me sono le stesse le dichiarazioni perché queste sono cose familiari. Ecco, allora mi spieghi una cosa sua >> sua sorella Agata sua sorella Agata torna dall’Asinara e le dice, “Guarda, io ero lì e non mi hanno salutato né Graviano né Madonn Galato. Punto e basta.
Lei prende atto che questi non l’hanno salutata”. Come fa da questo mancato saluto dedurre che vi era un fermento tra i vari associati di Cosa Nostra, in quanto il Bagarella non aveva preso provvedimenti dopo il pentimento di Marchese Giuseppe Drago Giovanni che è avvenuto addirittura alla fine del 91. E quindi lei gli andrebbe da questa frase della della Agata farebbe questa deduzione e poi andrebbe a dirglielo a Bagarella a distanza di 3 anni quasi.
Innanzitutto non sono 3 anni e ma sono un anno e mezzo, quindi sono 3 anni perché 91 abbia pazienza. L’esaminato ha diritto di dire anche delle grosse bugie, anche in termini matematici può dire delle cose non rispondenti al calcolo matematico. Non abbiamo il diritto di dirgli non lo può dire, non lo mi fa piacere se se dice delle bugie mi fa piacere >> avvocato.
Ma a lei fa piacere? Mi fa piacere per lei. A me non interessa per niente. Vediamo se riusciamo a farlo parlare. >> Io pregherei l’avvocato di di non dirmi di nuovo che dico bugie se me la può fare per cortesia. Io la chiedo per cortesia. Dica un’altra parola, però non dica che sono che dico bugi. Eh, non sono 3 anni.
Si vede il compito dell’avvocato, come il nostro anche compito, è il sapere e poter avere delle risposte da lei da sottoporre all’esame. Sono credibili, non sono credibili, sono verità o sono verità parziali, ovvero addirittura fugili. Quindi >> certo >> sia il i difensori che intervengono, come anche la Corte, questo problema se lo pone costantemente, non per lei, per tutti quelli che vengono esaminati.
Quindi è inutile che lei se la se la prenda perché si usa l’espressione se dice la verità, non dice la verità, se è una bugia, perché questo è il nostro compito. >> Eh io sto dicendo che non è stata la distanza 3 anni, ma forse due un anno e mezzo, cioè e a distanza di 3 anni di che cosa? Poi io non l’ho capito, cioè non ho capito la sua domanda. Avvocato.
>> No, vorrei sapere. Guardi, gli ha fatta due volte, usciamo la terza. >> Sì, sì. Eh, >> vediamo se gli riesce a far capire. >> Allora, vorrei sapere sua sorella Agata torna da Lasinara >> e gli dice che queste persone non l’hanno salutata lamentandosene ovviamente. >> Ma mia mia sorella Sinara ci andava nel 93-94, quindi se io poi ho parlato nel 94 con Pagarella non sono 3 anni.
No, scusietti, io volevo sapere dal mancato saluto a sua sorella Agata, perché lei dice del fermento dice tali circostanze le ho sapute da mia sorella, la quale mi disse che non la salutavano. Allora, come fa dal mancato saluto a dedurre che vi era del fermento in Cosa Nostra? Perché Bagarella non aveva preso provvedimenti? E perché oltre ai discorsi di mia sorella c’erano anche altri discorsi da parte di altri esponenti mafiosi che >> che si lamentavano perché non sono stati presi provvedimenti nei confessi >> personalmente con me.
Quindi non è solo il discorso di mia sorella, ma addirittura c’erano altre persone che facevano parte di Cosa Nostra che mi facevano discorsi di una certa importanza e di una certa delicatezza. e Bagarella, >> quindi non c’entra niente mia sorella relativamente. >> E Bagarella cosa le rispose? E quando noi abbiamo avuto i primi incontri, fra tutte le altre cose che abbiamo parlato, abbiamo parlato anche di queste cose.
Quando io gli ho prospettato questa situazione familiare, questa questi disguidi che c’erano, lui mi ha detto che da questo momento in poi chi si voleva fare pentito, si faceva pentito, ma non si poteva prendere soluzione nei confronti dei parenti perché i parenti non c’entrano niente. e mi ha detto pure che eventualmente se c’era qualcuno che si lamentava e faceva qualche discorso, di fargli sapere a lui il nome e il cognome con precisione di chi era questo che si lamentava.
Senta, sempre il primo luglio lei sull’argomento invece rispose: “Il Bagarella mi disse che potevamo stare tranquilli in quanto lui aveva già sanato la situazione.” >> Sì, mi ha detto questo, mi ha detto anche questi altri discorsi. Non è che mi posso ricordare tutto quello che mi ha detto questo me lo ha detto pure.
Anzi, con precisione mi ricordo come mi ha detto. Io gliel’ho detto in italiano che da questo momento in poi chi si voleva fare pentito si faceva pentito. Io gliel’ho detto in italiano. Invece lui mi ha detto quel caso vuole fare sbirro si fa sbirro. Me l’ha detto in siciliano. Io gliel’ho tradotto in italiano.
>> No, ma io volevo sapere questo. Se lei riferisce che Bagarella le rispose che aveva già sanato la situazione, come mai sua sorella continuava a non essere salutata? >> Ma non lo so questo, guarda. Non lo so, >> non lo so. Volevo tornare un momento sugli extracomunitari e forse a questa domanda mi può rispondere.
Bagarella fu informato a cose fatte di questa azione. Io del discorso ne ho parlato con Nino Mangano e e se Nino Mangano glielo ha detto a lui, io non lo so se gliel’ha detto prima o dopo. Io questo non lo posso dire. So solo che dopo che è successo l’omicidio lui mi ha rimproverato perché mi ha detto “La prossima volta non chiedere autorizzazione a nessuno e quando si tratta di queste cose vagli a sparare direttamente tu”.
>> Insomma, si lamentò con lei. >> Sì. Ecco, allora non sfenda eh, signor De Filippo, non voglio darle de bugiardo, per carità, ma il primo luglio del 1995, lei disse: “Il Bagarella non si lamentò con me per il fatto che io ero uscito allo scoperto con gli altri componenti del gruppo di fuoco, perché credo che abbia compreso esattamente il mio stato d’anima al momento dei fatti”.
Allora, si lamentò o non si lamentò? >> Mi pare che nella risposta l’esaminato abbia parlato di un rimprovero ricevuto da Mangano. È vero. >> No, no, da Bagarello. >> Io ho ricevuto un rimprovero da Bagarella. >> Da Bagarello. Allora, avevo capito, Mario. Quindi si lamentò o no? Si lamentai, magari >> si lamentò con me perché io quando si tratta di queste cose personali e familiari non ne devo parlare con nessuno e me li devo fare io le cose.
>> Ma scusi, ma lei il primo luglio del 95 ha detto che Bagarella non si lamentò. >> Ma non si lamentò di che cosa? >> Legga, legga il verbale. >> Ma non l’ho letto ora. Ma lo di Non si lamentò di che cosa? Pagarella non si lamentò con me per il fatto che io ero uscito allo scoperto, ma si è lamentato perché queste sono cose personali e me li devo fare io.
>> Ho capito, è una fine di distinzione. Lei sa qual era alla fine del 94 il ruolo di Bagarella in Cosa Nostra? Io non è che l’ho saputo il ruolo di Bagarella in Cosa Nostra nel 94. Già lo sapevo. Lei lei sta parlando di fine 94. Io lo sapevo dagli inizi del 94 che era lui che dopo l’arresto di Salvatore Rina comandava Cosa Nostra, >> cioè che era il capo incontrastato di >> Esattamente.
Oltre a saperlo, lo notavo io personalmente perché e mi è capitato più di una volta, comunque adesso gli porto un particolare che io personalmente e gli dicevo, “Senti, mi fai una gentilezza? Siccome ho avuto sto discorso in questa zona con questo, in un’altra zona che non c’entra niente con la mia zona, con un’altra zona e con un’altra zona ancora e questo con me ha sbagliato, gli sto portando un esempio e ma di cosa è successe vere che già ho parlato con i magistrati e lui era padrone di fare tutto quello che voleva in in Sicilia. Allora io per
esempio dicevo, guarda, quello ho avuto un discorso, io c’ho rabbia con questa, me la fai una cortesia? Gliela fai saltare la villenaria. dopo 15 giorni a quello gli saltava la villenaria. E quindi questo come esempio glielo sto dicendo. Poi questo mi costa personalmente perché eh quasi tutta la Sicilia eh per incontrarsi con lui eh dovevano aspettare anche un appuntamento.
Ecco, cioè non era facile potere parlare con lui anche da parte di altri esponenti mafiosi che avevano una certa entità. Sì, ma io vorrei saper questo, però è vero che è venuto un collaboratore che ha detto che noi del Nord non siamo in grado di capire le cose di Cosa Nostra, ma che non si diventi capo di Cosa Nostra a seguito di di concorso per per titoli e per esami, fin qui ci arriviamo, l’abbiamo capito.
Lei ci può dire i fatti, le date, le tappe attraverso le quali Bagarella dopo l’arresto del cognato, ha scalato Cosa Nostra e ne è diventato il capo. Cioè, voglio sapere, lei per esempio ha mai partecipato ad incontri tra Bagarella e Brusca, Bagarella e Graviano? sa che ci siano state riunioni fra capi mafia per cui si è deciso di dare il potere o Bagarella si è imposto per prendere il potere sugli altri che non può Bagarella una mattina adesso si alzato.
>> Scusato, ma la tua domanda è infinita. >> Ecco, vè mangere un po’. Allora, >> allora se Bacarella si incontrava con Brusca io non lo so. Eh, io lo vedevo incontrare con Matteo Messina De Napo e se si incontrava con i Graviano e non lo so perché non l’ho visto mai, però e facciamo una premessa che i Graviano a fine 93 sono stati arrestati, che lui comandava tutta, che lui era il capo di Cosa Nostra dopo l’arresto di Totorriina.
Questo lo so, io lo confermo perché mi costa a me personalmente. >> Sì, ma ce lo fa constare anche a noi del piacere. Sulla base di che cosa le conta? sulla base di tutto, perché io vivevo in una famiglia che era in contatto stretto con lui e io avevo i contatti stretti con lui e in base a quello che io ho visto e poco fa ho portato un particolare e in base a quello che lui mi diceva, in base a quello che io facevo, gli posso portare anche un altro esempio, se vuole, signor presidente, se vuole avvocato, lui era il capo assoluto di
tutto. Dove voleva lui si facevano le cose. Se lui voleva che un omicidio si faceva nella zona di Resuttana o nella zona di Tancaccio o nella zona di Palermo Centro, per ordine suo noi potevamo fare tutto. Poi era lui che se la vedeva con il capo mandamento dell’altra zona e gli diceva “Solamente abbiamo fatto questo omicidio per conoscenza, ma quel capo mandamento non gliene fregava proprio niente perché era lui che aveva dato l’autorizzazione.
” Se vuole gli porto pure un esempio che mi costa a me personalmente. Gli esempi finiscono senza fine. Eh, >> va bene. L’ultimo argomento e poi ho finito. Ecco, per compiere un’azione delittuosa, non so se se risponde al vero, per compiere un’azione delittuosa all’interno di un mandamento occorre chiedere l’autorizzazione del capo mandamento che lei sappia, eh.
Per quello che mi risulta a me personalmente, quando noi dovevamo fare un omicidio ordinato da Bagarella, noi lo andavamo a fare. Poi se lui voleva avvisare il capomandamento lo avvisato. >> Ma se ecco lei avesse voluto andare a fare una rapina, un omicidio a Roma aveva bisogno di autorizzazioni? No. >> E se l’ andavo a fare a Roma? Eh, per questione di rispetto glielo dicevo, gli dicevo, “Senti, sto andando a fare una repina a Roma, >> però non penso che a lui gli interessava a Roma o il quartiere di Roma, eh, però se lo dovevo fare a Palermo, io gli
dicevo, senti devo ammazzare a questo nella famiglia di Portanova e lui mi diceva sì, valla ammazzare, poi me la sbrigo io”. >> Ecco, ho capito. Quindi fuori della Sicilia si poteva fare quel che si voleva senza autorizzazione. Lei conosce un certo Vincenzo Buccafusca? Sì, >> le risulta che Bucca Fusca doveva commettere un sequestro di persona a Roma? >> Sì.
>> Ecco. E Bafusca per commettere questo sequestro di persone a Roma aveva bisogno di autorizzazione? Sì, ha voluto l’autorizzazione di Bagarella perché fare un sequestro di persona e già è diverso di fare una rapina, come poco fa lei ha detto. Sì, perché >> un eh perché un seestro di persone un seestro di persone si va incontro a tanto, si va incontro a posti di blocchi, si va incontro a controlli di polizia, si va incontro a a ricerche di montagne e di parchi, di questo e di quello, quindi è pure possibile che si
scomoda qualcuno nella zona e la cosa è più grave, quindi questa autorizzazione lui l’ha cercata. Senta, ma questo sequestro di persone a cui doveva partecipare il BCA fusica non era un sequestro in via di preparazione da parte di calabresi? questo sequestro per quello che mi costa a me, perché Vincenzo Buccafusca si trovava a Roma con dei calabresi.
Vincenzo Buccafusca mi ha fatto sapere a me che mi trovavo a Palermo, che doveva fare un sequestro di persona assieme a dei calabresi, però io non so chi era il sequestrato. Questo lui non me l’ha detto, voleva che io gli riferissi il tutto a Bagarella per avere una risposta. >> L’ultima domanda, anzi ultimissima.
Lei ha detto che il BCAFusca voleva ottenere l’autorizzazione della Bagarella, no? Doveva ottenere. Però il 30 giugno del 95 alla Procura di Palermo lei disse, questo mi ha un po’ colpito, Buccafusca Vincenzo aveva necessità di incontrarmi per ottenere la BRella o da me l’autorizzazione ad effettuare il severo.
Ma cosa c’entra lei, scusa? >> Da me? Ma io non gliela potevo dare mai l’autorizzazione. Sicuramente ho detto da me perché eh si riferiva sempre al fatto che io ne parlavo con Bagarella e poi gli davo la risposta, ma mi sembra una cosa assurda che io gli potevo dare l’autorizzazione a lui per fare una un sequestro di persona.
Non non ero arrivato così all’apice di Cosa Nostra, quindi cioè non non c’entrava proprio niente. Non gliela potevo dare mai al mondo sta sta autorizzazione. Sicuramente mi riferivo al fatto o da Bagarella o da me perché lui pensava sempre che io parlavo con Bagarella. Ecco. >> Ok, grazie. Ho finito. >> C’è una domanda, presidente. Prego.
>> Avvocato Traversi, >> senta De Filippo, lei stamani mattina una domanda di un altro difensore, ha detto comunque confermato di avere saputo che le stragi per cui è processo qua sono state fatte a fine di ricatto nei confronti dello Stato. ha usato proprio questa questa parola. Ecco, m ho due domande soltanto.
La prima è questa: “Ma queste stragi dovevano essere rivendicate da Cosa Nostra? E come avrebbe potuto fare lo Stato a sapere che erano riferibili a Cosa Nostra? >> Non lo so questo. >> E allora l’altra domanda è questa. Siccome lei mi pare esperto in estorsioni, no? L’ha detto lei prima. >> Io non ho detto che sono >> chi ha fatto delle estorsioni.
Ora il ricatto in fondo è un’estorsione, giusto o no? >> Cosa? >> Il ricatto è un’estorsione. Le l’ha detto lei prima, si tentava attraverso queste azioni criminose di costringere lo Stato a venire a patti con Cosa Nostra perché venisse modificato il 41 bisa, alleggerito il regime carcerario e quant’altro. Ecco, tutto ciò sulla aspettativa di trovare un interlocutore nello Stato.
Lei sa? >> No, no, no. E >> chi poteva essere questo interlocutore? >> Eh, non posso rispondere a questa domanda. >> Cioè, lo sa e non può rispondere, non vuole rispondere. >> Non voglio rispondere. >> Non vuole rispondere. Grazie. >> Terminato. Avvocato. >> Sì. >> Allora, >> quanti omicidi ha commesso De Filippo in tutto? un bel poco.
>> Ma se lo non se lo ricorda? 7 8 10 >> non può essere più preciso. Eh, >> non posso essere più preciso perché quelli che ho commesso e già eh perché io e a parte quelli che ho commesso con le persone che ho commesso e ho dichiarato e sempre io, Bagarella, Nino Mangano, Giorgio Pizzo e Salvatore Grigoli facevamo anche qualche altra cosa di diverso sempre riguardanti omicidi che gli altri non sanno e siccome ho fatto dichiarazione alla Procura di Palermo, quindi mi riservo di parlare Insomma, un solo questo e ho finito.
Quando lei dice ricatto nei confronti dello Stato, lo Stato è un ente impersonale, lei non è in grado di dire se c’era un canale non vuole rispondere. >> Non vuole rispondere. Bene, ho finito. Grazie. Interviene >> avvocato Gramini. Presidente, senta di Filippo, io volevo, se possibile ripercorrere un po’ le sue vicende criminali.
mi lego a quello che lei, se non ho malotato, ci ha detto ieri, cioè lei ci ha detto di aver av subito un arresto in nell’83, di essere stato scarcerato nell’85 e poi a seguito dellarresto di un membro della famiglia Spadaro sarebbe divenuto un po’ il responsabile eh delle vicende di questa famiglia, inteso questo termine naturalmente nel senso che è qui rilevante, cioè di famiglia criminale.
Mi conferma questa circostanza che ho appreso ieri da lei oppure no? Sì, sì, io tutto quello che ho detto ieri lo confermo. Cioè, quindi quando ci ha eh narrato di eh certe vicende relative all’organizzazione Cosa Nostra e in particolare del ruolo di certe persone piuttosto che di altre, lo ha potuto fare perché in quel periodo, a seguito di questa in quel periodo, diciamo, da da quella data, cioè da quel la data e parlo della fine dell’85 in seguito a questa investitura, tra virgolette che lei avrebbe avuto era a conoscenza quindi delle vicende di questa
organizzazione criminale. Mi conferma questo. >> Io ieri ho detto che dall’82 fino al 94 sono stato sempre eh ho avuto sempre a che fare con personaggi di Cosa Nostra e ho spiegato pure i motivi perché Sì. Quindi diciamo che per usare un termine caro a certi pubblici ministeri, è dalla sua internità o intrinsecità a Cosa Nostra che ci deriva la possibilità da parte sua di fornirci certe notizie.
Dico bene? E avvocato, mi perdoni e non ho capito bene avocato vuol sapere se quelle notizie che lei ha fornito su alcune esponenti o gruppi di Cosa Nostra derivano dal fatto che lei era continuamente in contatto facendo, diciamo, da direttore d’orchestra delle faccende della famiglia Spadaro in particolare in con questi esponenti o questi gruppi di Cosa Nostra, quindi raccontava le cose che aveva appreso dall’interno di Cosa notte.
Io avevo a che fare con personaggi di Cosa Nostra perché ero in stretti rapporti di parentela con la famiglia Spadal e la famiglia marchese. Tra l’altro voglio dire che mio fratello Emanuele di Filippo Emanuele dal 1980 e Rotti fino al 1985 ha fatto parte di un gruppo di fuoco di ciaculli assieme a >> D’accordo. Sì.
Sì. Questo ce l’ha detto detto suo fratello. Quindi buona parte di cose li sapevo anche perché lui me li raccontava. Va bene. >> Ecco, però quindi anche la risposta al presidente capisco quindi che è il suo rapporto anche di sangue con la famiglia Spadaro e quindi con un rapporto che sarebbe anche criminale con la famiglia Spadaro che la rende, diciamo, interno all’organizzazione e le permette di dirci quello che ci ha detto.
Se lei mi conferma questo, io passerei oltre. Dico bene? >> Sì. E ovviamente certe cose le sapevo anche tramite tramite la famiglia Spadaro. Mio socio me ne parlava, mio cognato me ne parlava e affrontavamo determinati discorsi, quindi capivo chi comandava, chi non comandava, a chi si doveva rivolgere. Questo l’ho detto sempre nei processi.
>> Certo, però rilevo che lei ha detto qualcosa di profondamente diverso a carte cinque seguenti dell’interrogatorio che a rendere il primo luglio 95 al pubblico ministero di Palermo che era costituito nell’occasione dal dottor Sabella. E le leggo questo passo. Mi scuso presidente un po’ lungo, ma in realtà credo che sia necessario citarlo tutto.
Lei in questo interrogatorio dice: “Nel 1985 sono uscito dal carcere e mio suocero, poiché era detenuto, mi fece sapere di non occuparmi più di nulla che potesse avere a che fare con Cosa Nostra”. Virgola, cosa che io feci. Punto. Nel settembre dell’86 mi sono sposato e dopo un po’ di tempo ho iniziato ad occuparmi della amministrazione della Sicilia Sport e del distributore di via Messina Marina.
Fino alla fine degli anni 80 non mi sono occupato più di nulla di illecito, fino a quando con Buccafusca, Vincenzo e Spadaro Antonino mi sono messo a fare contrabbando di sigarette. Eh, qui se voglio lo leggo tutto. Comunque qui possiamo saltare. Comunque dice sono messi a fare contrabbando e sigarette con la barca di addolorato eccetera.
In tale periodo l’ospedale e Buccafusca hanno partecipato a un traffico da Ashish, eccetera. Successivamente anch’io investì i soldi in un traffico di ashish con la barca dell’Addolorato. Credo di poter saltare eh al passo successivo a quello qui nada di questo traffico di Ashish e lui di e poi lei dice dopo tale ultima operazione mi sono messo un po’ in disparte fino a quando non chiesi prima dell’estate del 94 a Totino Vittorio come poter fare per parlare con Bagarella.
Quindi da questa eh mh dichiarazione che è stata verbalizzata nei termini che le ho letto, io capisco una cosa molto diversa da quella che mi ha detto oggi, cioè mi ha detto che addirittura eh suo suocero, tra gli altri la invitò, cosa che lei fece, a rimanere estraneo a qualsiasi vicenda che dovesse avere a che fare con Cosa Nostra.
In questo senso le muovo una contestazione rispetto a quello che lei ha dato. Se mi fa rispondere avvocato. >> Io la faccio >> mio socero questo me l’ha detto, però mio sucero quando ci andava a colloquio mi diceva pure guarda appena esci mettiti in contatto con Giuseppe Lucchese e gli dici che deve ammazzare al giudice Mazzi.
Quindi, eh a sua volta il giudice Mazzi è un giudice fiorentino. Esattamente. Quindi, e questo significava che io dovevo andare a parlare con Giuseppe Lucchese che allora era il capo mandamento di Ciaculli e quindi lo sapevo che era lui il capo mandamento di Ciaculli e quindi mio socio queste cose me le diceva e però poi e non è che si rispettavano, ecco, me li diceva per gli altri, però lui e quando me li voleva fare fare me li faceva fare, cose che io ho fatto.
Quando sono andata a colloco da Marchese Antonino e Marchese Antonino mi ha detto a me, a mio fratello di andare a parlare con Igaviano perché lui voleva scappare e se è il caso uccidere tutti i carabinieri e queste cose me li dicevano. Quindi io lo sapevo che in quel periodo dopo l’arresto di Giuseppe Lucchese erano i Graviano che comandavano.
È normale, no? >> Ma a me tanto normale non sembra. Comunque eh le risposte le dà a lei e io prendo atto. Appunto, >> quindi insomma e questo questa affermazione del fatto che lei non dovesse più occuparsi di nulla che potesse avere a che fare con Cosa Nostra, in realtà è smentita da quello, secondo lei, da quello. >> Si dicevano queste cose, cioè non lo ha detto, però poi quando c’era bisogno si faceva quello che si doveva fare.
>> Sì, ma il fat si dicono tante cose. Quello che mi colpisce è che lei dice dopo che suo socio le disse di non occuparsi più di nulla, lei ciò fece perché dice mi fece sapere di non occuparmi più di nulla, cosa che io feci. Quindi sa, eh è vero, si dicono tante cose, ma lei sembra che in questo frangente non solo >> e il problema di mio socio era diverso.
Mio voleva che io non gli davo confidenza a Salvatore Gang, voleva che io non avevo rapporti con lui. >> Vabbè, questo ce lo dice oggi. Io le ho contestato un’affermazione che mi sembra molto più netta, molto più >> eh ampia come significato. Quindi quando mio socio parlava di questo soprattutto si riferiva a questo particolare.
>> Quindi insomma al di là di quello che emergerebbe da questo interrogatorio, in realtà lei si afferma, si accredita come persona che è sempre stata interna, diciamo, alle vicende dell’organizzazione Cosa Nostra. Ecco, quindi è per questo che lei può affermare, come ci ha affermato, di conoscere anche certe regole dell’organizzazione Cosa Nostra.
>> Sì, io certe regole li conosco. Se poi ce ne sono altre che non conosco, non lo so. ci ha narrato anche delle lei ha premesso di non essere stato eh battezzato o cose del genere, ma ci ha narrato anche un po’ del modalità d’ingresso in Cosa Nostra, no? Lei ne ha a conoscenza, ce l’ha riferite? >> Cioè io sono a conoscenza che >> dei dei riti di ingresso, diciamo.
>> Sì, sì, perché ho portato ieri un particolare >> Sì. che la santina una volta hanno fatto a uno, cioè questa santina me l’ha me l’hanno raccontato, però >> ecco le chiedevo un po’ la fonte di tutte queste sue notizie suliti d’ingresso in Cosa Nostra. Io ieri ho raccontato un particolare raccontatomi a me dalla famiglia Spadaro o da mio suocero e dai miei cognatti, questo non me lo ricordo, che al non villino presso Casteldaccia, >> comunque diciamo da qualcuno dei suoi pretesi compagni di compagni di di vicende criminali da
quello che capisco, cioè suo suocero o comunque qualcuno che era >> Sì, mi hanno raccontato sto particolare che una volta e lo già raccontato già ha raccontato. Abbiamo si sentiva e la prima che la gente era in casa capisce che cosa si stava facendo. >> Io leggo un’altra cosa che mi colpisce abbastanza a pagina 15 sempre dello stesso verbale a cui facevo prima riferimento, cioè il primo luglio 95 PM Palermo.
invitato a riferire per esigenze processuali tutto quanto a conoscenza in ordine all’associazione Cosa Nostra parte con affermazione di questo tenore. Premetto che tutte le notizie in merito ai riti di ingresso in Cosa Nostra e alle forme di presentazione tra gli uomini d’onore le ho apprese esclusivamente dai giornali.
questa contestazione le volevo fare >> e passerei se se ha qualcosa da dire. Sì, ho da dire che il particolare di questo fatto della Santina me lo sono ricordato ora, ieri e lo sto raccontando. Se me lo ricordavo prima lo dicevo prima, >> mentre una settimana la sua decisione di collaborare più o meno non se lo ricordavo.
>> No, perché non mi è stato chiesto, non è non è non me l’ha mai chiesto. Possibilmente se mi facevano la domanda e lei conosce Gregorio Marchese? Anzi, sicuramente sta domanda mi è stata fatta. Gregorio Gregorio Mattaliano che è il cognato di Pippo Galò, lei lo conosce, io sicuramente il suo discorso è verbalizzato perché mi pare di averlo verbalizzato e quindi lei giustamente c’ha questa cosa e io la e io la capisco capisco pure la contestazione, però sicuramente in altri verbali ci sarà questa mia dichiarazione, quindi io non
quello che lei sta dicendo che è giusto non non l’ho detto con malvagità, ecco. E perché poi magari mano che si fanno le domande uno si ricorda all’istante pensavo quello, poi magari ti fanno la domanda su un singolo su una singola persona e tu ti ricordi particolare. Ecco, questo volevo. Senta, eh lei eh più volte alla sua eh deposizione ha eh fatto riferimento alle persone del signor Giuseppe Graviano e del signor Filippo Graviano, li ha a volte accomunati eh parlandone, diciamo, promiscuamente, cioè parlando
di Giuseppe e di Filippo. Vi chiedo, lei personalmente ha che rapporti ha avuto con il Giuseppe e con il Filippo? Io ho detto che Giuseppe non lo conosco. >> Certo. >> Ho detto che Filippo l’ho visto qualche volta al distributore di mio fratello e quando portava i soldi a mio fratello per mio cognato Marchese Antonino.
>> Mi ricordo che una o due volte direttamente Filippo Graviano è venuto da mio fratello e forse una volta anche a casa mia perché li ha portati direttamente lui a mia sorella, ha portato 50 milioni. Questo ho detto sempre e questo confermo. Perfetto. Quindi il suo rapporto diretto con Filippo Gaviano è legato al ruolo di costui di portare dei soldi per le necessità.
E poi perché li conoscevo? Perché, come ho detto poco fa, quando andavamo a non li conoscevo, cioè sapevo chi erano quando andavamo al colloquo da mio cognato, mio cognato quando ci faceva determinati discorsi di rivolgersi a loro, come ho portato il particolare che lui voleva scappare, dice parlatene con loro ecco questo >> senta, eh al oltre a Graviano Filippo è venuto anche qualcun altro, mi è sembrato di capire da quello che ha detto ieri lei, a portare dei soldi per suo cognato.
>> Sì, veniva e Tutino Vittorio. >> Mh. Senta, Giuseppe Graviano a portare i soldi è mai venuto? Io non l’ho mai visto. >> Senta, mi lego al nome che lei ha fatto Cotino Vittorio, per chiedere una cosa. Lei più più volte nella sua deposizione di ieri ha fatto riferimento alla circostanza che costui sarebbe stato, uso un termine gergale che mi perdoneranno tutti a disposizione dei Graviano.
Cosa intende dire? che questo rapporto, diciamo, di disponibilità era con Giuseppe e con Filippo oppure era con qualcuno dei due in particolare? E lui aveva con tutti e due i rapporti e con Filippo in particolare lui aveva rapporto di estorsioni. Allora, io le devo contestare a questo punto che nelinterrogatorio che ella ebbe a rendere alla procura di Firenze in data 5 luglio 95 a foglio 3 fa un’affermazione che mi sembra profondamente diversa, nel senso che dice prima che i Graviani ed in particolare Giuseppe fossero arrestati, Tutino Vittori era uno che qualsiasi
cosa facesse la faceva su disposizione di Giuseppe Graviano. >> Eh, ma non è che ho Ma in questo interrogatore che dice lei, non è che io ho ho escluso Filippo, >> non è che ho escluso Filippo, Filippo non l’ho escluso, non è che ho detto da Filippo Graviano non ne prendeva. Eh, guardi che io su Vittorio Tutino guardi che ne so cose, non è che so una cosa sola, però le cose le so con i racconti e anche con i riscontri e non so se mi sono saputo spiegare, cioè non è che parlo così e magari uno lascia >> quando vuole si spiega benissimo. Buona
parte buona parte di cose che faceva a Palermo Vittorio Tutino li svolgeva tutte con Filippo Graviano. >> Vabbè, e questo lo apprendiamo oggi. appartamento a Vittorio Tutino. Gliel’ha regalato Filippo Graviano. Questo appartamento io lo conosco. >> Filippo Graviano e Giuseppe Graviano ci hanno regalato tre appartamenti, uno a Vittorio Tutino, una a mia sorella e una a Giuseppe Lucchese.
E so pure tutti i discorsi che ci sono prima e dopo l’acquisto di questo appartamento, quindi eh >> Vabbè, io intendevo contestarle questo. Senta, sempre rimanendo in tema, lei ci ha narrato ieri di certe confidenze che avrebbe ricevuto dal Tutino Vittorio in epoca successiva all’arresto di Giacalone Scarano. ieri ci ha detto una certa cosa, ovvero che Tutino Vittorio le avrebbe rivelato di avere partecipato alle stragi, cioè quindi dice senza poi specificare altro, quindi da quello che ha detto ieri si capirei che questa frase fu esplicita, cioè un bel giorno,
per ragioni che non so, il Tutino l’avrebbe detto Io ho partecipato alle stragi, punto. Ecco, le chiedo, non è che questa affermazione che lei ieri ha fatto deriva non tanto da quanto le ha detto Tutino, ma quanto da una certa deduzione che lei credette di fare o comunque da una sua certa sensazione. No, il tutino non faceva certi atteggiamenti, il tutino faceva discorsi, quindi è diverso.
>> Quindi mi confermerebbe che avrebbe avuto una confidenza esplicita, tra virgolette. E se vuole io gli ripeto quello che mi diceva il >> No, no, ma ce l’ha già detto ieri. >> Può ripetere i segreti. >> Per l’amor di Dio. >> E il studino mi ha detto che eh vabbè a parte l’arresto dei Graviano che si lamentava del fatto che c’erano andati questi due poche volte hanno questo già li so.
Il tutino mi ha detto che dopo l’arresto di Giacalone e Scarano adesso erano tutti nei guai. Lui mi ha detto che quando si facevano queste stragi e lui saliva e c’erano delle discordie fra di loro perché non c’era uno che aveva la situazione in mano e quindi chi saliva, chi scendeva, chi saliva con il treno, chi saliva con il pullman lui si lamentava di questo.
lui mi ha raccontato il particolare che durante una di questa salita che ha fatto lui, mentre lui si lamentava, che c’era uno che voleva prendere voce, che a sua volta questa era uno che prima gli faceva l’autista Bagarella e che aveva una gioelleria in Vioreto e e quindi erano discorsi che faceva, non è che io ho ho fatto una mia supposizione, erano discorsi che lui faceva.
Io le eh volevo contestare a questo punto e mi perdonerà che eh dal sempre dal verbale eh relativo all’interrogatorio da lei reso davanti al pubblico ministero di Firenze il 5 luglio 95 alla stessa pagina 3 di prima leggo quanto segue. Io dalle parole e dalla reazione di Vittorio Titino, naturalmente all’arresto di Giacone e al ritrovamento della lista dei nomi famosi, capì, e su questo non ho mai avuto smentite successivamente di alcun genere, che lui nei fatti di strage era stato effettivamente implicato. Punto.
dentro Cosa Nostra, il rischio di essere coinvolti in una indagine o in un processo per un fatto che non si è commesso non produce il tipo di reazione che manifestò Tutino. Quindi io da questo capisco una cosa profondamente diversa. Lei mi dirà una sfumatura, ma sa come eh spesso si ha a dire in questo tipo di vicende, le sfumature sono molto importanti.
Da questo discorso io capisco una cosa molto precisa, cioè che >> avvocato mi scusi, >> lei può fare domande, non dire che cosa >> per l’amor di Dio, volevo rappresentare le ragioni per le quali contesto questa capito? Poi faccio la contestazione. >> Quindi ripeto, il discorso che lei fece fu io al pubblico ministero, io dalle parole e dalla reazione di Vittorio Tutino, capì, e su questo non ho avuto mai sentite successivamente di alcun genere, che lui nei fatti di strage era stato effettivamente implicato. Punto.
Dentro Cosa Nostra, il rischio di essere coinvolti in una indagine o in un processo per un fatto che non si è commesso non produce il tipo di reazione che manifestò Tutino. Da questo io capisco che lei fece due più due, nel senso che ci fu l’arresto di Giacaloni. Avvocato, ma non può farle queste considerazioni, deve fare una domanda, mi scusi, le considerazioni ci saran? La domanda era questa all’esito della contestazione che bisogno c’era di fare una così attenta analisi psicologica del tutino se costui l’aveva detto “Guarda, io ho
partecipato alle strage”. Cioè che bisogna c’era di studiare la reazione del tutino e compararla con la reazione usuale di un esponente di Cosa Nostra per dire è vero, lui è colpevole perché sennò sarebbe più tranquillo? Eh, ma lui non è che mi ha detto solo che ha partecipato alle stragi, mi ha detto pure quello che succedeva in piccola parte, in piccola, perché solo poche cose io posso dire quando loro erano qua, quindi me l’ha specificato.
Quindi non è una mia cosa psicologica che io da da come lo vedevo, siccome lui era nervoso, era agitato, non parlava, io ho capito che lui in base a questo suo nervosismo ha partecipato alle strai. Io da quello che lei ha detto al pubblico ministero capisco proprio questo, perché lei dice dentro Cosa Nostra il rischio di essere coinvolti in una indagine o in un processo per un fatto che non si è commesso non produce il tipo di reazione che manifestò Tutino.
Ma le ripeto se una persona questo >> avvocato è una considerazione del esaminato sulla quale evidentemente è inutile soffermarsi perché come tutte le considerazioni non hanno un valore >> documentale o probatorio. Grazie signor presidente. Io ho terminato. >> Avvocato, quanti sono ancora che devono intervenire? 1 2 >> Naturalmente mi riservo la produzione all’esito delle contestazioni del verbali.
Facciamo una breve sospensione, non come >> interviene >> Barocchi. Grazie presidente. >> E signor Presidente, volevo chiedere scusa per poco fa alla corte. Va bene, andiamo avanti. Prego, avvocato. >> Grazie, avvocato Rocchi. Signor Di Filippo, buongiorno. >> Buongiorno. >> Avevo bisogno di qualche chiarimento. Con riferimento alla famiglia anagrafica e criminale, se mi passa al termine, ma cerco di fare in modo veloce le mie domande.
Lei era tenuto al dovere di obbedienza nei confronti di suo suocero? Eh, avvocato, per gentilezza, se può parlare più forte perché non lo >> lei era tenuto ad obbedire a suo suocero sia per il vincolo della famiglia anagrafica che per il vincolo della famiglia criminale. Obbedire, boh, non non mi è stato mai detto di di obbedire a lui.
>> No, no, ma io volevo andare oltre, no? Che qualcuno gli aveva detto “Devi fare quello che ti dice Tizio Caio”. I le chiedevo che se per la regola della famiglia criminale o comunque anche per il rapporto de parentela col distretto lei obbediva a quello che il suo sucero eventualmente le diceva, lei indicava.
>> No, non me lo ricordo. >> Non se lo ricorda perché il suo suocero non gli ha mai chiesto di fare qualche cosa o perché lei non riteneva di obbedire a quello che gli dice suo suocero? No, di fare qualche cosa. Mio sucero quando andava a colloco mi chiedeva di fare qualcosa. Non capisco a cosa lei si riferisce.
>> Se suo suocero gli dice di fare una cosa, lei la fa, come si dice una volta, obbedir tacendo oppure reagisce? Ne parliamo, si discute, lei la fa e basta o no? Signor Di Filippo? Eh, se quando io prima di collaborare mio suocero a colloco mi diceva “Senti, esci e ammazza questa persona”.
Io se me lo diceva lui lo facevo. >> Oh, ecco, quindi ci siamo arrivati. Senta, lei ha riferito che nel 1986 suo suocero, signor Spadaro, le dice di non occuparsi più dei fatti di Cosa Nostra. Quindi lei obbedisce a questa richiesta che le fa il suo suocero? >> Eh, io ho spiegato poco fa. No, no, signor Di Filippo, mi perdoni, non voglio essere maleducato.
Penso che a questa domanda si possa rispondere con un sì o con un no. Io non rispondo né con un sì e con un no, perché alla domanda rispondo io, quindi lei non mi può dire se devo rispondere con il sì o >> Cercavo di facilitarla non volendo. >> No, no, ma lei non c’è bisogno che mi facilita perché anche se ho >> non faccia delle polemiche per cortesia lei risponde.
>> Eh, >> segrete di rispondere, se non dice non voglio rispondere. >> Eh, mio sucero mi diceva di non dargli confidenza a Salvatore Cangemi. >> Ecco, mi può spiegare il motivo se crede del perché non doveva dare confidenza al cancem? perché lui aveva dei contrasti con Salvatore Cangemi. >> Senta, ma questa sua ultima affermazione, cioè di non dare confidenza, non parlare con il Cancemi, eh riesce, se è possibile, a coniugarla rispetto alla sua affermazione precedente, cioè mio suocero mi aveva detto di non occuparmi più di affari di
Cosa Nostra? E quando mi ha lasciato mio suocero, o meglio, quando ci siamo lasciati con mio suocero, perché a mio suocero siamo stati aressati assieme all’83, poi sono stato sono stato scarcerato nell’85, io assieme a lui avevo a che fare solamente con la famiglia di Portanova e in più e quando lui si incontrava con altre persone io vedevo anche le altre persone.
Quindi e mio sucero lo sapeva che io non è che conoscevo, cioè conoscevo altre persone, però che non avevo contatti diretti e con altre persone o facevo parte di qualche altra famiglia e quindi lui soprattutto si riferiva alla famiglia di Portanova che in quel momento era comandata da Salvatore Cangeni. Senta, signor De Filippo, quindi eh in virtù di questi contratti lei mi risponde, mi corregga se o mal interpretato le sue parole, suo suocero le disse di non avere più contatti con questo signor Cancemi. Lei, se lo sa ben inteso, sa se
suo suocero fece circolare questa voce, non con riferimento a questa cautela, all’interno delle famiglie mafiose, cioè che lei non si sarebbe più occupato di seguire gli affari di suo suocero o comunque suoi o comunque delle famiglia a cui lei appartiene. Non non mi ricordo. >> Suo suocero ha pubblicizzato questo tipo di sua decisione? >> Non me lo ricordo se l’ha pubblicizzato o no.
Non se lo ricorda, ma perché ritiene che ciò sia stato possibile o perché non poteva essere possibile che suo suocero lo pubblicizzasse questo tipo di sua decisione? Ho risposto che non me lo ricordo. >> Senta, lei ha mai avuto contatti dal momento del 1986, se ho ben capito, quando suo suocero le dice per evitare questi contrasti, non ti occupare più di niente? In ragione di questa indicazione, di questo consiglio di suo suocero, lei non ha quindi più avuto modo di aver contatti con nessuno? oppure, come accennava poc’anzi suo suocero, le
chiedeva di compiere qualche altra diversa attività. Io quando sono stato scarcerato e oltre a gestire il distributo ho gestito anche un negozio di articoli sportivi. Ehm qualche volta e eh il mio cognato Antonino Marchese e tramite mio fratello mandava dire determinate, quindi era al corrente di determinate cose.
Io dopo che sono stato scorcerato e ho fatto dei traffici e di cui già ne ho parlato assieme a Spaderantonino che era suo nipote, Vincenzo Buccafusca che era suo nipote e tante altre persone. Questo ho fatto io. Se poi io a lui ce lo dicevo o non ce lo dicevo, io sinceramente non me lo ricordo. >> Quindi lei ha preceduto una mia domanda, ne faccio un’altra.
Quindi lei si riteneva comunque svincolato dal notiziario sul suocero dalla sua attività criminale. Eh mi ha detto non si ricorda di averne parlato dei traffici de as. Io le chiedo allora, quindi lei non riteneva opportuno, non si riteneva in qualche modo obbligato a fare notizia a suo suocero di questa sua idea di trafficare Ashish? >> Ma non me lo ricordo se gliel’ho detto o no.
Non non era una cosa, non me lo ricordo. >> Senta, ma suo suocero in questo intervallo di tempo dal 1986, io adesso i verbali apprendo che lei dà un’indicazione intorno agli anni 90, fino anni 80, quando inizia a trafficare in asco, suocero in questo periodo di tempo 1986-190, se glielha date che tipo di indicazioni gli ha dato con riferimento alla vostra famiglia criminale? dico criminale per capirsi, signor De Filippo, naturalmente non perché voglia tacciarla di particolare nefandesi.
>> E che tipo di cosa mi ha dato in base alla sua famiglia? Cioè lui, sua moglie, suo marito, non >> Oh, la famiglia mafiosa. >> Quale? quella di a cui lui apparteneva. >> Io voglio sapere che casomai il presidente, se non sono stato chiaro, mi aiuterà come spesso ha fatto suo suocero dal 1986 alla fine degli anni 80 ha mai ha dato ha mai dato a lei qualche indicazione con riferimento alla vostra famiglia criminale, alla vostra famiglia mafiosa? C’è da fare questo, c’è da fare l’altro.
Tizio dice questo, tizio dice l’altro. Vedi capire questo. >> Sì, sì. Qualche volta lui in carcere mi dava delle indicazioni che sempre in carcere gli davano a lui. >> Senta, ma queste indicazioni di che la impegnavano a un’attività che la costringeva, io la do un termine che forse è improprio, a scoprirsi con le persone che magari doveva interessare? Cioè lei doveva era obbligato facendo certe domande o cercando certe risposte a non dico a svelare, ma insomma si poteva capire che era suo suocero che voleva queste risposte o chiedeva questi
chiarimenti? >> No, mio suocero, per esempio, mi diceva dovete fare questo perché me ne ha parlato il compare, per esempio, il compare era Pippo Calo che poi era in carcere pure con lui, non sempre, ma quasi sempre e si incontrava. Senta, lei ha detto che non ricorda se il suo sposer aveva pubblicizzato questa sua decisione nei suoi confronti.
lei mh se eh riesce a ricordare questa circostanza, le domande o comunque questi incarichi che il suo suocero le dava in carcere presupponevano che lei facesse a quel punto capire che era ancora organico a quella famiglia o erano discorsi che non avevano interesse per il contesto criminale Cosa Nostra? O meglio ancora, mi perdoni signor De Filippo e lei, signor presidente, cerco di rivolgere in altri tempi.
Questo tipo di attività che il suo suocero la richiedeva, secondo lei poteva essere rischiosa perché la costringeva a scoprirsi sì o no? >> Ma io poco fa ho detto che, per esempio, mio suocero mi ha detto a colloquio, “Vai da mio nipote Giuseppe Lucchese e gli dici che si deve fare sto lavoro”. E quindi in questo caso gliel’ho detto a sua nipote.
Poi mi ha detto anche qualche altra cosa delicata di fare perché gliel’aveva detto suo compare in carcere che era Pippo Calò e però io questo non glielo posso dire perché sono cose di una certa importanza che preferisco non parlarne per loro. >> Cioè si ritorna per chiarezza anche del verbale che poi sarà letto anche da qualche altra persona.
Signor De Filippo, lei non lo può riferire oggi in questo momento perché ci sono delle indagini in corso, perché ha già riferito? Sì, sono cose di una certa importanza che io già ne ho parlato ai magistrati di Palermo. >> Ho capito. Senta, qualche persona di questo ambiente criminale a seguito della sua uscita nel 1986 le ha fatto qualche domanda, non è che voglio ridurla in termini anedotici, ma insomma per farsi intendere come mai non ci si vede più, non ha più partecipato a quel fatto, a quell’altro fatto, se qualcuno gliel’ha
mai chiesto, signor De Filippo. >> Eh, guardi, stiamo parlando noi di quasi 10 anni fa. Io >> se lo ricorda >> No, non mi ricordo chi mi ha parlato, chi non mi ha parlato. Senta, signor Di Filippo, lei ha riferito che aveva avuto diversi colloqui sia con suo suocero che con suo fratello quando entrambi erano detenuti e lei viceversa era libera e quindi ha potuto apprezzare da quello che loro evidentemente raccontavano la particolare sprezza del regime del 41 bis. Io le chiedo questo.
Quando lei è stato fermato, arrestato, non ho ben inteso, ma comunque è stato privato della libertà, lei ha detto che ha immediatamente dato notizie per far arrestare certe persone. Questa sua scelta poteva essere per caso collegata al suo timore di essere anche lei sottoposta a quel regime così aspro che le avevano disegnato questi suoi familiari? Io quando sono stato arrestato eh innanzitutto io non ho visto niente perché sono stato portato direttamente negli uffici dell’Ardia e dove mi hanno detto che io ero mi mi ero stato
arrestato per associazione mafiosa. E ma comunque poi il discorso mano che stavo là si andava indebolendo perché è normale che loro mi cercavano di prendere con le buone affinché io gli dicessi quelli che quello che loro volevano. Quindi e io sinceramente non c’ho pensato in quegli attimi. Pensavo a cose più importanti che in quel momento dovevo decidere.
De Filippo, I dopro termini, per farmi intendere, non perché voglia tacciarla di quello o altro atteggiamento. Lei quindi non ha avuto paura del cosiddetto 41 bisata arrestata. Non è che ha pensato per caso adesso il mio destino sarà quello comune ai miei familiari, verrò anch’io sottoposto a questo regime così aspro.
L’ha pensato sì o no? >> Non me lo ricordo se l’ho pensato. Pensavo tante cose in quei momenti. Quelli sono momenti che non mi posso scordare più. Ma abbia pazienza, eh, forse per colpa mia, non riesco a intendere. Lei mi ha detto che ha pensato a tante cose e non ricorda di aver pensato al discorso del 41 bis, a questa detenzione così dura che l’aspettava.
Ho capito bene? >> Ho detto che pensavo tante cose, quindi non mi ricordo neanche le altre cose. In questo momento il mio cervello era molto confuso. Pensavo ai miei figli, pensavo a mia moglie. pensavo tante cose >> e quindi in questo affollarsi di pensieri quand’è che ha cominciato a pensare di dare l’indicazione di dove poteva essere rintracciato il signor Bagarella? E io sono stato arrestato intorno a mezzogiorno e e ho avuto tempo fino al pomeriggio alle 3:00 perché dovevo aspettare che giungessero dei funzionari di Roma per
parlare direttamente con loro e quindi in questo frattempo ho pensato. >> Senta, aveva chiesto lei di parlare con questi funzionari o gli era stato preannunciato che sarebbero intervenuti questi funzionari? Mi è stato preannunziato che non potevo parlare tranne che con questo che è venuto da Roma. >> Ma nessuno le ha detto, per esempio, che doveva parlare anche con un magistrato di una >> No, no, no.
Allora non gli interessava solo Bagarella e io dovevo dirlo solo a questa persona dove si trovava Bagarella. Senta, ma perché lei appena è stato arrestato qualcuno gli ha chiesto se poteva dargli indicazioni specifiche su qualche persona? Lei mi ha detto gli interessava solo Bagarella, quindi >> e loro mi hanno detto che mio fratello stava collaborando e e mi hanno det >> Sì, ma non capisco, mi perdoni signor >> Sì.
>> Non capisco cosa c’entra Bagarella con suo fratello che collabora >> perché ma se non lo lasciamo finire probabilmente non riuscirà mai a spiegarsi. Aveva cominciato mi hanno detto subito che mio fratello stava collaborando e proseguì. Presidente, mi perdoni. Io cerco di accogliere il suo invito a andare veloci e forse certe volte faccio male a andare avanti con le domande.
Mi >> vuole proseguire quello che stava dicendo? >> Io sono stato arrestato, sono stato portato alla via e mi hanno detto subito e che dovevo stare là fermo, calma e buona, perché io ho detto portatemi in carcere e loro mi hanno detto “No, per ora in carcere non ci puoi andare perché devi parlare con una persona”.
Io ho detto “Ma chi è questa persona?” Dicendo, una persona che deve venire da Roma con l’aereo alle 3:00 o alle 4:00. dice, “Quindi statti calmo che devi parlare con questo.” Quando è venuto questo, sono stato chiuso dentro una stanza, io, lui e un altro funzionario e questo funzionario mi ha detto, dice, “Senti, la situazione è questa, tuo fratello sta collaborando, tuo fratello ha detto che tu sai dov’è Bagarella.
Eh, al che io al momento gli ho detto “Ma che dite? mio fratello non sta collaborando, non è vero niente, questo, quello, quello e quello. Ehm, loro mi hanno confermato che mio fratello stava collaborando e mi hanno detto di pensarci, di stare tranquillo e calmo, che avevo tempo fino alle 7:00, alle 8:00 per pensarci. Poi alle 7:00 alle 8:00 è rientrato di nuovo questo e io gli ho detto dove si trovava Pegarella e tutto il resto delle cose.
La stessa sera di notte abbiamo fatto un sopralluogo, io, questo funzionario, un altro funzionario e altre persone perché io gli ho fatto vedere dove dovevano arrestare Bagarelli. Questo è st è quello che mi è successo. >> Terminato, signor Dippo. >> Sì. Senta, questo succedeva quindi il giorno in cui lei è stato arrestato che è il 21 giugno 1985.
>> Questo è successo il primo giorno che io sono stato arrestato, il 21 giugno del 95. >> Senta, dopo che ha dato questa indicazione, ha avuto modo di fare m un altro colloquio con questi funzionari della DIA? Loro le hanno richiesto altre cose? Lei magari gli ha dato delle risposte, non lo so.
Io non gli ho detto più niente. Eh, subito quando gli ho detto il discorso di Bagarella, poi io ovviamente sono stato nascosto e dopodiché loro quando hanno arrestato Bagarella e subito mi hanno trasferito da Palermo e portato in una località segreta assieme a loro. M >> dopodiché dopo un paio di giorni sono sopraggiunti i magistrati.
Mi scusi, io le chiederò se ha terminato perché non la vedo. >> Sì, ho terminato. Io vedo qua nel verbale di assunzione informazioni che lei ha reso, credo sia il primo, perlomeno per quanto mia conoscenza, eventualmente mi correggerà anche il pubblico ministero che il giorno 23 giugno del 1985 >> 95 >> 95, chiedo scusa, presso la casa circondaria di Palermo di fronte al pubblico ministero che era rappresentato a quel momento dal dottor Sabetta, lei eh chiede di rendere delle dichiarazioni.
Se le rammenta il senso di quelle dichiarazioni. >> Io quando ho fatto queste dichiarazioni la sera stessa, dopo che e ho fatto il sopralluogo con la Dia per individuare per indicare il posto di Bagarella, eh e io sono stato portato in carcere perché è normale che se Bagarella sa che io sto collaborando, Bagarella fugge e quindi non lo possono prendere più sul posto che io stavo collaborando.
Quindi per due giorni la notizia è stata mantenuta il massimo riservo e si è fatto finta come se io ero arrestato. Tant’è vero che io sono stato portato in carcere a Lucciardone. Sono stato portato in carcere a Lucciardone per un giorno, un giorno e mezzo, dove io dovevo dire che non stavo collaborando. Io ero un detenuto normale ovviamente perché se dicevo che stavo collaborando a Bagarella non lo potevano arrestare più.
Quando è stato arrestato Bagarella, subito è venuta la Dia in carcere, mi hanno preso, mi hanno prelevato e mi hanno trasportato a nord. >> Senta, signor Di Filippo, lei ha reso questa dichiarazione. Volevo sapere se quindi il senso di queste sue parole rispondevano a questo tipo di precazione di cui lei ci ha parlato poc’anzi.
Lei ha detto è il verbale che ho prima citato 23 giugno 1985. Chiedo scusa, ho chiesto di parlare con l’autorità giudiziaria perché sono in stato di isolamento e ho parecchi problemi a restare in carcere. Chiedo che la mia situazione venga chiarita immediatamente. Se mi può spiegare il senso di queste parole. E questo quando è stato il 23 giugno.
>> Sì, esatto. >> Il 23 giugno è venuto a trovarmi il dottore Sabella e dove io gli ho detto e che ovviamente avevo paura a stare in carcere perché eh e lei si può immaginare già avevo fatto dichiarazioni contro Bagarella per farla arrestare e in un certo senso ero preso, avevo paura perché ho detto eh non facciamo che qua si viene a sapere mi ammazzano in carcere.
>> Eh l’ha capito? Ma signor De Filippo, ma mi perdoni non è per cercare di intendere. Il dottor Sabella lo sapeva che lei aveva già reso il giorno 21 quelle dichiarazioni? E io con il dottore Sabella non c’ho parlato e sicuramente è stato avvisato dai funzionari perché io il dottore Sabella l’ho rivisto dopo che è stato arrestato Bagarella, non ho visto solo a lui, ma c’erano tanti altri magistrati che così siamo ci siamo seduti, ma dopo l’arresto.
Se il dottore Sabella è stato avvisato dai funzionari, io questo non lo so. Presumo che a questo punto sia stato avvisato, perché io non l’ho visto il dottore Sabello, io ho visto solo eh dia, non ho visto magistrati. >> Filippo ha terminato. >> Sì, >> ma veda il il senso di questa dichiarazione eh mi continua a rimanere eh oscuro perché ho chiesto di parlare con l’autorità giudiziaria perché sono in stato di isolamento, parecchi problemi a restare in carcere.
Chiedo la mia situazione venga immediatamente chiarita. punto letto, confermato e sottoscritto alle ore 13:45. Quindi il dottor Sabella o comunque il funzionario del pubblico ministero che era presente in quel momento non ha dato alcuna risposta a questa sua richiesta di chiarimento, non voglio dire d’aiuto, ma insomma di chiarimento senz’altro.
>> Ma non me lo ricordo. Io mi ricordo che ho chiamato al dottore Isabella per dirgli per dirgli e che avevo paura a stare in carcere. Poi lui quello quello che ha detto quello che ha pensato io non me lo ricordo. È stato questo quello che io gli ho detto a lui. >> Ho capito. >> Senta, nel 1994 lei è rientrato, ha detto di questo suo rientro ha avvertito il suocero, signor Spadaro? >> No, >> perché? Perché non mi andava di avvertirlo.
>> Mi perdoni le sembrerò sicuramente antipatico. Perché non le andava? >> Eh, avvocato, lei a me mi deve fare domande. No, perché non le andava non andava di avverti. Questo non è compito. >> Lei se vuole rispondere risponde. Se non vuole rispondere non risponde, ma non si deve permettere di fare contestazione agli avi.
>> Sì, >> va bene. >> Allora, non mi andava. De Filippo, io devo insistere domani il presidente mi toglie la parola. Se può dirlo, se vuol dirlo aggiungo io. Perché non le andava? >> Perché non mi andava? >> Perché non si riteneva particolarmente legato a quella persona. >> Perché non mi andava? >> Perché quella persona non contava.
Tanto, basta, abbia pazienza. Ha risposto tre volte e non possiamo costringerlo a irripetere all’infinito. Passi ad altre domande? Presente. Sono soddisfatto. La ringrazio. Interviene? >> Sì. Avvocato Florio. >> Signor Di Filippo, lei ha citato in questi due giorni, sia ieri che stamattina vari personaggi i quali poi oggi sono imputati per i fatti di strage del 93 e del 94.
Ecco, ma lei poteva fare domande a qualcuno di questi soggetti sui fatti di strage? Poteva essere lei a informarsi? Eh, di solito erano sempre loro che si esponevano. Io difficilmente facevo qualche domanda, erano sempre loro che parlavano. >> Ecco, ma avrebbe potuto farle queste domande o comunque a lei non interessavano questi fatti? Oppure perché a Cosa Nostra, in Cosa Nostra non si fanno domande? Diciamo avrebbe potuto farle queste domande? Non non le ha fatte.
Non è senta, volevo tornare un attimo a quel famoso discorso degli identi kit visti dal Giacalone all’interno del carcere e quelle notizie che poi lei stesso ha confermato essere uscita dal carcere sulla base di quegli denti kit visti appunto dal Giacalone. E qui le chiedo spiegazione su una cosa. Lei ovviamente a quell’epoca non era ancora collaboratore, >> no? >> E il problema che le chiedo di spiegare è questo.
A me risulta, almeno e risulta però anche dagli atti, che la prima ordinanza di custode cautelare del Giacalone per le stragi vi fu dopo il pentimento di Carra. Lei sa quando Carra si è pentito? e dopo che l’hanno arrestato, >> quindi dopo il pentimento di Carra che glielo dico io, è del 31 agosto 95. Il suo, abbiamo detto anche adesso collega che mi ha preceduto, è del 23 giugno 95.
Allora, è sicuro che le cose andarono così? Perché così come l’ha raccontata ieri, sembrerebbe che Giacalone avrebbe fatto uscire queste eh informazioni dal carcere quando lei però era già pentito. >> No, io questo non l’ho detto. Giacalone ha fatto uscire queste questi discorsi dal carcere quando io ero fuori e non ero pentito.
>> Ho capito. dico, le riformulo la la domanda. Siccome risulta agli atti, questo è un dato pacifico, che la prima ordinanza di custodia cautelare per i fatti di strage il giacalone l’ha avuta dopo il pentimento di Carra e quindi eventuali domande identichit al Giacalone sarebbero stati fatti vedere. soltanto dopo il pentimento di Carra.
Com’è possibile questo se lei in realtà si è pentito prima di Carra? Innanzitutto voglio spiegare alla corte che a questi discorsi non ero solo io presente, ma c’era anche presente Grigoli Salvatore, c’era anche presente Pietro Romeo e tante altre persone. Quindi al corrente di questi discorsi sono anche loro e di questi identikit.
Poi la possibilità che lui le abbia viste prima del suo ordine di custodia cautelare non posso essere io al rispondere a questa domanda. Evidentemente qualcuno gliele fatte vedere, avrà fatto qualche colloquio investigativo, questo io non lo so. Eh eh questo io non lo so. Questa domanda non sono io tenuto a rispondere.
Sì, anche perché in effetti non vi è traccia alcuna negli atti che tali identiche sono stati mostrati al Giacalone, per cui >> avvocato queste sono considerazioni sue. >> Io non ho altre domande. >> Domand Ho finito. >> Terminato. >> Forza avvocato. Allora, >> dunque sono l’avvocato Cianferoni. Senta, signor Defilpo, io vorrei riprendere un attimo il ragionamento che svolgeva l’avvocato Rocchi con le sue domande e cioè a dire ripercorriamo la fase del suo arresto.
Lei viene arrestato, ci ha detto il 21 giugno a mezzogiorno. >> Sì, >> un po’ più un po’ più di poi viene portato dove? >> Alla >> di Palermo. >> Palermo. >> Sì. Questa mattina lei ha parlato anche di squadra mobile, si è sbagliato o >> Stamattina ho parlato di squadra mobile per l’arresto di Salvatore Cocuzza. Questi questo arresto, parliamone subito, allora, è avvenuto perché lei ha avuto, posso dire, colloqui investigativi con la squadra mobile >> e e questo di Salvatore Cucuzza, >> sì. quando io sono stato portato alla
Dia di Roma dopo l’arresto di Bagarella, eh per una scelta mia personale, per una scelta mia personale questa, ma sempre in concordità con la Dia di Roma e ho voluto che si occupasse dell’arresto di Totò Cucuzza la squadra mobile di Palermo, sezione catturanti, >> cioè a dire lei avrebbe indicato l’organo di PG che doveva arrestare questo signor non ho indicato io perché non sono un magistrato, però in concordi con loro, siccome ho ritenuto opportuno che la squadra mobile di Palermo e la mi riferisco alla sezione catturanti,
essendo sul posto a Palermo, potevano essere più preparati a poter arrestare Toto Cucuzza in base a quello che io gli dicevo. >> Perché ha fatto questa considerazione? Conosceva qualcuno in questa squadra? No, non conoscevo nessuno. Siccome per arrestare Toto Cucukuzza, in base alle mie indicazioni, bisognava lavorare sul posto.
Eh, lavorare sul posto significa essere a Palermo, quindi in concordità con un funzionario della squadra mobile di Roma e parlando con il funzionario della sezione Catturandi ho dato queste indicazioni. Quindi lei aveva fiducia in questa squadra catturandi della mobile di Palermo? >> Eh, e lo per fare questo avevo fiducia.
Certo che se con chi stavo parlando? Con con la polizia stavo parlando. >> Però un attimo fa rispondendo alle domande del collega ha detto che delle sue propalazioni, notizie, confidenze su Bagarella, volle parlarne con due persone ben precise che venivano da Roma e con nessun altro. Perché questo mi è stato imposto da chi? Dalla DIA.
nella persona di chi mi è stato imposto che io dovevo parlare con un funzionario che doveva venire da Roma e io ho parlato con un funzionario che veniva da Roma. Anche là c’erano altri funzionari, però loro mi hanno detto “Tu ne devi parlare solo con questo” e quindi io mi sono tenuto su quello che loro mi hanno detto.
Le rifaccio questa domanda telegrafica, mi risponda se può con un sì o con un no. Lei ha avuto colloqui investigativi con la squadra mobile di Palermo. >> Esattamente. >> Va bene, andiamo avanti. Dal 21 si procede verso il 22 e il 23. Il primo atto che ho davanti è per l’appunto verbale di assunzione di informazioni per la Corte ai sensi dell’articolo 362.
Stavo dicendo appunto un verbale di assunzione di informazioni ai sensi dell’articolo 362 del codice che lei rende il il 23 giugno 95 all’1:30. Lei si trova, si dà atto nel verbale ancora in stato di fermo presso questa volta la casa circondariale di Palermo. Le chiedo un giudice, cioè il giudice che le ha convalidato il fermo, è mai venuto? Lei ha mai fatto un’udienza in quei giorni? Io quando sono stato arrestato e quella stessa sera ho detto e il discorso di Pagarella, poi sono stato portato la stessa notte in carcere.
L’indomani e sono stato chiamato al Tribunale di Palermo dal dottor Sabella e dal giudice per le indagini preliminari che si chiamava Dottor Montalto e dove almeno per quello che io ho potuto capire mi hanno convalidato l’arresto. Noi si parla di fermo, sono terminologie giuridiche è una questione di termini.
È una questione di termini, però ripeto, io eh non posso contestare al signor Di Filippo che è stato sentito dopo il suo fermo come persona informata sui fatti e non come indagato, però questo risulta da un verbale, io chiedo di produrlo alla Corte. Lei >> del resto è quel verbale già fatto segno di contestazione da parte del collega Rocchi perché eh è quello nella parte >> avvocato, ma siamo in in tema di controesame queste sono considerazioni che >> non non internano il contro esam >> lei al suo tempo, quando crederà nella
sede in cui crederà farà tutte le sue argomentazioni che poi sono riferite non alle >> al dichiarante ma >> no, ma non al dichiarante, ma neanche a ai pubblici ministeri o ai giudici che si sono occupati in Firenze di questa faccenda. Questa è una cosa che esula completamente >> con molta sintesi ci arriviamo.
Eh, è quel comunque quel verbale in cui lei ha quella frase, dice “Chiedo che la mia situazione venga chiarita immediatamente”. Ritorno con una domanda mia alla stessa domanda del collega. Che cosa si aspettava lei per avere chiarezza della sua situazione? Io non mi aspettavo niente. Io ho detto solo che avevo paura di stare in carcere.
E da qui consegue quanto c’ha già detto. In questo frangente, cioè in questi 34 giorni le furono offerti, lei ci ha detto, eh dei denari per il suo contributo investigativo. Ha parlato di una taglia, giusto? No, noi non abbiamo parlato di nessuna taglia in questi giorni. La taglia mi è stata data dopo che hanno arrestato quella a Salvatore Cucuzza e e la taglia mi cioè la taglia la taglia e mi hanno dato 1 milione e mezzo per comprarmi vestiti perché vestiti non ne avevo.
Sono stato trasferito da Palermo con il jeans, le magliette e le scarpe. non purtroppo per questione di sicurezza non mi sono potuto prendere niente a casa e quindi e il servizio centrale di protezione mi ha dato 1 milione e mezzo per comprarmi i vestiti estivi e invernali. >> Quindi allora in term >> pensi che eravamo in due comunque noi eh, quindi 1 milione e mezzo per du >> e quindi la sua risposta mi consenta che non mi soddisfa perché è agli atti di questo processo.
>> Oco, scusi, che la soddisfi, o no? A noi non interlamento, siamo in un’aula di giustizia dove si fanno le domande, si accettano le risposte e si passa ad altre. Va benissimo. Se ora neppure un intercalare telegrafico è consentito, io mi sforzerò di ometterlo. Poi statisticamente si vedrà anche gli intercalari sedi per non fare confusione.
Il parlamentare ha tutti i diritti perché la passi perlomeno lo consente. L’avvocato non ha il diritto di esprimere apprezzament. Ecco, dicevo, le rappresenta un dato e incartato agli atti di questo processo, cioè è venuto un altro collaborante indotto dal pubblico ministero a dire che ha ricevuto 500 milioni per l’arresto di Salvatore Rina.
Ora io le chiedo, a fronte di questo dato, lei conferma di non avere ricevuto dei soldi per l’arresto del signor Bagarella? E io confermo che non ho ricevuto neanche una lira, ho ricevuto solo 1 milione e mezzo per comprarmi i vestiti io e la ragazza che stava con me, sia per l’estate che per l’inverno. >> Faccio una domanda.
>> Confermo pure che nessun magistrato, nessun funzionario della DIA si è mai permesso di dirmi che c’era una taglia per Pagarella. di questo non se n’è mai discusso. >> Ecco, le faccio una domanda che eh alla alla quale giungo proprio dietro alle sue risposte di stamani. Lei ha detto che se un difensore volesse sapere lo stipendio di una persona protetta dal servizio di protezione può fare un’istanza al servizio.
Allora io le chiedo, visto che lei ci ha parlato di un contratto di protezione che ha mostrato di conoscere, in questo contratto ritroveremmo eventualmente traccia di dazioni di denaro? E in questo contratto che ho firmato io, >> in questo contratto che ho firmato io c’erano e tutte le regole che io devo rispettare, cioè io devo rispettare determinate regole e è questo.

>> L’avvocato vuol sapere se in questo contratto erano previsti compensi, una tantum o periodici a suo favore per questo rapporto di collaborazione. >> No, completamente. C’era solo l’assistenza sanitaria. Lei è a conoscenza di episodi di, diciamo, concordanze, accordi tra collaboratori per riferire nei processi su determinati fatti di intesa l’uno con l’altro.
E le faccio questa domanda tanto pensando a quando lei ancora non era collaboratore, tanto alla sua condizione di oggi che invece collabora. ha mai saputo di collaboratori si sono messi d’accordo per riferire certe questioni, >> no? Che si sono messi collaboratori d’accordo e non almeno mi ricordo di non averci pensato mai.
>> Ne ha sentito mai parlare >> e >> prima di di essere arrestato? ne ho sentito mai parlare, non me lo ricordo, signor presidente, non è che sono questi, cioè per me non erano discorsi importanti a cui non non me lo ricordo. È possibile che ne hanno parlato? L’ho sentito, è possibile che non ne hanno parlato.
>> Scusi, come può dire che non erano discorsi importanti, visto che ci ha detto una frase stamani mattina, eh, dice mio fratello si fece pentito e, se non ricordo male ha detto e adesso siamo qua cioè il fenomeno del pentimento, anche ieri rispondendo al PM disse: “La mia famiglia mi ha mi ha ripudiato, non mi ha ripudiato”.
insomma, ha fatto capire che è un fenomeno importante e allora come può dire oggi che non è importante sapere se ci sono accordi tra pentiti, magari della stessa famiglia per andare poi a dire nei processi le stesse cose? e non non mi ricordo e e non mi interessa suo argomento. >> Ecco, non intendo polemizzare con lei, ma per l’interesse che può avere il processo a questo argomento ha definitivamente qualcosa da dire o non ha qualcosa da dire su questo argomento? Io non mi sono mai incontrato con nessuno.
>> La sua risposta paradossalmente mi soddisfa e >> non ci interessa, avvocato. >> Sì, d’accordo presidente, chiedo scusa. Va bene, non è questa la sede. A un certo punto bisogna cercare di capire il processo tende a far emergere possibilmente verità. Le valutazioni personali del difensore, quelle del pubblico ministero, sono tutte cose che non interessano la Corte.
Tra l’altro, appunto, l’argomento si concludeva, era una chiusa, ma lungi da me l’idea veramente di dilungarmi oltre. Dicevo, quand’è che fisicamente lei ha potuto rivedere suo fratello Emanuele dopo la collaborazione? Se lo ha rivisto? >> Eh, io mio fratello Emanuele e da quando abbiamo collaborato non l’ho visto più. Dunque, suo fratello Emanuele attualmente mi pare di ricordare che si trovi in condizione di libertà.
Lei in che condizione si trova? >> Eh, se mi perdoni avvocato, libertà per lei cosa così io vuol dire per tanto se è sempre in stato di detenzione. >> No, no, in carcere non ci sono >> in carcere. Ma lei è >> relativamente libero, ha stabilito un suo luogo. Non lo vogliamo conoscere. Sì, interessa. >> Io abito in un luogo protetto che però per qualsiasi spostamento che faccio e le autorità e competenti devono essere al corrente, ma per una questione di sicurezza.
>> Quindi solo per una questione di sicurezza. Le chiedo proprio mi fa venire in mente a proposito di questo regime, ma lei è al corrente se in un certo momento Contorno Salvatore si trovava a Palermo >> e in un certo, cioè >> dico siamo negli anni 94 95 93, ecco, nel negli anni più vicini a noi. >> Sì, e io di questo ho fatto anche dichiarazioni.
Io non l’ho mai visto come penso che nessun altro di noi lo ha visto, però e si diceva che contorno Salvatore era possibile che era a Palermo. Vabbè, senta il suo rapporto con Salvatore Cancemi, se c’è stato, da quando nasce e quando si interrompe, se si è interrotto. Io con Salvatore Gangemi l’ho conosciuto fine 82 e fino al periodo del mio arresto che stiamo parlando giugno 83 e eh traffico di stupefacenti.
Sbarcavamo della morfina base. Lo conosco perché lui veniva a trovare mio suocero in via Lincoln. Lo conosco perché gli ho consegnato soldi, eh, tanti soldi per ordine di mio suocero e lo conosco perché perché quando mio suocero faceva gli appuntamenti con Pippo Calò e tutte le altre persone c’era molto spesso anche lui. >> Ecco, dicevo quando si interrompe la sua conoscenza, una data se è possibile, non altro.
La conrescenza forse non si interrompe la frequentazione. >> Sì, la frequentazione. E io praticamente nell’83 sono stato arrestato e dopodiché sono uscito nell’85 e a lui, se non erro, l’ho visto solamente ehm anzi eh chiedo scusa, quando io sono stato scarcerato nell’85 e sto parlando del 1986-87, non di più, mio suocero si trovava come detenuto all’ospedale civico di Palermo assieme a Pippo Calò assieme a Giuseppe Savoca e a tante altre persone.
Salvatore Gangemi. Salvatore Gangemi e una volta, anzi più di una volta veniva a trovare Pippo Calò e io là ero presente, anche se c’era la polizia e c’era il metodo per poterlo farla entrare a lui e parlare con Pippo Galò. Poi l’ha rivisto, >> l’ho rivisto in queste occasioni e poi una o due volte l’ho visto in tribunale di Palermo, ma senza mai avvicinarmi, solo da lontano.
>> Ecco, la stessa domanda da parte mia, ho interesse solo a delle date, quindi non importa che si diffonda, riferita a Calogero Ganci, cioè quando se l’ha conosciuto, se ci tiene rapporti, se a un certo punto li ha interrotti. E chi? Io no, io Caraloggero Ganci non l’ho mai conosciuto, non l’ho mai frequentato.
L’avrò visto solo qualche volta in mezzo alla strada dove qualcuno mi ha detto quello è il figlio di di Raffaele Canci, ma non ho mai avuto contatti con lui. >> Ecco. E queste indicazioni per la strada quando pensa ad averle ricevute? queste indicazioni per la strada e che sono successe nel periodo di Sucato a Palermo.
è una storia tutta particolare e e quindi stiamo parlando ehm fine anni 80, primi degli anni 90, ho visto lui e qualche suo fratello con il motorino che si fermavano in una strada per andare a parlare con una persona, eh, e io da lontano me ne sono accorto e mio cugino, se non erro, Spader Antonino, Vincenzo Buccafusca, mi ha detto, dice, quello è il figlio di di Rutzu Raffaele, Ganci, questo, Ma solo questo particolare, niente di più.
>> Ah, Pennino Gioacchino. >> No, io Pennino Gioacchino eh lo conoscevo solamente di fama e perché aveva un laboratorio di analisi, se non erro, ma ma niente di particolare, non >> l’ha mai visto di >> No, no, no. Ho tra le cose che lei ha finora detto, si è parlato di alcuni omicidi. Io vorrei parlare di due per questo particolare.
Faccio e tengo a sottolineare per questo particolare perché sennò si rifà tutta la storia e è contraddittorio che poi noi ci si opponga e poi ci si ritorni. Ma questo è importante. Omicidio Bronte. Lei il 30 giugno del 95 >> avvocato prima deve fare la domanda >> e secondo di come avviene la risposta può avvenire la confessione >> su la domanda verteva su questo.
L’omicidio Bronte il 30 giugno del 95 parla di questo fatto se lo ricorda? E io mi ricordo che ho parlato di questo fatto, non mi ricordo il giorno. >> Il giorno mi dia credito quello che le ho detto. No, vorrei che dicesse, se corrisponde a verità che lei sentì la necessità di precisare che si trovavano degli innocenti e in carcere per questo fatto.
>> Esattamente. Ne ho parlato subito proprio per questo. Va bene. E mi pare la stessa cosa anche per l’omicidio dalle parti di Piazza Massi. Esattamente. Giorgio Pecoraro. >> Oh, allora se io le chiedo, lei sapeva perciò delle cose su questi fatti, come potè essere? E la mia domanda è perché credo lei sia in grado di rispondere, come poteva essere che alcuni innocenti furono incarcerati, cioè vi era qualcun altro che li accusava? E l’omicidio Bronte, >> ripeto, la storia è lunga, mi bastarebbe sapere.
Sì, sto semplificando. E l’omicidio Bronte, se non erro, sono state arrestate due persone perché viste da altri due testimoni e praticamente dopo l’omicidio due testimoni dice sono state eh queste due persone, hanno arrestato queste due persone. Successivamente, dopo la mia collaborazione, la cosa che mi urgeva era di dire ai magistrati che queste due persone che avevano arrestato non c’entravano niente perché l’autore dell’omicidio era stato Salvatore Grigoli con il resto del gruppo.
Perché Salvatore Grigoli mi ha spiegato tutto per quanto riguarda questo omicidio, mi ha spiegato la dinamica, mi ha spiegato che alla fine è stato lui a dovergli sparare perché gli altri, come al solito, avevano sbagliato. Oh! E avevano non li avevano colpiti. >> Esatto. E quando sono scesi dalla macchina non l’avevano colpito, quindi questo è scappato, è dovuto scendere la fattura >> tutto tutto questo.
Siccome questo particolare mi è stato raccontato benissimo da Grigoli e penso che lui non aveva nessun motivo per raccontarmi una bugia, quindi io subito ai magistrati gli ho detto vedete che ci sono due persone innocenti in carcere. Questa è stata. Dopodiché forse ho saputo che li hanno scarcerati. >> Sì. Ecco, come lo ha saputo? >> Poi non mi ricordo.
Ho saputo che lo hanno scarcerato, sinceramente non me lo ricordo nei giornali. Boh. >> Ma fu una cosa che le interessava, fu lei a interessarsi. Dice, “Com’è andata poi a finire?” >> A me mi interessava che uscivano due persone che erano imputate di omicidi e non c’entravano niente. Quindi io ho detto non c’entrano niente quei ragazzi.
Quindi la sua risposta è questa. Ho una vicenda un po’ complessa, è quella che fa capo a un appartamento in via Ingegneros. Lei ricorda questa vicenda? Quale vicenda? Un giorno le dico, trendo spunto dai suoi precedenti interrogatori, in questo appartamento sembrò che avvenisse un furto. >> Esattamente. >> Dunque, perché lo venne perché lei venne a sapere che doveva essere avvenuto un furto in questo appartamento? >> Perché questo appartamento gliel’ho dato io a Bagarella.
Questo appartamento non era intestato a me, era intestato a un amico mio. Eh, >> io un giorno era a casa, è venuto a trovarmi questo ragazzo che aveva intestato l’appartamento e mi ha detto, “Mi hanno telefonato dal palazzo, adesso non mi ricordo se lo ha chiamato il capo condominio, e mi ha detto che c’è la porta aperta di casa”.
>> È quello che ho già raccontato ieri. >> Ieri. Esattamente. >> Allora, avvocato, faccia la domanda. La domanda è che su questa vicenda ha dato delle versioni contrastanti, mi pare. Anzitutto vorrei capire questi documenti, queste carte per stare sul generico che erano in questo appartamento, li ha avuti consegnati lei, se li ha andati a prendere personalmente? >> E quando siamo andati nell’appartamento a prendere questi documenti c >> e siamo andati chi? Io e Gregori e questa è intanto una sua versione.
Dica, dica perché le dico fin d’ora in un altro momento dice che invece fu l’amico a darglieli questi non che ci andò po Esattamente. Bravo, avvocato. Gli chiedo scusa, gli chiedo scusa avvocato. Gli chiedo scusa. >> Sì, sì. Ci siamo andati io e questo ragazzo che aveva l’appartamento intestato e io gli ho detto, “Guarda, appena tu entri controlla tutta la casa.
” Ci saranno dei documenti, ci saranno delle buste, mettimi tutti i cose in una busta e me li fai avere. Chiedo scusa, avvocato. >> No, prego. Perché >> ho parlato di Grigoli? Perché poi successivamente ci siamo incontrati con Grigoli perché siamo stati e Grigoli a portargliele a Nino Mangano. >> Dico, ma perché la persona di Grigoli appare nel secondo interrogatorio? Se lo ricorda questo? Perché la persona >> di Grigoli appare nel secondo interrogatorio, mentre nel primo >> nome di Grigoli perché lei lo cita nel secondo >> precisamente il 13 luglio, mentre il 4
di luglio parlava dell’amico >> e Grigoli non c’era. Avvocato. E la verità è questa. Io adesso mi sto ricordando perfettamente che quando ragazzo è venuto a casa mia a trovarmi, io gli ho detto: “Andiamo in via Ingegneros”. E siamo andati là. Mi ricordo che ci siamo andati con i motorini.
Io avevo un motorino e anche questo ragazzo aveva un motorino. Siamo andati là, abbiamo posteggiato i motorini. Io gli ho detto, “Entra, tutto quello che c’è dentro, vedi prima com’è la situazione, tutto quello che c’è dentro, mi metti tutto in una busta e e me lo fai avere.” La verità è questa. >> Ma l’avvocato vuol sapere come mai lei, >> in una certa circostanza ha detto che quell’occasione con lei in questa via ingegnere sia andato con Grigoli >> perché sicuramente mi sono sbagliato, mi sono confuso.
Perché per correttezza va detto che ne parla anche nel primo interrogatorio il Grigoli, però riferito alla sera. >> Sì, sì. Vabbè, mi sono confuso, chiedo scusa avvocato, non >> No, ma si tratta di un momento che interessa, perché come mai se li fece dare lei questi documenti e non li disse allora al Grigole e all’amico o chi vogliamo, non importa, prendili tu e portali a chi devi portarli.
>> E lui come faceva a portarglieli? Perché quello quel ragazzo non ne sapeva niente di tutte queste storie. quel ragazzo sapeva che che l’appartamento serviva per me, perché poi io ci andavo eh per i fatti miei. Non è che quel ragazzo sapeva Bagarella, sapeva Grigoli, sapeva ni non sapeva niente. Quindi >> benissimo.
Ma allora perché ci manda uno che non sapeva nulla a prendere queste carte? >> Perché >> ci poteva mandare il Grigoli, vengo dietro al suo ragionamento. >> Glielo spiego perfettamente. Perché l’appartamento com’era possibile che era stato trafugato dai ladri? Come com era possibile pure che c’era la polizia dentro? Ci siamo.
Quindi gli ho detto, “Entraci tu e vedi tu com’è la situazione perché a te è intestato l’appartamento. È assurdo che c’entro io.” È stato questo il motivo. Però sta di fatto, e concludo su questo argomento, che se ho capito bene lei incaricò una persona che non apparteneva all’associazione alla quale lei dice di far parte di prendere documenti.
>> Documenti? Sì, gli ho detto tutto quello che trovi prendi, ma non è che io gli ho detto che quelli erano documenti importanti o libro mastro o quello o quello. Io questo non gliel’ho detto. Lei sapeva poi che questi documenti sarebbero stati trovati dalla polizia in via Pietro Scaglione o parte di questi documenti.
Ora non mi interessa quel documento piuttosto che quell’altro. Interessa sapere se lei sapeva che poi la polizia li avrebbe trovati in via Pietro Scaglione. >> No, io quella sera glieli ho portati assieme a Grigoli Salvatore in via Pietro Scaioni a Nino Mangano. Quella sera noi li abbiamo portati là. Poi io questi documenti li ho rivisti dopo che li hanno trovati >> e ne abbiamo già parlato.
>> Sì. >> Per concludere su questi documenti, ieri il pubblico ministero le ha chiesto molti soprannomi. >> Sì. Lei su certuni è stato sicuro, ha detto di essere stato sicuro, su certi altri ha detto che aveva delle perplessità, certi altri ancora non li ricordava proprio. Ora uno in particolare, quello di pittore.
Lei ricorda se su questo soprannome è stato, cioè si è già espresso più volte indicando ora una persona, ora un’altra? e pittore. Noi chiamavamo due persone e uno che si chiamava che si chiamava e Scaldamia Scaldamia mi pare che questo era un prestannome di mio cognato Marchesi Antonino e chiamavamo anche anche Salvatore Cupù.
Ecco, però questo devo dire non lo trovo preciso da parte sua perché il 4 luglio 97 opero contestazione a pagina 8 lei dice deduco trattarsi del Cocuzza, non che sapeva con certezza certe cose. Allora sono sue deduzioni queste sui soprannomi, >> no? C’ho pensato dopo che gli dicevano pittore perché perché dopo successivamente ci ho pensato.
Non è che uno subito si può ricordare tutto. >> Uno subito tutto non se lo può ricordare. Avvocato. >> No, no, ma questo eh lasciamo stare. Quello che mi interessava era eh il discorso della deduzione. Ho capito. Ora volevo anche trovarla questa pagina. Purtroppo non è numerato questo interrogatore. Facciamo velocissimo. Uno.
Ecco. Prendo visione dell’appunto con l’indicazione pittore e dal suo contenuto deduco che con tale soprannome è qui indicato Cucuzza Salvatore, il quale vantava di avere dipinti dei quadri in carcere. Quindi non mi pare che lei oggi ci ha detto era prassi chiamare pittore questo signor Cucuzza. Invece qui io leggo che lei dice Beduco che qui è chiamato anche Cucuzza.
Quindi mi contento della risposta nel senso che mi conferma che allora si trattava di una sua deduzione. >> È possibile? è possibile. A un certo punto lei fa il nome di un certo Frabetti a proposito di queste confidenze ricevute da altre persone. Dice Oscarano Frabetti potevano parlare, ma questo nome del Frabetti lei come può averlo fatto? Anche perché le aggiungo, lei non parla di un certo Frabetti, dice il Frabetti, >> perché loro parlavano Oscarano Fabretti, >> ma Giuliano Francesco in particolare.
>> Ma questo Fra Fraetti Fabretti io neanche lo conosco sto Fabretti, lui lo ha nominato, quindi lei però ripeto usava questo articolo determinativo il Frabetti, come se lo conoscesse. Allora è una un errore probabilmente di trascrizione delle sue parole. Se io lo conoscevo già avrei fatto dichiarazioni sopra lui, invece non ne ho fatte mai perché non lo conosco.
Quindi >> Ma ecco su questo punto e veniamo al PM di Firenze interrogatorio. Il suo interrogatorio è, se non ricordo male, il 5 luglio del 95. Ieri mattina lei ci ha detto di aver voluto parlare col PM di Firenze, convinto dell’utilità delle cose che sarebbe venuto a dire. Lo ricorda? >> Eh, mi >> mi ricordo proprio questa espressione sua.
Convinto dell’utilità delle cose che sarei venuto a dire. Avvocato, mi perdoni, non ho capito la domanda. >> Lei ha detto di aver chiesto di parlare col pubblico ministero, convinto di rendersi utile con le sue parole. >> Eh, ma certamente penso che un pochettino di poco di di contributo io gliel’ho dato. Non è una una presunzione, però poco poco ma gliel’ho dato. Vabbè.
No, però invece il 4 luglio 95, sempre l’interrogatorio a cui facevo riferimento prima, davanti al PM di Palermo, la vicenda nasce in maniera differente perché a pagina 5 lei introduce questo discorso e dice, cioè prendo atto dell’invito di riferire dettagliatamente quanto a mia conoscenza al PM di Firenze, quindi si tratta tratto di un invito del PM di Palermo.
Se vuole le leggo anche tutta la partuta da una domanda. >> Sì. No, io la domanda era se ricordava di avere di essersi espresso nel senso di aver chiesto lui, signor >> Ma quello non ha nessuna importanza. un discorso generico, quindi non ha è lei sta leggendo qualcosa che riguarda un nome specifico, però nel leggere la frase in base alla quale contesta manca il presupposto della contestazione che deve essere sempre una risposta che evidentemente è in contrasto con qualco quanto dichiarato in precedenza.
Oggi lei una domanda su Propetti non l’ha ancora posta, ne ha parlato. >> No, scusi, forse c’è stato un un propos nel senso Sì. No, qui la questione è questa. Eh, >> non è la questione, è la domanda che va che manca, avvocato, come devo farglielo capire? >> No, si parlava della Si parlava, signor presidente, della fatto che il dichiarante ha detto di essere voluto venire lui a Firenze a rendere certi a dichiarati.
Bene, ma questo le ho detto che non ci interessa. È un discorso genericissimo, poteva riferirsi alle stragi, poteva riferirsi alla bellezza del del come si chiama del museo che di di cui tutti ci occupiamo o di qualsiasi altra cosa. L’argomento che lui sulla quale ha ha chiamato l’attenzione dell’esaminato è il nome Frabetti. Lei ha anche detto, dice il Fra Betti, non di un certo Frabetti, però non ha posto una domanda per poter poi procedere a contestazione.
Su questo no, >> non mi sono espresso bene io perché allora la questione Frabetti a me interessava esporla solo nei termini. Cioè come domanda avvocato, per poter contestare bisogna aver fatto una domanda sull’argomento, poi si contesta legittimamente, diversamente si procede a un controesame che non è fatto nelle regole del codice diritto ripeto, sicuramente sono inadeguato nella spiegazione.
La contestazione non era su Frabetti, era sul fatto generico, ne prendo atto e perciò si passa ad altro argomento, che il dichiarante disse di essere voluto venire lui qua, invece nell’interrogatorio 4 luglio 95 ricevette un invito a presentarsi. Tutto qui. Tutto qui che non hanno >> Sì. Vabbè, comunque la posso chiarire. Non se presidente se se lei permette >> No, perché non c’è una domanda, quindi lei non va a chiarire proprio nulla.
Ecco, diciamo questo, >> lei ha conosciuto questo Fra Betti? >> No, no, io non l’ho mai conosciuto. Io >> è un nome che ha sentito fare da questo. >> Sì, sì. >> Procede >> Ecco, veniamo a Carra. Lei sa descrivere un quel camion, anzi, di cui ci ha parlato del quale il Carra ti sarebbe servito per trasportare dell’Ascish.
E io quando il Carra e o meglio quando è stato fatto sul lavoro di Ashishi a Palermo dalla nostra famiglia con i calabresi, nello stesso periodo Grigoli Salvatore aveva avuto quella famosa fucilata nel piede di cui ho parlato ieri e io stavo giorno e notte con lui. >> In che anno siamo? Siamo noi nel 95, inizi 95, quindi io e Grigoli non abbiamo potuto partecipare a questo traffico di Asici proprio perché il Grigoli aveva la botta al piede e io dovevo stare là ad assisterlo.
Però tutto quello che si è svolto quando veniva Nino Mangano la sera a mangiare con noi e a dormire con noi, lui ci spiegava tutto. >> Va benissimo. Io la mia domanda era più precisa e minuta. ha mai visto il camion con cui il carra trasportava Ashici, come dice lei. >> Eh, io non No, no, no, no, penso >> non l’ha mai visto.
Oh, è mica al corrente di un trasporto di argento rubato che car avrebbe effettuato in quel di Milano >> se io ero al corrente? Sì, >> ma in quali anni lei sta parlando? Eh, io lei che faccio la domanda, poi lei mi risponde. >> Per la nostra famiglia, >> signor Di Filippo, io le ho fatto una domanda parlare di un trasporto di una quantitativo abbastanza apprezzabile di argento fatto dal caro carro o cam.
Io, se parliamo di argento, ma solo per sentito dire, sto discorso l’ho saputo, ma già stiamo parlando di tanti anni passati, lui e se non erro, ha trasportato questo argento per conto della famiglia Spadaro Boccafusca. >> È al corrente di nascondigli usati da questo signor Carla per fare questi trasporti? >> No, >> no.
nel suo verbale ormai famoso, tante volte l’abbiamo ripreso tutti, lei dice, la mia domanda si fonda, sulla sua convinzione l’ha ripetuta oggi stesso, che il Carra ha detto oggi è stato l’autore del tritolo, oggi ha detto così. Eh, da quali elementi oggettivi può desumere questa convinzione? Le dico subito per brevità che all’epoca non parlò, riferito al foglio famoso in mano al Carra che ci fosse il nome di Carra lì sopra.
Ecco, fatta questa premessa, >> così. >> Vabbè, non non si vuole essere brevi. Ritiro la premessa. Andiamo avanti sul discorso differente. No, se c’è opposizione, ecco, chiedo al presidente. >> Certo, c’è opposizione. Certo. Alzato sarà per qualche cosa. Eh, certo. >> Come fa a dire? Ma come fa a dire che Pasquale Di Filippo non ha mai fatto il nome di Carra nel foglio? >> No, il foglio intendo in mano al Carra.
Ho detto il >> foglio in mano al carra. >> Leggiamo >> e lo legga. >> Ecco, allora però lo leggo quando faccio la contestazione. Quindi torniamo alla domanda prima. >> No, lei ha fatto un riferimento molto preciso. >> No, no, prima deve essere proceduto da una domanda. Quindi a questo punto la domanda primeva era da quali elementi oggettivi desume che, come lei diceva, il carra è l’autore del tritolo? Brevemente ha detto così stamattina >> perché quando è stato portato questo foglio e e comunque io di questo discorso ne ho
parlato ieri ampiamente e sì. Ehm, lui era molto preoccupato e voleva sapere da Nino Mangano cosa doveva fare. Eh, in questo foglio c’era un nome di un cellulare, di una ditta che quando Grigoli Salvatore lo ha visto gli ha detto a lui, dice “Ma questo non è il foglio e il telefonino che usavi tu quando hai salito il tritolo per le stragi?” Ehm eh quindi oggettivamente l’ho visto, l’ho capito da qua, cioè oggettivamente lei l’ha capito da questo.
Ecco, allora posso andare appunto al suo verbale 5 luglio 95 davanti al pubblico ministero di Firenze, devo cercare il passo pagina 8. Aspetti il pubblico ministero che forse ha indicato un verbale che non è quello >> e probabilmente ha visto un altro verbale. >> Bravo. >> Quasi sicuramente. >> Vabbè, se lei ne fa una questione di formalismo si prende il verbale diverso, ma il punto lei lo sao per venire le incontro avvocato le fa perdere cerca il punto in cui menziona il foglio e i nomi di Carra, giusto? >> Sì. Ecco, allora è pagina 8 del verbale
5 luglio. Sì, mistero. Io mi sono espresso più volte su quella frase, sono convinto che il car la convinzione, sono partito di lì, si può risentire, son parole di 5 minuti fa, non è l’interrogatorio del 5 luglio, >> è quello del 4 luglio, >> no? si vedrà in fondo risentendoli come sta il dare e l’avere e figurato, si capisce e senza ecco >> eh 4 luglio 95, la pagina non è la 8, ma è la >> la 4 luglio 95, non è al pubblico ministero di Firenze.
Es >> pal a Palermo. È a Palermo. >> A proposito del Carra, devo dire che sono convinto che proprio lui abbia portato nel nord Italia l’esplosivo per gli attentati del 93. Posso aggiungere che ho assistito a dei commenti fatti dal Grigoli, dallo Spatuzza, dallo Nigro, dal Giuliano, dal Tutino e da altri circa l’accertamento della loro responsabilità in ordine a tali attentati.
Essi meravigliavano di come tale responsabilità fosse stata accertata ed erano convinti che uno dei romani, o lo Scarano il Fravetti, stesse collaborando con i giudici. Ricordo che il car era venuto in possesso di un foglio firmato da un giudice di Firenze con tutta una serie di nomi di persone indagate per la strage di via dei Georgofi.
Il carette tale foglio a me e ricordo molti dei nomi in esso contenuti. rilevavo come in questa circostanza il signor Di Filippo non faccia non dica che su quel foglio c’era il nome del camera. Questo era il punto perché non ha detto nessun nome in quel foglio, non il nome del No, il pubblico ministero non può rispondere, sennò qui le cose si cambiano.
Se permette rispondo io perché a Palermo non gli interessava proprio niente di questo foglio perché era una cosa di Firenze. È normale che subito dopo, quando sono venuti i magistrati di Firenze e io gli ho riparlato del foglio, è normale che i magistrati per andare a trovare sto foglio, per andare a vedere se io dicevo la verità, mi hanno detto “Ma tu cosa hai visto nel foglio? Chi c’era scritta?” E io gli ho dovuto elencare tutti i nomi e cognomi.
Questo è avvocato. >> No, questa è la sua risposta. I verbali giungeranno direttamente alla conizione della Corte. mi pare inutile e anche parlo per me stesso perché è sempre il mio scrupolo essere quanto più possibile all’altezza della situazione, non felice entrare in polemica con la controparte e quindi assolutamente si cambia anche argomento.
Questo è già stato >> avvocato, stiamo avvicinandoci alle >> Si stiamo avvicinando anche alla conclusione. >> Esattamente. >> Vengo nello specifico ai rapporti di parentela che lei ha descritto con il signor Bagarella. e vuole chiarirci e ricordarci che parentela lega lega eh i signori Drago e Marchese tra loro. Si parla dei due collaboratori di giustizia, >> eh Drago e Marchese.
Quindi lei parla di Giuseppe Marchese e di Giovanni Drago, le cioè la madre di Giuseppe Marchese e la madre di Giovanni Drago sono sorelle. Ecco, le rappresento, può smentirmi sicuramente che la parentela dovrebbe essere diversa, cioè la sorella della madre di la madre di Marchese è sorella del padre di Drago.
Vabbè, è possibile, è possibile mi sono queste >> non penso che abbia comunque io li conosco tutti, ma non è che benissimo, ma mi chiedo, queste persone sono comunque imparentate con lei >> e con mia sorella >> e quindi per affiliazione con lei affinità, anzi affinità civilisticamente l’affinità. Sì, >> dico in termini sempre di parentele e di affinità, la eh il signor Bagarella, lei sa quando si è sposato? Ritengo di sì.
Quindi >> e quando lui si è sposato >> Sì. >> Io sono stato invitato, >> appunto. >> Sì. >> Quindi mi bastava che lei mi dicesse la data. >> Si ricorda la data. E signor presidente, voglio premettere una cosa e io la data non me la ricordo. Io sono stato invitato in questo matrimonio e ci sono andato e è successo un particolare.
In questo matrimonio, mentre eravamo tutti seduti, è entrata la polizia, ha fatto eruzione, però con calma e e hanno preso i documenti di tutti, di tutti. Benissimo. >> Io, aspetti avvocato, io fortunatamente sono riuscito a ad allontanarmi e non gli ho dato il documento, quindi il nome mio non c’è scritto, però mio fratello gliel’ha dato perché c’era anche mio fratello, quindi c’era il nome di mio fratello. Faccio presente questo.
>> Le chiedo eh, dopo il matrimonio quand’è che ha nuovamente incontrato, se lo ha incontrato il signor Bagarella? Eh, io mi ricordo che Bacarella è stato arrestato quando Bacarella è stato scarcerato, la data non me la ricordo, e è venuto più di una volta lui e suo cognato Gregorio Marchese a trovarci a noi presso il nostro distributore.
Faccio anche presente che quando lui camminava e e lui è stato scarcerato con una clausa, nel senso che qualsiasi spostamento lui doveva fare lo doveva fare seguito dalla polizia e la polizia doveva stare sia giorno che notte sotto casa sua, quindi quando lui già veniva nel nostro distributore c’era anche dietro la macchina di polizia in borghese che scriveva e annotava tutto.
Ecco, su questa, diciamo, percorsi e tragitti, lei ci ha parlato di un personaggio, di una figura di autista che farebbe il gioielliere in Vioreto. Può essere più preciso su questa figura? Io mi ricordo che Vittorio Tutino mi ha detto che quando salivano per fare queste cose c’era di mezzo uno fra di loro che si comportava, secondo lui, un pochettino eh sgarbato.
Dice lui ne approfitta perché è stato l’autista di Bagarella ha questo un negozio in via Oreto di gioelleria. Poi io non ne so parlare perché non lo conosco. >> Quindi il signor Bagarella non è mai venuto accompagnato da questa persona presso di lei? >> No. >> M sa dirci se è mai venuto a trovarla a casa. >> Chi? >> Bagarella.
>> A chi? A me? >> Sì. No, io a casa mia lui non è mai venuto. >> Bene, senta, andiamo rapidamente alla conclusione. Ci ha parlato stamattina di una relazione sentimentale con una giovane e posso sbagliarmi non anche con più di una. dico, ma mh essendo lei che ci ha detto persona riservatissima, del signor Bagarella, ma su questo particolare aspetto eh ricevette delle critiche oppure lo tenne nascosto oppure che cosa? Eh no, io critiche non ne ho ricevute, anche perché eh quasi tutti avevano le donne.
Questa sua affermazione la può sostanziare di qualche significato o si ferma qui? >> Avvocato mi pare aspetto che proprio non ci interessa. Credo che riguardi tutti gli imputati e anche i non imputati >> e anche i non imputati. Pertanto, eh su questa base, un’ultimissima cosa, ieri ci ha parlato, questa è proprio l’ultima domanda, ieri ci ha parlato di aver fatto una buona cifra con un affare di traffico di stupefacenti.
Eh, le chiedo definitivamente, collaborando con gli inquirenti, ha restituito i denari che può aver lucrato con questi affari? Ma io questa cifra per come l’ho guadagnata, l’ho persa perché io l’ho guadagnato una cifra, poi l’ho questa cifra gliel’ho data nuovamente in mano a Nino Mangano per per investirmela in un altro traffico che dovevamo fare dopo.
Ma io quando poi ho collaborato è normale che Nino manangano sti soldi a me non me li ha dati dai più, a lui glieli ho dati io. Quindi quelli che avevo guadagnato ho perso perché glieli ho rimessi per un altro successivo lavoro. Non ho altre domande. Grazie >> presidente, mi scusi, c’è Giuliano che voleva fare delle dichiarazioni spontanee? Faccio dichiarazioni.
Giuliana, >> signor presidente, io volevo fare sapere alla corte e alla signoria vostra che il signor di Filippo Pasquale mi ha accusato di una scomparsa di tale di Piazza Francesco che in questo processo non si è parlato completamente a differenza degli altri omicidi e questa scomparsa io già ero stato scarcerato in quanto ero militare, ma lui mi aveva accusato dicendo che io gli avevo confidato che durante l’omicidio mi trovavo in licenza.
Ebbene, dopo la seconda ordinanza di Gusciola da Cotelare, puntualmente è arrivata la seconda scarcerazione, poiché si è scoperto che io ero stato a licenza tra maggio e giugno dell’89, mentre la scomparsa che mi si attribuiva dal di Filippo era nel marzo 89. Io non gli ho mai confidato niente in a questo signore, in quanto tra di noi non c’è mai stata amicizia, ma anzi questa persona ha sempre nutrito il rancore nei miei confronti in quanto un giorno addirittura siamo arrivati alle mani e lui ha avuto la peggio.
Il discorso, signor presidente, è nato per colpa del mio distributore che lavorava poco e io per arrotondare aprivo fuori orario e certe volte la domenica fuori turno. Signore, assieme a suo papà e a qualche altro puntualmente mi faceva venire i carabinieri per farmi chiudere. Signor presidente, in tutta la via Messina Marina i gestori che hanno tutti i distributori li conoscevano come gli spioni della pompa.
Ed è per questo motivo che questo signore si accanisce contro la mia persona. Signor presidente, poi per quanto riguarda le mie personalità, io purtroppo non mi posso difendere degli omicidi che mi si contestano perché mi devo difendere nelle aule dove ci sono questi processi. Però posso anticipare che tutto quello che ha detto il Di Filippo nei miei confronti non è vero, è soltanto accanimento per quella discussione che quando siamo arrivati alle mani che lui la sa bene questa discussione.
La ringrazio, signor presidente. Prego. Dunque, l’Uente lei non ha diritto di replicare. >> Presidente, a conferma di quelle delle >> avvocato farà la produzione. La farò >> certo. L’udienza riprende venerdì alle ore 9 mi pare che abbiamo in programma l’esame di Pietro Romeo. La settimana successiva invece dovremo fare purtroppo una sosta e riprenderemo il 13.
Buongiorno.
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