e è giustificata da 28 anni. Sono passati 28 anni, quindi ormai no. 28 anni è come un anno, come un giorno. Se è stata fatta un’ingiustizia a una persona, secondo me bisogna arrivare ad una chiarezza. Sono tanti, ma per me è veramente come se fosse ieri. >> Londra, martedì mattina. Le telecamere di chi l’ha visto seguono Pietro Orlandi sull’ultima pista che potrebbe portarlo finalmente sulle tracce della sorella Emanuela.
>> Ma se anche c’è l’1% quell’1% uno lo deve verificare. >> L’ultima pista parte qui nella cucina di casa Orlandi dove è nato mia sorella Emanuela. Il libro che Pietro ha scritto con un giornalista del Corriere della Sera. >> Siamo partiti da una premessa fondamentale che per arrivare a scoprire se Emanuele è viva o comunque a accertare le responsabilità di chi l’ha sequestrata ed eventualmente uccisa, occorre mettere insieme tutti i tasselli di questa vicenda.
Ma tante cose sono riuscite proprio rileggendo le sentenze bene a fondo. Lì sono usciti dei particolari che all’epoca sinceramente erano sfuggiti o che non avevo saputo perché noi le cose le sappiamo dai magistrati, dagli avvocati e quindi le sappiamo così in maniera molto eh dall’esterno, diciamo. Anche la gente lupo ha letto il libro di Orlandi e Peronaci e attraverso il telefono ha consegnato ad una TV romana l’ennesima verità.
>> Buonasera. >> Buonasera. Posso chiederle il nome? >> Inorgo, nostro militare, mi chiamano Lupo e sono il lupo solitario >> in giaro. Perché? Perché in giardgo facciamo parte del servizi italiani e facciamo parte di una struttura protetta italiana. >> Lei ritiene in questo momento Emanuela dove si trova? in Inghilterra in una struttura privata e protesta.
>> Ora, quindi si troverebbe dove? In particolare in Inghilterra. In >> Inghilterra in centro Inghilterra dentro una, diciamo, un manicomio, mascomi come Bonti vuol dire. >> Ma dove? A Londra oppure in altre città? >> A Londra. Londra. Centro Londra. >> Ah, quindi nel centro di Londra. E in particolare sarebbe chiusa, segregata >> dall’inizio? Fino adesso è sedata.
>> Quali? persone si prenderebbero cura di lei. >> Sì, ci sono due medici che sanno tutto e quattro infermiere. >> Buonasera Pietro Orlandia e buonasera Fiore. Fiore, >> buonasera Federica. Siamo andati a bussare seguendo le indicazioni che lupo lupo solitario ha dato in quella diretta televisiva.
Intanto Pietro ti ha dato l’indicazione il nome dell’ospedale, no? >> Sì, era il Queen Elisabeth Hospital di Birmingham. Eh, mi chiedi se potrebbe essere ricoverata nella una struttura di lunga degenza, perché la stiamo cercando. Spiegatelo perché. dire la verità in quel momento mi ha dato un attimo di >> di ansia perché l’ho vista che entrata, guardava la foto, era un po’ agitata e diceva “Ma questo viso, questo non >> Eccetro”.
Quindi vediamola anche noi, facciamola vedere ai telespettatori la foto, l’invecchiamento che ha fatto la polizia scientifica. >> Particolari che combaciano e particolari che non tornano e le presunte rivelazioni dellaagente lupo che si chiamerebbe Luigi Gastrini. e che proprio per il suo ruolo nei servizi segreti sarà presto ascoltato dalla Procura di Roma.
Anche nella telefonata con TV7 aggiunge nuovi particolari. >> Lei che ruolo ha avuto in questa vicenda? Cioè, a che titolo parla? Parla per sentito di ci sono i supervisori quando si fa un incarico delle persone e controlla tutto. Se tutto va bene, tutto va a secondo i piani che si stabilita. Basta. >> Lei era un supervisore di questa vicenda o era un sottoposto? sul supervisore >> e quindi lei ha assistito proprio quel giorno, il 22 giugno 1983, lei era nella zona di Santa Pollinare dove è sparita Emanuela.
>> Esatto. >> E dopodiché Ma chi l’ha presa? >> Mh >> chi l’ha presa? Chi l’ha avuta in carico? Agenti italiani che l’hanno passata. >> Agenti Agenti in cui dovevano fare il lavoro. Ve l’ho detto troppo polverone, sto tirando su e troppo polverone si sta facendo. Adesso la faccenda si fa più seria. Adesso incominciamo a avere i frutti.
>> Questa conversazione lei pensa che viene ascoltata da qualcun altro? >> La stanno registrando perché lo sento sotto. Non si preoccupi perché le orecchie c’ero fine e lavoro mi ha insegnato tante cose nella vita. >> Comunque lei conferma che è a Londra, eh Manuela? >> Sì, sì. >> E perché c’è anche sul nome del del dell’ospedale dove sarebbe eh trattenuta.
>> Secondo lei gli do gli do il nome esatto. Gli do il nome del personaggi esatte. La saluto. >> Il procuratore di Bozzano, Guido Rispoli, ha indagato per usurpazione di titolo e simulazione di reato il sedicente agente segreto Lupo che alcune settimane fa aveva fatto rivelazioni sul caso di Emanuela Orlandi, la giovane cittadina vaticana scomparsa 28 anni fa.
Non ci risulta, ha detto Rispoli, che abbia mai fatto parte dell’arma dei carabinieri dei servizi. Se i dati che ha fornito non dovessero trovare riscontro, chiederò il suo rinvio a giudizio. I dubbi della Procura di Bolzano sulla credibilità di Lupo non vengono però condivisi da Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela.
Orlandi e Fabrizio Peronacci, coautore del libro Mia sorella Emanuela, edito da A nordest, si sono presentati in procura a Bolzano per insistere sulla pista alta tesina dell’inchiesta, ovvero quella del presunto avvistamento di Emanuela a Terlano alcuni giorni dopo la sua scomparsa.
Sì, è una la testimonianza di una testimone che è accaduta un mese e mezzo dopo la scomparsa di Noela, l’ha vista a Terlano e sono all’epoca scattarono le indagini, portarono ad indagare quattro persone più una e che veniva da Monaco e questa persona di Monaco è stata identificata come un funzionario del Sismi. Lì poi la la questione è stata chiusa perché dissero che quel giorno non era in ferie, quindi non poteva stare a Terlano e si è conclusa.
secondo me poteva stare a Tellano anche nelle funzioni del suo lavoro. E io voglio fare chiarezza su questa vicenda perché secondo me c’è stata una forma di è stata insabbiata in qualche modo, è finita è finita lì e invece è una cosa importante anche perché questa testimone dichiarò di aver visto questa ragazza con un collarino e non metallico e io l’ho visto di recente guardando la sentenza di chiusura e questo collarino non metallico era un collarino che manuale portava il giorno prima un colonito di stoffa giallo e rosso e me lo ricordo perfettamente e
secondo me questa potrebbe essere considerata data una prova. >> Oggi hai incontrato appunto il procuratore, ieri invece ha incontrato proprio il cosiddetto lupo, no? >> Lui mi ha detto che vuole assolutamente fare chiarezza sia sulla sua posizione perché lui dichiara di essere stato un carabiniere e aver lavorato nei servizi nel sismi e sia a fare chiarezza una volta per tutte su questa vicenda di Emanuela.
>> Adesso andrai personalmente a Terlano a cercare cosa? Beh, io vorrei andare, visto che sono qua, vorrei andare a Terlano a parlare con questa testimone famosa che a quanto pare l’ultima persona che ha incontrato Emanuela, che ha visto Emanuela. >> 4 luglio 2011. Gli inquirenti della procura di Treviso sequestrano una missiva anonima proveniente da Palermo e recapitata la casa editrice Edizioni a nordest.
Il documento siglato dal presunto Kate Sams richiama i comunicati del collettivo Phenix rinvenuti in diverse chiese della capitale tra settembre e ottobre 83, caratterizzati da toni minacciosi, in uno dei quali si menzionava la soppressione della persona sequestrata. Secondo chi ha vergato la lettera, il linguaggio utilizzato dal gruppo Phenix e il rinvenimento di quattro sassolini in una busta datata 4 settembre 83 sarebbero chiaramente massonici, sollecitando gli investigatori a esplorare questa direzione.
19 luglio 2011, durante l’evento culturale Tabula Rasa, dedicato ai temi della legalità e in svolgimento a Reggio Calabria, l’autore portoghese Luis Miguel Rocia dichiara: “Affermare che Emanuela Orlandi sia sparita è un insulto a tutti gli italiani, io so che lei è viva, so che è così perché l’ho incontrata.
Ho percepito nei suoi occhi l’angoscia di un’anima che ha vissuto un’esistenza terribile, ma ormai sono vaccinato. Sono sicuro di quello che dico. 24 luglio 2011. Antonio Mancini, ex membro della banda della Magliana, divenuto collaboratore di giustizia, conferma l’ipotesi investigativa del magistrato Rosario Priore, secondo cui la giovane sarebbe stata rapita dall’organizzazione criminale romana per esercitare pressioni sul Vaticano al fine di recuperare 20 miliardi di lire affidate allo Yor.
Secondo Mancini La Orlandi sarebbe deceduta. Riguardo la sepoltura di De Pedis nella basilica di Santa Polinare, spiega il motivo è che fu lui a far cessare gli attacchi da parte della banda e non solo, nei confronti del Vaticano. Dopo il fatto della Orlandi, nonostante i soldi non fossero rientrati tutti, De Pedis si impegnò, attraverso i prelati di riferimento, a far cessare le azioni violente.
Tra le cose che chiese in cambio di questa mediazione c’era anche la garanzia di poter essere seppellito lì a Santa Pollinare. Il pentito sostiene che l’organizzazione criminale avrebbe intrattenuto contatti con monsignor Agostino Casaroli, all’epoca segretario di Stato, confermando quanto già riferito dall’altro collaboratore di giustizia Maurizio Batino.
2 ottobre 2011 il giudice Rosario Priore, precedentemente responsabile dell’inchiesta sull’attentato al pontefice Giovanni Paolo II, sollecita l’apertura della tomba di De Pedis e sostiene che la verità ormai sia emersa. Emanuela fu rapita dalla banda della Magliana per un ricatto al Vaticano, connesso ai flussi del denario illecito transitati attraverso lo York.
rilancia l’appello di Pietro Orlandi affinché venga ascoltato Oscar Luigi Scalfaro che negli anni 80 ricopriva la carica di ministro dell’interno e risiedeva nel palazzo di Santa Pollinare dove aveva sede anche l’Istituto Musicale frequentato da Emanuela. Valentino Miserax, insegnante di canto corale al corso, seguito anche da Emanuele Orlandi, ha raccontato che Scalfaro partecipava volentieri ai saggi nella scuola di musica e offrì il suo aiuto a Sword Dolores per provare a ritrovare Manuela, ma non riuscì a fare molto. Va ricordato che
dal 4 agosto 83 assunse l’incarico di ministro degli interni, ovvero l’istituzione dalla quale dipendevano anche i servizi di intelligence. >> Sarebbe interessante dire avere l’opinione di un di una persona importante e Oscar Luigi Scalfaro che all’epoca era non all’epoca del della sepoltura di De Petis, all’epoca del rapimento di Emanuela, era ministro degli interni.
Quindi era una persona importante che in qualche modo ha seguito la cosa e siccome era molto vicino all’ambiente ecclesiastico, in particolare al cardinal Poletti e potrebbe aver sentito qualcosa riguardo alle motivazioni della sepultura, considerando che all’epoca del sequestro Scalfaro abitava all’interno della scuola di Manuela di Musica, conosceva molto bene Sordores, >> quindi a Santa Polinare.
siapolinare abitava e può darsi in qualche modo ha seguito questa vicenda legata alla sepoltura. Avete >> mi piacerebbe ascoltare una sua opinione a a >> Non avete avuto mai modo di parlare con lui? No. >> 15 novembre 2011 il magistrato Ferdinando Imposimato afferma che la guardia svizzera Alois Esterman fosse un informatore della Stasi e che in seguito al furto di documentazione riservata temesse per la propria incolumità al punto da rivolgersi all’agente di Gladio Antonino Arconte per ottenere asilo politico negli Stati Uniti. Inoltre,
ritiene che Esterman avesse svolto un ruolo cruciale nel sequestro di Emanuela Orlandi. Il primo a sospettare che fra le guardie svizzere ci fosse una spia fu Ercole Orlandi, il papà di Emanuela. Mi parlò dei suoi sospetti perché mi spiegò. Solo uno di loro poteva conoscere in tempo reale gli sviluppi delle indagini sul rapimento della figlia e mi fece notare che l’alloggio di Esterman era in una posizione strategica.
Alla sinistra dell’ingresso di Porta Sant’Anna in via Porta Angelica, sul terrazzo dell’appartamento c’è un punto di osservazione formidabile. Si vede sia a via dei Pellegrini sia a Porta Sant’Anna e da questo varco passava tutti i giorni Emanuela. Quindi Esterman poteva vederla, annotarne orari, movimenti e abitudini.
Per un esterno sarebbe stato impossibile. 31 novembre 2011. La redazione del programma televisivo Chi l’ha visto ha rintracciato Marta Sebesvari che si trovava con Emanuela alla lezione di canto corale il giorno della scomparsa. La ragazza avrebbe dovuto recuperare uno spartito dalla Orlandi e l’ha attesa fuori dall’Istituto Musicale, dove riferisce di aver notato un giovane dall’aspetto biondo, visibilmente agitato e teso, che osservava l’ingresso della scuola.
Alla domanda se conoscesse Manuela, si è voltato dall’altra parte rispondendo bruscamente no. La testimone, che ha preferito non mostrarsi in video, ha evidenziato l’espressione sconvolta del giovane mentre si girava. Come per nascondere il volto, il ragazzo aveva un’altezza di circa 1,75 m, capelli biondi, ondulati, quasi ricci.
21 gennaio 2012, durante una manifestazione organizzata da Pietro Orlandi davanti alla Basilica di Santa Pollinare viene individuato e immortalato un individuo che a sua volta fotografava i partecipanti. Si tratta di Francesco Minafra, agente dei servizi segreti vaticani, in servizio da oltre 5 anni nel corpo della gendarmeria, alle dipendenze del comandante Domenico Giani.
22 febbraio 2012 la trasmissione televisiva Chi l’ha visto diffonde un documento riservato di padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, nel quale esprime alcune perplessità su determinati aspetti di comportamento umano e cristiano, probabilmente criticabili o imprudenti. La nota, presumibilmente indirizzata al segretario del pontefice monsignor Georga, gennaio 2012.
Restano dei punti su cui non è facile dare oggi risposta definitiva e documentabile, come il mancato avvertimento della famiglia Orlandi da parte del Vaticano sull’allarme sequestro lanciato dai servizi segreti francesi poco prima della scomparsa della ragazza, la mancata collaborazione con le autorità italiane attraverso le rogatorie, i finanziamenti della Santa Sesa al Solidarnos che potrebbero aver posto Giovanni Paolo II nella condizione di subire un ricatto >> e sottolinea, mettendolo in relazione le complicazioni che derivano anche
dall’ipotesi del giudice Rosario Priore sulla scomparsa di Emanuele. >> Il movente che risulta allo stato più attendibile è quello di un’operazione appunto della banda della Magliana che aveva fatto un prestito enorme per la causa di Solidarnos e una istanza di restituzione delle somme. 22 febbraio 2012.
Due intercettazioni telefoniche relative a conversazioni dell’avvocato della famiglia Orlandi Gennar Egidio, fornito alla famiglia dal Sisde con i presunti rapitori caratterizzate da un tono distaccato, come se si trattasse di una normale sparizione, destano sospetto e sorpresa tra i magistrati. 18 maggio 2012.
La stampa quotidiana riporta che il monsignor Pietro Vergari, rettore della Basilica di Santa Pollinare fino al 1991, è stato recentemente iscritto nel registro degli indagati per concorso nel sequestro di Emanuela Orlandi. >> Voi eravate compagni di scuola o amici fuori scuola? >> No, noi siamo amici dell’associazione, al tempo facevamo parte dell’Azione Cattolica Vaticana, >> eh, >> quindi eravamo un gruppo un po’ più affiatato che uscivamo un po’ qualche volta, qualche mattina.
Mi racconti un po’ Emanuela, insomma, la tua amica Emanuela. >> Emanuela era un carattere molto solare, infatti noi organizzavamo molto spesso spettacoli teatrali, era la prima che che veniva, insomma, io e lei eravamo un po’ quelli che ci buttavamo sempre avanti per organizzare questi spettacoli. Molto solare, molto, diciamo così, compagnona, via.
Ecco, però tra di noi questo al di fuori no, non era tipo che dava confidenza o prima che Manuela dava confidenza doveva conoscerla la persona perché Manuela non era, diciamo così, un soggetto che si fidava subito, era molto diffidente. Ricordo poi un particolare quando la Roma vinse lo scudetto di tanto tempo fa, un ragazzo si avvicinò per cercare di togliergli la bandiera della Roma.
non può capire quello che è successo, non l’ha fatto proprio avvicinare, >> cioè che ha fatto >> m eh quasi era arrivata una colluttazione perché non voleva dargli la la non voleva dargli la bandiera e poi diceva sempre “Chi ti conosce vai via”. >> Ma se lei avesse avuto un fidanzatino, per esempio, voi >> ce l’avrebbe detto? >> Ve l’avrebbe detto >> assolutamente sì.
>> E non ce l’aveva un fidanzato? No, >> non aveva non era nemmeno innamorata di qualcuno. >> Per quanto possa conoscere io, Manuela l’avrebbe sicuramente detto perché sarebbe stata contenta, insomma, ecco. E poi sicuramente ce l’avrebbe fatto sicuramente vedere, conoscere, cose del genere. >> Quando lei era libera dalla scuola o dalla scuola di musica, stava con voi? >> Sì.
>> Stavate sempre insieme >> la maggior parte del tempo, >> quasi tutti i giorni. Sì, perché poi svolgeamo quindi questa attività di associazione, quindi eravamo anche molto impegnati eh nel sociale, insomma, se così vogliamo dire. Eh qualche volta andavamo a far visita degli anziani e organizzamo degli spettacoli per loro a via Cavore.
C’erano ospizio a quell’epoca, >> però eravamo sempre la maggior parte del tempo insieme, insomma. Ecco, >> senti, lei ovviamente voi frequentavate anche la sua casa qualche volta >> Sì, qualche volta sì capitavì sono dette talmente tante cose su Emanuela, per cui approfittiamo anche di questo. I suoi rapporti con la famiglia com’erano? >> Assolutamente buoni.
Non vedo motivo di poter dire il contrario. >> Lei non si è mai lamentata di incomprensioni o di cose, i discorsi che si fanno tra ragazzi? >> Assolutamente. No, no, assolutamente no. era molto legata alla famiglia, per cui non è uno scritto che voleva andare via o cose del genere perché non era soddisfatta.
Io posso confermare assolutamente il contrario, non era così. Assolutamente no. Era molto legata alla famiglia. >> Assolutamente. Ed era una ragazza serena. >> Assolutamente non ho mai visto Manuela eh preoccupata, nervosa, agitata per motivi per no. Mo sono sempre serena, tranquilla, non l’ho mai vista, ripeto, preoccupata oppure pensierosa oppure messa in un angolo. Assolutamente no.
La cosa che mi ha dato più fastidio e che mi ripugna essenzialmente e mi viene un po’ le lacrime, nel senso che giudicare Manuela come salire su questa macchina in modo così facile. Mi dà fastidio che consideri in Emanuela una ragazza così che dava confidenza, che andava un po’ con tutti, cosa che non è assolutamente vero. Diciamo chissà che ha combinato questo.
Mi dà profondamente fastidio e mi turba questo. Sì. >> Cioè, tu pensi che Emanuela sia stata sequestrata? >> Sì. >> Non pensi a un allontanamento volontario? >> No, assolutamente no. >> Non pensi che lei potesse avere delle storie anche di sesso con chissà chi? >> Assolutamente no. Cioè questo proprio tu lo escludi conoscenza che hai di Emanuela.
>> Io lo escludo categoricamente per la conoscenza in primis che ho con Emanuela. Conoscevo Emanuela anche caratterialmente. Ripeto, non era una persona che dava confidenza al primo al primo che incontrava, sia per carattere di Emanuela e sia perché la conoscevo, per cui lo escludo in maniera no totale, di più.
Era il giorno prima della scomparsa, >> quindi il 21 giugno. >> Esatto. C’eravamo visti la mattina per una c’eravamo messi d’accordo per una semplice passeggiata. Eravamo io, Manuela, eh, e altri amici e avevamo deciso di andare a vedere un negozio che a quel tempo si chiamava Gioca Jo. Era un negozio dei videogiochi. Eravamo incuriositi perché era di apertura nuova, insomma, >> una novità.
>> Una novità. Arrivati davanti all’entrata del Vaticano, riporta Sant’Anna, abbiamo aspettato con questi amici 10 minuti e uscì Manuela. salutati, baci, insomma, abbracci come era di solito fare tra di noi. Ci siamo voltati, ma è stata una sensazione di tutti, nel senso che ci siamo voltati e ci siamo trovati avanti due giovani che ci guardavano a debita distanza.
Però le ripeto, era una sensazione molto molto strana, tanto che pure Manuela si voltò e disse “Ma chissà che cosa che cosa volevano.” Uno era davanti al al semaforo che stava di fronte e l’altro dalla parte opposta del semaforo. Però la cosa che ci ha incuriosito è che lo sguardo era totalmente puntato su su di noi.
Decidemmo quindi di incamminarci, però non lo sguardo poi è passato. Mi son voltato, non so per quale motivo, ma sentivo una sensazione veramente strana e ce li siamo trovati dietro. Intanto che ho fatto Manuela, Manuela, mi sa che ti stanno venendo appresso. Pensavamo che fosse, come dico io un po’ il romano, una classico approccio da rimorchio, insomma.
Ecco, ci camminamo, arrivati a Piazza Risorgimento, eh uno ci lasciò, andò via e l’altro continuò. Però, ripeto, era era molto strano perché ci seguiva proprio a debita distanza, ma con uno sguardo proprio diretto su di noi. Eh, tanto che ci siamo detti “Ma che cosa che cosa vuole questo tizio?” Abbiamo attraversato viale Giulio Cesare che stava davanti questo gi questo questo negozio davanti proprio alla fermata dove sta adesso O Taviano, quindi dall’altra parte siamo entrati, siamo stati lì dentro circa 20 minuti, abbiamo veduto un po’ i giochi,
era un negozio di videogiochi, siamo riusciti e me lo sono ritrovato davanti un’altra volta e che m mi ha un po’, come si dice, sia incuriosito e si è un po’ stranito. Perché la la mia volontà è di andare a dire che cosa voleva, però siccome sono un po’ timido, non l’ho non l’ho non ci sono andato. >> Eri anche un ragazzino.
Quanti anni ne avevi? >> Sì, circa 14 anni neanche. Ritorniamo, ritorniamo indietro. Stesso pedinamento, stesso sguardo puntato. L’altro, ripeto, non c’era più. Riattraversiamo Piazza Risorgimento e lui sempre dietro. Ritorniamo davanti a Porta Sant’Anna e lì siamo rimasti ancora 10 minuti, sai, a parlarli, ma io mi son voltato e ancora stava là.
A un certo punto Manuella doveva rientrare perché era l’ultimo giorno che aveva la lezione di flauto, quindi alla scuola di Santa Polinare. Ci siamo salutati come al solito è appena è entrata Manuela mi son voltato sparito, non c’era più. Il tempo di girarci tutti qua e non c’era più. >> Cer Ma che età poteva avere? >> Più grande di noi.
> Più grande di di voi. >> Mi ricordo il particolare delle scarpe da ginnastica. Era un modello Adidas, a quel tempo molto invidiato da noi giovani, perché era un modello super, come diciamo noi, super bello, eh, bianco, strisce colorate al lato e bordato di oro, marcato Adidas, una striscia gialla, arancione, verde e blu.

E mi ricordo questo particolari, lacci beige. Lui era vestito jeans, cintura marrone, camicia bianca, pettinatura col gel tirata all’indietro, capelli castano chiaro, gli occhi sinceramente non li ho guardati. >> E l’altro? L’altro l’ho visto molto meno, però anche lui credo abbia avuto la stessa età, però ricordo il particolare anche lui jeans, scarpe erano Clark, credo, eh, camicia mezze maniche, colore non me lo ricordo, più basso dell’altro, però è stato con quell’altro è stato molto fugace lo sguardo, per cui non l’ho non gli ho
dato molto peso. La sera dopo, la sera del 22 giugno, l’allora quattordicenne amico di Emanuela era con gli altri ragazzi della comitiva qui davanti a Castel Sant’Angelo. C’era anche Cristina, la minore delle sorelle Orlandi. Emanuela, uscita dalla scuola di musica in piazza Santa Pollinare, avrebbe dovuto raggiungerli, avrebbe dovuto attraversare quel ponte, un breve tragitto sul Lungote Tevere e qui avrebbero preso accordi per andare l’indomani mattina a Luna Park.
>> L’appuntamento era intorno alle 7:20, 7:30 del pomeriggio. Aspettamo lì sotto fino verso le 8:00. Poi siccome io sono un carattere abbastanza ansioso, insomma, ho detto “Va bene ragazzi, dico, andiamo dall’altra parte” perché la scuola era praticamente dovevamo attraversare il ponte e la scuola stava là 8:15, non vedevo nessuno.
Ero molto legato a Manuela per l’amicizia, insomma ci prendevamo molto bene caratterialmente. 8:20 ho preso, son partito, sono andato io dall’altra parte, ho dato una panoramica, quindi uno sguardo così alla buona. Assolutamente niente. Sono tornato indietro e ho fatto, ragazzi, guardate che Manuela non è uscita, magari si sarà trattenuta.
>> I ragazzi tornano a casa e solo l’indomani sapranno che Emanuela è scomparsa. Poi dopo due o tre giorni circa son salito su Da Manuela, c’era un funzionario credo dei carabinieri, chiesto il permesso a mio padre di portarmi a via Inselci per fare l’identichit di questa persona. >> Sì. >> Che ho fatto.
>> Di tutti e due o di uno soltanto? di tutti e due, le ripeto il uno l’ho visto bene e l’altro molto
Disclaimer : This content may be created by AI for entertainment purposes. Any resemblance to real persons, events, or places is coincidental.