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Fratelli Graviano: Brancaccio, le stragi del 1993 e i segreti di Cosa Nostra

Nel luglio e nell’agosto del 1993, mentre le bombe esplodono nelle piazze italiane, i fratelli Graviano sono in Versiglia, a Forte dei Marmi, in una grande villa di via Salvatore Alliende al numero 135. affittata da un imprenditore milanese Enrico Tosonotti noto nell’ambiente dell’Ippica per il suo trattatore Delfo affittata per 25 milioni di lire pagati in contanti.

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 Tosonotti nella villa non ci mette piede. Al suo posto per tutta l’estate arriva e riparte la variopinta compagnia dei fratelli Graviano, le fidanzate, alcuni bambini, gli amici di Brancaccio che salgano dalla Sicilia a fare visita. Gli ombrelloni fissi ai bagni Rossella, le mangiate colossali nei ristoranti più famosi della zona, un tenore di vita che non passa inosservato.

 Sono lati tanti da quasi 10 anni, sono ricercati per alcune delle stragi più gravi della storia italiana e vanno al mare a Forte dei Marmi. La direzione investigativa antimafia indagherà su quella villa cercando tracce del passaggio di altri boss. Tosonotti finirà in carcere a Sollicciano. Il modo in cui Graviano siano entrati in contatto con lui non viene mai chiarito del tutto.

Paura di guardare in alto, incapacità di agire o forse qualcosa di più. Certo, per la Roma tanti fischi. >> Nell’autunno del 1993 Cosa Nostra prepara un attentato allo stadio Olimpico di Roma. L’obiettivo è colpire i carabinieri durante una partita di calcio con una bomba nascosta in un’auto parcheggiata.

 Gaspare Spatuzza, che partecipa alla preparazione, ricorderà negli anni successivi una cosa anomala. Giuseppe Graviano, che di solito pianificava tutto nel minimo dettaglio, ci diceva il giorno, luogo e ora di quello che dovevamo fare. Per questo attentato era stranamente di fretta, urgente. L’attentato si deve fare e si deve fare subito.

>> Graviano quindi insisteva per consumare l’attentato dell’Olimpico. >> Sì. Perché con quello gli dovevamo dare il colpo di grazia. >> Il colpo di grazia. Questa è un’espressione sua di oggi o di Graviano dell’epoca? >> Nel linguaggio di di Malavetose è quando tu commetti un omicidio e per essere sicuri che la persona è è finita e ci deve avvicinare da Juno e in testa.

Questo è nel linguaggio di Cosa Nossa. Ecco. E poi di grazie. Ci siamo recati a Porticello e siamo saliti in un peschiereccio, quindi di lì abbiamo prelevato dei fussi sommessi sotto acqua e a quel punto ho chiesto di cosa si trattava e mi ha detto che quei fussi che noi richiamavamo fusi erano delle bombe. Di quanti chili parliamo Spatuzza? Noi facevamo dai 40 45 kg queste forme cosiddette tipo forme di palmigiano.

L’attentato fallisce per un problema tecnico al dispositivo esplosivo. >> Giallosi sono apparsi opachi, deludenti e all’Olimpico emerge con prepotenza l’Udinese. >> Sulla moto io prendo a bordo il Benigno che è in possesso del telecomando. Siamo saliti in una montagnola che noi già avevamo stabilito il spunto dove poter azionare, diciamo, l’impulso e aspettavamo il momento per schiacciare questo telecomando.

Quindi iniziano a passare persone mane dei carabinieri, di cui c’erano anche quelli a cavallo. Quando questo pullman transita proprio dinanzi all’autobomba, Benigno schiaccia telecomando, riprova di nuovo a schiacciare e non accade nulla. Pace, tentativa e non accade nulla. 27 gennaio 1994. È giovedì sera in un ristorante di Milano.

 Filippo e Giuseppe Graviano cenano con le rispettive compagne. Con loro c’è anche Giuseppe D’Agostino, un palermitano che coltiva il sogno di far giocare suo figlio tra i campioni rossoneri del Milan. Un sogno che si ferma quella sera. Poi si apre la porta, entrano i carabinieri, pistola in pugno, è una trappola perfetta. I militari sanno esattamente dove trovarli.

 La reazione di Giuseppe Graviano è di totale sorpresa. Non c’è resistenza, non c’è sparatoria. I due fratelli vengono ammanettati e portati via. Sono stati arrestati ieri sera a Milano i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano. Mh mh. Anche questa è una circostanza particolarmente strana perché due fra i più importanti lattitanti dell’epoca si erano recati a pranto nello stesso locale come se questo fosse una un modo di di fare compatibile con la straordinaria prudenza e la grande attenzione che ovviamente i latitanti

ripongono in questa loro condizione di fugitive di uomini ombra. furono traditi. Furono traditi da T. Che cosa condusse le forze dell’ordine a bloccare i Graviano, a neutralizzare con questo arresto, attenzione, la perpetuazione del progetto stadisto. Messaggi dovevano continuare e la commissione parlamentare ha ritrovato tracce molto significative.

gli ulteriori obiettivi con altre città simbolo della nostra nazione, per esempio Bologna e per esempio Venezia. Come sapevano i carabinieri dove trovarli? Non c’era nessuna indagine specifica su di loro al Nord Italia. Lo confermeranno i carabinieri stessi in aula anni dopo al processo Andrangeta stragista.

 Graviano fu stanata attraverso una fonte confidenziale, un informatore, qualcuno che parlò e Graviano è convinto di sapere chi e perché. Allora, lei vada vada a indagare sull’arresto che è stato fatto nei confronti di Giuseppe Daviano, eh lei scoprirà i veri mandanti delle straggi. >> E dopo il 27 gennaio 1994, questo è un fatto storico, le bombe si fermano, la stagione delle stragi chiude per sempre.

Quella sera di gennaio al ristorante di Milano manca un nome, Matteo Messina Denaro. Anche lui come Graviano è ricercato. Anche lui come Graviano è uno dei mandanti delle stragi. Anche lui in teoria doveva essere lì. Per anni gli inquirenti si sono chiesti perché Matteo non sia caduto in trappola con i fratelli di Brancaccio.

 La risposta arriva 20 anni dopo, dalla bocca dello stesso Giuseppe Graviano. Intercettato in carcere, il Bos di Brancaccio racconta al compagno di passeggio una storia che ha il sapore di una slide indoor del crimine organizzato italiano. Matteo Messina Denaro, in quei mesi di latitanza, frequentava una donna austriaca di nome Andrea As Lenner, soprannominata Asi, nata il 15 gennaio 1968 a Lillenfeld, una bionda alta 1,71 m con gli occhi azzurri, fisico formoso, sempre elegante.

era la fidanzata ufficiale di Matteo dal 1989 al 1993, anche se il Bos Castelvetrano nello stesso periodo si destregiava tra una mezza dozzina di amanti diverse. Asi era anche amica delle fidanzate dei fratelli Graviano. Le coppie avevano trascorso insieme l’estate del 93, un’estate di terrore secondo la ricostruzione.

 L’avevano passata fra Rimini, Riccione e Venezia, Forte dei Marmi e la Versiglia. Vacanze comuni, condivisione di Covi, feste comandate trascorse insieme. A fine dicembre 1993 Asi convince Matteo ad accompagnarla a Vienna per il concerto di Capodanno. Matteo aveva una passione, anche se goffa per la musica classica. Asi prenota due stanze al Marriot di Vienna usando i propri documenti.

 Sa che il suo amante è ricercato, si muove con discrezione. Matteo è in Austria proprio nei giorni in cui i Graviano vengono catturati a Milano. Se non si fosse mosso da Castelvetrano, secondo quanto Giuseppe Graviano fa intuire al compagno di cella, si sarebbe ritrovato alla stessa tavola dei fratelli Graviano quando sono stati arrestati e invece il fato lo ha salvato.

 Messina Denaro verrà arrestato solo nel gennaio 2023 in una clinica di Palermo. 30 anni di fuga partiti da quella vacanza viennese. Dal momento dell’arresto i fratelli Graviano vengono rinchiusi in regime di 41 bis. È il regime carcerario più duro previsto dall’ordinamento italiano. Celle di isolamento di vio di comunicare con gli altri detenuti.

 Sorveglianza totale, limitazioni estreme ai colloqui coi familiari. un regime pesante per recidere i fili che legano i BOS alle loro organizzazioni anche dall’interno del carcere. Eppure nel 97 la moglie di Giuseppe Graviano, Rosalia Galdi, detta bibiana, dà alla luce un figlio e anche la moglie di Filippo rimane incinta partorendo anch’essa.

 È uno scandalo giudiziario e mediatico di proporzioni notevoli. Com’è possibile che due uomini in regime di 41 bis abbiano messo incinta le rispettive mogli? Le ipotesi si moltiplicano. Si parla di inseminazione artificiale, una procedura che all’epoca non era esplicitamente vietata per i detenuti al 41 bis. Si parla di incontri clandestini, di connivenze interne al sistema penitenziario.

 Il caso viene dibattuto in Parlamento e sui giornali. La BBC dedica un servizio al mistero della mafia e dello sperma. Il caso dei fratelli Graviano porterà modifiche normative che renderanno il 41 bis ancora più rigido. >> Giusè, ti volevo fare una domanda a dispositivo. Quando ti hanno arrestato è partita immediatamente la tua intenzione di procreare, di far procreare.

>> Allora, ti racconto. >> No, no, mi ha raccontato, altrimenti perdi un’ora di tempo. Che gli ho detto? Vieni a colloquio fare carte. viene al colloquio che eh e gli ho detto, “Ti ricordi che m’hai detto che ti dovevo sposare un figlio?” Gli ho detto “Ah, va bene, ora tra poco ti do questo spazio.” Allora no, ho incominciato a lavorare per raggiungere il mio obiettivo.

>> Quanto tempo ci hai messo? un annetto non ce l’ho messo >> per raggiungere l’obiettivo. >> Innanzitutto che io ho detto, “Guarda, questi me li gioco come voglio.” L’ho lasciato cadere perché ero nervoso quando è successo la prima volta con questi con i comma. Perché è successo dopo la morte della guardia? Mi sono spiegato? >> No, non lo so e non lo voglio sapere.

>> No, ti sto dicendo come Scusa, piccid è nato. 9 mesi e non glieli devi levare. È successo nel 96. Mio figlio è nato nel 97 e nel 96 ero in mano a loro, mi sono spiegato >> in mano a loro i com. Comunque dicevo lo stato d’animo di una persona nelle tue condizioni, riuscire a fare una cosa del genere rimarrà nella storia.

 Questo è poco ma sicuro. Cioè rimarrà nella storia così come il tuo nome. Sono stato interrogato diverse volte. >> Eh, non capiranno niente. >> Vuoi sapere allora il mio stato d’animo? Ti dico, quando che sono stato più ansioso, ti ho detto debbo fare una confidenza. È stato prima di farlo, no, prima di nascere il bambino, prima di incontrarmi con mia moglie mi sono sentito a volte depresso.

 No, depresso, scoraggiato a dire “Ma sicuro che ce la faccio? Non volevo credere nemmeno io.” >> Avevi un senso di sfiducia, insomma. >> Un beh, i giorni che io sapevo che doveva venire la situazione tremavo. >> Stavi in ansia. >> Un beh, trema nascosta. Poi ad un certo punto nascosa nei robby e dormivamo nella cella assieme, cose da pazzi.

 Eh, tremavo. >> Eh, è comprensibile. Magari se n’è accorta e non ti ha detto neanche niente. >> Tremav passato anche io lo stesso fatto tuo. No, un mese, qualche giorno, un mese, 13, 26, un mese e 20 giorni tremavo perché mi sentivo solo, solo mi sentivo che tutti mi prendevano per pazzo. Tutti pure mia moglie con tutta la sua famiglia.

>> Immagino come stava quella cristiana. tutti tutti che mi prendevano per quando ci sono riuscito ed è uscito incinta, mi è finito quel tremolizzo. La genetica dice che l’importanza di una persona non è essere l’uomo più ricco del mondo, di essere più muscoloso. L’importante è lasciare la prole perché il proprio DNA cammina, continua a camminare.

 Io ho cercato di farlo, ho fatto tutto il possibile. Il 41 bis questione penitenziaria, è un fronte di guerra. Mentre i Graviano sono dentro, fuori la mafia colpisce chi all’interno del sistema penitenziario sta dalla parte sbagliata. Il 23 dicembre 95 alle porte di Trapani, in località Palme, viene ucciso l’agente di polizia penitenziaria Giuseppe Montalto.

Gli sparano due colpi con un fucile calibro 12 che lo raggiungono alla testa e al torace. L’agguato si consuma davanti agli occhi della moglie gliana riccoene e della figlia di pochi mesi. Perché Montalto? Perché aveva sequestrato un pizzino diretto a due bossi in carcere, Mariano Agate e Giuseppe Graviano, un pizzino che svelava le linee di comunicazione fra detenuti al 41 bis e l’organizzazione esterna.

 Esattamente quello che il regime carcerario duro era stato concepito per impedire. Sarà Matteo Messina Denaro, secondo le dichiarazioni di Brusca, a vantarsi con il pentito dell’omicidio. Messina Denaro verrà condannato come mandante. >> Non sarà solo l’agente di polizia penitenziaria Giuseppe Montalto nella piazza a lui intitolata ad Erice, >> intitolando una piazza nella nelle strade dell’antimafia perché c’è il centro Peppino Impastato, il campo bianco che diventerà Falcone Borsellino.

Giuseppe Montalto da 2 anni lavorava con i detenuti della sezione massima sicurezza a Lucciardone di Palermo. Venne assassinato nel 1995 a due giorni dal Natale vicino alla casa del suocero, pagando per la sua rettitudine. >> Ci sono ancora lati oscuri che devono essere scoperti. I mandanti sono ancora lì tanti.

 Si parla di Matteo Messina Denaro, si parla di di un summit vicino Trapani dopo l’omicidio e quindi ancora deve essere fatto chiarezza anche per dare quella giusta risposta a Liliana Riccobene, la vedevo a Montalto e ai figli di Montalto che merita. >> Nella sentenza i giudici scrivono che all’interno di Cosa Nostra era venuta a maturare una precisa volontà di colpire gli agenti di polizia penitenziaria.

come monito nei confronti dell’intera categoria, affinché si astenessero non solo dal maltrattare i detenuti, ma anche dall’ostacolare quelli di costoro che mal sopportavano l’ordine e la disciplina all’interno della struttura carceraria. Tradotto, chi prende sul serio il 41 bis muore.

 La famiglia di un agente penitenziario non è un perimetro protetto, è un perimetro esposto. Per decenni l’omicidio Montalto resta uno dei segnali più chiari di come Cosa Nostra abbia provato a trattare il regime di carcere duro come un campo di battaglia da spostare con la violenza. 7 anni dopo all’omicidio Montalto, la guerra al 41 bis cambia metodo, si fa più sottile, più simbolica, più mediatica.

 Il 22 dicembre 2002, durante l’incontro di calcio tra il Palermo e l’Ascoli allo stadio Renzo Barbera, viene esposto uno striscione che le telecamere e gli obiettivi dei fotografi inquadrano in piano. Uniti contro il 41 bis, Berlusconi dimentica la Sicilia. A esporlo, secondo le ricostruzioni investigative, è un boss di brancaccio legato ai fratelli Graviano.

 Berlusconi dimentica la Sicilia, è una formula da pronuncia politica, ma è anche una pretesa, una richiesta di ricordarsi, un memo. Il giorno dopo lo striscione, 23 dicembre 2002, il Parlamento approva la legge che riordina il 41 bis. La legge stringe alcuni aspetti del regime, ne allenta altri.

 Da quel momento in poi, secondo le successive analisi degli inquirenti, le maglie del carcere duro si allargheranno progressivamente. La Guardia di Finanza scopre alcuni pizzini nei distributori di benzina sequestrati al clan dei Graviano. Ecco la spending review della mafia. Dal 12 al 14 dicembre scioperano i distributori di benzina.

 I benzinai protestano contro l’aumento dei prezzi, i consumi in picchiata e i ricavi minimi dalla vendita del carburante a fronte dei maxi guadagni delle compagnie petrolifere e delle peso della quota di Cise. A Palermo incombe anche un altro costo, il pizzo alla mafia, testimoniato dai pizzini che la Guardia di Finanza ha scoperto nei distributori di benzina sequestrati perché presumibilmente nelle mani della famiglia Graviano di Brancaccio.

Le fiamme gialle hanno sollevato il sipario sulla contabilità interna del clan. Tanti soldi per le mogli, la sorella Nunzia Apicci Riggra e il fratello benedetto di Giuseppe Filippo Graviano. Al distributore AgIP in viale Regione Siciliana nei pressi di via Oreto sono stati sequestrati cinque pizzini nascosti in una scatola di metallo. Eccoli. €4.

000 a Bib che secondo la Procura di Palermo sarebbe bibbiana. E così sarebbe intesa Rosalia Galdi, moglie di Giuseppe Graviano. Poi altri €4.000 AFR che sarebbe Francesca Buttitta, moglie di Filippo Graviano. Poi Annunzia Graviano €5000 dove è scritto €4.000 Pach, quindi Picci Riggia più 1000 e poi Benedetto Graviano, l’altro fratello che sarebbe Ciccio Benny €1000.

Non solo pagamenti ma anche incassi. Dunque €2500 Enzo per il distributore AgIP in viale regione. Poi 2500 IP Leonardo per il distributore di via Leonardo da Vinci e 500 Scalia dal nome della piazza. Poi ancora Angelo Esso 2500 OK e IP 2500 OK che sarebbero gli incassi dei distributori di Angelo lo giudice e Mario Bonpasso.

E poi il totale 10.200 275 dell’AGIP, ok? Così comeè scritto che è diviso anche in €3875 ciascuna alle mogli di Giuseppe e Filippo Graviano. Una è F e un’altra è B. Dalla data dell’arresto in poi contro i fratelli Graviano si apre una successione di processi che dura quasi 30 anni e produce una lista di condanne senza precedenti nella storia giudiziaria italiana contemporanea.

 27 settembre 97 ergastolo per la strage di Capaci. La Corte d’Assise di Caltanissetta emette 24 ergastoli totali. Subito dopo la sentenza i PM annunciano la fase investigativa successiva i mandanti occulti esponenti del mondo economico e degli apparati istituzionali. Una promessa che resterà in piedi per decenni. 14 febbraio 99.

Ergastolo per la strage di via D’Ameglio. Processo Borsellino bis condannati Totoriina, Giuseppe Graviano, Pietro Alleri, Gaetano Scotto e altri boss. La sentenza si basa anche sulle dichiarazioni di Vincenzo Scarantino, un pentito che si rivelerà in seguito falso e che verrà smontato da Spatuzza nel 2008 portando alla revisione parziale del processo nel borsellino quater.

Mafia e stragi 1993, la procura di Firenze vuole verificare le dichiarazioni di Graviano: perquisiti familiari e presunti fiancheggiatori - Il Fatto Quotidiano

 La condanna a Graviano per via da Meglio viene tuttavia confermata e rafforzata dal procedimento successivo. 1999 Ergastolo come mandanti dell’omicidio di don Pino Puglisi. Condannati Filippo e Giuseppe Graviano. 2000. Ergastolo per gli attentati del 93 a Firenze, Milano e Roma insieme a Matteo Messina Denaro, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella e Salvatore Rina.

2012, ergastolo per il sequestro e l’omicidio del piccolo Giuseppe di Matteo insieme al fratello Filippo e a Matteo Messina Denaro. >> Siamo nel novembre del 93 quando il bambino viene prelevato in un maneggio da un commando di mafiosi travestiti da agenti della Dia. Gli dicono che lo portano nel luogo segreto dove è nascosto il padre che da qualche mese dalla strage Falcone sta collaborando e lui va senza sospettare pronunciando anzi parole di ringraziamento verso i suoi carnefici >> e gli abbiamo detto che per motivi di

sicurezza e doveva venire con quindi un po’ all’occhio del bambino siamo siamo a degli angeli, ma sotto sotto eramo dei lup E io peri di Matteo, gli ho detto, “Sei tu di Matteo?” Lui mi disse di sì e gli dissi che eravamo quelli della protezione, che lo dovevamo accompagnare dal padre. mi rispose in dialetto. Sangomino mi pace che con noi il bambino era tranquillo, non aveva capito assolutamente niente.

Scherzavamo, ridevamo. Nel momento in cui consegniamo il bambino lì poi sentimmo piangere il bambino. Questi non erano pronti, non erano preparati e per quella notte il bambino lo stavano legando in quel magazzino. Verrà condannato a 12 anni per il sequestro. I fratelli Graviano e Matteo Messina Denaro all’ergastolo come mandanti.

24 luglio 2020 Ergastolo nel processo drangheta stragista per il duplice omicidio degli appuntati dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, uccisi il 18 gennaio 94 sull’autostrada Salerno Reggio Calabria. Sello di un piano politico eivo, l’attacco allo Stato che Mafia e Endrangheta all’inizio degli anni 90 lanciarono prendendo di mira luoghi simbolo, istituzioni e chi in quel momento le rappresentava con trame ancora non svelate del tutto.

Questo fu il 18 gennaio del 1994. L’attentato ai carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, entrambi i trentenni, il primo di Tauriannova, il secondo siciliano di Scicli, vittime di una strategia sanguinaria che ha segnato la storia del nostro paese. I due brigadieri vennero uccisi a Scilla trucidati da una raffica di proiettili partita dall’auto che affiancò la loro vettura di servizio nei pressi dello svincolo della Salerno Reggio Calabria, lì dove oggi c’è un monumento che ricorda il ficio e dove stamattina, come

ogni anno, i carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria hanno deposto una corona da loro, perché è stato spiegato nel corso della cerimonia c’è un vincolo inscindibile che lega nel i militari in servizio, I commilitoni caduti nell’adempimento delle famiglie che hanno perso i loro cari.

 In precedenza nella cattedrale di Palmi la cerimonia religiosa ufficiata dal cappellano militare Donaldo Ripepi. Per l’omicidio dei due carabinieri sono stati condannati all’ergastolo in primo e secondo grado il boss palermitano Giuseppe Graviano e il mamma Santissima calabrese Rocco Santo Filippone. Sono considerati mandanti di questo e di altri due attentati compiuti contro l’arma dei carabinieri.

Sentenza confermata in appello il 25 marzo 2023, ma annullata con rinvio della Corte di Cassazione nel dicembre 2024. L’appello bis in corso a Reggio Calabria nel 2026 vede la requisitoria di Giuseppe Lombardo chiedere ancora una volta la conferma dell’ergastolo per il Graviano e per il calabrese Rocco Santo Filippone, uomo riservato della cosca Pieromalli.

 Il conto finale per Giuseppe Graviano è di Seer Ergastoli in attesa dell’esito definitivo dell’appello bis. Attualmente sconta la pena nel carcere di Terni, ancora in regime di 41 bis. pa

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