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Il genio del cinema italiano e il suo omicidio, ancora avvolto nella menzogna

Roma. Notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975 sul litorale di Ostia, in una zona desolata chiamata l’idroscalo, un corpo giace massacrato sulla terra battuta. Il volto è irriconoscibile, le costole fracassate, il cranio sfondato. Accanto al cadavere, una Alfa Romeo GT 1030 ancora con il motore acceso. I fari che illuminano la scena macabra come riflettori di un set cinematografico.

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Quando la polizia arriverà all’alba, identificherà quel corpo martoriato come quello di Pierpaolo Pasolini, uno dei più grandi intellettuali del nove italiano. Ma cosa ci faceva Pasolini quella notte in quel luogo malfamato? Chi era il ragazzo che la polizia arresterà poche ore dopo? Giuseppe Pelosi, detto Pino Larana, appena 17 anni.

E soprattutto è davvero possibile che un adolescente magro e piccolo abbia potuto infliggere un tale massacro a un uomo adulto? Queste domande rimangono senza risposta ancora oggi, quasi 50 anni dopo. E forse non è un caso, perché dietro la morte di Pasolini si nasconde qualcosa di molto più grande e spaventoso di un omicidio passionale.

Si nasconde un segreto d’amore che avrebbe potuto far tremare l’Italia intera. si nasconde una verità talmente pericolosa che qualcuno ha dovuto silenziarla per sempre e si nasconde l’ultima disperata testimonianza di un uomo che aveva capito tutto del marcio che corrodeva il suo paese. Ma chi era davvero Pierpaolo Pasolini? E chi era l’uomo che amava in segreto? quell’uomo di cui nessuna biografia ufficiale parla mai, quel nome che è stato cancellato da ogni documento, quella fotografia che è sparita da tutti gli archivi.

Nato a Bologna il 5 marzo del 1922, Pierpolo cresce in una famiglia borghese segnata da contrasti violenti. Suo padre Carlo Alberto è un ufficiale dell’esercito autoritario, fascista convinto, spesso violento. Sua madre, Susanna Colussi è una maestra elementare, dolce e colta che ama la poesia e trasmette al figlio la passione per la letteratura.

Pierpaolo cresce diviso tra questi due mondi: la durezza militare del padre e la sensibilità artistica della madre. Durante l’adolescenza Pierpaolo scopre di essere diverso, non nel senso semplice e superficiale con cui oggi intendiamo la diversità, ma nel senso più profondo, più devastante per l’Italia degli anni 30, scopre di essere attratto dagli uomini.

In un’epoca in cui l’omosessualità è considerata una malattia, un crimine, una vergogna da nascondere a ogni costo, questa scoperta è un trauma che segnerà per sempre la sua vita e la sua opera. Ma c’è un’altra scoperta che Pierpaolo fa in quegli anni, una scoperta che i suoi biografi hanno sempre minimizzato o ignorato.

A 16 anni, durante una vacanza estiva a Casarsa, il paese friulano della madre incontra un ragazzo, non un ragazzo qualunque, ma il figlio di una famiglia nobile della zona, un giovane di 18 anni con occhi chiari e modi aristocratici. Si chiamava Alessandro. Non conosciamo il cognome perché è stato cancellato da ogni documento, ma sappiamo che tra i due nasce qualcosa di intenso, di totalizzante.

Quell’estate del 1938 Pierpaolo e Alessandro passano settimane insieme, passeggiano nei campi, leggono poesie sotto gli alberi, parlano fino all’alba di arte, di politica, di vita e tra loro accade quello che deve accadere quando due giovani si scoprono simili, quando due anime si riconoscono, si amano, non con la timidezza di un primo amore adolescenziale, ma con la disperazione di chissà che quell’amore è impossibile, proibito, pericoloso.

Alessandro era la perfezione, scriverà Pasolini molti anni dopo in un diario che non sarà mai pubblicato. Era tutto ciò che io non ero e non avrei mai potuto essere, bello, ricco, sicuro di sé e mi amava nonostante tutto o forse proprio per questo. Ma quell’estate finisce. Alessandro torna alla sua vita privilegiata.

Pierpaolo rimane a Casarsa con il cuore spezzato e i due non si rivedranno per molti anni, o almeno questo è ciò che la storia ufficiale racconta. La verità è ben diversa. Durante la seconda guerra mondiale Pasolini vive anni tormentati. Suo fratello Guido partigiano, viene ucciso dai comunisti titini in Istria nel 1945.

È un trauma devastante. Pierpolo, che aveva aderito al Partito Comunista pieno di idealismo, comincia a dubitare, a interrogarsi sul significato della violenza rivoluzionaria, ma continua a credere nella possibilità di un mondo migliore, di una società più giusta. Nel 1990 accade qualcosa che cambierà per sempre la sua vita.

Viene accusato di corruzione di minori e atti osceni in luogo pubblico. L’accusa nasce da una retata della polizia durante una festa in cui Pasolini si trovava con alcuni ragazzi. Le accuse sono vaghe, probabilmente gonfiate, ma sufficienti per rovinare la sua reputazione. Viene espulso dal Partito Comunista, perde il lavoro di insegnante, diventa un paria nella piccola comunità di Casarsa.

Ma chi ha veramente organizzato quella retata? Chi ha fatto in modo che Pasolini fosse presente proprio quella sera, in quel luogo? Nei documenti della questura di Udine, declassificati solo nel 2010, emerge un particolare inquietante. La soffiata alla polizia è arrivata da una fonte anonima che conosceva perfettamente gli spostamenti di Pasolini.

Qualcuno lo stava seguendo, qualcuno voleva rovinarlo. Costretto a lasciare il Friuli, Pierpolo si trasferisce a Roma con la madre nel gennaio del 1951. Arriva nella capitale con pochi soldi, nessuna prospettiva, solo la sua intelligenza e il suo talento. Si stabilisce nelle borgate, nei quartieri poveri della periferia romana e lì scopre un mondo che lo affascina e lo turba, il sottoproletariato urbano, i ragazzi di vita, giovani che sopravvivono con espedienti, furti, prostituzione.

Masolini comincia a frequentare questi ragazzi, a parlare con loro, a conoscere le loro storie e in loro riconosce una purezza, una vitalità che la società borghese ha perduto. Sono i suoi ragazzi di vita, come li chiamerà nel suo primo grande romanzo, ma sono anche qualcosa di più. sono l’oggetto del suo desiderio, del suo amore impossibile, della sua ricerca disperata di autenticità.

Nel 1955 pubblica Ragazzi di vita che fa scandalo. Il libro viene processato per oscenità, ma viene anche riconosciuto come un capolavoro della letteratura italiana. Pasolini diventa famoso, temuto, odiato, ammirato. La sua omosessualità è un segreto di Pulcinella, tutti sanno, ma nessuno ne parla apertamente.

È un equilibrio precario, basato sull’ipocrisia collettiva, ma in quegli anni accade qualcosa che cambierà tutto. Nel 1956, durante la presentazione del suo libro a Milano, Pasolini rivede Alessandro. Sono passati 18 anni da quell’estate a Casarsa. Alessandro è diventato un uomo maturo, elegante, ancora bellissimo. È sposato, ha figli, una carriera politica importante nel partito democristiano.

Non può permettersi scandali. L’incontro tra Pierpaolo e Alessandro avviene in circostanze quasi teatrali. È una sera di marzo del 1956 nella libreria Feltrinelli di Milano. Pasolini è lì per presentare ragazzi di vita davanti a un pubblico di intellettuali, critici letterari curiosi.

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