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La doppia vita di ALBERTO SORDI | Il comico numero uno: cosa nascondeva al pubblico

La villa di Alberto Sordi su via Druso a Roma era un luogo dove pochi venivano ammessi. Dietro i cancelli di ferro battuto e le siepi alte che nascondevano la proprietà dalla strada, l’attore, che aveva fatto ridere milioni di italiani, viveva una vita sorprendentemente solitaria. Niente feste sfarzose, niente matrimoni glamour, niente figli, niente scandali amorosi sui giornali.

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Per oltre 50 anni di carriera Alberto Sordi fu il volto dell’italiano medio sullo schermo, il vigile urbano, l’impiegato statale, il don Giovanni romano, ma nella vita privata era un enigma. Cosa nascondeva dietro il sorriso furbo e gli occhi vispi che avevano conquistato il pubblico? Perché quest’uomo, che interpretava personaggi esuberanti e vitali, scelse una vita così appartata e misteriosa? e soprattutto quali segreti portò con sé nella tomba quando morì nel 2003, lasciando un’eredità di domande senza risposta.

Alberto Sordi nacque a Roma il 15 giugno 1920 nel quartiere Trastevere, cuore popolare della capitale. Era il terzo figlio di Pietro Sordi, un musicista che suonava nei locali notturni e di Maria Righetti, una maestra elementare. La famiglia, non era ricca, ma nemmeno povera, apparteneva a quella piccola borghesia romana che viveva dignitosamente con il lavoro quotidiano.

Alberto crebbe in un ambiente permeato di musica e cultura popolare, dove il dialetto romanesco era la lingua naturale e dove il teatro e il cinema erano le grandi passioni. Fin da bambino Alberto mostrò un talento straordinario per l’imitazione e la recitazione. Aveva una capacità quasi inquietante di osservare le persone, catturarne i gesti, le espressioni, le cadenze della voce e poi riprodurle con precisione millimetrica.

A scuola faceva ridere i compagni imitando i professori. Per strada intratteneva i passanti con scenette improvvisate. Sua madre, che aveva ambizioni artistiche frustrate, riconobbe il talento del figlio e lo incoraggiò a coltivarlo. Lo iscrisse a corsi di recitazione, lo portò ai provini cinematografici, lo spinse a cercare opportunità nel mondo dello spettacolo.

Il quella voce rotonda, un po’ nasale, perfetta per il personaggio del grasso hard divenne immediatamente riconoscibile. Per anni gli italiani associarono quella voce ad Alberto Sordi, anche se pochi sapevano chi fosse veramente. Era un lavoro redditizio ma frustrante. Sordi prestava la sua voce, ma rimaneva invisibile, nascosto dietro le immagini di un attore americano.

Negli anni 30 e 40, mentre il fascismo dominava l’Italia e poi il paese precipitava nella guerra, Alberto continuò a lavorare nel doppiaggio, in piccoli ruoli teatrali, in parti minori, nel cinema. erano anni duri di apprendistato difficile dove doveva accettare qualsiasi lavoro pur di sopravvivere. Ma questa lunga gavetta fu fondamentale per la sua formazione.

Imparò tutti i segreti del mestiere, studiò i grandi attori americani i cui film doppiava, sviluppò una tecnica recitativa personalissima che mescolava la comicità fisica del cinema muto, con la raffinatezza psicologica del teatro. La svolta arrivò nel 1950, quando Federico Fellini lo scelse per una parte importante in Loceco Bianco e poi l’anno successivo per il ruolo memorabile del faccendiere nei vitelloni.

Fellini aveva capito che Sordi non era solo un comico, ma un attore completo capace di rappresentare le contraddizioni dell’italiano medio. l’ingenuità mescolata alla furbizia, la generosità mescolata all’egoismo, i sogni di grandezza mescolati alla mediocrità quotidiana. In ITelloni Sordi interpretava Alberto un don Giovanni di provincia senza qualità che recita la parte del seduttore, ma in realtà è un fallito che vive ancora con la sorella.

Quel personaggio, con tutte le sue debolezze e le sue ridicole ambizioni, risuonò profondamente con il pubblico italiano. Gli spettatori videro in lui se stessi, o i propri vicini o i propri parenti. Non era l’eroe cinematografico tradizionale, bello e coraggioso. l’antieroe, il mediocre, quello che vorrebbe essere qualcuno ma non ci riesce, che tenta scorciatoie ma fallisce, che si arrangia come può in una società difficile.

E negli anni 50 e 60 divenne l’attore più popolare d’Italia, protagonista di decine di film che facevano il pieno di incassi. lavorò con i più grandi registi italiani, oltre a Fellini anche Vittorio De Sica, Luigi Comencini, Mario Monicelli, Dino Risi, Ettore Scola. Interpretò centinaia di personaggi diversi, ognuno con le sue particolarità, ma tutti accomunati da quella qualità tipicamente sordiana.

erano italiani medi con tutti i loro difetti e le loro piccole vigliaccherie, ma anche con una loro umanità irresistibile. Il italiano e dietro tutti questi personaggi c’era sempre Sordi con la sua faccia espressiva, i suoi gesti teatrali, la sua voce inconfondibile, la sua capacità di essere buffo e tragico insieme.

Ma mentre sullo schermo sordi interpretava personaggi esuberanti, sempre circondati da donne, amici, familiari, nella vita privata era sempre più solo. Non si sposò mai, non ebbe figli, non si conobbero grandi amori. Viveva usciva poco la sera, non frequentava i salotti romani, non partecipava alle feste del mondo del cinema.

Era come se avesse due vite completamente separate, quella pubblica dell’attore amato da tutti e quella privata del borghese solitario che custodiva gelosamente la propria intimità. Perché questa separazione così netta? Cosa temeva Sordi o cosa nascondeva? I giornalisti che cercavano di indagare sulla sua vita privata si scontravano sempre con un muro.

Sordi rilasciava interviste solo per parlare dei suoi film, mai di sé stesso. Se qualcuno faceva domande personali, cambiava argomento con una battuta o semplicemente si chiudeva in un silenzio imbarazzato. Era cortese, ma distante, disponibile, ma impenetrabile. Negli anni 60 e 70, mentre Alberto Sordi dominava il box office italiano, con una serie ininterrotta di successi commerciali, cominciarono a circolare voci sulla sua vita sentimentale, o meglio, sulla mancanza di una vita sentimentale visibile.

In un’epoca in cui gli attori cinematografici vivevano sotto i riflettori, con i paparazzi che documentavano ogni flirt e ogni relazione, Sordi sembrava immune da qualsiasi scandalo amoroso. Non c’erano fotografie rubate con belle donne, non c’erano fidanzate ufficiali presentate alle prime cinematografiche, non c’erano matrimoni lampo o divorzi burrascosi come quelli che riempivano le pagine dei rotocalchi.

Questa assenza di vita sentimentale pubblica alimentò inevitabilmente i pettegolezzi. Alcuni mormoravano che Sordi fosse omosessuale e che nascondesse la sua vera natura per paura dello scandalo. In quegli anni l’omosessualità era ancora un tabù fortissimo nella società italiana e per un attore della sua popolarità sarebbe stato devastante essere scoperto.

Altri sostenevano che fosse semplicemente asessuale, talmente dedito al lavoro da non avere tempo o interesse per le relazioni. Altri ancora credevano che avesse avuto una grande delusione d’amore in gioventù e che questa lo avesse segnato per sempre, portandolo a chiudersi emotivamente. La verità, come spesso accade, era probabilmente più complessa di tutte queste speculazioni.

Sordi ebbe effettivamente alcune relazioni sentimentali nel corso della sua vita, ma le condusse sempre con la massima discrezione, lontano dai riflettori. La più importante, e quella che durò più a lungo fu con Andreina Pagnani, una delle più grandi attrici teatrali italiane. La Pagnani era nata nel 1907, quindi 13 anni prima di Sordi.

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