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L’UOMO CHE CONTROLLAVA ROMA: MASSIMO CARMINATI AL PROCESSO MAFIA CAPITALE EPISODIO 1

29 marzo 2017, Roma. Nell’aula del tribunale si apre una delle udienze centrali del processo noto come Mafia Capitale. Questo video è il primo episodio di una serie dedicata alle dichiarazioni in aula di Massimo Carminati, ricostruite attraverso gli audio originali delle udienze. L’obiettivo della serie è seguire passo dopo passo l’esame dell’imputato, analizzando i principali temi affrontati nel dibattimento e offrendo un documento diretto della sua versione dei fatti.

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In questa prima parte dell’udienza del 29 marzo 2017 il confronto si concentra su un punto fondamentale, la consapevolezza delle indagini. Carminati viene chiamato a spiegare quando e in che modo si sia reso conto di essere sotto controllo da parte delle forze dell’ordine. Le sue dichiarazioni riportano l’inizio di questa percezione al periodo dell’affidamento nel corso del 2011 quando riferisce di aver notato pedinamenti, appostamenti e attività di osservazione ritenute anomale.

Il contesto è quello di un’indagine ampia e articolata che negli anni successivi porterà alla costruzione dell’impianto accusatorio del processo. I giudici sono chiamati a chiarire se tale consapevolezza fosse concreta, progressiva o solo percepita e se abbia influito sui comportamenti dell’imputato.

Nel corso dell’esame emergono riferimenti a controlli frequenti, alla presenza costante di operatori sul territorio e alla convinzione che, una volta individuato come soggetto attenzionato, ogni sua attività fosse monitorata. Per continuare a seguire l’intera serie dedicata al processo Mafia Capitale, iscrivetevi al canale, mettete like e commentate.

Per voi è un piccolo gesto che per noi significa tanto. Buon ascolto. >> Allora, Massimo, ci può riferire, può riferire al tribunale da quando e in che termini lei si è reso conto di essere sotto il controllo delle forze dell’ordine? Beh, io sono sempre stato sottoposto a un controllo delle forze dell’ordine da non so, non ho perso ho perso il conto da quando sono sotto controllo alle forze dell’ordine, però diciamo durante l’affidamento nel 2011 verso la metà la metà del 2011, quindi credo verso giugno luglio, proprio dopo una una perquisizione che avevo subito da parte

del dottor Minisci, mi sembra, non mi ricordo neanche perché cosa, venne la Digos a prendermi alla VOUS, che era il posto dove io stavo facendo l’affidamento, perché avevo preferito non fare l’affidamento a casa perché sapevo, avevo i cani, avevo un problema. La notte sarebbero venuti i carabinieri perché a me quando facevo l’affidamento venivano ogni turno, cioè venivano il turno fino a mezzanotte e poi subito dopo il turno da mezzanotte alle 6:00.

Quindi io sapevo che avrei avrei subito tutti questi controlli e a un certo punto ho preso e me ne sono andato alla Wous. Ho cominciato a vedere sotto la Wous, che era un residence nella zona dove aveva il negozio la mia compagna, davanti al negozio dove io lavoravo durante il giorno, tutta una serie di appostamenti dall’altra parte della strada che erano comunque estranei ai controlli che io avevo da parte delle forze di polizia mentre mentre stavo scontando questo affidamento.

Io ho continuato continuav a vedere, però non sapevo a che cosa a che cosa riferire questa cosa. Pensavo che fosse per la perquisizione che m’ha fatto m’ha disposto il dottor Minisci, quindi me ne sono preoccupato relativamente fino a quando poi finisco l’affidamento e le cose sono peggiorate. Poi ci stanno anche dei RIP che ha portato l’avvocato Naso, insomma, a un certo punto mi veniva lì, io torno a casa mia a Sacrofano a casa con la mia compagna e m’aspettavano tutte le mattine là fuori e mi seguivano. Insomma, io vedevo

questi pedinamenti, tra l’altro, erano visibilissimi e infatti io mi stupivo. Ci sta quella telefonata che faccio all’avvocato Naso quando sto alla Materday a ottobre e in cui dico “Ma perché si fanno vedere così?” Cioè, pensavo che ci fosse qualche cosa di strano, era una cosa che io non capivo. Pensavo che potesse essere per per magari eh vedere dove dove potevano essere i proventi de de Io stavo scontando l’affidamento per la condanna, un residuo pena per la condanna del furto al Cavò. Pensavo che potesse

essere una cosa che riguardava quello, insomma, non capivo bene, dico la verità. Pensavo, ho pensato anche che potesse essere perché stava a casa, eh, cioè abitavo in quel momento alla casa di Marco Iannilli, a casa di Marco Iannilli e Marco Iannilli era stato arrestato un po’ di tempo prima per Fastb, verrà riarrestato poi a a non lo so, novembre mi sembra, novembre 2011, insomma ero pedinato.

Ero pedinato proprio visibilmente pedinato. Cioè, probabilmente non si erano resi conto che io sono una persona sensibile a questo, perché ovviamente dopo che m’hanno sparato, quando ero quando ero ragazzino, ho sviluppato una mania ossessiva per queste cose, cioè me ne accorgevo praticamente subito se ero se avevo dei controlli dei dei pedinamenti eh fuori fuori da quella che era la normalità e probabilmente inizialmente m’hanno messo dietro gente che non ci stava attenta oppure insomma poi poi poi dopo si sono specializzati, però eh devo

essere onesto, poi dopo la la struttura ha cominciato a funzionare, non si facevano vedere, però ormai la la preda quando sa che c’è il cacciatore lo sai sempre. Può essere pure che li ho visti una volta di troppo, come diceva il colonnello Russo, però sicuramente non li ho mai visti una volta di meno. >> E questo con che frequenza avveniva? >> No, era costante, non è che era costante.

>> Era costante. Era costante. >> Possiamo dire quindi che era quotidiana? >> Ma era quotidiana, era due tre volte a settimana. Ma poi è chiaro che io inizialmente non è che ci facevo caso più di tanto perché pensavo che potesse essere un residuo della perquisizione che m’ava fatto il dottor Minisci. Io tra l’altro quando mi fecero quella perquisizione fu io che li portai a casa mia.

Loro non sapevano neanche dove stavo di casa, cioè loro pensavano che abitassi a Sacrofano un indirizzo vecchio. Io invece li porta loro, loro mi portarono all’indirizzo vecchio, gli dissi, guardate che io non abito qua, abito abbiamo un tecappelletto numero 12. e andai abbiamo un cappelletto con loro. Mi fecero una perquisizione, era un personale digos, mi sembra che che si erano qualificati, anzi erano della DIGOS credo, o del dipartimento centrale polizia di prevenzione, l’ex uccigos.

Quindi poi non ho più saputo niente, però pensavo che i pedinamenti potessero essere in virtù di quella cosa, non è che pensavo ad altro. Sì, >> certamente. Ero continuamente bombardato da notizie di giornali in cui ero considerato l’ombra del cieato sulla città ovviamente. Quindi, praticamente io ogni giorno era accusato di qualche cosa.

Io ho fatto l’esempio del eh l’altra volta ho parlato col dottor Tescaroli proprio sul fatto dell’omicidio Calvi. Eh, ma io pochi mesi prima era stato accusato in prima pagina su sul Corriere, sul Messaggero e sul tempo giornale di Roma dell’omicidio Calvi. Parlarono col mio avvocato il pomeriggio e il pomeriggio ma avvocato mio disse sì e l’ha fatto in concorso col col direttore del carcere Ginaceli io ero detenuto, ero detenuto da 2 anni prima e sarei uscito 2 anni dopo e stavo sulla sedi a rotelle perché m’hanno sparato. Cioè questo è stato un

continuo per me. Non me ne sono mai preoccupato. Cioè, di fatto, tra l’altro, subito dopo quella cosa, mi venne a prendere la squadra mobile davanti al negozio con due macchine, mi portarono in centrale. In centrale parlai col dottor Ormanni, con la dottoressa Maiz, mi sembra col dottor De Gasperis che ridevano.

Mi dissero “Carmina, non ti preoccupare, non è che t’ abbiamo chiamato per questo, era qualcosa che riguardava le indagini penso di Emanuele Orlandi”. mi sentirono come testa e poi non sep nulla, però diciamo per me continuo questa sorta di controllo, questa sorta di diciamo di attenzione, però lì io cominciai a preoccuparmi, non tanto a preoccuparmi, a osservare questa cosa con occhi diversi perché era, diciamo, erano pedinamenti ossessivi, cioè nel senso, io dico, poi si mettevano di fronte a al negozio, ci stava eh ci stavano due

banche, si mettevano in due dentro la macchina e la polizia passava e non gli diceva niente. Ma se io mi metto con Bruggia, per dire, davanti a una banca, presidente, in 30 secondi arrivano arrivano 50 volanti e qualcosa mi dicono. Insomma, io c’ho esperienza di queste cose. Si mettevano eh di fronte c’era una collina di fronte a al benzinaio che sta a metà fra il benzinaio e il negozio.

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