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MICHELE GRECO “IL PAPA” IMPUTATO NELL’APPELLO DEL MAXIPROCESSO A COSA NOSTRA (1989)

6 aprile 1989, nell’aula Bunker del Lucciardone a Palermo si celebra l’appello del maxi processo a Cosa Nostra, il più grande procedimento giudiziario mai istruito contro la mafia siciliana. Sul banco degli imputati non c’è un uomo qualunque, ma una delle figure più enigmatiche e potenti della storia di Cosa Nostra, Michele Greco, detto il Papa.

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Greco apparteneva a una famiglia mafiosa di antiche tradizioni e negli anni 70 e 80 divenne il padrone incontrassato della campagna palermitana. Uomo dai modi eleganti, apparentemente rispettabile, si presentava come gentiluomo d’ altri tempi, amante della caccia e dell’ospitalità, ma dietro quell’immagine cortese si nascondeva un ruolo decisivo.

Era lui a presiedere la commissione di Cosa Nostra, l’organo che decideva su guerre, condanne e strategie dell’organizzazione. Quel processo Michele Greco si difende cercando di mantenere quell’aura di rispettabilità che lo aveva sempre contraddistinto. Si proclamava innocente vittima di calunni e negava ogni legame con la mafia.

Eppure le testimonianze dei collaboratori di giustizia e le indagini lo descrivono come uno degli architetti silenziosi della stagione di sangue che insanguinò Palermo. In quell’aula il contrasto è evidente. Da una parte il papà con il suo tono paato, quasi paterno. All’altra la mole di accuse che lo collegano ai corleonesi di Totori e Bernardo Provenzano all’ascesa dei Greco e alla gestione criminale di un sistema che intrecciava violenza, affari e politica.

Il maxi processo d’appello non è solo un procedimento giudiziario, è il luogo in cui lo Stato cerca di consolidare la sua vittoria contro Cosa Norra dopo le condanne di primo grado del 1987. E la voce di Michele Greco in quell’aula diventa una testimonianza unica. Il tentativo di un capo mafia di ribaltare la propria immagine, di negare la propria storia, di salvarsi dal peso della giustizia.

Quello che state per ascoltare è l’audio originale della deposizione di Michele Greco del 6 aprile 1989. Un documento che ci riporta dentro il cuore del maxi processo, dentro il confronto diretto tra lo Stato e gli uomini che per anni hanno governato la Sicilia nell’ombra.  Lei ha detto che intende rispondere? >> Sì, presidente.

>> Lei è stato interrogato in precedenza. conferma le dichiarazioni che ha rese. >> Sì, sì, conferma le dichiarazioni che ho reso nel passato. >> Nel passato. E senta, ha da fare delle precisazioni? >> Poi se se lei me lo consente dirò qualche cosa, >> eh. E allora le dica Sindora, >> no? Poi poi quando >> No, lei ha confermato quello che ha già dichiarato e che è noto, >> va bene, alla Corte e alle parti.

fare qualche in ordine a quello che ha già dichiarato. >> Siccome lei ha elencato una cosa di cose allucinante, >> io non ho fatto altro che leggere >> quello che è scritto nelle carte. rendo conto che lei deve lei è chiamato, va bene, a rispondere hanno cosa le hanno presente >> e sulle quali ha il diritto rendersi.

Ora lei ha confermato tutto quello che ha dichiarato, tutto quello che ha dichiarato in precedenza. Se ha da fare delle precisazioni, da dare dei chiarimenti, da fare delle puntualizzazioni, le faccia, va bene? attiene al suo diritto di difesa. >> Allora, a questa elenco di cose allucinante io diedo una risposta e ho detto la violenza non fa parte della mia dignità.

Questo è scritto, è uno dei primi >> una delle prime proposizioni che si leggono >> nelle sue dichiarazioni. >> E questo sono io. >> Lei ha ricordato parte della storia della sua famiglia, si è richiamata al suo bisnonno, ha parlato di secoli, mi sembra due secoli all’incirca di lavoro. Ha detto tante cose che nelle sue dichiarazioni si leggono e che tutti hanno letto.

Quindi, come lei vede queste cose >> e se lei ne sono nel processo e le sappiamo per averle dette. >> Mi scusi signor presidente. >> Posso? >> Sì, dica. Se lei legge il mio memoriale, anzi poi ci sarà un altro aggiunto, se lei lo legge, questo sono io. C’è la storia piuttosto in una forma breve di me, della mia famiglia e più ci sono i miei sentimenti. Questo sono io.

>> I suoi sentimenti che intende dire lei con no? >> Ci sono i miei sentimenti che io odio il male. Come lo debbo dire? L’ho detto, non sono stato creduto fino a ieri. Oggi è un altro giorno. >> Sì, >> oggi è un altro giorno. Me lo aug lo spero. >> Lei si rende contro lo spero che sia un altro giorno. >> Lei si rende conto che se la Corte le fa delle domande e le chiede di fare delle precisazioni per acquisire degli elementi di valutazione.

La Corte ha questo compito di valutare tutti gli atti, comprese le dichiarazioni delle parti. Quindi lei mi risponda alla domanda che vi ho fatto in precedenza. Ha da fare delle precisazioni ulteriori. Lei ha detto, dice, “La mia vita è tutta scritta e io sono quello che risulta >> da questi scritti”. >> Devi dire qualche altra cosa in ordine a tutte quelle accuse che lei chiama allucinanti, ma che intanto però fanno parte del processo? Ho >> odiato sempre il male dalla nascita.

Mh, questi sono i miei sentimenti. No, con la falsità si distruggono le persone. Io sono un essere umano, sono un cittadino e bisogna rispettare il mio diritto, la legge. Reg. >> Infatti, se è qui, per essere sentito dalla Corte, se io le ho fatte queste domande è proprio perché lei sta esercitando questo diritto di difesa che nessuno le contesta, che l’ordinamento italiano le garantisce.

Quindi, ancora una volta dico questo, lei si è riportato alle dichiarazioni, in atti, agli scritti e lei dice “Io sono quello che risulta da questi elementi che ho fornito alla Corte”. Ha da dire qualche altra cosa? Ma io le debbo chiedere poi due >> Sì, le domande le faccio io. Cioè, lei mi può fare delle precisione.

Prima prima definire io poi le debbo chiedere due cose. Lei mi faccia le domande, io rispondo. >> No, io io per quanto riguarda per ora questa fase voglio raccogliere da lei una risposta precisa. Lei ha respinto tutte le accuse. Ha detto che sono accuse allucinanti. Lo ripeto ancora una volta. Mi sa spiegare allora perché mai ci sarebbe stato questo convogliamento di accuse nei confronti della sua persona? Ma signor presidente, la mia storia la mia storia incomincia nel 192.

Un giorno di domenica spunto il primo articolo. In una domenica di agosto del 1982 spunto il primo articolo, un articolo in prima pagina, un articolo grande dove mi lessero papa e tutto il resto. Cosa vuole? Io non avevo nessuna esperienza in materia giudiziaria. Sfortunatamente non ero stato mai in carcere.

Per sfortuna, dico come stanno oggi le cose, dico per sfortuna, perché anche è utile il carcere quando uno è giovane, può essere anche l’utilo. Spunta questo articolo, anziché andare da un avvocato e per vedere di che cosa si trattava, mi viene la fuga perché pensava il carcere che era una cosa allucinante. Chi li fuga? Uno che si dà alla fuga e renunziare alla propria innocenza e nascono tutti i miei guai.

Da quel giorno del del questa domenica del 1982, da quel giorno, signor presidente, si scatenò un uragano tutti i giorni, giornali, televisione, tutto quanto. Non facevano altro che sfornare calunnie, falsità. passavano ai giornali e le facevano pubblicate. >> Piano il ton e non sono io, è qui il neofono che >> e lo regoli bene, lo regoli in modo tale che lei usi un po di voce.

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