Il 13 gennaio 2021 nella città di Lamezia Terme, nella Calabria italiana, la regione più povera del paese, in un edificio appositamente riadattato di un ex call center, è iniziato un processo giudiziario che l’Europa non vedeva dagli anni 80. 335 imputati, 438 capi d’accusa, 600 avvocati, 58 testimoni dell’accusa, una parte dei quali ex membri del clan che hanno ottenuto lo status di collaboratori di giustizia, un’aula bunker speciale con vetro blindato, un proprio codice postale e un sistema di videoconferenza con decine di
carceri del paese. Il processo è stato chiamato Rinascita Scott dalla parola italiana rinascita e in onore del defunto agente dell’FBI Scott Ziben che aveva aiutato a districare i legami tra i cartelli colombiani e la mafia calabrese. Allora, all’inizio degli anni 20, questo processo andava sulle prime pagine di ogni giornale italiano come il processo della generazione.
Ora, nella primavera del 2026 ha già superato tutti i gradi di giudizio, inclusa la Corte di Cassazione che ha emesso la decisione il 23 maggio 2025 e decine di imputati stanno scontando pene reali in carceri di massima sicurezza. Questo è un solo processo, solo uno. Parallel a Reggio Calabria è in corso un maxi processo ancora più grande iniziato sui materiali dell’operazione Evgistos del 2023, nel corso della quale in 10 paesi: Italia, Germania, Belgio, Francia, Portogallo, Slovenia, Spagna, Romania, Brasile e Panama sono stati
arrestati contemporaneamente 132 membri di una sola organizzazione. La prima ondata di condanne emesse nell’ottobre 2025 con la procedura accelerata del rito abbreviato ha dato complessivamente 1098 anni di privazione della libertà e una multa di €440.000 solo per 76 dei 132 imputati. Allora, 20 anni fa una cifra simile sarebbe sembrata fantascienza, persino per i processi americani contro la mafia italiana.
Ora questa è solo una delle diverse grandi operazioni parallele contro una singola rete criminale e questa rete si chiama Andranghetta. Secondo i dati dell’Interpol per il 2025, la Andrangheta opera in più di 84 paesi del mondo. Il suo fatturato annuo, secondo le stime degli esperti dell’Istituto di Alti Studi di Difesa Nazionale della Francia e dell’European Studies Think Tank ammontani a una cifra compresa tra 40 e 60 miliardi di euro.
Secondo le stime dell’Europol e delle ricerche accademiche dell’Università di Cambridge, l’organizzazione calabrese controlla circa l’80% del mercato all’ingrosso della cocaina in Europa. Allora, nel 1980 la Andrangheta agli occhi dello Stato italiano, era una mafia di seconda categoria, il fratello minore di Cosa Nostra Siciliana e della camorra napoletana, una struttura rustica di pastori e sequestratori di persone dell’Aspromonte montuoso.
è l’organizzazione mafiosa transnazionale dominante dell’Unione Europea, riconosciuta nei rapporti EU SCTA del 2025 come una minaccia sistemica alle basi politiche, economiche e istituzionali dell’Europa. Tutto questo, nonostante formalmente la stessa esistenza della Endrangheta come struttura unica, sia stata riconosciuta giuridicamente dallo Stato italiano solo nel 2010, con una decisione della Corte di Cassazione nell’ambito del processo sull’operazione crimine.

Allora i procuratori italiani dimostrarono giuridicamente per la prima volta che i clan familiari della Calabria non sono gruppi frammentati, ma una rete unica. gestita da un organo di coordinamento comune. Ora, a distanza di 16 anni, questa rete è una delle strutture criminali più ricche e più influenti del pianeta, con una presenza nei sistemi bancari di Londra, Francoforte, Zurigo e Dubai, nei porti di Anversa, Rotterdam e Amburgo, nel cemento delle località turistiche della Costa del Sol e all’ombra dei club calcistici
internazionali. Ma la domanda principale di questo film non risiede nei numeri. La domanda principale suona diversamente. come ha fatto una struttura chiusa, quasi medievale, di un villaggio di montagna nel sud dell’Italia, dove le posizioni direttive ancora oggi si trasmettono per sangue, dove ci si sposa con le cugine per non far entrare estranei, dove i riti di iniziazione sono descritti con le stesse parole del X secolo a diventare il nodo nervoso centrale del narcotraffico europeo del XX secolo, come ha fatto una struttura
nata dai sequestri di persona in Aspromonte e dai pascoli di pecore siciliani ad accordarsi oggi con il CNG messicano, la Clara del Golfo Colombiana e i gruppi balcanici a parità di condizioni. Come sono finiti i suoi soldi nelle compagnie di assicurazione del Nord Italia, nei ristoranti di Düsseldorf, nelle squadre di calcio di Monaco, negli appalti edilizi di Milano e negli asset virtuali delle borse di criptovalute degli Emirati Arabi Uniti? La risposta risiede nello stesso posto dell’inizio, in un
villaggio calabrese ai piedi del Monte Aspromonte con una popolazione inferiore a 4.000 persone. Il suo nome è San Luca. Da qui, dalla pietra gialla delle case e dagli ulivi sui pendi, sono uscite le persone che oggi siedono negli uffici a Bogotà. A Bogotà firmano contratti per la fornitura di cocaina.
A Toronto aprono pizzerie e lavanderie. A Sydney possiedono squadre di muratori ed estorcono loro il pizzo. A Bruxelles finanziano lobbisti. Allora, nel 1950 San Luca viveva dei soldi inviati dagli emigranti dalla Germania e dall’America e dei prodotti dei propri giardini. Ora, nel 2026, la metà dei suoi uomini maggiorenni è inserita negli archivi della polizia italiana ed è l’unico municipio in Italia dove nessun partito è riuscito a presentare candidati alle elezioni per più di 10 anni consecutivi.
L’edificio vuoto del municipio nel centro di San Luca è il simbolo più esatto di cosa sia la endrangheta nel 2026. Per capire da dove provenga questa organizzazione bisogna tornare alla Calabria dell’ultimo terzo del X secolo. Allora, dopo l’unificazione dell’Italia nel 1861, il sud del nuovo paese rimase solo con la povertà, l’analfabetismo e l’isolamento dei villaggi montani dell’Aspromonte.
Nella portuale Reggio Calabria, a Messina e a Palmi vivevano artigiani, pescatori e piccoli commercianti. Sulle montagne, a 20 e40 km dalla costa vivevano allevatori di pecore e contadini. Le leggi del regno di Roma e del giovane stato italiano lì non arrivavano. Le sostituiva la consuetudine, antichi codici d’onore, il clan maschile, la vendetta per un’offesa.
Proprio in questo ambiente, alla fine del X secolo, le prime menzioni documentali nei bollettini di polizia sono datate agli anni 1860 e 1870 nella provincia di Reggio. prese forma un’organizzazione che definiva se stessa onorata società. La parola andrangheta è di origine greca da andragatia che significa coraggio e virtù guerriera.
Allora, questa era l’autodenominazione di una setta castale, non di una corporazione criminale. Ora questa parola si trova nelle risoluzioni del Parlamento europeo e in tutti i manuali di diritto internazionale. La cellula base della Endrangheta si è sempre chiamata nradina o locale. località. È un clan composto da una famiglia unita da legami di sangue o da un’alleanza di diverse famiglie che controllano un villaggio specifico o un quartiere cittadino.
A capo c’è il mamma santa o capo locale. Accanto il contabile, il criminale, responsabile della violenza, il mastro di giornata, responsabile delle operazioni quotidiane. Allora, all’inizio del XXo secolo, un locale bastava per un villaggio. Ora i locali dell’andrangheta operano a Toronto, Melburn, Duisburg, Barcellona, Buenos Aires.
È stata provata giuridicamente l’esistenza di non meno di 150 locali solo nella stessa Calabria e di almeno un altro centinaio al di fuori di essa in tutto il mondo. L’iniziazione dei nuovi membri avviene secondo lo stesso rituale di 140 anni fa. Sangue dal dito sull’immagine di San Michele Arcangelo, un giuramento davanti ai fratelli, l’obbligo del silenzio, omertà, la punizione, la morte.
La prima ondata di emigrazione in Nord America e Australia all’inizio del XXo secolo divenne per laheta non una perdita, ma un’espansione strategica. Tra il 1901 e il 1930 dalla Calabria partirono più di 800.000 persone verso New York, Philadelphia, Toronto, Buenos Aires, Melburn. Tra loro partivano anche membri dell’onorata società.
Aprivano ristoranti, drogherie, lavanderie e nel frattempo costruivano i primi legami internazionali della loro organizzazione. Allora nessuno nello Stato italiano se ne accorgeva. Ora, proprio questi legami posti negli anni 1920 a Toronto e Melbourne operano nel 2026. La reale polizia a cavallo canadese nei suoi rapporti scrive esplicitamente della presenza dell’andrangheta in Ontario come della struttura criminale organizzata italiana dominante e la Commissione Criminale Australiana AC stima la sua quota nel mercato
australiano della cocaina a diverse decine per la seconda ondata arrivò dopo la seconda guerra mondiale. Nel periodo dal 1955 al 1975, dalla Calabria al Nord Europa, prima di tutto in Germania, Belgio, Svizzera e Paesi Bassi si trasferì più di un milione di persone. Molti di loro si stabilirono nelle città industriali della Rur, adisburg, Düsseldorf, Essen.
Costruivano miniere, impianti metallurgici, ferrovie. Insieme a loro, e allora nessuno lo sapeva, si trasferirono in Germania alcune decine di persone rispettabili dai clan di San Luca e Platì. Proprio loro apriranno i ristoranti a Dubisburg che 60 anni dopo si ritroveranno al centro di una delle storie più sanguinose nella cronaca criminale europea.
Allora era una normale ondata migratoria di meridionali in cerca di lavoro. Ora questi indirizzi sono trascritti nei materiali dei processi dei tribunali statali di Düsseldorf ed Essen. All’interno della Calabria, l’andrangheta negli anni 50 e 60 viveva da due fonti principali. Il contrabbando di tabacco e il racket negli appalti edilizi.
I primi milioni apparvero più tardi, negli anni 70, quando l’organizzazione padroneggiò l’industria dei sequestri di persona. Dal 1970 al 1991 in Italia furono compiuti non meno di 694 sequestri a scopo di estorsione documentati. La maggioranza assoluta, opera dei clan calabresi. Il caso più noto è il rapimento del nipote del magnate del petrolio Jetta.
Paul Ghetti, John Paul Ghetti II, il 10 luglio 1973 a Roma. Il ragazzo di 16 anni fu trattenuto nelle grotte dell’Aspromonte per 5 mesi. Mandarono alla famiglia, come avvertimento, l’orecchio destro tagliato e alla fine ricevettero un riscatto di $.900.000. Allora, questo fu uno shock. Ora gli storici chiamano esplicitamente questo evento un punto di svolta.
Proprio questi soldi convertiti in eroina e poi in cocaina permisero all’andrangheta negli anni 80 e 90 di costruire il business della droga dal quale iniziò la sua carriera globale. Una svolta chiave avvenne durante la cosiddetta prima guerra di Indrangheta a Reggio Calabria, un conflitto sanguinoso tra i clan De Stefano, Condello Ierti e Serraino Buddha tra il 1974 e il 1977 che costò la vita a più di 230 persone.
Allora il clan De Stefano, guidato da Paolo De Stefano, introdusse per la prima volta il principio che più tardi definirà l’intero modello. I profitti dei sequestri devono essere investiti non in immobili e bestiame, ma in droga. Fu una rivoluzione. La seconda guerra di Indrangheta dal 1985 al 91 costò più di 600 vite e si concluse con un nuovo ordine.
Tutti i clan si sottomettono a una struttura di coordinamento unica. Questa struttura crimine è diventata il fondamento dell’andrangheta moderna. Se l’andrangheta ha un punto dopo il quale tutto il mondo ha capito che questa non è più un problema locale italiano, quel punto è il 15 agosto 2007, città di Duisburg, stato federale della Renania settentrionale Vestfalia, Germania.
Verso le 2:20 di notte, all’ingresso del ristorante italiano da Bruno, due killer aprirono il fuoco con armi automatiche contro sei uomini appena usciti dopo aver festeggiato il 18º compleanno di uno di loro. Furono sparati più di 70 colpi. Ognuno dei sei ricevette un colpo di grazia alla testa. Morirono Tommaso Francesco Venturi, il festeggiato appena arrivato dalla Calabria, Sebastiano Strangio, Marco Marmo, i fratelli Francesco e Marco Pergola e anche Marco Marchionne, tutti da 16 a 39 anni, tutti di origine italiana, prevalentemente calabrese.
Adosso a uno degli uccisi trovarono tra i vestiti un’immagine bruciacchiata di San Michele Arcangelo. Allora, per la Germania questo fu uno shock di portata nazionale. Per la prima volta una guerra mafiosa italiana era arrivata in terra tedesca. Ora il caso della strage di Ferragosto viene studiato nelle accademie di polizia di tutta l’Unione Europea come un caso classico di esportazione della vendetta.
La strage a Duisburg fu l’epilogo della faida di San Luca, una guerra di sangue tra due clan di uno stesso villaggio, Inirta Strangio da una parte e i Pellevottari Romeo dall’altra. La guerra era iniziata già nel 1991 a causa di un banale litigio a una festa di carnevale quando furono uccisi due giovani del clan Nirta Strangio nel maggio 1993, in un’ora a San Luca ne uccisero quattro.
Poi il vecchio patriarca Antonio Nirta e il clan de Stefano di Reggio Calabria conclusero una tregua che resse fino al 2005. Il 5 gennaio 2005 Domenico Giorgi del clan Nirta Strangio uccise Salvatore Favasuli, parente dei Pellevottari, per una minaccia alla sua fidanzata. La famiglia Favasuli in risposta uccise il fratello di Giorgi Antonio.
Il clan Nirta Strangio sparò a Francesco Pelle Ciccio Pakistan sul balcone insieme al suo figlio neonato. Il proiettile attraversò la schiena di pelle rendendolo paralizzato. Allora, dalla sedia a rotelle giurò di vendicarsi. Ora questo giuramento è parte dei manuali di criminologia. Il 25 dicembre 2006, proprio il giorno di Natale, gli uomini dei Pellevottari Romeo attaccarono la casa del boss dei Nirta Strangio Giovanni Luca Nirta e in una sparatoria uccisero sua moglie Maria Strangio.
La bara di Maria Strangio fu trasportata attraverso San Luca sotto gli occhi di tutto il paese e al suo funerale suo cugino Giovanni Strango, disse apertamente che per ogni goccia del sangue di Maria saranno versati i fiumi del sangue dei Pelle. Allora questo suonò come la tradizionale retorica. Ora è chiaro che era una promessa diretta ed esattamente dopo 8 mesi la mantennero a Duisburg.
L’arma usata nella sparatoria di Duisburg fu stabilito criminalisticamente come parte dello stesso lotto da cui avevano sparato a Natale a San Luca. Questo spiega tutto. Il clan Nirta Strangio, di fronte al fatto di non poter raggiungere i nemici nella stessa Calabria, dove la polizia locale si era finalmente attivata, esportò la guerra in Germania, dove i suoi avversari vivevano e lavoravano.
L’indagine tedesca condotta dal criminologo capo Heinz Sprenger di Duisburg, si scontrò molto rapidamente con i limiti delle proprie possibilità. I ristoranti da Bruno a Duisburg e la sua rete erano noti alla polizia tedesca e italiana come luoghi di riciclaggio di denaro fin dagli anni 90. Alla fine l’esecutore principale Giovanni Strangio fu arrestato ad Amsterdam nel 2009 e nel 2011 il tribunale di Locri condannò lui e il complice Giuseppe Nirta all’ergastolo.
Allora l’Italia considerò questa sentenza una vittoria. Ora è chiaro un’altra cosa. Duisburg divenne non la fine, ma l’inizio. Dopo il 2007 la Repubblica Federale di Germania riconobbe per la prima volta ufficialmente la Drangheta come una minaccia transnazionale e la procura di Dusseldorf creò un dipartimento speciale per la lotta alla mafia italiana.
Parallelamente alla storia di Duisburg, l’andrangheta per decenni stava costruendo qualcosa di molto più importante, il suo ruolo nell’economia mondiale della cocaina. La data chiave è il 14 luglio 1994 quando i carabinieri italiani fermarono all’aeroporto di Malpensa un uomo di nome Pasquale Marando, uno dei boss del clan Marando Trotta di Platiì, aveva con sé una valigia con documenti dai quali per la prima volta divenne evidente.
I clan calabresi acquistano cocaina direttamente dai cartelli colombiani di Medellin e Cali e la spediscono in Europa attraverso il porto di Milano-Genova. Allora questa fu una svolta per le indagini. Ora è chiaro che proprio gli anni 90 furono il decennio in cui l’andrangheta superò Cosa Nostra nel commercio internazionale della cocaina ed entrò in contatto diretto con i colombiani.
Figura chiave della stessa epoca fu Roberto Pannunzi. Bebè Pannunzi, broker internazionale dell’Andrangheta, nato nel 1947. Fu arrestato per la prima volta nel 1994 in Colombia. fuggì poi l’arresto nel 2004, la fuga da un ospedale a Roma nel 2010 e infine l’arresto definitivo nel luglio 2013 in un centro commerciale di Bogotà dove stava pranzando sotto falso nome.
In diverse sentenze gli furono inflitti in totale oltre 30 anni di privazione della libertà. Egli, secondo i dati della D e A, da solo organizzò le forniture in Europa di diverse decine di tonnellate di cocaina. Allora i giornalisti lo chiamavano il Pablo Escobar dei Calabresi. Ora il suo nome è il primo nella lista di coloro che hanno trasformato la mafia montana dell’Aspromonte nel principale grossista europeo di cocaina.
Fu Pannunzi negli anni 90 a costruire il ponte logistico Medellin, Barranchilla, Genova, Calabria, attraverso il quale affluì in Europa il primo grande flusso all’ingrosso. Se si parla di cosa fa esattamente la Andrangheta oggi, è più corretto iniziare non dalla droga, ma dalla sua struttura, perché è proprio la struttura a spiegare perché sia impossibile distruggerla con un solo colpo.
per quanti processi bunker lo Stato italiano possa organizzare contro di essa. Al vertice il crimine di Polsi, l’organo di coordinamento, il cui nome deriva dal nome del santuario della Madonna di Polsi, situato in alto nelle montagne sopra San Luca. Una volta all’anno, tradizionalmente all’inizio di settembre, nel giorno della festa della Madonna, i capi di tutti i principali clan calabresi confluivano qui per il sacro raduno.
Allora, fino al 2010, lo Stato italiano non sapeva nemmeno dell’esistenza del crimine. Ora è stato provato giuridicamente dalla decisione della Corte di Cassazione ed è diventato una categoria obbligatoria nei documenti dell’Europ. Sotto il crimine tre grandi mandamenti geografici: tirrenico, costa occidentale della Calabria, Ionico, costa orientale, incluse San Luca e Platì, e Reggino Centrale, la capitale, Reggio Calabria.
Ogni mandamento unisce decine di locali. Complessivamente nel territorio della sola Calabria, secondo i dati dell’antimafia italiana di al 2025 operano non meno di 150 strutture di clan in cui rientrano più di 6.000 uomini d’onore, ovvero che hanno superato la piena iniziazione. Oltre a loro, decine di migliaia di contrasti, cioè complici non iniziati che lavorano per l’organizzazione come autisti, commercialisti, avvocati. prestaome.
Allora, negli anni 80 tali figure erano alcune centinaia, ora solo negli schedari calabresi sono più di 60.000. Al di fuori della Calabria la struttura opera secondo il principio delle filiali. Ogni locale significativo in Canada, Australia, Germania, Svizzera, Belgio, Paesi Bassi, è obbligato, secondo le regole dell’organizzazione a ottenere l’approvazione del crimine.
Senza questa approvazione è considerato illegittimo e può essere distrutto dai propri stessi conterranei. Proprio così a Toronto esistono sette locali riconosciuti a Melburn non meno di cinque, a Duisburg, Francoforte, Stoccarda, circa 10 in totale, a Bruxelles e Liegi, quattro. Allora, negli anni 60 queste erano semplicemente casse di mutuo soccorso.
Ora sono i nodi finanziari di un’operazione globale del valore fino a 60 miliardi di euro all’anno. All’interno di ogni locale una rigida gerarchia di ranghi, le cosiddette 12 doti, 12 dignità. Dal più basso, Picciotto, semplice soldato ai più alti, con nomi esoterici che affondano le radici nei rituali massonici del X secolo.
Santista, Vangelo, quartino, trequartino, stella, cupola, padrino. Ogni gradino un’iniziazione separata, un giuramento separato, una poesia separata. Così si chiama la formula del giuramento. Allora, nel 1950, di questa gerarchia non sapeva niente nessuno, tranne i membri stessi. Ora i testi completi dei rituali sono nelle sentenze dei tribunali italiani, grazie alle testimonianze di decine di collaboratori di giustizia come Emanuele Mancuso, Nicola Arena, Girolamo Bracchio.
caratteristica chiave che distingue la andrangheta da tutte le altre strutture mafiose del mondo è il principio di parentela. In cosa Nostra, qualsiasi siciliano degno poteva diventare un uomo d’onore. Nell’andrangheta l’iniziazione è accessibile praticamente solo ai parenti di sangue. I clan si sposano tra loro, i cugini di primo grado si sposano con le cugine, le zie con i nipoti acquisiti tramite lo zio.
Questo crea una densità di legami di parentela che rende impossibile l’infiltrazione. Allora, negli anni 70 i procuratori italiani si lamentavano che non c’è nessuno da reclutare. Ora la percentuale di pentiti, cioè di traditori, nellaheta è di gran lunga inferiore a quella di qualsiasi altra mafia del mondo, secondo le stime della DIA per il 2025, non più dell’1%, mentre in Cosa Nostra negli anni 90 arrivava fino al 5%.
Un’altra particolarità è la totale chiusura nei confronti dei media e della pubblicità. Se i boss di Cosa Nostra degli anni 90, Totori Ina, Bernardo Provenzano, almeno a volte comparivano nel campo pubblico, nell’andrangheta la regola è l’opposto. Le persone più influenti, come per esempio Giuseppe Morabito Tiraditto di Africo o Rosario Pipino di Chiaravalle o il compare Giuseppe Romano, per decenni sono rimaste completamente sconosciute al grande pubblico.
Allora, negli anni 80 questa era semplicemente un’abitudine. Ora questa è una strategia consapevole. Meno ti conoscono, più a lungo vivi e lavori. L’architettura finanziaria dell’andrangheta è la terza parte chiave. Ogni locale invia una parte dei profitti al fondo comune. Bacinetto, piccolo bacino. Questi soldi vengono investiti in attività legali.
L’antimafia italiana negli ultimi 10 anni sequestra annualmente beni per un valore da 1 a 2 miliardi di euro e questo solo in Italia. Allora, negli anni 80, il capitale del clan si misurava in Ville e Conti a Lugano. Ora queste sono reti di ristoranti, supermercati, imprese di costruzione, strutture turistiche, aziende di trasporto, reti di distribuzione del gas, società per lo smaltimento dei rifiuti e dalla metà degli anni 10 crypto asset, strutture offshore negli Emirati Arabi Uniti, squadre di calcio e fondi di investimento a Londra, in
Lussemburgo e a Malta. Nel rapporto EU_SO CTA per il 2025 per la prima volta si afferma esplicitamente che la mafia e larangheta come sua amraglia è arrivata a livello di un sistema finanziario parallelo dell’Europa. Per riassumere, l’andrangheta dell’anno 26 non è più solo una mafia, ma una banca parallela che lavora sul sangue e sulla cocaina.
E questa banca, a differenza di quelle normali, non conosce crisi né resoconti sui dividendi né azionisti, solo silenzio, omertà e la ferria disciplina del sangue. La cocaina è il principale business della Endrangheta nel 2026 e per capire perché proprio la cocaina bisogna guardare i numeri. Secondo i dati del Centro Europeo per il Monitoraggio delle droghe EMCDDDA e dell’Organizzazione Mondiale delle Dogane, nel 2024 nei porti dell’Unione Europea sono state sequestrate circa 340 tonnellate di cocaina. Secondo le stime
delle stesse strutture, questo non è più del 15% del flusso reale. Significa che il volume totale di cocaina arrivato in Europa in un anno è calcolato da 2000 a 2500 tonnellate. Di queste, secondo i calcoli dell’Università di Cambridge e dell’Istituto EST, non meno dell’80% passa attraverso i canali logistici della Endrangheta.
Allora, negli anni 80 la mafia calabrese era un altro attore. Ora questa è la dominatrice assoluta del mercato europeo della cocaina. Le porte principali dell’andrangheta per l’Europa sono quattro porti. Il primo e principale è Anversa in Belgio. Solo nel 2023 la dogana belga ha sequestrato lì 116 tonnellate di cocaina nel 2024, circa 90, nel 25, secondo preliminari, circa 80.
Il calo non è la conseguenza di una diminuzione del traffico, ma il successo di operazioni mirate contro i logisti del clan, di intercettazioni di container, dell’arresto di lavoratori portuali. Il secondo porto è Rotterdam nei Paesi Bassi, dove ogni anno vengono sequestrate da 40 a 70 tonnellate. Il terzo è Amburgo, verso cui la Nrangheta negli ultimi anni sta spostando attivamente una parte del traffico perché la dogana tedesca è meno attrezzata tecnologicamente.
Il quarto è Gijon e Valencia in Spagna, così come Gioia Tauro nella stessa Calabria. Allora, negli anni 90 Gioia Tauro era il principale punto di ingresso. Ora, secondo i rapporti della DPOMA, il volume principale passa attraverso Anversa e Rotterdam e solo una piccola parte va direttamente nel porto natale calabrese.
La tecnica di consegna è semplice e collaudata fino all’automatismo. La cocaina viene prodotta in Colombia, Perù e Bolivia. Grandi carichi vengono spediti dai porti di Guayiaquili in Equador, Santa Marta e Cartagena in Colombia, Santos in Brasile. Lì il carico viene nascosto all’interno di container di banane, caffè, ananas, avocado o pesce.
Nel porto di destinazione ad Anversa o Rotterdam, gli estrattori locali, i cosiddetti ukitross, persone spesso di origine marocchina o dell’Europa dell’Est che lavorano in subappalto per l’andranghetta, prelevano il carico ancor prima del controllo doganale. Questo è il classico schema Ripon Ripof.
Allora, negli anni 2000, ogni carico estratto era un evento unico, ora è un’operazione a catena con cui ad Anversa e Rotterdam si nutrono diverse migliaia di persone. I pagamenti e il riciclaggio sono una catena separata. Il 25 febbraio 2026 in tutta l’Unione Europea si è svolta una vasta operazione di cui hanno riferito AML, Intelligence e l’Europol.
È stata smantellata una rete internazionale che riciclava i proventi della cocaina dei gruppi mafiosi italiani attraverso una catena di società di comodo in Spagna, Germania, Lussemburgo e negli Emirati Arabi Uniti. Sono state arrestate più di 60 persone, congelati beni per centinaia di milioni di euro.
Allora, 10 anni fa i soldi venivano portati in contanti dentro le valigie. Ora, attraverso contratti fittizi di import export, prezzi di trasferimento, portafogli di criptovalute e trasferimenti bancari formalmente legali tra giurisdizioni con controlli di conformità minimi, il paese Hub Chiave sono gli Emirati Arabi Uniti e prima di tutto Dubai, dove l’andrangheta dalla metà degli anni 10 sta costruendo miratamente un’infrastruttura, approfittando della mancanza di cooperazione bilaterale.
tra gli Emirati e l’Italia. Oltre alla cocaina, l’andrangheta è attiva in altre direzioni. L’8 luglio 2025 l’Europolada ha riferito di un’operazione congiunta italo ispano-albanese, nel corso della quale sono stati arrestati 28 membri della rete del clan Marando Trotta, operante tra Roma, Tirana e Madrid.
sono accusati del contrabbando di non meno di 1019 kg di cocaina e 1497 kg di hashish nell’ambito di 80 singole operazioni. Quattro dei fermati, secondo i materiali dell’indagine, hanno rapito e torturato uno spacciatore filmando le torture con il telefono. La registrazione video è stata poi diffusa all’interno della rete per garantire il silenzio e la sottomissione nel quartiere di San Basilio a Roma.
Allora, negli anni 2000, Roma era considerata territorio libero dall’andranghetà. Ora è uno dei suoi principali AB operativi nel continente, ma la droga non è l’unica cosa. La Ndrangheta si occupa di armi illegali, principalmente balcaniche, portate attraverso l’Adriatico, del contrabbando di sigarette, soprattutto dal Montenegro e dall’Ucraina, del traffico di esseri umani e del racket migratorio sulla rotta del Mediterraneo centrale, Libia, Lampedusa, Italia e cosa particolarmente importante negli ultimi 10 anni della gestione illecita
di rifiuti industriali e tossici negli Anni 1990 e 2000 i clan Mammoliti, Piromalli e Molè di Gioia Tauro organizzavano l’occultamento di rifiuti tossici e perfino radioattivi in mare al largo della costa calabrese. Le scoperte di navi a veleno affondate sono diventate uno dei più grandi scandali ecologici d’Europa.
Allora, negli anni 90 questo schema era gestito principalmente dal clan Piromalli. Ora, secondo i dati della DIA, l’economia illegale dei rifiuti frutta all’andrangheta da 2 a 4 miliardi di euro all’anno e questo è ancora uno dei suoi flussi più stabili. Completano il quadro il racket, gli investimenti nell’edilizia e le tangenti sugli appalti pubblici.
Solo in Calabria, secondo le stime della Confederazione degli Imprenditori italiani, più del 70% delle medie e piccole imprese paga il pizzo, la tassa all’andrangheta sotto forma di pagamento diretto in denaro, subappalto forzato o quota di capitale. Allora, negli anni 60 questa veniva chiamata protezione.
Ora è di fatto una tassazione parallela di un’intera regione. La geografia della Endrangheta verso il 2026 non ha precedenti. Nessun’altra organizzazione mafiosa nella storia, né Cosa Nostra Siciliana, né la Yakuza Giapponese, né le associazioni criminali russe, ne i cartelli messicani, ha avuto una presenza così fitta e sistemica in un tale numero di paesi.
Secondo il rapporto dell’Interpol del 2025, 84 paesi. Secondo il rapporto dell’Europole U SCTA del 25, una presenza diretta è stata registrata in tutti i paesi della zona Schengen senza eccezioni e se si scompone questa geografia per continenti il quadro diventa quasi incredibile. Iniziamo dalla Germania. Proprio lì, dopo Duisburg, nel 2007, sono iniziate indagini sistemiche.
Secondo i dati del BK A tedesco, per l’anno 25, sul territorio della Repubblica Federale di Germania operano almeno 10 locali confermati dell’andrangheta: a Duisburg, Dusseldorf, Essen, Francoforte Sulmeno, Stoccarda, Monaco, Colonia, Oberhausen e in diverse piccole città del Baden Würtenberg e dell’Assia. I business principali sono ristoranti, pizzerie, appalti edili, autofficine e sempre più spesso aziende di energia rinnovabile che ricevono sussidi statali tedeschi.
Allora, negli anni 70, questi erano semplicemente ristoranti italiani di emigranti. Ora, in metà di essi ci sono prove documentali di riciclaggio. Nel solo caso di Eslingen del 2024, la procura di Stoccarda ha congelato beni per 43 milioni di euro. Belgio e Paesi Bassi sono il cuore logistico. Il clan Pelle Vottari Romeo di San Luca ha legami storici ad Anversa sin dagli anni 90. Il clan Aquino Coluccio a Rotterdam.
Secondo il rapporto congiunto della polizia belga e olandese per l’anno 25, circa il 40% delle infrastrutture per l’estrazione della cocaina nel porto di Anversa si trova sotto il coordinamento dei calabresi, pur essendo gli esecutori spesso persone di altri gruppi etnici. Nel 2024 la polizia olandese ha arrestato ad Amsterdam Bruno Pisano che l’inchiesta definisce il rappresentante finanziario dell’andrangheta nel Benelux e ha sequestrato documenti relativi a beni per un valore di oltre 200 milioni di euro. La Spagna è il secondo mercato
europeo per importanza. Barcellona, Madrid, la costa della Costa del Sol, Marbeglia, Estepona, Malaga. Qui l’Andrangheta collabora con una rete che la polizia spagnola chiama camorra più mocro mafia più calabresi, un complesso groviglio di gruppi italiani, marocchini e olandesi. Nel 2025 la Guardia Civile della Spagna, in una sola operazione Lenteia, ha sequestrato alle persone legate alla struttura del clan Bellocco 22 tonnellate di cocaina.
Allora, negli anni 90, Marbellia era semplicemente un luogo di vacanza dei bos calabresi. Ora è un nodo operativo a tutti gli effetti, dove per anni si sono nascosti latitanti, inclusi Renato Rocchi e Pasquale Bonavota, prima dei loro arresti. La Svizzera è il nodo finanziario. Dopo l’introduzione nell’Unione Europea della quinta e sesta direttiva antiriclaggio, l’andrangheta ha intensificato il lavoro attraverso il Ticino, il cantone di lingua italiana con Lugano come capitale.
Negli anni 2022-2024 la Procura svizzera ha condotto una serie di indagini contro banchieri e società fiduciarie di Lugano accusati di collaborazione con i clan calabresi. Questo ha distrutto il mito di una Svizzera pulita. Allora, negli anni 60 gli italiani portavano i soldi in valigia.
Ora li gestiscono attraverso trust professionali e i documenti svizzeri del 25 riconoscono esplicitamente questo fatto. Il Canada è un territorio storico. Nella sola città di Toronto, secondo il rapporto della reale polizia a cavallo canadese RCMP, operano sette locali subordinati al crimine: Peppino Anastasio, commisso, Rizzuto, che collaborava precedentemente con la rete siculo canadese, Ragusa, Tavernese e altre due i cui nomi sono omessi nel rapporto.
Il fatturato annuo dell’andrangheta canadese è stimato da 5 a 7 miliardi di dollari canadesi. Il caso chiave del decennio è l’operazione Sirius del 2012, dopo la quale 20 boss ricevettero pene reali e l’operazione Canadian Connection del 2019 che ha collegato l’Ontario alla Colombia. Nel 2025 la RCMP ha condotto un’altra grande operazione, arrestando in una volta sola 11 persone.
L’Australia non è meno importante. L’immigrazione italiana nel Queensland e nel Victoria iniziò già negli anni 20 del Xo secolo e il Honored Society Calabrese, così chiamano l’ilaheta, si rivelò una delle strutture organizzate più antiche della mafia italiana al di fuori dell’Italia. Ad oggi a Melburn operano i locali Barbaro Papalia, Sergi e Alvares a Sydney Macri.
Secondo la stima della Commissione Criminale Australiana ACIV, per l’anno 25 l’andrangheta controlla non meno del 30% del mercato all’ingrosso australiano della cocaina. L’operazione chiave è stata Inca del 2008, quando furono arrestati simultaneamente i leader di cinque reti calabresi a Melburn.
L’America Latina non è un territorio di consumo, ma una fonte e un hub. In Colombia l’andrangheta da 40 anni lavora innanzitutto con la Clara del Golfo e con i frammenti delle ex FARK, quelli che non si sono arresi dopo l’accordo di pace del 2016. In Equador il partner principale sono la banda Los Lobos e i Loscioneros.
In Perù i gruppi dell’Alto Uallaga. In Brasile il Primeiro comando da capital PCC e il comando vermelio CVN. Allora, negli anni 90 i rapporti venivano costruiti personalmente da Roberto Pannunzi e Santo Marando. Ora questi sono veri e propri contratti aziendali. Se non completi la consegna, rispondi con il sangue e l’arbitrato non si svolge in tribunale, ma nelle montagne della Calabria, dove il 25 settembre 2025 uno dei mediatori colombiani, secondo i materiali della Procura di Catanzaro, fu convocato per un chiarimento e scomparve
senza lasciare traccia. Un capitolo a parte nella storia dell’andrangheta sono i suoi legami politici. Proprio questo strato non la rende ordinaria criminalità organizzata, ma una minaccia sistemica alla democrazia, come formulato nel rapporto EU SOCTA dell’anno 25. La storia più clamorosa è il caso di Antonio Stefano Caridi e della cosiddetta mafia capitale a Roma.
Ma nel caso di Roma i ruoli principali erano giocati dalla fazione criminale locale della capitale, non dai calabresi. Per la Nrangheta sono molto più importanti i suoi stessi legami provati da decine di sentenze. Il primo strato è la Lombardia. Nel 2010, nell’ambito dell’operazione Crimine infinito, la Procura Italiana ha dimostrato sul territorio della Lombardia a Milano, Bergamo, Bresso, Buccinasco, Cesano, Boscone, Corsico operano non meno di 15 locali confermati dell’Andrangheta.
Questo fu uno shock per il paese. Fino ad allora si credeva che il nord d’Italia fosse libero dalla mafia. Decine di consigli comunali della Lombardia furono sciolti nel periodo dal 2011 al 25 per l’articolo sull’infiltrazione mafiosa. In particolare i consigli di Bollate, Cesano Boscone, Sesto San Giovanni, Buccinasco.
Allora sindaci, consiglieri e imprenditori venivano collegati alla andrangheta a livello di quotidianità. Ora questi legami sono dimostrati nelle sentenze e hanno portato a condanne reali. Il secondo strato è il Piemonte e la Liguria. A Torino e Genova i clan di Platiì e San Luca hanno forti legami con le aziende edili locali che ottengono gli appalti statali per le grandi opere infrastrutturali, le nuove linee ferroviarie ad alta velocità, i tunnel, la costruzione degli stadi.
Il 3 maggio 2012, nell’ambito dell’operazione Alba Chiara a Torino furono arrestate 25 persone, inclusi dipendenti del municipio. Allora, questo veniva chiamato lo shock italiano. Ora questa è la normalità. Il terzo strato è la stessa Calabria. Nel 2007, il 15 ottobre a Locri fu assassinato il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno, che parlava apertamente contro l’andrangheta.
L’omicidio fu commissionato dal clan Cordì Franco e dalle sue strutture affiliate di Locri. Allora l’assassinio di un politico fu uno shock. Ora omicidi del genere sono diventati piuttosto rari, non perché l’andrangheta sia diventata più mite, ma perché ha imparato a fare affari con la politica invece di ucciderla.
Nel 2014, nell’ambito dell’operazione Minotauro, furono arrestate 600 persone, tra cui decine di consiglieri comunali, imprenditori, avvocati. Il quarto strato è la massoneria. Larangheta per decenni ha usato le logge massoniche deviate di Calabria e Sicilia come canale di contatto con le elite locali. Il procuratore Nicola Gratteri, che ha guidato l’indagine Rinascita Scott ha dichiarato più volte che senza la massoneria non ci sarebbe la moderna endrangheta.
Nei materiali del processo sono indicati esplicitamente i nomi di decine di avvocati, notai, giudici e deputati. legati attraverso le logge alla rete del clan. Allora, negli anni 80 tali legami erano nascosti, ora fanno parte degli atti d’accusa. Il quinto strato è la politica internazionale. Nel 2023 lo FAC americano ha inserito per la prima volta nell’elenco delle sanzioni i leader di due clan calabresi, accusandoli di collaborazione con generali venezuelani e alti funzionari del regime di Nicolas Maduro per l’organizzazione di un canale marittimo
di cocaina verso l’Europa. Allora pochi credevano che la mafia di San Luca si accordasse direttamente con le forze dell’ordine venezuelane. Ora questo è registrato nelle decisioni sanzionatorie del Dipartimento del Tesoro americano. Il sesto strato è la Chiesa. I rapporti dell’andrangheta con la Chiesa sono un argomento a sest stante e oscuro.
Nel 2014 Papa Francesco, visitando la Calabria, ha scomunicato pubblicamente tutti i membri dell’andrangheta. Sono cristiani, adorano il male. È stato il primo caso nella storia in cui il capo della Chiesa cattolica romana ha annunciato la scomunica di un’intera organizzazione criminale. Allora molti calabresi lo accolsero come un segnale spirituale.
Ora, nell’anno 26, tuttavia in una serie di villaggi della Calabria, le processioni dei santi si fermano ancora per un momento davanti alle case dei boss locali come segno di rispetto. Questo è documentato in numerosi reportage, per esempio il famoso inchino della statua a casa del boss Giuseppe Mammone a Opidoma Mertina nel 2014.
Il settimo strato è la corruzione nel sistema giudiziario. Come già detto, la percentuale di traditori nell’andrangheta non supera l’1%. Ma il punto non è solo la lealtà familiare. Il punto è anche che in Calabria per decenni è esistito un sistema giudiziario parallelo. I tribunali annullavano le accuse, gli avvocati venivano comprati, i testimoni sparivano o ritiravano le loro deposizioni.
È proprio contro questo sistema che combatte il procuratore Gratteri che è stato inviato a Napoli per una promozione e i suoi successori. Allora, negli anni 80 i processi di mafia cadevano a pezzi in massa. Ora, grazie alle aule bunker, alla videoconferenza, al programma di protezione dei testimoni, la percentuale di condanne è cresciuta drasticamente e Rinascita Scott con i suoi 1098 anni di condanne nel 25 ne è la prova diretta.
L’ottavo strato è la politica italiana ed europea. Nel rapporto EU CTA dell’anno 25 si dice esplicitamente: “Le organizzazioni mafiose, in primo luogo la andrangheta, dispongono delle risorse e delle infrastrutture sufficienti per influenzare a lungo termine il processo politico dei singoli stati membri dell’Unione Europea.” Allora, negli anni 90 tali formulazioni sembravano isteriche.
Ora si tratta della constatazione asciutta in un documento ufficiale dei servizi segreti europei presentata a tutti i capi di governo dell’Unione Europea. E a Bruxelles questo documento è già diventato la base per la nuova redazione della direttiva sulla lotta alla criminalità organizzata che il Parlamento europeo sta discutendo nell’aprile del 26.
Un capitolo a parte, le figure principali e gli arresti principali. La Nrangheta, a differenza di Cosa Nostra con il suo capo dei capi, non ha mai avuto un unico leader, ma alcuni nomi sono fondamentali. Iniziamo con Roberto Pannunzi, di cui si è già parlato. Arrestato a Bogotà nel luglio 2013, attualmente sconta una pena complessiva di più di 30 anni nel carcere di massima sicurezza di Badue Carros.
Suo figlio Alessandro Pannunzi è stato arrestato in Venezuela ed è estradato in Italia nel 2015. Ha anch’egli ricevuto più di 20 anni. Il secondo nome è Nicola Femia. Rocco Femia, leader dell’omonimo clan, che per lungo tempo ha coordinato i legami dell’andrangheta con l’edbolla libanese per lo scambio di cocaina con armi.
Arrestato nel gennaio 2013, ucciso in prigione nel 2017 in circostanze poco chiare. Le indagini propendono per la versione di un omicidio su commissione dei propri pari. Il terzo nome è Paolo Sergi, boss del clan Sergi di Platiì. che per 20 anni ha controllato il ramo australiano delle operazioni. Arrestato a Melbourne nel 2008 e stradato in Italia condannato a 15 anni.
Suo nipote è Pasquale Barbaro, arrestato in Australia nel 2012, condannato dal tribunale di Sydney a 30 anni. Il quarto è Rocco Morabito, Utamaluca, nato nel 1966 ad Africo Nuovo. Era uno dei maggiori broker internazionali di cocaina. Fuggito dall’Italia già negli anni 90, per 20 anni è rimasto ricercato. Arrestato per la prima volta a Montevideo nel 2017, fuggito dal carcere uruguaiano Central nel giugno 2019 attraverso il tetto.
Nuovamente arrestato a Jean Pessoa in Brasile il 24 maggio 2021, estradato in Italia dove nel 23 ha ricevuto 30 anni. Il quinto è Pasquale Bonavota, boss del clan di Santonofrio, rimasto latitante internazionale per 27 anni, arrestato in Portogallo il 17 maggio 2021 dopo un’operazione congiunta della Guardia Civile spagnola e dei carabinieri italiani.
Nel 23 ha ricevuto l’ergastolo. Allora, negli anni 90 era considerato inafferrabile. ora si trova nel carcere di massima sicurezza di opera a Milano. Il sesto è Renato Rocchi Pace, uno degli ultimi super latitanti dellahetta. Nel 25 è stato fermato a Marbeglia dopo 8 anni di ricerche. Al momento dell’arresto aveva con sé documenti per decine di società offshore.
Una categoria a s stante sono i fuggitivi partiti per gli Emirati Arabi Uniti. Negli anni 2023-2024 i carabinieri italiani attraverso l’Interpol hanno ottenuto l’estradizione di almeno nove esponenti di alto livello delle strutture dei clan Mammoliti, pelle emarando trotta da Dubai. Allora gli Emirati erano considerati un porto sicuro.
Ora ha smesso di esserlo dopo la firma nel gennaio del 24 dell’accordo bilaterale tra l’Italia e gli Emirati Arabi Uniti sulla reciproca estradizione e sul congelamento dei beni. Il processo Rinascita Scott, di cui si parlava all’inizio, alla fine ha dato i seguenti risultati: il primo grado, il Tribunale speciale di Vibo Valentia nel novembre 2023, 207 condanne, complessivamente più di 2100 anni di privazione della libertà.
L’appello si è concluso presso la Corte di Cassazione il 23 maggio del 25 dei 64 imputati con procedura accelerata, 47 condanne, otto assoluzioni, sette rinviati a nuovo giudizio. L’imputato principale era Luigi Mancuso, boss del clan Mancuso, condannato a 30 anni di detenzione. Allora, nel 2018, molti giuristi italiani profetizzavano che il processo sarebbe crollato.
Ora è chiaro, non è crollato, ma al contrario è diventato il modello per i casi successivi. Il nuovo maxi processo iniziato a Reggio Calabria sui materiali di Evgistos e che coinvolge 132 imputati, già entro ottobre del 25 ha dato le prime 76 condanne, 1098 anni di privazione della libertà. La linea d’accusa è l’associazione di tipo mafioso e la partecipazione a una rete internazionale di traffico di cocaina.
Gli imputati appartengono ai clan operanti in Italia, Germania, Belgio, Francia, Portogallo, Slovenia, Spagna, Romania, Brasile e Panama. Il 25 febbraio del 26, come già menzionato, l’Europola ha annunciato i risultati di un’operazione finanziaria internazionale congiunta. 60 persone arrestate, sequestrati beni per centinaia di milioni di euro.
Lo stesso giorno a Madrid è stato arrestato un altro membro di alto rango del clan Bellocco in Calabria, perquisizioni in otto banche e società fiduciarie. Allora, 10 anni fa una perquisizione in una società fiduciaria di Lugano per legami con l’andrangheta sarebbe stata una sensazione. Ora è routine. Parallelamente ai nomi principali non si può ignorare la figura del procuratore Nicola Gratteri che dal 2016 guidava la procura di Catanzaro e dal 23 quella di Napoli.

È stato proprio lui a ideare e condurre Rinascita Scott. vive sotto scorta 24 ore su 24 dagli anni 90. Contro di lui, secondo i dati ufficiali del Ministero dell’Interno Italiano, sono stati scoperti non meno di quattro complotti per ucciderlo. L’ultimo nel 22. Il suo corteo di scorta è composto da 12 persone e quattro auto blindate.
Allora, negli anni 90 un tale livello di protezione lo avevano solo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, assassinati nel 1992 da Cosa Nostra Siciliana. Ora questa stessa protezione circonda ogni procuratore che prende sul serio l’andrangheta. Una menzione speciale merita il programma dei collaboratori di giustizia. I pentiti, chiave degli ultimi anni, sono Emanuele Mancuso, nipote di Luigi Mancuso, che ha rilasciato le dichiarazioni divenute l’ossatura di Rinascita Scott, Nicola Arena del clan Arena, Girolamo Bracchio del clan Farcomeni. Tutti loro hanno ricevuto
nuovi documenti, si sono trasferiti in località segrete, le loro famiglie vivono sotto la protezione dello Stato. Allora, queste persone erano poche. Ora, nel programma di protezione testimoni sono inserite più di 1500 persone legate ai casi calabresi. Se parliamo delle vittime della Endrangheta, il conto si fa non solo in migliaia di uccisi, ma anche in regioni distrutte, terre avvelenate e generazioni spezzate.
Ufficialmente, secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica Italiano ISTA e dell’Antimafia Dia, dal 1970 al 2025 in Calabria sono state uccise più di 7.000 persone nel corso di guerre di mafia ed esecuzioni di condanne delle faide interne ai clan. A questa cifra bisogna aggiungere le oltre 6.
000 persone rapite tra gli anni 70 e 90 e non meno di 2500 tombe di nessuno, persone scomparse senza lasciare traccia. Allora, negli anni 80 tali cifre erano considerate la norma del Sud. Ora questo è oggetto di procedimenti giudiziari presso la Corte Europea dei Diritti dell’Ucologico è un argomento a parte.
Solo al largo della costa calabrese, secondo le indagini del giornalista Francesco Ferrari, ucciso nel 1989 e più tardi della collega della RAI Angela Topi, sono state affondate non meno di 42 navi cariche di rifiuti tossici, una parte di esse con contenuto radioattivo portato dall’Europa dell’Est e dal Nord Africa.
Nel 2005 nel Golfo di Cetraro presso Amantea è stata trovata la prima nave confermata, la Kunski, carica di fusti radioattivi. Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente Italiano, nei dintorni di quella nave, la concentrazione media annua di stronzio 90 nell’acqua di mare supera di sei volte la norma dell’Unione Europea. Allora, negli anni 80, il clan Piromalli guadagnava per ogni simile nave 1 milione di dollari.
Ora la costa calabrese rimane una delle zone costiere più inquinate dell’Unione Europea, ma il costo più pesante è quello umano, non visibile nelle statistiche. San Luca è il villaggio da cui provengono i clan che si bruciano a vicenda nelle vendette ormai da 35 anni. Lì la scuola è chiusa, lì il Comune è stato sciolto più volte di seguito per infiltrazione mafiosa.
Lì le elezioni nel 2013 e 2016 si sono svolte senza un singolo candidato per la carica di sindaco. Nessuno osava. Allora questo fu uno shock per la stampa italiana. Ora ne hanno scritto in tutte le testate internazionali, dal New York Times al Frankfurter e al Gemaine. Plati, la seconda patria dell’andrangheta, è un villaggio con una popolazione di 6000 abitanti, da cui, secondo i calcoli della DIA, sono emersi più di 900 uomini d’onore solo negli ultimi 30 anni.
Questa è la più alta concentrazione di mafiosi procapite al mondo. I giornalisti sono una categoria a parte di vittime. Negli ultimi 40 anni in Calabria sono stati assassinati non meno di nove giornalisti che indagavano sull’andrangheta. Tra loro Giuseppe Fava, ucciso nel 1984, anche se siciliano, e Peppe Valarioti, assassinato nel 1989.
Decine di altri hanno vissuto e vivono sotto scorta. Paolo Berizzi, Roberto Saviano che ha ricevuto minacce non tanto dalla camorra quanto dall’Andrangheta dopo l’uscita del suo libro Federica Angeli. Allora le minacce erano verbali, ora arrivano attraverso canali criptati e contengono le coordinate geografiche degli asili frequentati dai figli dei giornalisti.
Gli imprenditori che rifiutano di pagare il pizzo sono un altro strato di vittime. Un esempio esemplare è libero Grassi, sebbene fosse un siciliano ucciso da Cosa Nostra nel 1991. In Calabria, di nomi analoghi, ce ne sono decine. Francesco Barbaro di Rossano, ucciso nel 21, Carmelo Frascati di Amantea, ucciso nel 23.
Allora queste erano fiammate, ora la Confederazione degli Imprenditori italiani parla apertamente della paura legittima dei propri membri in Calabria. I giovani sono la principale vittima futura. Nei municipi controllati dai clan il tasso di disoccupazione giovanile supera costantemente il 50%. L’istruzione è sostituita dal lavoro per il clan.
I ragazzi di 12 anni portano già le borse ai corrieri della cocaina. Quelli di 14 anni stanno al punto. Il punto di osservazione per le pattuglie della polizia. Quelli di 16 anni ricevono la prima picciotta, il rango iniziale dell’andrangheta. Allora, negli anni 80 questo veniva chiamato tradizione. Ora la Procura dei Minori in Italia, Reggio Calabria, avvia sistematicamente la procedura di allontanamento dalla vita mafiosa, sottraendo i bambini dalle famiglie per affidarli a strutture speciali nel nord del paese. Dal 2012 al 25, tramite
questa procedura, sono stati sottratti alle famiglie mafiose non meno di 150 minori. È uno strumento senza precedenti inventato dal giudice Roberto Di Bella. Infine, la migrazione. La Calabria continua a perdere popolazione. Secondo i dati dell’Istat, dal 2012 al 25 la regione ha perso quasi 200.
000 abitanti, la maggior parte sono giovani che vanno al nord Italia o all’estero. Allora, negli anni 2000 i giovani calabresi partivano in cerca di opportunità, ora se ne vanno per disperazione e questa disperazione è il raggiungimento più stabile della endrangheta. Più giovani e istruiti partono, meno resistenza resta nella stessa Calabria.
Si deve parlare a parte delle donne dell’andrangheta. A differenza di Cosa Nostra, dove la donna è tradizionalmente tenuta lontana dagli affari, in Calabria le donne dei clan hanno sempre avuto un ruolo attivo. Trasmettevano messaggi nelle carceri, gestivano la cassa, supportavano i riti di iniziazione, organizzavano le vendette e sempre più spesso diventavano loro stesse leader.
Dopo l’arresto dei mariti, le mogli prendono in mano la direzione del locale. Così è stato per Maria Serraino che ha guidato il ramo milanese del clan Flach Serraino negli anni 2000. Così è stato per Marisa Merico, figlia del boss Emilio Di Giovine, che fu una figura chiave nel riciclaggio londinese negli anni 90 e più tardi scrisse un libro di rivelazioni.
Allora, negli anni 60, la donna nell’andrangheta era l’ombra del marito. Ora è spesso a capo dell’operazione. Ad aprile 2026 l’andrangheta è un’organizzazione in fase di espansione e difesa simultanea. Da una parte sequestri record, condanne record, smantellamento delle reti finanziarie, estradizioni dagli Emirati Arabi Uniti, dall’America Latina e dal Sudest asiatico.
Dall’altra cifre di fatturato record, una geografia record e un’infiltrazione record nell’economia legale dell’Europa. È un paradosso. Più lo Stato preme su di essa, più diventa distribuita e sofisticata. Il livello europeo di pressione è davvero senza precedenti. L’Europol nell’anno 25 ha inaugurato il progetto speciale Empact, reti criminali ad alto rischio, nel cui ambito cinque delle 30 reti individuate riguardano direttamente la Endrangheta o le sue affiliate.
In Italia operano la Procura Antimafia DNA, la direzione investigativa Antimafia di IA, il reparto speciale della Guardia di Finanza Chico. In Belgio la Procura federale ha rafforzato il dipartimento contro il traffico di cocaina. Nei paesi bassi, dopo l’ondata di minacce contro la principessa Amalia e il primo ministro nel 23 e nel 24, la polizia ha creato una divisione separata per la mafia italiana.
In Germania il Bikai ha aperto un centro speciale a Visbaden. Allora, negli anni 90 esisteva solo il fronte italiano. Ora è un fronte esteso a tutto il continente. Parallelamente l’Italia promuove a livello di Unione Europea l’idea di un rico act europeo, una legislazione analoga al rico americano che consenta di perseguire per la sola appartenenza a una struttura criminale organizzata indipendentemente dalle prove di reati specifici.
Ad aprile dell’anno 26 al Parlamento europeo è già iniziata la prima lettura della nuova bozza della direttiva. Allora, negli anni 80 l’idea di una antimafia europea era un’utopia, ora sta diventando pratica, ma la drangheta risponde con lo stesso strumentario che la semtlas sempre contraddistinta, flessibilità e silenzio. trasferisce le operazioni in nuove giurisdizioni: Albania, Macedonia del Nord, Serbia, Romania, Equador, Paraguay, Panama, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Oman.
Usa la criptovaluta per una parte dei pagamenti relativi ai precursori e alla logistica. Ma i flussi principali passano ancora per i vecchi canali del contrabbando e il contante. Espande i legami con i gruppi balcanici, Cavaci, Scagliari, i gruppi di Gruevski. Collabora con i cartelli messicani, innanzitutto con il cartello di Sinaloa e il CJNG per le forniture non solo di cocaina, ma anche di grandi lotti di metanfetamina apparsa per la prima volta in massa sul mercato europeo nel 24.
Ad aprile del 26 a Dusseldorf sono stati sequestrati in una volta sola 300 kg di metanfetamina in cristalli inviata agli intermediari calabresi dal Messico. Il nodo successivo sono gli asset digitali secondo le stime di Chinalysis e dell’unità di informazione finanziaria italiana UF. Attraverso le borse di criptovalute registrate in giurisdizioni a basso controllo, nell’anno 25 sono passati non meno di 1 miliardo e 200 milioni di euro legati al riciclaggio per conto di gruppi mafiosi italiani in quota
significativa della Endrangheta. Allora, nel 2015 la criptovaluta per i clan calabresi era un’esortica. Ora è uno strumento di lavoro. La domanda che bisogna porsi alla fine è: “È mai possibile sconfiggere la andrangheta?” La risposta onesta è completamente, probabilmente no. un’organizzazione che è costruita sui legami di sangue, che porta dentro di sé 150 anni di storia, che controlla decine di miliardi di euro di flussi annuali e possiede un’infrastruttura in 84 paesi, non può sparire con una sola condanna o una sola
operazione, ma limitarla è possibile. L’esperienza di rinascita Scott, l’esperienza delle condanne di ottobre per il caso Evgistos nel 25, l’esperienza dell’operazione finanziaria di febbraio 26 dimostrano una pressione compatta, coordinata e pluriennale dello Stato e della Comunità Internazionale funziona.
Non distrugge la mafia, ma la obbliga a pagare un prezzo sempre più caro per ogni sua mossa. Eppure il principale campo di battaglia non si trova nelle aule bunker né nei porti. Si trova in Calabria, nel piccolo villaggio di San Luca ai piedi dell’Aspromonte, dove nel 2026, l’anno dopo il 30º anniversario della strage di Duisburg, ci sono ancora scuole chiuse, un municipio vuoto e ombre serali sulle terrazze a Platì, dove in ogni famiglia c’è un uomo d’onore, a Locri, dove hanno ucciso Fortugno, a Reggio Calabria, dove nell’aula bunker continua il maxi
processo. Allora, nel 1970 il ragazzino di Plato, di San Luca percorreva due vie: emigrare a Duisburg o diventare picciotto. Ora, dopo 56 anni, percorre la stessa scelta, solo che dietro al picciotto non c’è il patriarca del villaggio, ma una corporazione globale che muove decine di miliardi di euro.
Proprio in questo divario tra la capanna di paese e le banche di Dubai. risiede l’essenza principale dell’andrangheta dell’anno 2026 e proprio questo divario dovrà essere chiuso dalle generazioni future se vogliamo che l’Europa e insieme a lei il mondo smettano di essere ostaggi di un solo villaggio di montagna nel sud dell’Italia.
Un significato particolare in quest’anno lo assume l’indagine sull’asse Calabria, Dubai, Hong Kong. Secondo i documenti della Guardia di Finanza Italiana, resi noti nel gennaio 26, sette società di facciata registrate negli Emirati Arabi Uniti hanno gestito un flusso di 230 milioni di euro, convertiti attraverso due banche di Hong Kong e tre borse di criptovalute.
Il beneficiario finale è un gruppo di famiglie del clan Mammoliti. Allora, negli anni 90 schemi simili erano possibili solo per le corporazioni transnazionali. Ora ne usufruiscono i clan, i cui membri di base non possiedono nemmeno un’istruzione scolastica. E alla fine di marzo 26, secondo i dati dell’agenzia ANSA, nel porto di Gioia Tauro per la prima volta in 8 anni è stata intercettata una tonnellata e mezza di cocaina.
Un segnale diretto che la Endrangheta sta provando di nuovo a riattivare il suo originario canale calabrese.
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