C’era un tempo in cui, nell’immaginario collettivo italiano e internazionale, Al Bano e Romina Power sembravano letteralmente intoccabili. Erano molto più di un semplice duo musicale: rappresentavano un’istituzione, una forza inarrestabile che miscelava il talento vocale e la presenza scenica in una favola rassicurante. Agli occhi del pubblico, incarna vano la coppia perfetta. Da una parte c’era lui, con la sua voce tenorile potente, genuina e profondamente radicata nella terra; dall’altra lei, algida, bellissima, dotata di un’eleganza innata e di un pudore che incantava. Le loro canzoni si sono intrecciate ai ricordi di milioni di persone, diventando la colonna sonora di un’epoca. Eppure, dietro i successi straordinari in classifica, i dischi di platino e le folle oceaniche in visibilio, il loro matrimonio stava per essere messo alla prova in un modo in cui nessuna storia d’amore dovrebbe mai esserlo. Il peso schiacciante della fama, le divergenze culturali mai del tutto sopite e, soprattutto, una tragedia indicibile avrebbero logorato le fondamenta stesse della vita che avevano costruito insieme. Quella di Al Bano e Romina non è solo la cronaca di un amore perduto, ma è il drammatico racconto di come anche le unioni più incrollabili possano polverizzarsi sotto l’onda d’urto di una perdita insostenibile.
Tutto ha inizio dall’incontro tra due mondi che non avrebbero potuto essere più distanti. Al Bano Carrisi era nato il 20 maggio 1943 a Cellino San Marco, un piccolo e assolato centro agricolo nel cuore della Puglia. Lì le tradizioni erano legge e la vita ruotava essenzialmente attorno alla famiglia, alla terra, al duro lavoro nei campi e a una fede cattolica incrollabile. Cresciuto in una modesta famiglia di contadini, Al Bano imparò presto il valore del sudore e della disciplina, ma dentro di sé nutriva sogni che andavano ben oltre i confini del suo paese. Con un coraggio da pioniere, partì per Milano lavorando come bracciante, cameriere e operaio, aggrappandosi alla sua voce immensa fino a catturare l’attenzione dei produttori discografici. A metà degli anni ’60, si era già fatto un nome. Romina Power, nata il 2 ottobre 1951 a Los Angeles, proveniva invece dall’Olimpo dorato. Figlia del leggendario divo di Hollywood Tyrone Power e della splendida attrice Linda Christian, crebbe in un ambiente glamour ma emotivamente instabile. La sua fu un’infanzia cosmopolita e nomade, segnata dai continui viaggi e dai burrascosi matrimoni dei genitori. Parlava innumerevoli lingue, recitava fin da giovanissima e incarnava un anticonformismo tipico della rivoluzione giovanile americana.

Il destino fece collidere questi due universi nel 1967, sul set del film “Nel Sole”. Al Bano, ventiquattrenne in rampa di lancio, e Romina, appena sedicenne e di una bellezza mozzafiato, si innamorarono perdutamente. Per Romina, quel giovane pugliese rappresentava una stabilità rassicurante, un ancoraggio a valori e radici terrene che lei non aveva mai sperimentato nel suo mondo di celluloide. Per Al Bano, lei era l’esotico, il fascino irraggiungibile, una creatura meravigliosa scesa da una stella. Le rispettive madri, tuttavia, tentarono in ogni modo di ostacolare l’unione. Linda Christian sognava per la figlia un matrimonio con un ricco aristocratico inglese, mentre la madre di Al Bano, donna del Sud, avrebbe voluto una nuora tradizionale e devota alla casa. Contro ogni pronostico e ogni maldicenza, il 26 luglio 1970 i due convolarono a nozze proprio a Cellino San Marco. Pochi mesi dopo, il 29 novembre, nacque la loro primogenita: Ylenia Maria Sole.
Iniziò così la costruzione di un vero e proprio impero artistico. Negli anni ’70 e ’80, Al Bano e Romina trasformarono la loro unione privata in una prodigiosa alleanza professionale. Il debutto ufficiale come duo avvenne nel 1975, e da lì fu un’escalation inarrestabile. Rappresentarono l’Italia all’Eurovision Song Contest nel 1976, ma fu nel 1981 con l’uscita di “Sharazan” che conquistarono l’intera Europa. L’anno successivo, il brano “Felicità” divenne un inno generazionale, classificandosi al secondo posto al Festival di Sanremo e vendendo milioni di copie in tutto il mondo, specialmente nei mercati ispanofoni e in America Latina. Erano il simbolo dell’ottimismo, l’icona dell’amore che vince su tutto.
Tuttavia, l’illusione della fiaba si infranse brutalmente all’inizio degli anni ’90. Ylenia, ormai giovane donna, possedeva l’animo irrequieto e cosmopolita di sua madre: voleva viaggiare, esplorare il mondo in solitaria, scrivere e allontanarsi dalla gabbia dorata della fama familiare. Alla fine del 1993 partì per il Centro America. Dopo aver soggiornato in una spartana capanna in Belize, rifiutò l’invito dei genitori a trascorrere il Natale con loro in Ecuador. Decise, senza avvisare nessuno, di dirigersi a New Orleans. In quella città dalle atmosfere esoteriche e ambigue, Ylenia intrecciò una profonda e pericolosa frequentazione con Alexander Masakela, un musicista di strada di 54 anni, noto alle autorità per storie legate alla droga e per il suo torbido fascino manipolatorio su ragazze giovani. Il 31 dicembre 1993, Ylenia fece un’ultima telefonata a casa per gli auguri di Capodanno. Era apparentemente serena. Fu l’ultimo contatto certo con la sua famiglia. Il 6 gennaio 1994, la testimonianza di Albert Cordova, un guardiano dell’acquario di New Orleans, cambiò tutto: l’uomo dichiarò di aver visto una ragazza corrispondente alla descrizione di Ylenia gettarsi nelle torbide acque del fiume Mississippi, pronunciando la frase agghiacciante: “I belong to the water” (Appartengo alle acque).

Da quel momento, il buio inghiottì la vita di Al Bano e Romina. La scomparsa di Ylenia non fu solo una tragedia devastante, ma divenne l’abisso che li inghiottì, separandoli per sempre. Il crollo del loro matrimonio non avvenne per mancanza di amore, ma per l’impossibilità di condividere il modo di elaborare il lutto. Romina si aggrappò disperatamente alla speranza, alimentando la convinzione assoluta che Ylenia avesse scelto di sparire e fosse ancora viva in qualche angolo del mondo. Si isolò, si rifiutò di accettare la morte della figlia e si immerse nella spiritualità orientale per placare un dolore costante e divorante. Al Bano, al contrario, dopo aver cercato la figlia senza sosta nei bassifondi di New Orleans, finì per rassegnarsi. Il suo forte istinto di sopravvivenza e la sua fede cattolica lo portarono ad accettare la teoria del suicidio. Considerò la frase “Appartengo alle acque” come l’addio di una ragazza da sempre affascinata dal mare. Questa discrepanza emotiva fu fatale. Romina non perdonò mai ad Al Bano questa “resa”, arrivando a provare una rabbia sorda quando, anni dopo, lui richiese e ottenne dal tribunale la dichiarazione di morte presunta per Ylenia.
I due non parlavano più la stessa lingua emotiva. Verso la fine degli anni ’90 si separarono ufficialmente. Romina lasciò la Puglia e si trasferì in California per ritirarsi dalla scena, dedicandosi alla pittura e alla meditazione. Al Bano rimase ancorato alla sua terra, ricostruendosi una vita, avviando una relazione molto mediatizzata con Loredana Lecciso (da cui ebbe altri due figli) e continuando la sua carriera solista. Il divorzio divenne ufficiale nel 2012, sancendo legalmente la fine di un’era.

Per sedici lunghissimi anni, il silenzio tra i due è stato assordante. La possibilità di rivederli insieme appariva una chimera, tanto che Romina aveva giurato pubblicamente che non avrebbe mai più calcato un palco accanto all’ex marito. Eppure, nel 2013, un inaspettato miracolo professionale ha sparigliato le carte: accettarono di esibirsi insieme a Mosca in occasione del settantesimo compleanno di Al Bano. Non fu un ritorno di fiamma romantico, ma un compromesso carico di nostalgia e di rispetto per un lascito artistico immenso. Il pubblico li ha accolti con le lacrime agli occhi, riconoscendo in loro la personificazione di una memoria collettiva mai sbiadita. Da allora, hanno continuato a tenere concerti, fino al trionfo di Madrid del 2024.
Oggi, le loro vite corrono su binari paralleli. Al Bano continua a dividersi tra la musica, la televisione e la sua tenuta; Romina usa la sua voce per promuovere la compassione e mantenere vivo il ricordo ostinato di Ylenia. La verità sul matrimonio di Al Bano e Romina Power risiede in una profonda e malinconica consapevolezza: non importa che la loro unione romantica sia finita. Ciò che conta è che sia sopravvissuta così a lungo a pressioni disumane. Il loro è il racconto tragico ed epico di un amore grandioso che, pur non essendo riuscito a sconfiggere il dolore, ha saputo trasformare le proprie cicatrici in una melodia eterna. E in quella melodia, unita al ricordo incancellabile di una figlia perduta tra le acque del Mississippi, il loro legame resterà per sempre indissolubile.
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