Il 10 dicembre 2009 il collaboratore di giustizia, ex membro della banda della Magliana Antonio Mancini riferisce al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, che Emanuela Orlandi sarebbe stata rapita dalla banda della Magliana, in particolare dal gruppo dei testacini. Secondo Mancini l’esecutore materiale sarebbe stato Enrico De Pedis.
All’origine del sequestro racconta, vi sarebbero stati problemi finanziari tra l’organizzazione criminale e il Vaticano. Precisa di aver appreso queste informazioni del relato da persone vicine alla banda. Tra i nomi citati compaiono Ciletto e Ruffetto. Indica inoltre che il telefonista che si qualificò come Mario 6 giorni dopo il rapimento sarebbe appartenuto all’entourage di De Pedis.
identifica anche Sergio, l’autista del boss, fornendone le generalità. 23 dicembre 2009 la Procura di Roma con il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo interroga Carla Di Giovanni vedova de Pedis, il rettore della Basilica di Santa Polinare don Pedro Widroboro e l’ex rettore monsignor Pietro Vergari. L’indagine riguarda la sepoltura di Enrico De Pedis nella Basilica.
La conclusione del confronto è che i documenti per la sepoltura di De Pedis in Santa Polinare sono apparsi tutti in regola. Le verifiche in realtà erano già state compiute tra il 95 e il 97 dal magistrato Andrea De Gasperis dopo articoli dell’unità e il Messaggero e un’interpellanza della Lega Nord oltre a una protesta del sindacato di polizia.
La dia che si occupava a quei tempi principalmente dell’omicidio pecorelli collateralmente alleindagini su questo omicidio, de pediescono, troviamo questa questa chiesa e poi tutti quei documenti che avete anche fatto vedere voi è una cosa indubbiamente >> molto molto molto molto singolare. Cioè che era uno che faceva delle offerte, parlò di 100.
000 nella ria di quei tempi, insomma, non più di tanto. Enriconente di questa banda del Magliane. Con lui e con quelli che è intorno si erano elevati, hanno fatto un po’ dell’industria del del crimine. >> Per sottolineare l’importanza del personaggio bisogna ricordare che per eliminarlo ci volle un piccolo esercito. viene ucciso e viene viene ucciso non diciamo occasionalmente, è un omicidio eh in cui c’è un vero e proprio gruppo di fuoco.
Ci sono quantomeno sei- sette persone, chi opera materialmente, i killer sulla moto, gli altri due o tre con le macchine al all’inizio alla fine della strada per intervenire tutti armati. il gruppo di fuoco, almeno i personaggi principali, hanno qualcuno appresso che li vede, li segue per in Italia, in Austria e in Olanda, che formerà poi un oggetto di un appunto dell’alto commissario del maggio del 90 che viene mandata alla questura di Roma.
però non so che che fine abbia fatto. Lo ritrovamo nel 92-93. Sarà fondamentale per la contanna perché conoscono c’è un qualcuno che riferisce all’alto commissario e sa tutto. Si è capito che ci hanno fatto per i primi 2 anni, 3 anni >> e con il cardinale Poletti parlò all’epoca? Non ho mai parlato. >> La salma di De Pedis si trova nei sotterranei della basilica, in un corridoio abbandonato da oltre un secolo, non in terra consacrata, contrariamente a quanto spesso si crede.

28 dicembre 2009 viene ascoltato il pentito Maurizio Batino. Racconta di aver sentito da altri membri della banda della Magliana che a sequestrare Emanuele Orlandi erano stati Enrico De Pedis e i suoi uomini. Il sequestro, riferisce, sarebbe collegato ai rapporti che Renatino aveva con alcuni esponenti del Vaticano. Abatino elenca anche gli uomini che avrebbero collaborato, alcuni ancora in vita, altri deceduti.
Bisogna però ricordare che nel 2008 lo stesso Abatino aveva negato qualunque coinvolgimento della banda nella vicenda Orlandi. Nello stesso periodo viene ascoltata Claudiana Bernacchia. detta casco d’oro, figura rilevante all’interno della banda della Magliana che nega completamente ogni coinvolgimento del rapimento.
Le sue risposte però appaiono poco convincenti al limite della reticenza. Nel 2010, notizia resa pubblica solo nel gennaio 2012, emerge un’intercettazione di una telefonata tra monsignor Vergari e un giovane prete birmano, dai contenuti espliciti e irriferibili. Gli investigatori concentrano l’attenzione sui seminaristi di Santa Pollinare, alcuni dei quali avrebbero interrotto il proprio percorso e sarebbero poi scomparsi.
l’ho incontrato un paio di volte, si occupava della della accoglienza, della sistemazione di aspiranti seminaristi. Stiamo venuti a sapere delle cose strane. Alcuni di loro venivano favoriti, altri venivano marginalizzati e sottoposti anche a gravi ricatti morali. Noi abbiamo raccolto alcuni sfoghi di questi ragazzi che hanno vissuto momenti anche molto difficili.
Qualcuno vuole segnalare queste questi accadimenti, però non abbiamo riscontrato altro se non a un certo momento un allontanamento. Non so se volontario da monsignore o o richiamato da Roma. >> 30 gennaio 2010 a Istanbul Pietro Orlandi incontra Alia Acà. Accia afferma di essere ormai un uomo libero e sostiene che Emanuela sarebbe stata rapita dal governo vaticano con l’aiuto di CIA e Sismi allo scopo di ottenere la sua liberazione.
Secondo sarebbero coinvolti anche i domenicani, il principe del Likenstein, agenti del Sisde e in particolare Vincenzo Parisi. A conoscere la verità sarebbe il cardinale Giovanni Battista Re. È stata rapita dal governo Vaticano. Io ti dico una un Questo si chiama cardinale Giovanni Battista 3. Re. Eh, lui sa >> Achka aggiunge che Emanuela sarebbe viva in Europa, in un ambiente religioso, conoscerebbe tutta la storia e non sarebbe mai stata maltrattata.
dice di conoscere soltanto il primo tratto del percorso della ragazza, sarebbe passata dal Likenstein. Per liberarla servirebbero CIA e figure cattoliche nel governo americano, cita Joseph Biden, Nancy Pelosi e Leon Panetta. Secondo Achka, sarebbe necessario salvare la faccia del Vaticano e scaricare la responsabilità sui lupi grigi.
Dopo l’incontro Pietro Orlandi informa il cardinale Re che rifiuta di ascoltare la registrazione e smentisce ogni coinvolgimento. Nessun magistrato contatterà Pietro Orlandi per approfondire i nomi citati. Aka parla anche di un altro presunto rapimento, quello di Vitali Yurcenko, ex colonnello del Kegbé passato alla CIA, che sarebbe stato trasferito nei musei vaticani e poi negli Stati Uniti.
Afferma inoltre che i servizi segreti dell’Est avrebbero depistato le indagini per attribuire la responsabilità ai lupi grigi. 4 febbraio 2010 la Repubblica pubblica una videoinchiesta con intervista ad Antonio Mancini. Mancini sostiene che De Pedis avesse affidato ingenti somme al Banco Ambrosiano e allo Yor, somme che non sarebbero tornate indietro.
Dopo il fallito attentato al vicepresidente del Banco Ambrosiano Roberto Rosone si sarebbe tentato di far pressione con foto private di Papa Giovanni Paolo II. ottenute, secondo Mancini da Licio Gelly della P2. Neppure questo avrebbe prodotto risultati. La morte di Roberto Calvi, trovato impiccato nel luglio 82, sarebbe stata, secondo Mancini, responsabilità anche di De Pedis, che intendeva eliminare un soggetto pericoloso per chi deteneva quei fondi.
Nonostante ciò, nulla sarebbe cambiato. Per Mancini il sequestro di Emanuele Orlandi rappresentò un’ulteriore pressione e avrebbe avuto successo, consentendo il recupero del denaro. Mancini conferma la versione di Sabrina Minardi e ribadisce che il telefonista Mario sarebbe stato uomo della banda. Ciletto o Rufetto. >> Non è che mo guardava proprio le >> Ah, ecco, ecco, ho capito.
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>> No, scurezza. Capelli corti scuri. Più di me, perché io basso. Vabbè, >> quest amico un conoscente gira con la ragazza sua. Più senti più. Questa voce è una voce della Mayana. >> Alla dichiarazione di AK sulla possibilità che Emanuela sia viva, risponde: “Me lo auguro, saremmo tutti più contenti”.
e sottolinea, mettendolo in relazione, le complicazioni che derivano anche dall’ipotesi del giudice Rosario Priore sulla scomparsa di Emanuele. >> Il movente che risulta allo stato più attendibile è quello di un’operazione, appunto, della banda della Magliana che aveva fatto un prestito enorme per la causa di Solidarnos e una istanza di restituzione delle somme.
Per il momento quello che interessa più di tutto è Enrico de Pedis, Renatino, soprattutto per quel che riguarda questa vicenda della sua singolare sepoltura nella Basilica di Santa Pollinare. >> Io non entro nelle valutazioni che spettano agli uomini di chiesa. Mi limito a constatare quello che gli uomini di chiesa che hanno consentito o che tollerano la presenza di quella tomba in quella chiesa, dicono costoro dicono che De Pedis si è convertito.
Ora, da un punto di vista di fede non entro nel merito. Guardando la situazione con gli occhi disincantati del laico, posso semplicemente dire che il suo fu un exitus eccessivamente movimentato e non fu l’exitus d’un martire. 11 marzo 2010 viene indagato Sergio Virtù, 49 anni, per sequestro di persona e omicidio volontario.
Secondo l’accusa, virtù sarebbe stato l’autista di Enrico De Pedis. A indicarlo sono Sabrina Minardi, Fabia Ola Moretti e un terzo testimone che lo collegano alla scomparsa di Manuela. Virtù respinge ogni accusa. Gli inquirenti indagano anche su Angelo Cassani, detto Ciletto, e Gianfranco Cerboni, Giggetto, già arrestati per un sequestro nel 1996.
I due avrebbero pedinato Emanuela pochi giorni prima del rapimento. >> M’hanno contestato il sequestro sequestro presunto omicidio del Staninardi de Emanuele Orlandi. Ma non è che mi hanno fatto domande sul sequestro, credo. Mi hanno solo contestato. Io sta ragazza non l’ho mai vista in vita mia, non ce l’ho niente di niente.
Lei dice m’hai riconosciuto? Me lo potrebbe aver conosciuto. Non lo so. hanno fatto una fotografia, anche perché io sono uscito 1000 volte sui giornali, non è uscito ieri sul giornale, io purtroppo sono stato imputato per sono uscito sul giornale con la scritta che mi ci mettevano il giretto e lei e non ci va niente a dire quello.
Io non c’entro niente, non so se c’entra la banda Magliana, ma come mia deduzione penso che avrebbero si sarebbero servite di altre persone che purtroppo uno dice “Tu come fai?” La storia l’ho seguita. Io mi sono fatto una mia, come penso tutti, un mio giudizio e come giudizio penso che non c’era motivo che allora lei cardinale o chiunque è si sarebbe messo nelle mani di un delinquente, diciamo, di di uno di malaffari.
Così è come se aveva messo la sua vita nelle mani del petis. Non penso che sia una cosa normale che uno fa. Quindi lei al magistrato ha detto che non sa niente. >> Non so niente. Ma è la verità. A me mi dispiace per la famiglia. Non so niente. Non so veramente niente. Se l’avrei potuta aiutare l’aiuterei.
Ma a me non c’era manco bisogno. Mi mandavano a chiamare ufficialmente dal giudico. Io ci sarei andato a parlare, ma come con loro sono disposto a andare a parlare pure con la famiglia. Io non c’entro niente. >> 3 aprile 2010. Durante una puntata di Chi l’ha visto con la presenza di Natalina Orlandi interviene in diretta Giuseppe De Tomasi.
AT da alcuni come il possibile Mario della telefonata del 28 giugno 83. De Tomasi nega ogni coinvolgimento definendo l’ipotesi assurda e contestando l’associazione con la voce del telefonista, precisa di non sapere nulla del rapimento. Una sentenza del 1994, ricorda, lo aveva già scagionato, era stato arrestato il giorno prima della scomparsa di Emanuela.
Sempre il 3 aprile 2010 don Pedro Uidobro, rettore della Basilica di Santa Polinare dal 2004, afferma di ignorare qualsiasi versamento di denaro effettuato per la sepoltura di De Pedis. Spiega che il boss è sepolto lì perché è considerato un grande benefattore, come indicato da monsignor Vergari. Precisa che la bara non si trova in una cappella dedicata, ma in una specie di sgabuzzino sotto la chiesa.
La procura ipotizza un versamento di 500 milioni di lire per ottenere la tumulazione. Widobro replica che se i magistrati non credono alla versione ufficiale possono aprire la tomba. Il vicariato è sempre stato disponibile. Gli avvocati della famiglia De Pedis, Maurilio Prioreschi e Lorenzo Radogna ribadiscono la stessa disponibilità.
Ogni esame può essere eseguito aggiungono, purché finisca quella che definiscono una speculazione continua. >> Lei ieri ha detto che è collaborativo e vuole la verità su questa ragazza. È così? >> Sì, è così. Mi immagino che non soltanto io, ma tutti quelli e la pensano come io. >> Lei si è detto disponibile, assolutamente disponibile a far trasferire la salma di Enrico De Pedis.

>> Vediamo un po’. Io sul trasferimento della salma d’Enrico de Pedis non c’entro niente. Non ho nessuna autorità per ritenerla qua o per trasferirla, perché non è compito mio questo. >> Rettore, di chi è questo compito? >> Non lo so. Non lo so. >> E anche la famiglia De Pedis si è detta disponibile. >> Se ho capito bene, gli avvocati della famiglia De Pedis hanno fatto una dichiarazione dicendose che dicendo che trasferiranno la salma.
>> Hanno parlato anche con lei? >> No. >> La famiglia de Pedis con lei non ha contatti? No, >> la famiglia De Pedis dice che che è disponibile a trasferirlo. Voi siete disponibili a trasferirlo, però De Pedis è qui. >> Sì, per c’è un processo della procura ancora in corso. Mi immagino che non si può muovere la la salma del pedis fino a che questo processo sia ancora aperto.
>> Rettore, a lei l’ha interpellata qualcuno della procura per caso in questi giorni? >> In questi giorni no. >> In passato sì, però >> 4 anni fa penso. >> 4 anni fa. C’è un’indiscrezione in giro. È vero che la famiglia De Pedis ha chiesto di ha chiesto a voi di restituire tutti i soldi che erano stati versati? >> Assolutamente no.
>> Assolutamente no. >> Anche perché a me la famiglia del Pedis non mi ha versato ne manche una rida. >> La chiave della tomba ce l’ha ce l’ha solo la famiglia De Pedis o anche voi come basilica? >> No, noi come basilica non abbiamo la chiave. >> Non avete la chiave? La vedova mi immagino che la che l’avrà la chiave, cioè io in questo in questo posto non entro più.
>> Lei come rettore non può entrare? >> No, perché è un posto fuori fuori mano assolutamente marginale. >> Posso chiederle come uomo di chiesa che cosa pensa del fatto che Le Pedis sia sepolto qui? Bene, io come uomo di chiesa prego per la famiglia de Pedis, per la famiglia Orlandi, per i giornalisti, per i fedeli che vengono o quelli che vengono in chiesa a visitare la tomba de Pedis ed è quello che posso fare.
Il resto lo lascio a voiore, ma sono quelli coordinate >> sono fedeli quelli che vengono a chiedere della tomba di De Pelis? Che tipo di persone sono? Mi immagino che fedeli e infedeli ci sono di tutto, davvero mi stanno aspettando. >> Grazie mille. >> Buongiorno, io sono il Biondino, un amico di Renatino di De Pretis.
Perché la Minarti sta parlando solo adesso? Eh, come mai? E poi perché state buttando fango su Renatino? Ma voi non sapete che Renatino ha fatto del bene a tutta Trassevere, a delle famiglie che non potevano nemmeno mangiare? Perché poi Laminardi? Perché la Minardi era solo una coccainomane. Io sono un amico di Renatino e ho lavorato pure per lui.
Dite a quell’infame dei Mancini che un infame sentisse bene questa voce, lo sa chi sono? e stasse attento perché lo sto cercando. E state attenti a non parlare male di Renaino perché sono affari vostri. Non vi voglio dire un’altra cosa. State sputando su un uomo che è morto, che ha aiutato tutta Roma. Tanto la Orlandia lo sa bene che è morta. Arrivederci.
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