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PROCESSO A TOTO’ RIINA IL CAPO DEI CAPI PER I DELITTI POLITICI

Per anni di lui si è sentita solo l’eco. Totoriina, il capo dei capi, il fantasma di Cosa Nostra, quello che ordinava ma non firmava, quello che decideva ma non si mostrava mai. Inchi intercettazioni, pentiti. Tutti parlavano di lui, ma lui taceva fino a quel giorno, il giorno in cui Totoriina entra in aula, si siede, alza gli occhi e parla.

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Non urla, non minaccia, parla, ma le sue parole sono più pesanti di qualsiasi pistola. Siamo nel cuore del maxi processo di Palermo, il più grande processo antimafia della storia d’Europa. 474 imputati, centinaia di testimoni, ma tutti gli occhi sono su di lui. Il boss dei boss, l’uomo che ha fatto tremare lo stato, colui che ha dichiarato guerra ai giudici, ai politici, ai pentiti.

L’uomo dietro le stragi, dietro i silenzi, dietro le bare. Quel giorno Rina decide di parlare. Lo fa con calma, con astuzia, con quella voce ruvida, sottile, vellenosa. Nega tutto, sorride, si presenta come un padre di famiglia. Dice “Io sono un uomo per bene” e mentre lo dice lo Stato è costretto ad ascoltare.

Nel video che state per ascoltare c’è la sua voce autentica. Non ricostruzioni, non fiction, ma la realtà, la voce dell’uomo che ha tenuto in ostaggio la Sicilia e l’Italia per 20 anni. No, >> facciamolo accompagnare qui. >> Allora, il pubblico ministero niente, >> il pubblico ministero no. Vabbè, rileva che si tratta >> di un di una problema di ordine tecnico che non comporta soluzioni di ordine giuridico di ordine tecnico che non comporta soluzioni di ordine giuridico ma materiali.

che potranno essere opportunamente adottate. >> La Corte su questo punto >> la corte dichiara non lo provvedere. per le considerazioni rassegnate dal pubblico ministero messo per allora >> perché non Quindi si procede per tanto

l’interrogatorio. Il presidente dispone che l’imputato Regina sia condotto sul podio onde procede dal suo interrogatorio e ripeta le sue generalità. Salvatore o Giovanni si sente bene? Figlio di Giovanni, >> il più vicino, >> gli avvicin >> nato a >> Regina Salvatore fu Giovanni, nato il 16/1130 >> a >> Corleone. il suo domicilio della libertà.

> Via Ju Piano 13 >> Corleone. >> Sì, con Leone. >> Via sua del piano numero 3. >> Sua del piano numero 16. >> È sposato. >> Sì, >> ha fatto il servizio militare? >> Purtroppo no. Ha proprietà intestate al suo nome? >> No, non ho niente. Non lo tenete. >> Ha precedenti penali? >> Oh, questo ce ne ho parecchi.

Signor presidente, >> la sua attività che mestiere fai? mia attività misterio agricolo. Io era agricoltore quando era giovane. Dopo mi sono dato da fare, ho lavorato questultimi tempi in una ditta di costruzione e quindi ho campato la famiglia. Era una persona anziana che mi dava lavoro da più da 20 anni.

Avevamo un cantiere, cioè avevano avevo un cantiere piccolino, faceva parte 12, parte 13, parte 14 appartamenti e mi dava prima 300 al mese e poi l’ultimo tempo mi dava alla settimana e poi l’ultimo tempo mi dava 400 manire alla settimana e campava la famiglia. Io, signor presidente, sono un lavoratore, non sono quello che si dice nei giornali, nelle televisioni.

>> Aspetti, aspetti un momento, aspetti un momento. Lei, chiariamo, lei di questo processo è imputato nell’omicidio del dottor Michele Reina, avvenuto a Palermo il 9 marzo 1979. Dottor Michele Reina era il segretario provinciale della Democrazia Cristiana. dell’omicidio della presidente della regione Pier Santi Mattarella, avvenuto a Palermo il 6 gennaio del 1980 dell’omicidio di Pio La Torre, segretario provinciale dell’allora partito comunista italiano, avvenuto a Palermo il 30 aprile 1982, nonché dell’omicidio dell’onorevole La

Torre Rosario di Salva, avvenuto contestualmente, è imputato pure delle connesse imputazioni relative alla detenzione porti illegale di armi e altri illeciti connessi. Lei ci deve dire anzitutto se intende rispondere per difendersi. >> Certo che devo rispondere, signor presidente, perché sono qua. Allora, sono qua.

>> Investito dalla facoltà di astenersi risponde: “Non intendo avvenermi di tale facoltà”. Dunque, la sua, per riassumere i termini dell’accusa, le sue responsabilità, secondo l’impostazione accusatoria, derivano dalla circostanza che lei da molto tempo, perlomeno dal 1973, avrebbe fatto parte con posizione di prestigio del della cosiddetta commissione, cioè a dire dell’organismo preposto al governo della associazione criminosa denominata Cosa Nostra.

Questo convincimento dell’accusa è sorretto. >> Ma mi scusa, posso interromperlo? >> No, aspetta. >> Allora, allora, >> è sorretto sulla base delle deposizioni che sono state acquisite di personaggi che avevano a suo tempo fatto parte di questa associazione, che poi si sono dissociate e sono devenute collaboratori della giustizia.

Io le numero quelle che finora sono state acquisite in questo processo e sono quelle di Vitale Leonardo, Calderoni Antonino, Buscetta Tommaso, Contorno Salvatore, Francesco Marino Mannoia, Vincenzo Marsala e risulta risultano deposizioni anche di altri che però ancora non fanno parte di questo docenzo. Che cosa ci deve dire al riguardo? Perché la determinazione di realizzare questi omicidi sarebbe avvenuta proprio ad opera dell’organo direttivo di Cosa Nostra, cioè appunto della predetta commissione.

Che cosa ci deve dire al riguardo? >> Signor presidente, cominciamo a riguardo. Che cosa io ho da dire? >> Signor presidente, mi scusi, me pare che >> lo faccia rispondere. >> No, no, no. Presidente, mi scusi, è relativamente alla sua contestazione, vostra Eccellenza ha detto che >> Eccellenza, lo lasci stare. >> Vostra signoria ha detto che risulta della dichiarazione di Buscetta e di un altro >> Le ho envelate tutte quelle che ci sono nel processo.

>> No, non ci sono nel processo, presidente. >> Ancora nessuna contestazione. >> Sono gli atti. >> Non sono stati confermati ancora di quest. >> Non sono stati contestati. Ah, va bene. E prima >> siamo col vecchio rito, col rito del processo del codice penale 1980. Ho detto che fanno parte del processo, sono state acquisite, anche se ancora non sono state dichiarate utilizzabili ai fini della decisione. Prego, risponda.

>> Ma mi scusa, posso anche rispondere all’avvocato? Ma avvocato. >> No, lei a me risponderò l’avvocato. No, >> rispondo anche pure a lei. Ma che problema abbiamo? Mi scusa se mi soccoro. Che problema abbiamo di rispondere per uno? o pentito o collaboratorio, come lo dobbiamo chiamare o se dobbiamo rispondere per tutti.

Uno vale l’altro, anche perché sono tutti uguali e quindi con calma cominciamo piano piano e cerchiamo di vedere lei. Mi pare che ha letto si presume, signor presidente, >> no presume. Non ho detto sium lei l’ha detto così. accusa, fonda il suo convincimento su queste deposizioni. Ora vediamo queste deposizioni, queste pentite lo chiamiamo perché io le chiamo pentite, lei mi scusa e mi perdona se le se le >> può chiamare pure pentita.

Le chiamo pentite. Io le chiamo col mio dialetto, anche perché poi sono un quinta elementare, manco sparte, quindi sono un povero analfabeto e quindi leghiamo con un po’ il mio parlando di Buscetta o parlando di contorno o parlando di questi, signor presidente, questi una volta ai tempi quando c’erano le lettere anonime si chiamavano lettere anonime.

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