Posted in

Per QUESTO fu allontanato dallo spazio — Franco Malerba vide in orbita qualcosa che era VIETATO

Il 31 luglio 1992 lo Space Shuttle Atlantis atterrò sulla pista del Kennedy Space Center in Florida, completando la missione STS46. A bordo c’era Franco Malerba, il primo astronauta italiano che tornava da 8 giorni nello spazio. Le telecamere di tutto il mondo catturarono il suo sorriso mentre scendeva dalla navetta, ma pochi notarono qualcosa di strano.

"
"

Nei giorni successivi malerba sembrava diverso. I suoi occhi avevano un’espressione inquieta, come se avesse visto qualcosa che non avrebbe dovuto vedere. Nei ufficialmente la ragione era tecnica. Problemi di budget, cambiamenti nei programmi, priorità diverse. Ma chi conosceva l’astronauta italiano da vicino sussurrava un’altra storia.

Ma l’erba aveva visto qualcosa lassù, qualcosa che non avrebbe dovuto vedere e aveva fatto l’errore di parlarne. Cosa vide Franco Malerba durante quella missione? Perché un astronauta promettente con eccellenti qualifiche tecniche e grande entusiasmo venne improvvisamente escluso dal programma spaziale? e soprattutto quali segreti si nascondono nelle orbite terrestri che certe agenzie spaziali vogliono mantenere nascosti al pubblico? Per comprendere questa storia dobbiamo tornare indietro nel tempo, agli anni in

cui Franco Malerba sognava di diventare astronauta. Nato era il tipo di profilo perfetto per un astronauta, intelligente, disciplinato, con una solida formazione scientifica. Nel 1989 l’Agenzia Spaziale Italiana selezionò Malerba come parte di un gruppo di candidati astronauti. L’Italia, come membro dell’Agenzia Spaziale Europea, aveva ottenuto il diritto di inviare propri cittadini nello spazio attraverso accordi con la NASA.

Ma l’erba superò tutti i test fisici e psicologici, dimostrando di avere non solo le capacità tecniche necessarie, ma anche la stabilità mentale e la resistenza fisica richieste per sopportare le condizioni estreme dello spazio. L’addestramento fu intenso e durato 3 anni. Maler gli AS. Ma alcuni astronauti veterani lasciavano intendere che c’era di più.

Durante l’addestramento, Malerba strinse amicizia con alcuni astronauti americani che avevano già volato nello spazio. Uno di loro, durante una conversazione informale, gli disse qualcosa che lo colpì. Franco, quando sarai lassù vedrai cose incredibili. Alcune ti verrà permesso di parlarne, altre no. Se vedi qualcosa di strano, qualcosa che non dovrebbe essere lì, pensa molto attentamente prima di menzionarlo a qualcuno.

Ci sono cose che è meglio non vedere e se le vedi è meglio far finta di non averle viste. Malerba non capì pienamente il significato di quelle parole fino a quando non si trovò effettivamente nello spazio. Il 31 luglio 1992 lo Shuttle Atlantis decollò dal Kennedy Space Center con a bordo un equipaggio di sette persone. Oltre a Malerba c’erano il comandante Lawrence Schver, il pilota Andrew Allen e gli specialisti di missione Claude Nicollier, Marsha Ivins, Jeffrey Hoffman e Franklin Chang Diaz.

La missione principale era il dispiegamento del satellite TSS1. Tethered Satellite System, un esperimento italo-americano per testare la generazione di energia elettrica tramite un cavo conduttore lungo 20 km. I primi giorni della missione procedettero normalmente, ma l’erba era entusiasta, affascinato dalla vista della Terra, dallo spazio, dalla sensazione di galleggiare in assenza di gravità, dall’esperienza di vivere in un ambiente così estremo e alieno.

Prese centinaia di fotografie, condusse gli esperimenti assegnati, comunicò regolarmente con il controllo missione a Houston. Tutto sembrava andare secondo i piani, ma il quarto giorno della missione accadde qualcosa che cambiò tutto. Era il 3 agosto e Malerba era al finestrino della cabina osservando la terra sottostante.

L’Atlantis stava passando sopra l’oceano Pacifico, in una zona remota, lontana da qualsiasi rotta aerea commerciale. Il cielo era limpido, senza nuvole e la visibilità era perfetta. Improvvisamente, Malerba notò qualcosa di strano nell’orbita sotto di loro. All’inizio pensò fosse un pezzo di detrito spaziale, forse un vecchio satellite abbandonato o un frammento di un razzo.

Ma man mano che l’oggetto si avvicinava, si rese conto che non era come niente che avesse mai visto prima. L’oggetto era grande, forse 10 m diametro, di forma triangolare e sembrava emettere una debole luminescenza bluastra. Si muoveva in un modo che sfidava le leggi della fisica orbitale. Accelerava, decelerava, cambiava direzione improvvisamente, come se fosse controllato da una qualche intelligenza.

Ma l’erba chiamò gli altri membri dell’equipaggio per mostrare loro l’oggetto. Claude Nicolli, l’astronauta svizzero, guardò attraverso il finestrino e confermò di vedere lo stesso oggetto. Anche Marsha Evins lo vide. Per alcuni minuti tre astronauti osservarono questo oggetto misterioso muoversi in modi impossibili nell’orbita terrestre.

Ma l’erba prese la sua macchina fotografica e scattò diverse foto. Poi improvvisamente l’oggetto accelerò a una velocità incredibile e scomparve dalla vista. L’intero avvistamento era durato forse 5 minuti, ma per malerba sembrò un’eternità. Si guardò con gli altri astronauti cercando conferma che avevano visto la stessa cosa.

C’era un’espressione di stupore e confusione sui loro volti. La domanda immediata fu: “Cosa fare? Dovevano riportare l’avvistamento al controllo missione?” Ma cosa avrebbero detto esattamente? Che avevano visto un UFO? Malerba si ricordò dell’avvertimento del suo amico astronauta durante l’addestramento, ma decise che, come scienziato, aveva il dovere di riportare qualsiasi anomalia osservata.

preparò un rapporto dettagliato dell’avvistamento, includendo l’ora esatta la posizione dell’orbita, la descrizione dell’oggetto e il fatto che altri due membri dell’equipaggio avevano confermato l’osservazione. Quando trasmise il rapporto al controllo missione, la risposta fu strana. Ci fu un lungo silenzio, poi una voce diversa dal solito Capcom rispose dicendo che il rapporto era stato ricevuto e che sarebbe stato analizzato.

Non ci furono domande di follow-up, nessuna richiesta di dettagli aggiuntivi, nessuna discussione, solo un laconico riconoscimento. Ma l’erba trovò questo molto insolito. In genere il controllo missione era molto interessato a qualsiasi anomalia. Faceva molte domande, voleva capire ogni dettaglio, ma in questo caso sembravano voler chiudere la conversazione il più rapidamente possibile.

E nei giorni rimanenti della missione nessuno da Houston menzionò mai più l’incidente. Ma Malerba non era l’unico ad aver notato qualcosa di strano. Cosa avevano visto esattamente lui e gli altri astronauti e perché il controllo missione sembrava così ansioso di ignorare il rapporto. Nei giorni successivi all’avvistamento l’atmosfera a bordo dell’Atlantis cambiò sottilmente, ma l’erba notò che gli altri membri dell’equipaggio che avevano visto l’oggetto misterioso, Nicolier e Evins, sembravano riluttanti a parlarne.

Quando tentò di discutere l’incidente privatamente con loro, ricevette risposte evasive. Nicolier gli disse semplicemente: “Franco, forse è meglio lasciar perdere. Queste cose succedono nello spazio. Non sempre abbiamo spiegazioni per tutto quello che vediamo.” Ivins fu ancora più diretta. Ho una famiglia a casa, ho una carriera, non voglio complicazioni.

Ma l’erba rimase perplesso da queste reazioni. Come scienziati non avrebbero dovuto essere curiosi di capire cosa avessero osservato, perché sembravano quasi spaventati dall’idea di indagare ulteriormente, ma non insistette. continuò a svolgere i suoi compiti durante il resto della missione, ma una parte della sua mente continuava a ritornare a quell’oggetto triangolare luminescente e ai suoi movimenti impossibili.

Read More