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CARLO GAMBINO BOSS PIÙ POTENTE DELLA MAFIA? Frank Costello, Lucky Luciano, Vito Genovese, John Gotti

Siete pronti a immergervi in un enigma che ha sfidato generazioni di storici e appassionati di criminalità organizzata? Chi era veramente Carlo Gambino? un boss onnipotente, capace di imporre la sua volontà, temuto e rispettato dalle altre famiglie mafiose, o una figura la cui grandezza fu ampiamente amplificata da altri, forse manovrata da poteri occulti, fu un sostenitore irremovibile delle tradizioni mafiose, strenuo oppositore del traffico di droga o un maestro dell’ipocrisia, la cui morale era solo una facciata. Oggi sveleremo la

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storia di Gambino analizzando le diverse prospettive con prove ed esempi concreti affinché possiate formare la vostra opinione su questa leggenda o presunta tale della mafia. Preparatevi a scoprire gli intricati giochi di potere, le alleanze segrete e le spietate faide che hanno plasmato la sua ascesa e il suo regno, rivelando un uomo dalle mille sfaccettature, la cui ombra si estende ben oltre i confini del suo tempo.

La giovinezza di don Carlo è avvolta nel mistero e permeata dall’influenza della criminalità organizzata. Nato a Palermo nel 1902 da Tommaso Gambino e Felicia Castellana aveva tre fratelli e due sorelle. Tutte le fonti concordano sui profondi legami familiari, sia paterni che materni, con la mafia siciliana, un’organizzazione radicata nel tessuto sociale dell’isola.

Alcuni ipotizzano che Carlo sia stato formalmente affiliato alla mafia, una pratica nota come iniziazione o punciuta prima del 1921, quando era ancora in Sicilia. Tuttavia le prove concrete a sostegno di questa affermazione rimangono scarse, alimentando il fascino e il mistero attorno ai suoi primi anni.

È indubbio però che Gambino conoscesse bene il modus operandi mafioso. Palermo era un epicentro di uomini d’onore e i suoi stessi parenti ne facevano parte. Non stupisce quindi che l’idolo d’infanzia del giovane Carlo non fosse uno scienziato o un politico, ma il celebre boss locale don Vito Cascioferro, una figura leggendaria a cui si attribuisce l’omicidio del detective Joe Petrosino, un servizio inestimabile per i suoi omologi oltre oceano.

Petrosino era una spina nel fianco della mafia americana all’inizio del XXo secolo. dirigeva la sezione della polizia di New York che investigava sui crimini nei quartieri italiani, dove la mafia concentrava gran parte delle sue attività. La sua implacabile persecuzione dei criminali italiani, spesso descritta come crociata, lo rendeva un nemico pubblico numero uno per l’organizzazione.

Nel 1909 Petrosino intraprese un viaggio in Italia per raccogliere informazioni sui criminali locali, poiché non esisteva ancora uno scambio di dati investigativi tra Stati Uniti e Italia. Il suo intento era facilitare le deportazioni di immigrati italiani in America basandosi su processi giudiziari aperti in Italia e tenere sotto controllo coloro che avevano già scontato la pena.

Un tale approccio avrebbe inferto un duro colpo ai mafiosi americani, minacciando le loro basi operative e le loro reti di reclutamento. Fu così che, con l’aiuto dei loro colleghi siciliani assicurarono che Petrosino non lasciasse la Sicilia vivo, orchestrando un omicidio che ancora oggi risuona nella storia della criminalità organizzata.

Secondo una versione largamente accreditata, fu proprio don Vito Cascioferro a sparargli, cementando il suo status di eroe per la mafia. Con un tale bagaglio di esperienze familiari e modelli criminali, il nostro protagonista scelse anch’egli la via della mafia. Sebbene le fondamenta di questo percorso fossero state gettate a Palermo, Carlo Gambino divenne un attore chiave della criminalità organizzata solo negli Stati Uniti, dove arrivò nel 1921 all’età di 19 anni.

Nel dicembre di quell’anno sbarcò illegalmente sulle coste americane a bordo di una nave mercantile, un ingresso furtivo che già presagiva una vita al di fuori della legge. Gli investigatori ipotizzano che questa modalità di immigrazione clandestina fosse dovuta a problemi legali che Gambino aveva in Italia, forse legati a precedenti attività illecite che lo avrebbero impedito di ottenere un visto regolare.

Negli Stati Uniti fu accolto da parenti materni già residenti a New York. Suo zio Giuseppe Castellano era già un membro della famiglia mafiosa, oggi nota come famiglia Gambino, che all’epoca era la famiglia d’Aquila e suo cugino Paul Castellano è noto agli appassionati di storia della mafia americana per il suo successivo e fatale conflitto con John Gotty.

Alcuni ricercatori affermano anche che prima del suo trasferimento Carlo avesse già un’altra conoscenza influente a New York, Tommaso Lucchese, che sarebbe poi diventato un boss mafioso di grande rilevanza. Sostengono che Tommy e Carlo fossero amici d’infanzia a Palermo, finché Lucchese non partì per gli Stati Uniti con i suoi genitori nel 1911.

Tuttavia, un altro boss mafioso dell’epoca, Joe Bonanno, sostiene che Gambino e Lucchese si conobbero e si strinsero in amicizia solo a New York. La verità rimane incerta, poiché non ci sono prove schiaccianti a favore dell’una o dell’altra versione, lasciando spazio a speculazioni sulle origini di queste importanti alleanze.

Inizialmente Gambino si dedicò a lavori legali, una tipica copertura per le attività illecite emergenti. Alcuni dicono che lavorasse nella macelleria dello zio Giuseppe, altri che aiutasse il cugino Paul Castellano nella sua officina meccanica. Fu in questo periodo che iniziò il suo coinvolgimento nel crimine attraverso il contrabbando di alcolici, unattività estremamente redditizia durante il proibizionismo.

All’inizio non aveva imprese proprie, ma lavorava per un membro ignoto della mafia, assistendolo nella logistica e nella vendita, ovvero trasportando e smerciando alcolici illegali. Questo fatto ha generato una certa confusione con diverse fonti che associano Gambino a diverse famiglie mafiose. Alcuni lo collegano alla famiglia d’Aquila, altri alla famiglia Masseria, ma entrambe le ipotesi sono errate.

Lui, come castellano, era legato alla famiglia Mineo, all’epoca una delle più influenti di New York. La confusione nasce dal fatto che solo di recente è stato scoperto che Mineo era il boss di una famiglia indipendente. Prima era considerato solo un capitano e associato a masseria perché alleato con lui nella guerra castellamarese o ad Aquila, perché anche Mineo proveniva da Palermo.

In realtà, fino a circa il 1910-19, Mineo fu effettivamente parte di una stessa borgata, ma in seguito se ne distaccò con un certo numero di uomini, divenendo un boss indipendente. Un altro fattore che contribuiva ad associare Gambino alla famiglia Masseria era il presunto coinvolgimento non provato di Tommy Lucchese con la famiglia Masseria, tramite la quale avrebbe presentato Carlo.

In realtà Lucchese era già legato alla famiglia Reina, formatasi tra il 1920 e il 1921, ancor prima che Masseria diventasse boss. La confusione qui deriva dal fatto che Reina e Masseria provenivano da un’unica borgata che si divise in due all’inizio degli anni 20. In quel periodo Gambino era associato alla famiglia Mineo e probabilmente tra il 1922 e il 1930 ne divenne membro a pieno titolo, assumendo il ruolo di soldato.

Si dedicava assiduamente al contrabbando di alcolici e in un atto che rafforzava ulteriormente i suoi legami familiari e criminali sposò sua cugina Caterina Castellano. Il nome di Carlo Gambino riemerge con forza solo all’inizio degli anni 30 nel contesto turbolento della guerra castellammarese. Una sanguinosa faida per il controllo del sottobosco criminale di New York.

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