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Dentro Cosa Nostra: L’Ex Autista di Totò Riina Racconta Tutto

Palermo in anni di sangue. Tra il 1979 e il 1982 le strade della città vengono segnate da un escalation di violenza senza precedenti, delitti politici, omicidi eccellenti, attentati che scuotono le istituzioni e la stagione in cui Cosa Nostra decide di alzare il livello dello scontro colpendo uomini dello Stato, politici, giornalisti, una vera e propria guerra silenziosa che si combatte tra le ombre.

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Al centro di questo scenario, anni dopo, sederà davanti ai giudici un uomo che conosceva la mafia dall’interno, Baldassare di Maggio, nato a San Giuseppe Iato, uomo fidato dei corleonesi, autista personale di Totoriina. Di maggio non era un soldato qualunque, aveva vissuto il potere mafioso nel cuore stesso dell’organizzazione accanto al capo dei capi.

Dopo il suo arresto, la sua scelta di collaborare con la giustizia segna una svolta. Le sue dichiarazioni permettono di ricostruire pezzi fondamentali della storia di Cosa Nostra, rapporti interni, strategie, complicità con ambienti politici e istituzionali. Non è un testimone qualsiasi, è un uomo che ha visto da vicino, che ha vissuto dall’interno le logiche di comando e di morte dei corleonesi.

Il 6 luglio 1993, di maggio prende la parola nel processo sui delitti politici avvenuti a Palermo tra il 1979 e il 1982. In quell’aula si intrecciano ricordi, rivelazioni, accuse. È una testimonianza che getta luce su anni oscuri, quando la Sicilia era teatro di una guerra silenziosa che cambiò per sempre la storia del paese.

Quello che ascolterete è l’audio originale di quella deposizione, una voce che racconta non soltanto fatti, ma un’epoca intera, le parole di un ex uomo d’onore che decidendo di parlare ha squarciato il velo su segreti e alleanze di una delle organizzazioni criminali più potenti e sanguinarie del mondo. Ascoltare oggi quella voce significa rivivere un frammento di storia giudiziaria e criminale italiana, un documento che non è solo memoria, ma monito.

Ricordare il passato per comprendere la portata della lotta alla mafia e il prezzo pagato da chi ha scelto di affrontarla. >> Facciamo entrare di Magci. Buongiorno. >> Buongiorno. Si avvicini al microfono, fornisca le sue generalità. Di Maggio Baldast di Maggio Baldast è nato a San Giuseppeato il 19114 194. che lei compare davanti a questa corte come imputato di reato connesso nel processo che facciamo noi che riguarda tre omicidi di cui ora le accennerò e lei è imputato reato connesso perché è imputato in altro procedimento, è

imputato di credo di associazione e altre cose, quindi ci deve dire se c’ha avvocato. Sì. Avvocato. Come si chiama? >> Ascolta >> è presente? >> Sì, sì. È qua. >> Michele Pollaci >> Polleri e Bracco >> e Bracco. Va bene. Tutti e due presenti. È vero. >> Ma uno di voi non si può mettere un poco di lato? Perché io li vorrei vedere gli avvocati.

No, no, presidente, assolutamente non puoi. >> Ah, ma >> possiamo spostare un pochino di mangolo e così dov gli avvocati. spostatelo un poco più qua. Ecco, perfetto, perfetto. Questo va bene. E allora come imputato del reato connesso, lei può anche non rispondere, vuole rispondere alle domande che le saranno rivolte? >> Sì.

avvertito la facoltà di astenersi rispondere la sua facolata reato connesso. Dichiaro, non intendo avvalermi di tale facoltà. Allora, pubblico ministero, il testo è vostro. Cominci? Non lo so. Possiamo cominciare? No, ma io preferisco che cominci il pubblico ministero che ci dà un >> presidente, io però intanto primo qualche domanda iniziale prima >> signor di Maggio, io vorrei che lei ehm raccontasse alla corte innanzitutto della sua appartenenza alla mafia, del suo ruolo nel in questa organizzazione e poi in particolare delle sue

conoscenze del Rina. Va bene. >> Da quando ho entrato a fare parte del lavoro? >> Io faccio parte Nostra dell’81 e ho avvicinato prima da Giovanni Brusca e andando a bruciare qualche macchina, poi siamo andati a fare un omicidio a Roccamela. Eh, dopo questo omicidio, dopo un po’ di mesi, 4 mesi, chi era questo? La vittima >> e Caino di Locamena, >> un soprannome Caino.

>> Sì, Pino Feus. >> Chi c’era l’altro giorni? >> C’era Pino Marchese. Devo raccontare l’omicidio. >> No, per ora no. Casomai poi >> eh dopo un po’ di mesi, 4 mesi così, un giorno mi chiama Bernardo Brusca e mi dice di l’indomani ci sarà una festa e ti accendo qualcosa così, però poi domani se ne parla. dice, “Se tu vuoi rimanere amico nostro, non vuoi rimanere amico nostro, però questo è un discorso che facciamo domani.

L’indomani mattina verso le 9 alle 9:30 sono andato ai case Damosi, le proprietà dei barbaro. Allora, eh nesti casi io trovavo Bernardo Brusca, Mariuccio Brusca e Giovanni Genovesi, Salvatore Genovesi e Cocò Salamone e Pinuzzo Brusca, Bernardo Bonmaro, Giovanni Brusca e tra quali c’era pure Vincenzo Milazzo. Siamo arrivati là.

C’era pure Vitino Brusca e Manuele Brusca. E allora nel frattempo che loro sono messi in una stanza tutti i componenti della famiglia di San Giuseppe Aato e Vincenzo Milazzo mi dice se lo posso accompagnare a San Giuseppe Aato per fare una telefonata. Io ho detto, “Quanto chiedo, vediamo se ti posso accompagnare.

” Ho chiesto se potevo accompagnare Vincenzo Milazzo, mi hanno detto “Va bene, puoi andare”. Abbiamo perso una mezz’oretta, un tre quarti d’ora in paese e siamo ritornati di nuovo a Dammose. ritornando a Muse appena sono arrivato esce Bernardo Brusca mi chiama, mi fa accomodare nella stanza e allora dice oggi siamo qua per tu conoscere ste persone, se a te ti vanno agio, se ti piacciono ste persone su Carincia, se hai qualche cosa contraria con qualcuno di qua lo puoi dire.

Io non ho niente in contrario con nessuno, per me sono persone simpatiche. E allora va bene, prendono una rivoltello, una 38 e un coltello e lo incrociano, lo mettono sul tavolo. Eh, allora Bernardo Brusca mi dice, “Dammi la mano”. Gli ho dato la mano destra e lui mi ha preso il dito con un agounto fino ad uscire il sangue con un’immagine sacra della Madonna strofinata per bagnarsi di sangue.

Me l’ha messo in mano, l’ha bruciato e mi ha detto di ripetere quello che diceva lui. Le tue carne bruceranno come bruciano se tradirai questa famiglia. Dopo questo giuramento mi sono alzato, mi ha presentato un po’ il sotto capo, lui Bernardo Brusca, io sono il capo, Mercio Brusca era il sotto capo e il consigliere che non c’era sarebbe Alfredo Bono e è il capo di Cina, Giovanni Genovese.

E allora mi mi hanno fatto l’uguri, mi hanno presentato perché quando io mancavo hanno fatto uomini d’onore Manuele Brusca e Vito Brusca nel periodo che io >> andato a telefonare, >> sono andato a telefonare e così, diciamo, mi hanno presentato e mi hanno detto e di, anzi, prima di farmi mi hanno detto se io avevo rapporti og con ogni ho detto io nessun rapporto se avevo affari con qualcuno, se avevo liti con qualcuno, ho detto io non ho niente con nessuno, non ho liti e se fai parte di altre organizzazioni, io non faccio

parte di nessuna organizzazione. e dopo abbiamo fatto eh diciamo la festa e così e quella giornata mi hanno detto di se tu conosci una persona che è uomo d’onore e non c’è una persona, una terza persona che conosce tutte e due che non mi presenta come stessa cosa, dice tu pure che sai che è onore, non ti presentare mai, ci deve essere un’altra persona.

Piano piano tu vai imparando come vanno le cose. E questo è l’inizio. >> Rina quando l’ha conosciuto >> Rina l’ho conosciuto e la sera dell’omicidio di Caino. Quando siamo rientrati dopo l’omicidio di Cainiamo a casa d’ammosi sempre dei barbari e allora erano terreni dei barbari, proprietà dei barbari. E allora >> barbari chi sono? >> Barbari è un dottore che abita a Palermo, però d’origine di San Giuseppe Atro.

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