Palermo in anni di sangue. Tra il 1979 e il 1982 le strade della città vengono segnate da un escalation di violenza senza precedenti, delitti politici, omicidi eccellenti, attentati che scuotono le istituzioni e la stagione in cui Cosa Nostra decide di alzare il livello dello scontro colpendo uomini dello Stato, politici, giornalisti, una vera e propria guerra silenziosa che si combatte tra le ombre.
Al centro di questo scenario, anni dopo, sederà davanti ai giudici un uomo che conosceva la mafia dall’interno, Baldassare di Maggio, nato a San Giuseppe Iato, uomo fidato dei corleonesi, autista personale di Totoriina. Di maggio non era un soldato qualunque, aveva vissuto il potere mafioso nel cuore stesso dell’organizzazione accanto al capo dei capi.
Dopo il suo arresto, la sua scelta di collaborare con la giustizia segna una svolta. Le sue dichiarazioni permettono di ricostruire pezzi fondamentali della storia di Cosa Nostra, rapporti interni, strategie, complicità con ambienti politici e istituzionali. Non è un testimone qualsiasi, è un uomo che ha visto da vicino, che ha vissuto dall’interno le logiche di comando e di morte dei corleonesi.
Il 6 luglio 1993, di maggio prende la parola nel processo sui delitti politici avvenuti a Palermo tra il 1979 e il 1982. In quell’aula si intrecciano ricordi, rivelazioni, accuse. È una testimonianza che getta luce su anni oscuri, quando la Sicilia era teatro di una guerra silenziosa che cambiò per sempre la storia del paese.
Quello che ascolterete è l’audio originale di quella deposizione, una voce che racconta non soltanto fatti, ma un’epoca intera, le parole di un ex uomo d’onore che decidendo di parlare ha squarciato il velo su segreti e alleanze di una delle organizzazioni criminali più potenti e sanguinarie del mondo. Ascoltare oggi quella voce significa rivivere un frammento di storia giudiziaria e criminale italiana, un documento che non è solo memoria, ma monito.
Ricordare il passato per comprendere la portata della lotta alla mafia e il prezzo pagato da chi ha scelto di affrontarla. >> Facciamo entrare di Magci. Buongiorno. >> Buongiorno. Si avvicini al microfono, fornisca le sue generalità. Di Maggio Baldast di Maggio Baldast è nato a San Giuseppeato il 19114 194. che lei compare davanti a questa corte come imputato di reato connesso nel processo che facciamo noi che riguarda tre omicidi di cui ora le accennerò e lei è imputato reato connesso perché è imputato in altro procedimento, è
imputato di credo di associazione e altre cose, quindi ci deve dire se c’ha avvocato. Sì. Avvocato. Come si chiama? >> Ascolta >> è presente? >> Sì, sì. È qua. >> Michele Pollaci >> Polleri e Bracco >> e Bracco. Va bene. Tutti e due presenti. È vero. >> Ma uno di voi non si può mettere un poco di lato? Perché io li vorrei vedere gli avvocati.
No, no, presidente, assolutamente non puoi. >> Ah, ma >> possiamo spostare un pochino di mangolo e così dov gli avvocati. spostatelo un poco più qua. Ecco, perfetto, perfetto. Questo va bene. E allora come imputato del reato connesso, lei può anche non rispondere, vuole rispondere alle domande che le saranno rivolte? >> Sì.

avvertito la facoltà di astenersi rispondere la sua facolata reato connesso. Dichiaro, non intendo avvalermi di tale facoltà. Allora, pubblico ministero, il testo è vostro. Cominci? Non lo so. Possiamo cominciare? No, ma io preferisco che cominci il pubblico ministero che ci dà un >> presidente, io però intanto primo qualche domanda iniziale prima >> signor di Maggio, io vorrei che lei ehm raccontasse alla corte innanzitutto della sua appartenenza alla mafia, del suo ruolo nel in questa organizzazione e poi in particolare delle sue
conoscenze del Rina. Va bene. >> Da quando ho entrato a fare parte del lavoro? >> Io faccio parte Nostra dell’81 e ho avvicinato prima da Giovanni Brusca e andando a bruciare qualche macchina, poi siamo andati a fare un omicidio a Roccamela. Eh, dopo questo omicidio, dopo un po’ di mesi, 4 mesi, chi era questo? La vittima >> e Caino di Locamena, >> un soprannome Caino.
>> Sì, Pino Feus. >> Chi c’era l’altro giorni? >> C’era Pino Marchese. Devo raccontare l’omicidio. >> No, per ora no. Casomai poi >> eh dopo un po’ di mesi, 4 mesi così, un giorno mi chiama Bernardo Brusca e mi dice di l’indomani ci sarà una festa e ti accendo qualcosa così, però poi domani se ne parla. dice, “Se tu vuoi rimanere amico nostro, non vuoi rimanere amico nostro, però questo è un discorso che facciamo domani.
L’indomani mattina verso le 9 alle 9:30 sono andato ai case Damosi, le proprietà dei barbaro. Allora, eh nesti casi io trovavo Bernardo Brusca, Mariuccio Brusca e Giovanni Genovesi, Salvatore Genovesi e Cocò Salamone e Pinuzzo Brusca, Bernardo Bonmaro, Giovanni Brusca e tra quali c’era pure Vincenzo Milazzo. Siamo arrivati là.
C’era pure Vitino Brusca e Manuele Brusca. E allora nel frattempo che loro sono messi in una stanza tutti i componenti della famiglia di San Giuseppe Aato e Vincenzo Milazzo mi dice se lo posso accompagnare a San Giuseppe Aato per fare una telefonata. Io ho detto, “Quanto chiedo, vediamo se ti posso accompagnare.
” Ho chiesto se potevo accompagnare Vincenzo Milazzo, mi hanno detto “Va bene, puoi andare”. Abbiamo perso una mezz’oretta, un tre quarti d’ora in paese e siamo ritornati di nuovo a Dammose. ritornando a Muse appena sono arrivato esce Bernardo Brusca mi chiama, mi fa accomodare nella stanza e allora dice oggi siamo qua per tu conoscere ste persone, se a te ti vanno agio, se ti piacciono ste persone su Carincia, se hai qualche cosa contraria con qualcuno di qua lo puoi dire.
Io non ho niente in contrario con nessuno, per me sono persone simpatiche. E allora va bene, prendono una rivoltello, una 38 e un coltello e lo incrociano, lo mettono sul tavolo. Eh, allora Bernardo Brusca mi dice, “Dammi la mano”. Gli ho dato la mano destra e lui mi ha preso il dito con un agounto fino ad uscire il sangue con un’immagine sacra della Madonna strofinata per bagnarsi di sangue.
Me l’ha messo in mano, l’ha bruciato e mi ha detto di ripetere quello che diceva lui. Le tue carne bruceranno come bruciano se tradirai questa famiglia. Dopo questo giuramento mi sono alzato, mi ha presentato un po’ il sotto capo, lui Bernardo Brusca, io sono il capo, Mercio Brusca era il sotto capo e il consigliere che non c’era sarebbe Alfredo Bono e è il capo di Cina, Giovanni Genovese.
E allora mi mi hanno fatto l’uguri, mi hanno presentato perché quando io mancavo hanno fatto uomini d’onore Manuele Brusca e Vito Brusca nel periodo che io >> andato a telefonare, >> sono andato a telefonare e così, diciamo, mi hanno presentato e mi hanno detto e di, anzi, prima di farmi mi hanno detto se io avevo rapporti og con ogni ho detto io nessun rapporto se avevo affari con qualcuno, se avevo liti con qualcuno, ho detto io non ho niente con nessuno, non ho liti e se fai parte di altre organizzazioni, io non faccio
parte di nessuna organizzazione. e dopo abbiamo fatto eh diciamo la festa e così e quella giornata mi hanno detto di se tu conosci una persona che è uomo d’onore e non c’è una persona, una terza persona che conosce tutte e due che non mi presenta come stessa cosa, dice tu pure che sai che è onore, non ti presentare mai, ci deve essere un’altra persona.
Piano piano tu vai imparando come vanno le cose. E questo è l’inizio. >> Rina quando l’ha conosciuto >> Rina l’ho conosciuto e la sera dell’omicidio di Caino. Quando siamo rientrati dopo l’omicidio di Cainiamo a casa d’ammosi sempre dei barbari e allora erano terreni dei barbari, proprietà dei barbari. E allora >> barbari chi sono? >> Barbari è un dottore che abita a Palermo, però d’origine di San Giuseppe Atro.
>> Barbaro. >> Barbaro. >> Sì. Dottore B. E allora dopo che >> Erina era ospitato lì. Sì, dopo che noi siamo ritornati dell’omicidio Giovanni Brusca mi ha portato a Dammuso e admuso dicevo io Pino Marchese che io non ricordo se lui è è rimasto o se n’è andato via Pino Marchese però c’era c’era la moglie di Rina i bambini la moglie di Bernardo Brusca e Toto Lazio, diciamo, amministratore con la con sua moglie.
C’era Giovanni Brusca e io non conoscevo quella sera ancora chi era Totorrina. Già seo da Rindra e miseri polle a tavola mangiamo. Vediamo di collocarle meglio nel tempo. Questo fatto quando accaddio di Caino di quand’è? Eh, presidente, >> ma quello di cal >> eh verso la fine 8182 >> fine 81 >> 81 inizio 82 però nel >> dopo il suo giuramento.
>> Sì. Quanto tempo dopo? >> Prima. Prima del giuramento. Prima del giuramento. Prima del giuramento. >> Prima verso il mese di settembre. >> E quanto tempo prima del giuramento? Me lo dici, te lo ricordo? Eh, se me lo ricordo. 6 mesi un 6 mesi così prima. Sì, >> un se mesi prima. Vabbè, poi >> eh quella sera allora abbiamo mangiato i pol tutto e nel frattempo poi quando abbiamo finito e Bernardo Brusca e Rina escono fuori, gli dicono a Giovanni come mi sono comportato io.
dice, “No, dice, tutto a posto, è andato bene”, dice, dice “Va bene perché io ero un po’ più distante, ho sentito la conversazione e così quella sera ce ne siamo andati. Poi Giovanni mi ha detto chi era quella persona.” >> Ah, dopo gliel’ha detto. >> Sì, mi ha detto che era Totorrina di Colleone. Dice, “Piano piano poi lo conosce.” Dopo un po’ di tempo suo padre mi dice che quello è Totorrina.
Quando lo incontri e ha di bisogno abbandona pure me e piglia quello che ha di bisogno. Abbandona chiunque. L’importante è che tu ti metti a disposizione sua. Che lui è tua Torrina. dico il leone dici “Piano piano tu lo vai conoscendo e vedi tu stesso che persona è”. >> Poi lei ebbe modo di rivedere Rina. >> Sì, >> diverse volte.
>> Sì, molte volte. ci parli. Racconti lei nei verbali che sono stati depositati e che poi lei che adesso sono utilizzati proprio per farle queste domande ha parlato di alcuni episodi specificamente in cui vi detto Torrina. In particolare io prima di parlare dei fatti precedenti vorrei che parlasse quella di quello che è stato, diciamo, l’ultima volta forse in cui lei ha visto il Rino almeno per come risulta.
della circostanza dell’arresto. >> E allora eh dopo la mia il mio arresto a a Borgo Manero, perché io mi ero allontanato perché ho capito che le cose non andavano bene ai miei confronti che mi volevano fare fuori. mi sono allontanato e dopo il mio arresto, a parte tutto per temevo per la mia vita e poi per la vergogna che c’era in questa società, diciamo la loro società, quando dico io società dico la loro società.
Per quello che facevano non guardavano più nessuno, né donne, né bambini. E a me questo discorso non mi stava bene. E allora io ho deciso da quella sera di mettermi il male alla giustizia, di collaborare. Dopo sono poi dopo un due giorni mi hanno trasferito a Palermo. a Palermo. Io ho avuto modo di conoscere un capitano, altri ragazzi che gli ho spiegato un po’ Rina dove si poteva trovare.
Gli ho detto ce l’hanno in mano i sansoni. Cercando, sonando un po’ verso i sanzoni noi troviamo Rena. E allora loro hanno fatto dei filmini, cose una sera mi fanno vedere dei filmini, io vedo la moglie di Rina e i bambini di Rina. Così l’ho riconosciuti, ho detto qua questa è la moglie, questo è il figlio, lui deve essere là perché io non sapevo la casa precisa qual era.
Allora, la mattina del venerdì è stata la cattura, io mi sono messo mi hanno messo sopra un furgone e mi hanno e ci siamo posteggiati di fronte il cancello dell’uscita sua perché Rina non lo conosceva nessuno come era fatto, come non era fatto. Allora, verso le 8:00 alle 10 così arriva Biondino e lo vedo entrare nel cancello.
Le dico a quel ragazzo che era assieme a me, gli dico, “Fra poco esce Rina, penso che deve uscire perché andando Biondino lo va a prendere ed esce. ci sta 10 minuti lui è fuori così 10 minuti e lui è uscito. Io ho detto è questo Rina dice ma sei sicuro ci st 1000 per 1000 è lui prendetelo che è lui.
E così io ho indicato chi era Rina è venuta dopo successivamente la cattura di Rina. Vabbè, vorrei sapere da quanto tempo lei non lo vedeva Rina. Rina, dal marzo 92 in un incontro fra me, Giovanni Brusca, >> marzo 92, >> Mariuccio Brusca e Bacarella >> a Palermo. >> A Palermo e in una casa dietro la Villa Serena. E ci parli di questo incontro di questo ultimo.
>> Questo incontro è venuto per il disaccordo che c’era fra me e Giovanni Brusca, perché Giovanni Brusca cercava di trattarmi male e fare traggeri e non sopportava perché la gente cercava a me e per il mio modo di fare, per il mio comportamento verso il popolo. una persona alla mano di tutti. Giovanni Brusco questa cosa non la sopportava.
Non so a casa sua con suo padre quello che hanno discusso, quello che hanno discusso. Io di questa cosa non ero tanto più convinto. Dopo tanto tempo che mi hanno messo da parte e allora pure che io incontravo una persona che conoscevo magari per offrire il caffè e lui andava da queste persone a domandare che cosa io e Ido aveviamo scorrere.
cose che a me mi arrivavano alla Ricchi piano piano perché lui guardava a me, io controllavo pure lui le sue movimenti, i suoi cosi. Così questo discorso è durato per un bel po’ di tempo, un 3 anni così schiacciato da tutti e nessuno cercava più. Alla gente gli dicevano che non è buono, non serve. dice, “Ma qualcuno diceva, scusa, è stato” dice, “ona una vita insieme a voi, è stato la prima persona che avete avuto al fianco e una persona di fiducia perché io andavo a dormire pure con mia moglie a casa sua, a casa di Bernardo Brusca e i
miei bambini e ora Balduccio non è più non serve più. Comunque dice ci sono sti ordini Barducci non si deve avvicinare però c’era qualche amico che qualche discorso mi passava, mi faceva sapere tramite o cognate o parente. Allora, un giorno questo discorso va all’orecchio a un parente mio questa situazione e lui parla con Vincenzo Di Marco, sarebbe il giardiniere Torrina o faceva giardiniere Sansone, persona di col Leone, io conoscevo e un giorno vi a cercare come stai come stai Stai bene, sei a posto. Eh, cerca lui
stesso di entrare in questi discorsi per sapere che cosa c’era. Lui riferisce a Rina questi discorsi e Rina mi manda Giovanni Brusca una sera a chiamarmi e si è messo a disposizione. È venuto mio cugino e mi è venuto a chiamare. Dice “Ti vuole parlare Giovanni Brusca? Dice, “È a casa, dice, da mio socio, suo socio sarebbe mio zio Presti Giacomo Salvatore.
Sono andato a casa di mio zio e c’era pure mio fratello, quello più grande di me. E allora lui inizia il discorso, ti manda a saluta, dice “Me parrino e mi ha detto se hai bisogno sono a disposizione e se hai bisogno di soldi, di qualcosa, sono a disposizione quello che vuoi che al più presto o ci manda a chiamare o ti manda a chiam”.
Vabbè, io ti ringrazio, ma non ho bisogno di niente. Lui quella sera è uscito con la macchina come un pazzo perché questa cosa non gli andava giù. Però nel frattempo, dopo un po’ di mesi, passarono un po’ di mesi, circa 3-4 mesi, ci manda a chiamare Totorrina. Un giorno mi cerca Mariuccio Brusca e mi dice che dobbiamo uscire che abbiamo un appuntamento.
Non sapevo dove si doveva andare. E allora dice domani mattina verso le 5 al buio dice esci di casa e ci vediamo all’autolavaggio da da terzo. Dice che io lascio la macchina al lavaggio ce ne andiamo con quella. disse, “Va bene, così abbiamo preso la piana la strada per piana degli albanesi e siamo andati a finire dall’ingegnere Riolo di Piana degli albanesi.
Siamo arrivati, c’era l’ingegnere Pino Rriolo, c’era Giovanni Matranga, abbiamo salutato, ci hanno fatto accomodare nel lui c’ha lo sgabbuzzino sotto, diciamo, infrapicato che c’ha l’ufficio e riolha fatta accomodare e noi aspettando una cosa che Ma qua quando arriva, quando non arriva abbiamo chiesto ma quando arrivano? Dice no, dice l’appuntamento non è qua.
Dice mangiate che era verso mezzogiorno. Dice ora mangiate e verso 1:30 poi vi dico dove dovete andare. Ma scusa, Brusca >> Mario Brusca dice “Ma queste cose” dice giusti sono. Dice che si nascondono pure di noi, sammucciano, dice ne fanno aspettare a così, dice magari dovamo dice c suo mare pienenzio vuol dire che cos negli così.
E allora siamo saliti su e la sorella, madre di Riola, ha preparato da mangiare. Abbiamo mangiato a casa sua verso l’un così siamo andati via e ci ha mandati dei fratelli balsamo di Monreale che hanno un’officina meccanica. dice che loro vi vi accompagneranno dove dovete andare. Va bene. E allora siamo messo in casa sopra la macchina e siamo scesi per andare verso Monreale.
Ho preso la strada di Altofonte, Altofondo e poi Aguino e siamo arrivati a Monreale. Arrivo nell’officina, mi fermo, non c’è l’officina e viene quello più grande, Pino Balsamo. Gli dico, “Noi abbiamo un appuntamento qua, sai qualcosa dove dobbiamo andare?” Sì. Dice, “Ora vi accompagno io.” Ci disse, “Dove dobbiamo andare?” Dice, “Vi accompagno se voi non sapete la strada.
” Ma dicci dov’è? Dice, “Devi andare dentro l’ospedale della Villa Serena”. aspetti là che qualcuno viene ci sta. Vabbè, non c’è bisogno di venire tu accompagnarci che io so dov’è la Villa Serena. E allora ci siamo incamminate e Mariuccio Brusca faceva Balduccio, dicevo t rispettato, voto bene sempre un figlio, però ci si fosse non ha fatto niente quando che i suo parente mi maltrattano a mia c picchiss cos ci stanno vendo scrupoli che avevo l’appuntamento urina e allora arrivamo a Villa Serena aspettamo pramo già la macchina arriva
Raffaele G la noce e allora invece posteggiare la maglia di rin mi sopra la sua macchia e non accompagnavo in una casa e dietro la villa serena dove abbiamo c’era un cancelletto automatico, abamo entrato là dentro e ci hanno fatto salire al primo piano di sopra appena Sono salito, c’era Giovanni Brusca, c’era Totorrina e Bagarello.
Ci siamo seduti. Io lui mi ha detto “Tu sei accanto a me”. >> Rina questo. >> E allora dice >> Rina le ha detto di secondo >> Sì. Giovanni Brusca si è seduto al fianco mio, Bagarella al lato sinistra e Mario Brusca di fronte di me e Totorrino nel lato destro. dice, “Ma vi sembra giusto?” dice dopo tanti anni che Balducci >> questo Rina >> Rina >> quello che ha fatto per noi per la famiglia e di San Giuseppe Aato e è per noi di Palermo che lui si ha sacrificato la vita tutto questo tempo.
Dice voi ora un punto lo trattate come un arancio da terra. Dice non è giusto risponde Giovanni Brusca, dice “Ma questi discorsi non li possiamo fare se prima non c’è mio padre”, dice seduto con noi. Perché mio padre deve chiedere qualcosa a Baldo. Dice “Ma scusa, se tuo padre sta tutta la vita in galera, noi mica possiamo tenere a Baldo in queste condizioni? Se poi tuo padre se poi tuo padre ha dalle qualcosa da dire ai confronti di Baldo, che viene prima a parlare con me e poi ci sediamo tutto assieme, però che lui non si permette
e rivolgendosi a Mario Brusca sotto capo che non si permette tassativamente di cercare Balduccio a se prima lui non Vieni a parlare con me, perché la coscienza ce l’abbiamo un po’ tutta sporca, che tuo padre si passa la mano per il petto riferendosi alle donne. Così il discorso Balduccio è a disposizione e qua >> che significa riferendosi alle donne? Ce lo faccia capire >> e il discorso loro si riferivano che io avevo una donna.
Questo è il discorso. Una donna che io per me l’ho tenuta riservata. >> E quando lui diceva la coscienza ce l’abbiamo tutti sporchi, che cosa voleva? >> Si riferiva Bernardo Brusca perché aveva pure una donna. >> Ecco, ecco. >> Sì, >> bisogna dirle le cose. Ecco, >> sì. dice, “Eh, tuo padre viene a parlare con me e dice e poi se ne parla dopo.
” Eh, Giovanni m’ha detto qualcosa, dice “Tu hai delle pistole e sti pistole a che cosa ti servono?” “Pistole”. Risponde Torrina, dice, “Ma scusa, se passa un cane e ci vuole sparare, deve venire prima da te a chiedere la pistola?” Oppure c’è qualcuno che sospetto o qualcuno che non ci va, gli dice, “Aspetta un attimo, prima viene a cercare te e poi ti dà la pistola”.
Dice, “La può tenere la pistola benissimo.” Dice, “Poi gli ho chiesto io”. C disse “Ma scusa, c’è il cugino di mio fratello che voi gli avete bruciato la macchina. Perché l’avete bruciato?” Perché lui dice a San Cipello cercava armi. Ci sei a me che mi interessa se lui cercava armi voi ci bruciate la macchina. Lui è cugino di mio fratello. C’era mio fratello.
Tu non lo conosci Giovanni ci sta mio fratello. Perché non chiedevi a mio fratello, sta attento per tuo cugino, digli che tuo cugino e non cerca ste cose perché le cerca. Ci disse si parla nella vita. Dottor Rin dice questo è giusto. Dice che si parla. dice, “Comunque ora io voi dovete stare assieme, volete bene più di prima, eh, vi dovete rispettare.
” Comunque a me una parola non me l’ha fatto dire quel giorno. Per me mi è sembrata una, come si dice, >> una finzione. >> Una finzione. Quel giorni, >> cioè tutto questo discorso lei non l’ha persuasato per niente? No, niente, completamente. Dopo che sono uscito, poi ho visto il comportamento dei Brus ancora i miei confronti e così io mi sono distaccato completamente e da quel momento in poi me ne sono andato al nord a Borgo Manero, ad abitare dopo nel mese di di il 28 maggio mi sembra sono andato in Canada.
Sono stato per un mese e poi sono ritornato. Va bene. Lei ci ha portato ci ha parlato degli incontri con Rina a Dammosi, >> di questo incontro e della sua cattura che lei aveva visto, avevano fatto vedere i filmini da FC. ci può precisare se all’epoca dell’incontro che lei ha collocato nel marzo 1992 >> nella casa dietro Villa Serene, lei lo sapeva dove dov’era Rina? Dove abitava? >> Dove abitava? No, >> non lo sapeva >> di preciso.
No, però sapevo >> sapeva che era Palerm >> la persona. Sì, la persona che l’aveva in mano. Perché in mano >> E chi era la persona che aveva in mano allora? e Pino Sansone, i fratelli Sansone, Tanino Sansone e Pino Sansone l’avevano in mano perché altri >> Il Biondino era già con lui. >> Biondino l’autista >> quando >> Biondino quello che face quello che faceva l’autista e che andava a prendere già allora lei ne sa niente se era con lui Biondino.
>> Con Totorrina. Sì, lui con lui >> già a quell’epoca. Sì, sì, con lui. >> Ecco, ecco. Ma in quell’occasione lei lo vide arrivare o era già lì, Rina? >> No, era lì. >> Ah, era già lì? >> Sì, era lì. >> Ok, vada pure avanti. >> Dico questo discorso dei Sansone, preciso il discorso dei sanzone. >> Anzi, aspetti prima di arrivare ai Sanzona, lei in questo periodo in cui era in lite con i Brusc, >> Sì, >> diciamo in lite non proprio dichiarata, vedeva Totorri, no? dopo, diciamo, che sono venuti a fare una percosizione
alla Ginestra, sarebbe in campagna da me dove c’ho la villa e a casa mia momento io a Rino non l’ho visto più perché base la pubblicità che si è fatto lui non ha voluto più avere i contatti perché aveva paura se i carabinieri mi venivano appreso ha voluto evitare >> come mai ven a fare Cosa perizione da? Ma io penso per cose, diciamo, per una cosa grossa, perché è stata una cosa grossa a livello di cercare Rina per me, per quello che ho capito io.
>> Presidente, mi perdoni. Io non vorrei interrompere, ma ho da fare una osservazione che attienea lo compimento dei lavori in questo processo. Mi consente se mi dà la parola soltanto un momento. >> Dica dica. Presidente, io credo che noi stiamo dibattendo qui oggi un procedimento che ha un per oggetto ben delimitato e ben preciso tre omicidi e cioè l’omicidio Rina, l’omicidio Mattarella e l’omicidio La >> dove è imputato Rina Salvatore >> tutte ma tutte le indagini che riguardano altri processi quindi mi sembrano un fuoritema processuale. No,
sta parlando della personalità dell’imputato Rina Salvatore. >> Ma in ordine a questi a questo procedimento, >> ma personalità in genere secondo l’accusa, Rina Salvatore è imputato come mandi tre omicidi nella sua qualità di componente del governo di Cosa Nostra. E beh, e allora lui dovrebbe dire che in ordine a quegli omicidi il comportamento di Rino sarebbe stato questo.
>> E ci arriviamo, ci arriveremo. No, il comportamento dopo un antefatto dopo un antefatto è un prologo che mi sembrano fuori fuori romano. Stiamo esaminando la personalità di Rina Salvatore. >> Stiamo solo esaminando, non stiamo solo esaminando questo, stiamo esaminando la conoscenza reale del dimaggio da del Rina.
Stiamo esaminando il ruolo del dimaggio all’interno dell’organizzazione e la pertinenza delle domande non le giudica l’avvocato quando le pone la corte. No, io non >> e il verbale è depositato e fa parte del dell’articolato di prova, quindi lei conosceva perfettamente quale sarebbe stato il tenore delle domande che sarebbero state rivolte al teste.
>> Va bene, va bene, andiamo. >> Dunque, lei ha parlato in questi interrogatori anche, appunto, dei Sansone. Lei cosa conosce dai Sansone e che ruolo avevano? Cosa significa in particolare che avevano in mano Rina? Che lo proteggevano, che erano amici? Sì, >> lo spieghi alla corte. E nel 1000 1984-83 e io una mattina ho preso Rina a Dammose dove lui aveva un millino di proprietà sua costruito da Vito Brusca.
Grazie, scusatemi. Prego, prego. Dove lui aveva una casa dove abitava periodi con la sua famiglia, lo accompagnai in contrataversa, sarebbe un paio di chilometri da San Giuseppe A dove ci sono tutti i vellini. E allora l’accompagno là, dopo un pochettino arriva Angelo La Barbera e Tanino Sansone.
Io aspettavo fuori, loro sono entrati là dentro, hanno conversato con Rina, non so di che cosa. All’uscita Rina mi ha presentato tanino Sansone come uomo d’onore e in quell’occasione io Tanino Sansone non l’ho visto più nel periodo che lui stava sempre a Dammosi veniva Pino Sansone a incontrare Rina. >> E lei come lo fa? Ero là, mi trovavo là perché io ero sempre >> sempre lì, >> sempre a fianco di Bernardo Brusca, notte e giorno.
Pure il periodo ser la titante, io stavo la notte a guardare se c’era movimento di carabiniero, no? E poi la mattina andavo a letto a dormire. E allora mi scusi, lei in quel periodo non aveva un’officina meccanica? >> Sì. e continuava a gestirla regolarmente. >> Sì, sì. Con c’avevo >> c’avevo ragazzi là ragazzi. E e allora in quel periodo sempre prima di essere arrestato Bernardo Brusca è venuto un giorno è venuto Sansone e Pino Sansone me l’ha presentato come uomo d’onore.
>> Anche Pino Sansone. anche Pino Sansone e ha conversato con Rina e poi l’ho accompagnato all’officina perché prima io l’ho preso dell lui è venuto in officina, io dovevo prendere lui, l’ho portato a Ramusi. Hanno detto deve venire una persona con una macchina così così, lo prende e lo accompagna qua. E allora accompag >> chi l’ha detto questo? e Totorina e l’accompagnavo a Rammosa.
Accompagnavo a Rammosa. Dopo che ha finito accompagnavo di nuovo all’officina. Dice un giorno dice di questi vengo con un camion e ti porto dice un po’ di alberi che tu sai poi a chi li deve fare avere. >> Brusc. >> Sì, così l’accompagnai. dopo un po’ di tempo ha portato, è venuto lui un camion che con l’autista e abbiamo sceso sti alberi all’officina, tutti alberi di pine, altre ficus, altre alberi.
Così ci siamo salutati, lui se n’è andato. dopo, diciamo, io sti alberi li fece vir a Dammuse un poco si piglia Bernardo Brusca e si portava fiotto, si andava fotto e dopo un po’ di tempo, diciamo, verso lo dopo l’arresto di Bernardo Brusca l’86 che Angelo Sino voleva gestire i lavori della provincia Io l’ho accompagnato da Sansone.
Pino Sanone c’era un fratello più piccolo che io. >> Sansone c’a un’impresa. >> Sì, unimpresa. Ho accompagnato, gli ho fatto conoscere Sino, gli ho detto qua c’è Sino, Sino è a disposizione perché Sino è uno di San Giuseppiato, una persona di San Giuseppiato. Per quello che hai di bisogno ne puoi usufruire. E allora in quell’occasione ho incontrato pure Pino Sansone.
Poi verso l’87, così un giorno mi viene a cercare Pino Sansone e viene l’officina e mi dice “C’è lo zio che ha bisogno di un dentista”. Dice “Tu sai quello che devi fare”. Allora, va bene, ci domani a mezzogiorno ci vediamo e ti porto la risposta. E mi è mi ha dato appuntamento a Palermo. >> Sansone. >> Sì, Pino Sansone.
E così e io sono andato a parlare con il dentista, con Vasotti, gli ho detto, “Domani deve venire una persona, però non ci deve essere nessuno dove il laboratorio dove tu fai perché è una cosa riservata”. Ci va bene, sono a disposizione quello che c’è da fare. Dice, eventualmente c’è dice l’appartamento mio accanto perché lui c’ha appartamento >> e studio >> e studio, diciamo, un altro appartamento.
Dice, io ho parlato, lui mi ha detto “Va bene, puoi portare, io ti aspetto tale giorno, tale orario, ti aspetto davanti al portone di Piazza Politiana dove c’è il palazzo di vetro”. E allora io sono andato a Palermo e ho portato la risposta a Pino Sansona. Gli ho detto tale giorno a tale orario, verso le 3 3:30 noi possiamo accompagnare un zio ne va sotto.
>> Va sotto. >> Vasotti >> va sotti. così e dice domani dice alle 2:30 e in questo orario tu ti fai trovare e via prima della rotonda di via Notoberto. Prima dice di arrivare a viano prima di attraversare viano batto qua sopra prima aveva Leonardo da Vinci mi sembra che questa è questa di sopra di fare trovare all’angolo e aspetti là e così io sono arrivato prima, aspettavo un pochettino già dopo un po’ spunta Pino Sanson e Totorrina alla traversa, diciamo che questa traversa, non mi ricordo come si chiama sta che come via
di Palermo non sono tanto pratic così e affaccia a lui, io vado avanti loro presso di me e siamo arrivati a Piazza Poliama dove c’era Vasotti che c’è attendeva davanti la porta. Siamo entrati che lui c’ha un piccolo garage sotto e lui ha preso la sua macchina, è uscita fuori e è entrato la macchina del Rina. quella mia che l’ho messo proprio a fianco pure.
Abbiamo preso l’ascensore e siamo saliti fino al piano di sotto così. Anzi io gli ho detto, questo è mio zio gli ho detto, vabbè, dice ci siamo capiti, perché non so lui, Vasotti, una persona intelligente ha capito chi era, a parte non so, la moglie a parenti che col Leone cose di preciso, di preciso non lo so la parentela di comunque ha capito chi era il personaggio Pasotti.
Lui dice, “Va bene, Rina, non c’è bisogno di presentazione, ci siamo capiti.” Siamo saliti sopra nel nell’appartamento, ci ha fatto accomodare, allora ci offerto qualcosa da bere, poi lui, io e Pino Sansone siamo rimasti in una stanza e loro due sono andati dove c’aveva il laboratorio e gli ha sistemato il dente.
dice qualche giorno di questo, quando poi ha finito, dice qualche giorno di questo, dice io ritorno e ritorno e sistemo il dente. se c’è bisogno di me di venire io dice no dice non c’è più bisogno, dice che tu venga ormai sappiamo la strada che dobbiamo fare e così ho accompagnato Rina dal dentista e così ho capito che Rina l’avevano in mano i Sansoni.
Questo è il discorso del Sansone. Questo racconto che sta facendo lei. Sì, >> noi vediamo come tramite per gli incontri che ha avuto lei con Rina, prima Brusca Bernardo e poi Sansone >> ce lo spiega com’è che c’è questa successione. >> Successione se ne occupa di fare incontrare lei con Rina. Se ne occupa per un certo tempo.
Se se ne occupa Brusca, giusto? Se ho capito. >> No, in quel periodo Brusca era la ditante, era >> Ah, ecco, era >> e siccome lui Rina aveva la casa nei terreni di Totolazio, sarebbe un 500 m più su sta casa dove si aveva costruito immenso, diciamo, dove c’erano tutti per di piooppo e c’era una torrente che vicino, era un posto, diciamo, un pochettino dove non si vedeva bene e lui abitava lì.
Brusca abitava nei casi latitanti dei barbari. >> Dei barbaro. Sì, questo l’ha detto. >> Sì. Perciò e il contatto è è venuto per questo. >> C’era questa ragione di vicinanza. Sì, >> perché allora allora dobbiamo pensare che allora, anzi era sicuramente così che allora Rina stava a Damusi, Frances Baiato, giusto? E poi invece stava a Palermo.
Quando stava a Palermo funzionava da tramite i Sansoni. È così. Sì, >> ho capito. Vabbè, continuo >> perché lui veniva periodi, per esempio, come Pasqua e poi l’estate, periodi, diciamo, >> di vacanze che >> di vacanze 15 giorni, poi veniva a stare tutta l’estate. >> Ho capito. Tra le dichiarazioni che sono depositate, in particolare sono le prime quelle che lei ha reso ai carabinieri.
Sì, >> c’è una circostanza che riguarda ehm il l’onorevole Salvo Lima. Lei ha affermato che ha fatto da tramite tra Rina Totò e Salvo Ignazio per combinare un incontro con Lima Salvo per discutere sul maxi processo. Esatto. Poi questa circostanza è stata precisata diversamente in seguito la conferma. >> Io spiego un po’ i fatti come sono andati.
Io sono mandato a da Totorrina da incontrare Ignazio Salvo. Sarebbe possibile azzerare tutti questi telefonini. Abbiamo dei microfoni sensibilissimi, quindi qualsiasi rumore, qualsiasi voce, qualsiasi parola pronunziata da avvocati, giornalisti, eccetera, che sono presenti in quest’aula, disturba la registrazione.
Vi prego di tenerne conto. Continui. Allora, un giorno io dice ti fai accompagnare da Manuele che lui sa dove abita Ignazio Salvo dice vai a parlare dice con Ignazio dice Salvo. Per motivi di processo per per il periodo dei processi che c’era il processo a Palermo. Massimo processo. E allora prego. Ovviamente la la domanda è pertinente e la e anche non c’è nessuna obiezione sulla domanda, però nel racconto che indubbiamente il teste farebbe nella sua pienezza vi sono indicazioni di persone e le quali la procura, l’ufficio del
pubblico ministero ritiene che sia opportuno allo Stato non fare i nomi per esigenza. investigative. Quindi chiedo che se il il test deve rispondere a questa domanda che può anche essere certamente utile per la comprensione dei fatti, ometta di indicare i nomi delle persone che hanno partecipato fisicamente all’infuori di quelli già conosciuti, metta ad indicare i nomi delle persone che hanno partecipato a questi incontri e a queste vicende.
>> Può dire altre persone che non intendo nominare. >> Avvocato è imputato del reato connesso, può dire tutto quello che vuole e quello che crede. Debbo al riguardo ricordare debbo al riguardo sottoporre all’attenzione della Corte una prassi, peraltro non una prassi applicata da dai giudici italiani, è applicata costantemente dall’autorità giudiziaria statunitense in simili casi, secondo cui è possibile anche in dibattimento omettere, pur dicendo ovviamente tutta la verità o mettere quelle parti a discrezione del
giudice e a seconda una decisione discrezionale del giudice, qualora il giudice ritenga fondata la prospettazione dell’accusa, quelle parti che debbono rimanere coperte da segreto investigativo. Io naturalmente propongo che questa chiedo alla Corte di valutare questa opportunità e di accogliere la nostra >> tutto quello che dice il test viene registrato.
Pubblico ministero >> non poniamo allora addirittura la >> tutto quello che dice il testo viene registrato. Se il testo è tace dei nomi va bene ci deve stare attento lui. >> Allora la corte può bastare che lei confermi di avere fatto da tramite per quello che riguarda questo momento. >> Sì. Sì. Sì. Allora, questo lo conferma.
Per il resto poi ci sarà Giorgo. Per altro >> se ne parla un’altra circostanza che volevo confermata. Lei nella stessa nella stesso verbale ha dichiarato che ci fu una ecco era stato noi eravamo stati convocati da Rina Totò per discutere sulle elezioni per stabilire se i nostri voti dovessero essere dati alla Democrazia Cristiana oppure al Partito Socialista.
Poi chiede ma cristiani non facevano il loro dovere. Si stabiliti di votare per l’onorevole Martelli. Ci spiega meglio che cosa disse e perché ci fu questa cosa, cos’è che i democristiani non facevano. >> E è stato nel periodo del processo che lui non vedeva risvolta in questo processo. >> Sempre per il massimo. >> Sì, per il massimo processo.
>> Non c’erano grossi interessamenti. >> Sì, non c’erano interessamenti. Allora, era il periodo che c’era un’elezione che si portava a martello in quel periodo dove lui dice “Noi dobbiamo dare una lezione e demo cristiani, dobbiamo cercare di appoggiare”. Non ci hanno aiutato, appoggiamo un altro, >> appoggiamo i socialisti.
Non ci interessa, dice o socialista, l’importante è che non sia il partito comunista dice o socialista o un altro partito per noi è uguale. Dice voi siete d’accordo? Qualcuno ha qualcosa da dire? Io e Angela Barbera eramo tutti d’accordo e Totuccio Gangemi era d’accordo. Eh Biondino era d’accordo. Eh >> Biondino di San Giuseppe, >> no? Di Palermo.
>> Palermo. >> Sì. Eh, diciamo. Allora, erano un po’ tutti d’accordo. L’unico che ha detto qualcosa è stato Nino Madonia. Ha detto e se io ho una persona democristiano che si metta a disposizione dice e c’è una linea di persone che vogliono votare democristiane per la DC, dice possono dare sti voti? Dice sì, questo si può fare, non c’è.
diciamo problema non ce n’è e in merito all’elezione. >> Lei poi risulta che ci fu una persona democristiana appoggiata da Nino Madonia? >> Ma è per dire questa persona. >> Lui ha fatto il nome nativo che io >> non vuole >> No, non voglio dire. Non ricordo il nome nativo chi era pubblico ministero sono circostanz >> No, questo senz’altro poi le ho annotate le date, lo facciamo dopo.
all’interno delle dichiarazioni c’è qualche cosa specifica o passiamo ai delitti politici e a quello che eventualmente sarà esaurire la corte e poi così passa al pubblico ministero. Allora lei ha già dichiarato che è entrato a fare parte di Cosa Nostra circa nell’81. >> Sì. Quindi non ne faceva parte quando venne assassinato il segretario della Democrazia Cristiana Michele Reina, né quando venne assassinato il presidente della regione Pieranti Mattarella.
Le chiedo comunque se ha sentito parlare gli incorche quando venne ucciso la torre. Sì, >> piela torre c’era. Sì, sì, esatto. Esatto. 82. Quindi le chiedo intanto se ha sentito parlare di questi due delitti, se sa se che cosa sa di entrambi, in particolare se sa furono ordinati dalla commissione. Eh >> e mi scusi, siccome si tratta la domanda che lei potrebbe obiettare, io sono entrato a far parte di Cosa Nostra l’81 e quindi non è niente, però bisogna riflettere un tantino che si tratta di due episodi molto ma molto clamorosi,
giusto? Se se le dovette parlare, che cosa ha sentito dire? Sì, ma a parte tutto non si è parlato mai di questi omicidi in quel Non è capitato di >> non mi è capitato di sentire che si >> ma non ci faccia capire che fa non si usava commentare la esecuzione dei delitti, >> ma dipende cose si commentavano, dipende cose non si commentavano, erano cose più riservate che si tenevano per loro, chi e come hanno fatto. Ho capito.
Per esempio, che so in quel stesso periodo, il 21 luglio del 79, fu ucciso a Palermo il capo della squadra mobile Borris Giuliano. Ne ha sentito parlare >> 79. Presente ancora prima. ancora prima, ma dopo l’omicidio di Reina Michele Reina, >> appunto. >> No, no, non ho sentito >> non ha sentito parlare.
Vabbè, questo per capire le cose. >> Invece ha sentito parlare dell’omicidio La Torre. Lei comunque faceva già parte di Cosa Nostra >> perché nell’aprile 82 questo >> sì sì ma ho sentito parlare cioè dobbiamo capire che nonostante lei facesse parte di Cosa Nostra fosse stato fatto uomo d’onore fosse stato combinato, diciamo così di certe cose confidenza generale.
No, un momento a parlato di settembre dell828 >> parlato dell’81 >> 81 avvocato Tommaso Romano per piacere >> no a parte tutto che non era nel nostro comportamento domandare >> Certo. domandare perché non si domanda e poi va sti delitti importanti si si tenevano più stretti. è una cosa che ma era difficile uscire un discorso della gente.
>> Tra le cose lei ha detto all’inizio che il giorno in cui fu fatto uomo d’onore le si disse della regola del della presentazione. Qualche altra regola all’interno di Cosa Nostra poi successivamente le fu detta, per esempio, in particolare le risulta che i delitti cosiddetti eccellenti o comunque quelli relativi a personaggi di un certo spessore che potevano generare una reazione, venivano deliberati in commissione.
Lei sa qualcosa in ordine a queste regole o non lo sa? >> Sì, sì. e in merito a certi delitti, per dire eccellenti o cose, si riuniva la commissione, la commissione cui io ho fatto parte, diciamo, in una riunione che c’erano vari capi mandamenti di varie zone, diciamo. >> Lei una volta assistì a una riunione della commissione. >> Sì, sì.
>> E come mai? Sono stato convocato da Salvatore Rina e era il discorso dica perché >> in merito all’elezione e dopo dopo l’elezione però famiglie di un gruppo ristretto a Totorrina, famiglia di San Giuseppeato e famiglia di Raffaele Gangci, famiglia di Pippo Gambino che lo sostituiva Biondino Salvatore, la famiglia di Pasto del Ricono Angelo Barbera e Salvatore Gangeme di Portanova che sostituiva Pippo Calò.
Era gruppo ristretto a Totorrina. >> In quel periodo Brusca Bernardo c’era. >> In quel periodo no. Brusca Bernardo era >> Brusca Giovanni. Eh, mi sembra che era comunque libero, però doveva rientrare in orario in quel periodo. >> Ah, un soggetto obbligato. Io su questo stesso discorso vorrei capire la commissione si riuniva per decidere determinate cose.
>> Sì. Perché viene convocato lei da Rina in un posto dove c’era solo da pigliare decisioni. Lei che cosa doveva andarci a fare? >> Io eh prima di tutto rappresentare Bernardo Brusca. Ah, ecco >> perché io sostituivo. >> Ah, e e le deve dire le cose. >> Sostituivo Bernardo Brusca come capo mandamento di San Giuseppeato.
>> Ho capito, ho capito. Ecco, ecco la spiegazione che arriva >> e in quella Allora, in quellaione fatto, scusi, più o meno, più o meno, non si preoccupi della data, eh, >> verso un periodo 87. Sì, ho capito. Ha >> detto che è stato per le elezioni, per quel discorso delle elezioni. >> Sì, per quel discorso delle elezioni.
>> Dopo che ha finito, diciamo, per l’elezione dice ora, diciamo, qua è giusto che voi sapete che noi o prima o dopo si deve ammazzare Falcone. Falcone e Borsellino e e il sindaco online dice come quando avverrà dice poi si vedrà. Rina sempre. Sì, poi si vedrà perché lui poi prendeva le persone più fidate, più strette e si faceva quello che si doveva fare.
Dice è giusto che voi sti cose dice le sapete se domani succede può succedere nel vostro nella vostra zona e succede. Voi già sapete che questa cosa l’abbiamo fatta noi. Ho capito. >> I motivi per cui dovevano essere erano state decise queste morti gliele viste, >> ma perché gli davano un po’, diciamo, fastidio come Falcone in tutte le cose, sti arresti, come sti personaggi grossi, come dire, Bernardo Brusca, Pippo Calò e altre persone.
in sostanza e Rina s’aveva preparato prima, s’aveva preparato prima per eh per Falcone dopo che ha fatto tutti gli arresti del mass processo e poi che Borsellino era uno, diciamo, che dava pure sotto a queste cose, però il motivo, diciamo, di Orlando, come motivo, un motivo non lo di preciso qual è il motivo perché lui ha detto che Orlando doveva essere eliminato pure perché a quanto pare nella politica non si metteva a disposizione.
>> Allora, per quello che riguarda la Corte possiamo passare lei sostanzialmente le cose che ha dette le oggi >> sono contenute nei verbali che sono stati depositati. S >> lei conferma le dichiarazioni che ha già reso fino a questo momento? >> Sì, confermo. >> Io per la riassuntiva, presidente, detterei semplicemente la conferma verbale e le date degli interrogatori stranne che per quanto concerne le date >> 9 gennaio 93.
Queste sono verbale di spontanee informazioni rese ai carabinieri del Rosa, Regione Carabinieri Piemonte, anzi nucleo operativo. Poi già siamo all’autorità giudiziaria dal 13 gennaio 93. E allora scriviamo intanto Priulla perché sono date vicine. 13 14 15 18 20 21 22 e 29 gennaio. Poi 11, 12 e 17 febbraio 8 29 e 30 aprile.
11, 26 e 27 maggio. >> Pubblico ministero. >> Pubblico ministero. E allora per piacere nei limiti del possibile cerchiamo di fare le domande brevi e senza preambolo. Questo naturalmente vale anche per i signori difensori. Lasciando spazio per le risposte. Sono problemi. precisazioni perché la Corte la Corte ha esaurito sostanzialmente il la gran parte degli argomenti che il pubblico ministero riteneva dovessero trattarsi.
Quindi più che altro si tratta di precisazioni. La prima, il signor Di Maggio è stato arrestato nei primi di gennaio 93 a in provincia di Novara. Per quale reato? >> Per una pistola in possesso di una pistola. >> In precedenza era mai stato arrestato? No, >> una seconda precisazione, se si ricorda la data della perquisizione della sua casa in costruzione a contrada a ginestra, dopo la quale, secondo come dice quanto dice lui, in buona sostanza inizia la sua emarginazione, la sua messa di lato da parte dei Brusca che in genere di Cosa
Nostra >> verso fine 88-89. >> 8889, >> Sì. Una terza precisazione. Nel suo racconto ha detto varie volte lo zio, lo zio, lo zio era il nome, il soprannome abituale con cui veniva chiamato Rina. >> Sì, sì, tutti lo chiamavano lo zio. >> Pubblico se mi consente vorrei inserirmi per chiedergli una precazione che me l’è sfuggita.
In buona sostanza lei a Rina l’ha incontrato, credo di avere capito parecchie volte, non soltanto quelle che ha indicato. >> Sì, molte volte. >> Molte volte. ci sono. >> Sì, prego. Pubblico. >> Sì, infatti ci sono anche partecipazioni dirette ad omicidio o come mandato come di cui non parliamo perché lei ha già confermato.
Un’altra cosa quando accompagna Angelo Sinino da Sansone, da Pino Sansone nei suoi uffici, >> sì, >> che ha anche indicato ai carabinieri, credo. >> Sì, >> lo fa su ordine di Rina o su o di sua iniziativa? Ma di ordine di Rina >> era stato lei a proporre, diciamo, sino a Rina stesso >> per le questioni degli appalti, >> ma per le questioni di appalti è venuto Sino a parlari che i lavori della provincia andavano a malore.
Dice, “Possiamo che io con le mie conoscenze avere gli elenchi dei lavori nelle mani? eventualmente ne puoi parlare di questa cosa se io mi posso girare o mi posso girare. Io gli ho detto, “Ti faccio sapere qualcosa dove io ne ho parlato con Rina e Rina mi ha risposto, dice man che c’ha gli a finire come ci e allora se lui si prende le sue responsabilità per noi va bene”.
Così ho parlato a Sino, gli ho detto questa è la situazione, tu domani puoi andare a finire pure in galera, cioè io mi assumo le mie responsabilità. Va bene? E così sottordine di Rina si è iniziato andare avanti per i lavori della provincia. Va bene. Senta, lei ha già detto nei verbali che sono stati confermati, ma vorrei che lo precisassimo, che durante il periodo in cui Brusca fu detenuto, e cioè a partire dal novembre 85 in cui lei aveva responsabilità nel mandamento di San Giuseppe Beato, comunque >> teneva sempre i contatti con Brusca
Bernardo. >> Sì. tramite suo figlio Manuele, >> tramite il figlio che andava ai colloqui, >> ai colloqui a parlare con suo padre. >> Ha detto anche che alcune volte è riuscito a incontrarlo pure lei nel reparto detenuti >> Sì. all’ospedale civico di Palermo. >> Ci’è andato lei personalmente. >> Sì.
che mi ha accompagnato Manuele un giorno e dove c’erano le guardie, ci hanno fatto entrare per 5 minuti, 10 minuti, pochissimo, dove là dentro c’era eh Pippo Calò, dove Bernardo Brusca mi ha presentato a Pippo Calò come uomo omo d’onore e un’altra occasione mi ha presentato eh Leoluca Bagarella come omodo uomo omo d’onore. Senta, e naturalmente quindi lo scopo di questi contatti con Brusca Bernardo era di sapere sempre le direttive che dava lui sui vari problemi del mandamento.
>> Sì, sì. >> Anche da detenuto. >> Sì. Poi le volevo chiedere a proposito delle varie case in cui lei ha visto o che ha saputo essere state abitate da Rina Salvatore, lei ha parlato già a lungo di quella di contrada d’ammore. >> Sì, >> che era la casa che lui si è fatto costruire accanto o perlomeno vicino a quella di Brusca Bernardo. Esatto.
>> Sì, sì. Eh, nei terreni di Lazio Salvatore. >> Nei terreni di Lazio, mentre Brusca erano in quelli di Barbaro, giusto? >> Sì. >> Lei sa o per avercelo accompagnato o per altri motivi di altre case a disposizione di Rina nel tempo? Sì, prima della cattura di Bernardo Brusca c’era stato un sospetto che c’era la voce in giro che c’era una famiglia con i bambini nella zona e così Totorrina se n’è voluto andare dove io stesso l’ho accompagnato a Maara in una villa vicino al mare, >> quindi a Mazzara del Vallo.
>> Sì. >> E invece in tempi precedenti stati in una casa >> Sì. a Palermo, nella zona vicino Palermo. >> Sì, sì. Nel periodo quando è iniziato la guerra di mafia, un giorno Giovanni Brusca mi ha detto se potevamo andare e in una casa vicino Aquino, nella zona di Aquino che si doveva togliere, diciamo, della biancheria, delle cose dove noi, io Giovanni Brusca e Ficarrotta e altri ragazzi siamo andati con il furgone a prendere biancheria della moglie del Rina e altre cose.
in zona Aquino >> quest quindi >> dove Giovanni Brusca mi ha detto che era che era stato abitato >> di un personaggio. Era di un personaggio che poi io in secondo tempo lui mi ha detto che era di Rina, >> quindi lo sapeva, cioè lo sapeva solo Brusca, poi Brusca l’ha detto a lei, gli altri non sapevano. >> No, no.
>> Avete portato via Biancheria, mobili che cosa? Ma biancheria è un po’ rottame pure come Mobilia, no? Come rottame. >> Questa casa era in zona di Aquino dice lei. Può dare una qualche descrizione? E nei pressi dove c’è la villa Raffaele Ganci sotto, diciamo, a villa ristorante Tref Fontane, sotto la circonvalazione di Monreale, nella zona di sotto dove c’è la strada che scende per andare a Palermo stretta dove c’è una muraglia tutta vecchia e in questa muraglia c’era un, diciamo, una rottura di che si entrava con una
stradella E subito dopo sulla destra c’aveva la villarina. >> E qualche altro particolare te lo ricorda? C’è un garage >> Sì. Entrando e sul lato destro c’era lo scivolo che portava nei garag >> dove c’aveva lui champagne cose là dentro tutti scatolani tutto questo. >> Senta, lei ha riferito che ovviamente c’era grande disponibilità di armi per quantomeno per il vostro mandamento? Sì.
>> Come ve le procuravate queste armi? >> Queste armi eh ogni tre volte l’anno veniva la chist chiamaareddo e di San Giuseppeato sto sto signore e per Pasqua e Natale e agosto ogni volta >> da dove? >> Dalla veniva da >> dalla Svizzera. e veniva dalla Svizzera e mi portava ste armi.
Una volta 10 pezzi, una volta cinque pezzi, parlando di fucile a pompe e 38, 357 e mitragliette, tutte sta roba qua. Lui mi portava ogni volta che veniva sta roba e noi traiamo a salvare sta roba dove io gli davo i soldi del ricavato dei lavori della provincia dove Rina avevamo un tutti i soldi che incassavamo noi per i lavori che Sino ci dava la percentuale dei soldi.
Io pagavo e poi si andava a fare i conti con Totto Torrina. Quindi c’era una specie di contabilità e di cassa generale. Senta, disponibilità anche di armi pesanti oltre queste che in qualche modo sono ordinarie. >> Sì. Eh, due bazuka c’erano, eh, dove erano depositati e plastico pure >> esplosivo. >> Sì, esplosivo. C’erano degli accordi per queste forniture? Sicuramente sì, suppongo.
Non è che questo veniva, diciamo, faceva il piazzista di armi così per dire, no? >> C’erano degli accordi niente. >> Sì. No, accordi no, ma c’era il discorso che lui, essendo paesano che mi conosceva, io gli ho detto “Se tu non prendi contatti con nessuno e allora mi porta gli armi”. dice, “Elio ho detto e io ti pago come giusto pagarti, però l’importante è che tu in paese e in giro non vai vendendo o armi o altre cose, vai dicendo in giro ste cose e tu con me quando vieni tu mi porti le cose e io ti do i soldi.”

>> Aveva l’esclusive, insomma. Ecco, >> sì, dove io giustamente ne ho parlato con Bernardo Brusca e >> e Rina >> e Rina. Certo, >> perché questa storia ha iniziato prima dello verso l’80, >> cioè questo genere di affari l’ha procurato lei. Ecco. >> Sì, sì, >> ho capito. >> Prego. >> Dove le conservavate quest? Eh, prima eh erano conservate ad ammose vicino il torrente.
C’erano fusti, mettiamo i fusti e dentre fusti salvamo, ma poi un giorno li abbiamo tolti per pulirle e abbiamo visto che erano già rovinate, arrugginute. Così abbiamo abbiamo deciso di portarli al cimitero e le abbiamo conservate in due cappelle del cimitero. cappella di Michele Giuseppe >> lo sapeva Michele >> no e se fosse andato lì per caso le trovava >> ma se lui andava diciamo a a cercare in un attimo così all’improvviso le poteva trovare ma se le trovava lui si rivolgeva a Giovanni Brusca a uno di noi.
>> Non c’era di Colon >> Sì. Miceli è uomo d’onore, >> no? E e altre armi erano salvate da Polizi Salvatore. >> Stessa domanda. Lo sapeva Polizie? >> No, Polizie era in America e però è ora è morto e l’hanno portato qua in questo cimitero. Però c’era la balata, l’ultima balata che c’era messa la balata dentro vuoto e c’avevamo tutte larme da dentro.
Senta, lei ha ricevuto da Rina che lei viene combinato in Cosa Nostra alla fine dell’81 perché >> la data certa dell’omicidio della persona conosciuta come Caino credo che sia settembre 81, alcuni mesi dopo, quindi fra la fine dell’82 e i primis dell’82. Quindi la guerra di mafia a quel punto è già ampiamente ha superato la fase principale con la eliminazione di bontà in sé.
Ha ricevuto da Rina dopo delle confidenze sulla diciamo sull’inizio della guerra dei mafia, sul motivo sul contrasto con Rina con Pordate con Inserirlo ci vuole dire qualcosa? >> Sì. Nel passato dopo parlando Rina e Bernardo Brusca si commentava un po’ che e in sostanza gli volevano fare gli volevano fare la pelle sia a Rina Bernardo Brusca e il suo gruppo i bondai in Sero.
Però siccome io dice sono un urpaccchione dice non ci sono arrivati perché io Bondà Insillo avevano urgenza di creare un appuntamento con Dodorrino dove io dice io ho mandato a Pippo Gambino come appuntamento dove Pippo Gambino dice è andato a trovare a Michele Greco e a Pippo Calò E e lui è Pippo Cambino in quella riunione dice “Ma zio viene, non viene?” Dice zio è fuori, non può venire, dice “Ma se c’è qualcosa”, dice potete riferire a noi.
>> Cioè, mi scusi per capire bene, su incarico di Rina e Greco andarono all’appuntamento di puntata inserita. >> Sì, sì, sì. Incarico del R. E allora sono andato a questo appuntamento. Comunque gli hanno preso la calunia e dove l’appuntamento è stato rinviato. Poi una seconda volta gli hanno chiesto urgentemente un altro appuntamento dove Rina sondava sta situazione, questa urgenza di di appuntamento dove una persona di questi Rina è riuscito a vicinarlo e gli racconta che gli stavano organizzando un po’ a tutti
di fare una una riunione con Rina e a Fucall. Sì. A Rina, a Pippo Gambino, a Pippo Calò, a Michele Greco, un po’ a tutto sto gruppo. >> Chi fu che glielo disse? Eh, una persona che io non so e il discorso che si parlava loro parlavano che c’è stata una persona, meno male, cioè quella persona è venuto a dirci a confidare questo discorso in quell’incontro dice che a quanto pare una persona in quella riunione si è sostenuta.
Ho detto c ma siete pazzi dice ma potemo fare chist perché succede una guerra succede chi succede come a quanto pare sta persona l’hanno eliminata inserito e bontà e il suo gruppo così Rina sapendo del fatto subito fa sparare a bontà e anserlo e poi crea un appuntamento nei case di musica dove e la che entrava là dentro e chi doveva uscire se ne doveva andare, usciva da una porta.
chi doveva essere ammazzato facevano uscire da un’altra porta e così hanno eliminato i gruppi, diciamo, avversari, >> i nemici del >> Va bene, un momentino e niente, soltanto, quindi lei ha già detto di dell di quello che in questo processo è l’imputato Calò Giuseppe di Pippo Calò di averlo avuto presentato >> da Bernardo di averlo visto solo in quell’occasione.
>> Sì. dall’ospedale Civic. >> Ma sapeva se aveva un ruolo, se era capandamento, capofamiglia, qualcosa? Sì, mi da Bernardo Brusca da Torrina ha preso che loro eh Salvatore Biondino sostituiva Pippo Cammino perché era il capo >> Salvatore Biondino. Sì, sostituiva >> Pippo Gambino >> e come eh capo famiglia di San Lorenzo.
San Lorenzo. >> Pippo Gambino e Cambino Giacomo Giuseppe. >> Sì. Utigno. >> Utigno. >> Sì. >> E per Calò? >> Per Calò e Salvatore Gangeme e di Portanova. Senta, e Greco Michele lo ha visto? >> Sì. Una sola volta. verso nella zona degli albanesi, mi sembra a Fioredda ci dicono dopo >> sempre.
Io accompagn Bernardo Brusca quella mattina e lui si è incontrato con Michele Greco dove mi ha presentato Michele Greco come uomo d’onore. >> Un’ultima domanda e notizie quelle che ha lei a proposito di Provenzano Bernard? Notizie di Provenzano io l’ho visto l’ultima volta verso l’8283 l’ho visto e l’ho accompagnato da Totorrina e Caser Dammosi dove poi venne presentato pure come uomo d’onore e lo riaccompagnai di nuovo quando ha finito all’officina e lui se n’è andato.
A quel momento non l’ho visto più. Lei ha riferito in uno dei nostri interrogatori un commento di Rina su Provenzano a proposito di appalti e cose di questo genere. Sì, in merodi appalti un giorno e io mi sono visto con con Rina si parlava di lavori, c’erano altre persone, mi sembra c’era Biondino Salvatore, Biondino, Biondino fa una lamentera e perché si trovava sempre Bino Provenzano menz giorno dice a chi c’ arrogiata in testa su una finisce con tutti sti travagli stantarichi. facendo.
>> Ok, >> per noi abbiamo finito. Grazie >> i difensori, >> presidentevocato Romano, >> soltanto una desideriere che c’è >> dal signor Di Maggio questo. Lui è imputato per delitti connessi e desideri sapere se è stata iniziata azione penale nei suoi confronti per questi deliti. Si può dare una risposta al pubblico intero? Naturalmente il signor Di Maggio, >> ma la domanda era fatta all’imputato >> e nessuno l’ha posta.
Questa è una domanda giuridica, avvocato. Se se vuole farla un professore di diritto, un esperto di procedura penale, l’imputato può rispondere, ma se vuole una precisazione in punto di fatto è in grado di dargliela alla procura se il suo è un problema giuridico. >> Sì, grazie. >> E il signor Di Maggio ha indagato di reato collegato secondo le norme del nuovo codice di procedura.
Inoltre è sta è anche in addirittura indagato il reato connesso per il delitto di cui all’articolo 416 bis codice penale per il quale è stata emessa nei suoi confronti ordinanza di custodia cautelare in carcere. per la parte civile. >> Difensore di parte civile, chi c’è? Avvocato Galasso, si accomodi. Si vuole spostare sulla sua testa in modo che la vedo meglio? Posso ascoltare più di così?
>> Nel 1982. Eh, sa >> No, un minuto il microfono. >> Il microfono, avvocato. >> Eh, sì. Qui c’è un po’ di problema con la registrazione. Eh, la domanda è questa. Nel 1982 sa il signor Di Maggio chi si occupava particolarmente all’interno di Cosa Nostro della Commissione dei rapporti politici? Discord. Ma in quel periodo all’inizio ancora non ero in grado di conoscere certe cose.
Beh, pian piano poi ho appreso che tutto era Rina e tutti i contatti l’aveva a Rina. Quindi i rapporti con i personaggi politici li aveva principalmente Rina. Rina, non so con chi e come anche direttamente, >> come >> anche direttamente le aveva questi rapporti. >> Sì. >> E e in quel periodo eh si ricorda, ho saputo chi erano i personaggi politici particolarmente legati a Cosa Nostra, >> no? in quel periodo non era ancora in condizione di sapere chi era legato come personale politico a cosa nostra.
>> Beh, neanche successiva >> politici particolarmente legati a Cosa Norte, no? In quel periodo non era ancora in condizione di sapere chi era legato come personale politico a Cosa Nostra. neanche successiva. Cioè, mi scusi, vorrei solo capire dall’avvocato se chiede di avere saputo chi erano i personaggi politici in epoca successiva o se ha saputo in epoca successiva chi erano nell’82.
Sono due cose diversi. La seconda cosa, >> cioè vuole sapere l’avvocato se dopo lei ha saputo chi erano i personaggi politici legati a Cosa Nostra nell 8082 dal da quell’epoca, diciamo. >> Dall’82 in poi >> no. Da quell’epoca no. Cioè, lui lo sapeva da lo ha saputo da un periodo di tempo successivo. Sì. Dopo che mi hanno dato il mandamento in mano a me.
E quand’è questo periodo? 87 8687 >> 8687. E in questo periodo successivo e no, facciamo restiamo un attimo nel 1982. è già da quasi un anno e che è stato che è diventato uomo di onore, ma nel 1982, il 30 aprile e poi nello stesso anno, il 3 settembre ci furono due delitti politici clamorosi, quello di Piola Torre e quello di Carlo Alberto dalla Chiesa.
Per la verità quasi tutti gli uomini di onore che abbiamo ascoltato hanno detto che in qualche modo se n’era parlato. C’era stato c’erano stati commenti non necessariamente a livello di commissione. Ha >> risposto avvocato poco >> e gliel glielo glielo ripete presidente, glielo ripetiamo. Come mai? Come mai? Allora, la domanda è: come mai eh non ebbe modo di ascoltare, di sentire, di formulare un commento eh per questi due delitti così così clamorosi di cui parlavano tutti? Allora, risposta solo per la un apprezzamento, non può essere
posta la domanda. C l’opposizione della difesa >> ha risposto già, ha detto che che erano cose riservate, non ne parlavano. >> No, ma non sto parlando di Non è questa la domanda. Presidente, chiediamo un apprezzamento, >> no? Allora, la metto in altri termini, in altri termini, indipendentemente dalle dalle dalle indicazione degli eventuali autori e dei moventi, ebbe modo il signor Di Maggio di commentare con qualcuno di Cosa Nostra quei due delitti perché sì per in quel periodo >> dopo nemmeno >> dopo no neanche
>> nemmeno dalla chiesa. No, >> neanche quando neanche quando poi ha assunto le funzioni di capoomandamento si riparlò di questi >> No, no. >> Eh, ma io vorrei che venisse precisata, anche se la domanda può sembrare su Peppola, ma bene precisarla di questi tempi. Signor Di Maggio non sa nulla di ciò o non intende parlarne adesso? No, non so niente di ciò. Non fa niente.
Va >> bene. E sa lui ha già accennato negli interrogatori i rapporti tra Cosa Nostra e Massoneria. Ci può dire qualche cosa di più preciso a quando risalivano e se dopo Bontate ci sono stati altri rapporti, gli risulta altri rapporti mantenuti. Per esempio, durante il periodo in cui lui era capoomandamento, faceva le funzioni capomandamento.
Nel periodo chi faceva capomandamento? Io sì. No, no, ho sentito parlare dopo. >> Non ha sentito? >> E allora proposito di di quali episodio o in che occasione? in occasione Angelo che mi raccontava che lui era massone e nel periodo 8586 mi raccontava un po’ sta storia che lui era massone e siccome e c’era, diciamo, quanto pare uno la moglie di un capitano o che cos’era, non mi ricordo che dice che Angelo disturbava sta signora e a quanto pare l’hanno buttato fuori dove lui stesso mi raccontava un po’ della massoneria Run c’era Bontàiduo
sti personaggi che lui era pure vicino ai bontà inserito Angelo e anche Michele Greco. >> No, non mi risulta. >> Cioè gli unici nomi che lei si ricorda furono quelli di Bont inserirloì. Sì, sì. >> Di Sindona ha mai sentito parlare? No, quindi per quanto riguarda l’attività criminosa proprio i delitti di Cosa Nostra, però nessun collegamento l’ risultato tra con la massoneria.
Non >> no, di questo non ne ha E ha sentito parlare invece durante quel periodo o in epoca successiva di legami tra Cosa Nostra e alcune organizzazioni o personaggi neofascisti? >> No, no. Beh, perché a parte tutto, in un’occasione Bernardo Brusca mi diceva che suo figlio lo volevano in massoneria, Bernardo Brusca non voleva perché il gruppo di dei collionesi e non volevano fare parte di nessun altro organizzazione.
Non parlo di rapporti con i neofascisti. >> No, no. >> A banda della Magliana ne ho sentito parlare. >> No. >> Un’ultima domanda. m questa tranquillità con la quale Totorina si muoveva a Palermo, andava dal dentista eccetera eccetera e girava di fatto che aveva una qualche protezione nello Stato. Ma eh >> significa sto discorso? >> Significa. Mi pare chiaro, presidente.
>> No, no, la faccia più specifica, >> la faccio più specifica. C’aveva eh qualche persona che lo avvertiva, lo proteggeva, lo favoriva eh nello Stato, nella polizia? risponde. >> Ma eh io ma quello che non risulta non lo posso dire, però come copertura lui come uomini d’onore l’aveva e a Palermo, perciò si poteva muovere benissimo.
>> No, non chiede questo l’avvocato. >> Questo lui non >> se aveva se avesse qualche amicizia nella polizia che lo avvertiva quando c’era pericolo. >> Sì, sì, ho capito. Non mi risulta. >> Non mi risulta. Ecco, >> non c’è altro, presidente, >> qualcun altro dei difensori? Prego. >> La difesa di Madonia Francesco.
Non ho capito. >> Avvocato Viola. Difesa di Madonia Francesco. >> Ma sì, sì, va bene. >> Eh, presidente, il >> Inostituzione di chi? eh dell’avvocato Clementi. C’è una delega che ho depositato oggi stesso. >> Questo processo Clementi >> c’è una nomina, presidente, originaria >> in questo processo. >> Sì, sì, sì.
>> Va bene, va bene. Prego, avvocato. >> E allora, il signor Di Maggio ha affermato di essere stato di fatto capoandicina. Il signor Di Maggio ha affermato, da quello che ho compreso, se ho compreso bene, di essere stato di fatto capo mandamento di San Giuseppe Iato dal dall’85 all’89. non di fatto, diciamo,
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