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“RIINA VENIVA AIUTATO DALLA FAMIGLIA DELLA NOCE”: IL RACCONTO DEL CAPITANO ULTIMO

23 novembre 1995, aula bunker di Palermo. Nel processo per la strage di Capaci, davanti alla Corte d’Assise viene ascoltato un testimone destinato a occupare un posto particolare nella storia delle indagini antimafia, Sergio De Caprio, conosciuto come capitano ultimo. Non è una deposizione qualunque.

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In aula non si ricostruisce soltanto l’attentato del 23 maggio 1992, l’esplosione sull’autostrada che uccise Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Si entra anche nel lavoro silenzioso degli investigatori. Osservazioni, pedinamenti, mappe, obiettivi controllati, appostamenti, filmati, intercettazioni ambientali.

Il capitano ultimo racconta l’attività svolta dal Ross dei Carabinieri dopo la strage. Un’attività che parte dal territorio di Capaci e poi si concentra su Palermo, in particolare sull’area della Noce, sulle frequentazioni di Raffaele Ganci, sui rapporti con altri soggetti ritenuti di interesse investigativo, sui cantieri, sulle macellerie, sui negozi, sui luoghi considerati possibili punti di incontro.

Nel corso della deposizione emergono nomi, indirizzi, autovetture, movimenti. La narrazione è tecnica, ma dietro ogni dettaglio si avverte il peso di un’indagine condotta in un momento storico decisivo. Sono gli anni immediatamente successivi alle stragi, quando lo Stato cerca di ricostruire non solo chi ha eseguito l’attentato, ma anche la rete di relazioni, protezioni e interessi che ruotava attorno ai vertici di Cosa Nostra.

Questa udienza mostra il metodo, la tensione e la complessità di una delle stagioni investigative più delicate della storia italiana. Un documento sonoro che permette di ascoltare, passo dopo passo, come gli investigatori cercarono di leggere il territorio, i comportamenti e i legami attorno alla strage di Capaci.

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E preliminarmente Capitano, vuole riferire quale ruolo ricopriva all’epoca e e quali funzioni ha svolto nelle indagini relative al procedimento che stiamo celebrando oggi, al dibattimento che stiamo celebrando oggi. Sì, comandavo la prima sezione del primo reparto investigativo del ROS e ho condotto l’attività eh investigativa che poi si è manifestata prevalentemente nel territorio del quartiere Noce di Palermo.

Ecco, lei ha partecipato a un’operazione di controllo sul territorio di Capaci, un’operazione che è stata denominata Grande Falco, che è iniziata nel febbraio del 1993. Sì, ho partecipato. Può ricostruire in termini generali e le modalità con le quali questa operazione è stata espletata? Sì, praticamente in quella sede ci prefiggevamo di eh di svolgere un’attività di tipo tradizionale, cioè era accaduta la strage, abbiamo analizzato la situazione, abbiamo sicuramente pensato che i soggetti che avevano realizzato la strage avevano dovuto

avere la disponibilità di una base logistica nei pressi del luogo dove poi hanno deposto l’esplosivo e e quindi potevamo avremmo potuto trovare qualche elemento, qualche indizio verificando tutta l’area che era adiacente ai luoghi dove si è poi realizzata la strage. Quindi era un’attività di tipo tradizionale che attraverso una serie di perquisizioni, una serie di intercettazioni telefoniche, si prefiggeva di individuare qualche elemento che potesse essere utile per scoprire i responsabili della stracia.

>> Quindi, appunto, qual era il motivo per cui si effettuò questa attività investigativa e quali erano quindi gli scopi specifici eh che si prefiggeva questa attività? lei poco fa ha detto in termini generali, andiamo adesso un pochettino più in particolare. >> Sì, abbiamo posto molta attenzione a a quelle che erano gli obiettivi che ritenevamo da una prima analisi più significativi che sarebbero potuti essere utili, ecco.

E in particolare abbiamo visto che il c’era il casificio Puccio di Puccio della famiglia Puccio che era collocato a circa in prossimità del luogo dove da quelle che erano le indicazioni che avevamo avuto eh i componenti di Cosa Nostra avevano azionato il telecomando il giorno della strage, quindi vicino a quella a quella piccola casa in montagna.

Quindi vole si è cercato di fare un certo tipo di attività per vedere se i personaggi ci davano indicazioni, se erano vicini ad ambienti mafiosi e però ecco, per quanto riguarda il casificio Puccio non abbiamo avuto nessuna indicazione significativa. Volevamo vedere se le persone che stavano in quell’area avevano visto personaggi o movimenti di macchine sospette e quindi tutta una serie di verbalizzazioni tese a questo fine.

quali oltre a questo casi edificio di cui lei ha parlato, quali altri obiettivi eh erano stati interessati con maggiore attenzione nell’ambito di questa operazione? Se abbiamo >> e sempre e per quale motivo? Abbiamo attenzionato la Mobiluxor che è a circa un 600 m da dal cunicolo dove poi è stata deposto l’esplosivo e la società sia allevamento avicolo che è proprio in prossimità del cunicolo dove è stato posto l’esplosivo.

Bene, quali esiti ebbe questa attività investigativa e poi se può riferire eh quali elementi investigativi e probatori, se ce ne sono stati, sono emersi per il processo. >> Gli esiti non abbiamo avuto esiti positivi m perché non non abbiamo avuto indicazioni dai soggetti che lavoravano in quelle in quelle o abitavano in quelle zone là.

Ci sono stati esiti in relazione ad altri procedimenti penali, ad altre indagini per conto di altre autorità giudiziarie? >> No, lì su questa fase qua nessuno. >> Bene, andiamo adesso all’attività che è stata espletata di controllo statico e dinamico sul territorio della Noce. Ecco, lei, capitano, ha partecipato a queste attività di controllo statico e dinamico sul territorio della Noce, di cui vi è menzione nelle informative del 21 luglio 1993, del 7 novembre 1993 e del 9 novembre 1993.

Sì, ecco, se può dire quale esito hanno dato queste attività e se è stata inoltrata una informativa di notizia di reato, una comunicazione di notizia di reato ad altre autorità giudiziarie. Sì, abbiamo riferito l’esito di tutta l’attività anche alla alla direzione distrettuale antimafia di Palermo. Ehm, quando è iniziata quando è iniziato con precisione questo controllo e per quanto tempo si è protratto? >> Sì, abbiamo iniziato all’incirca del settembre del 1992 sino al luglio del 1993.

vuole precisare quali ragioni hanno indotto gli organi investigativi a operare questo questa attività, questo sforzo e con precisione per quale motivo si decise di effettuare uno studio mirato del comportamento sul territorio dei personaggi che gravitavano attorno e comunque e dei personaggi che erano riconducibili a all’imputato Ganci Raffaele.

Sì, come ho detto prima, da un lato abbiamo svolto un’attività di tipo tradizionale, cioè cercare de dei tipi di indicazioni, tracce che i soggetti che hanno realizzato la strage di capace hanno nei luoghi dove la strage è avvenuta. Questo da un lato. Dall’altro lato invece abbiamo ritenuto opportuno analizzare un’area criminale che da un punto di vista storico costituiva uno dei riferimenti più importanti per Rina Salvatore, cioè la famiglia della Nuce.

Questo perché le conoscenze dettateci da dalle da sentenze e dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia ci avevano posto in grande evidenza già da molti anni questa famiglia mafiosa. in particolare ci aveva colpito la nostra attenzione quello che riportava che aveva riportato il pentito vitale e anche altri e cioè in particolare nel in una riunione nel corso di una riunione preseduta da Rina Salvatore si doveva questa è la cosa che aveva colpito di più la nostra attenzione si doveva decidere l’assegnazione di un appalto

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