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Gladio e Mafia 1945 1970

prendemmo qualcosa da bere e poi ci avviamo all’uscita della stazione, lì un pulmino bianco ci attendeva, salimmo sul pulmino, era a vetri schermati e procedemmo fino all’aeroporto del Ciampino. Un aero oscurato aveva i finestrini schermati, eh non si poteva assolutamente vedere fuori si aprirono le le porte e eh eravamo in un in un cortile di quella che appunto poi fu chiamata la scuola.

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La prima lezione in accoglimento in aula veniva spiegata la filosofia diimpiego, gli obiettivi della gradio. >> Ve lo diciamo senza mezzitermini. Se domani vi attiverete e venite presi da kegbe, per voi non c’è non c’è non c’è speranza. morirete nel più atroce dei modi. Questo è scioccante e però uno dice “Boh, costi quel che costi io devo fare questa roba qua.

” Ci fu fatta subito una eh un ammonimento a non usare i nostri cognomi. Da quel momento ci saremmo rivolti l’uno con l’altro solo e soltanto col nome di battesimo e non avremmo dovuto eh parlare minimamente della nostra vita, i nostri rapporti. Se arrivi da un posto piuttosto un altro, assolutamente no. La clandestinità diventa un impegno di carattere reale.

Siamo a qualche chilometro a sud della città di Alghero, su una collina dalla quale si può vedere la famosa base di Poglina, cioè quel complesso che si chiamava centro addestramento guastatori. >> Nel 1959 sono andato per la prima volta a Capo Maradu in Sardegna. Non sapevo dove dov’ero.

Non sapevo perché, come avete letto, eravamo trasportati su aerei con i vetri chiusi. Arrivavano all’aeroporto di Fertiglia, venivano imbarcate a Roma, arrivavano con un aeromascherato dal dal lì venivano trasbordati su un pulmino mascherato, cioè tutto chiuso, venivano scaricati davanti alla palazzina del loro alloggio e da lì iniziava l’addestramento.

Dipendeva appunto da un ufficio che era l’ufficio ricerche, l’ufficio R, l’ ufficio che addestra normalmente le spie dei reparti speciali. Io, in quanto eh impiegato nell’ufficio di controspionaggio dipendevo da un ufficio con fratello che si chiamava l’ufficio D, quindi tutte e due, ufficio D e ufficio R, dipendevano dall organo centrale, dal SIPA.

si dava un’idea dell’organizzazione com’era composta. si diceva che era una cosa segretissima, che i loro nomi non sarebbero mai venuti fuori e che ne erano a conoscenza pochissime persone. Vi faceva vedere anche per un paio d’ore, per una mattinata, come funzionavano gli esplosivi, ma loro non ne toccavano mai, eh, era solo i nostri eh specialisti che facevano vedere queste cose.

>> Il Parlamento italiano non fu informato dell’accordo per anni. Il governo fu tenuto allo scuro della struttura fino alla sua rivelazione pubblica. Il materiale operativo arrivò in Italia nel 1963. La CIA inviò presso il centro addestramento guastatori 198 pacchi di esplosivo, 106 pacchi di armi, ognuno contenente uno stand, due pistole, sei bombe a mano, 364 bombe al fosforo, 24 mortai da 60, 12 cannoni da 57, 120 carabine calibro 30 e 24 fucili di precisione.

Il materiale fu poi confezionato in speciali involuccri e interrato in 139 nasco, i nascondigli clandestini, a partire dal 1963. A partire dall’aprile 72, dopo il ritrovamento fortuito di uno di essi da parte dei carabinieri di Aurisina, il materiale fu recuperato e accantonato nelle stazioni dei carabinieri vicine ai luoghi di interramento.

>> Ha fatto lei questo buco? >> Sì, io e altri due operai del comune. >> E quanti quante casse c’erano? Cinque. >> Quanto grandi erano? >> Eh, due casse normali, uno di un fucile e due più piccole. >> Era all’esterno del cimitero questo? >> Sì, all’esterno. Sì. >> M >> erano campi. >> Poi il cimitero stato ampliato, per cui >> stato ampliato.

È è stato costruito il magazzino deposito attrezzi, l’abitorio e scusa, >> è rimasto incorporato dentro. Ecco, >> lei mi diceva che sono state violate delle tombe. >> Un periodo un periodo qui del 60 che io la tomba di mio papà, la prima lì è stata scoperchiata e sono state girate qua diverse tombe. >> Quindi lei collega questo con eventuale >> Non lo so, qualcosa andavano a cercare.

Qui siamo sulla costiera di Trieste tra la tra la strada e la ferrovia e qui lei da ragazzino veniva a giocare, vero? e giochiamo e tranquillamente giocavamo insieme con le ragazze e le ragazze insieme un f giretto, cercare sparaggi, funghi indifferente. Andevamo tranquillamente quasi quasi anche ogni giorno.

E >> e cosa ha trovato poi una volta? >> E dopo ho trovato sta roba, sta roba di una mitarda. Eccolo. >> Giovanni Conti aveva 12 anni quando insieme a un ragazzo e a due ragazzini della sua età ritrovò il deposito di esplosivi e d’armi di Aurisina. Quello che vedete è il posto mostrato dai carabinieri e fotografi dell’epoca.

>> Io ero qua che giocavo, no? Adesso piano piano. >> Ecco, questa è la nostra entrata personale, privata. Siccome quella volta era anche pochi turisti, poca gente che girava, noi abbiamo ostruito, mimetizzato l’entrata principale de dove di dove siamo venuti noi. E quello mimetizzaria noi facevamo il giro di questo buco qua >> e e lì avete trovato >> eh siccome questo è >> Ah, sì, >> ci sono due vani qua dentro, no? Ci sono due vani.

>> Ma questo era una era un bunker di guerra questo, cos’è? >> Ma io penso di sì. Attenzione, i carabinieri hanno mostrato una grotta e invece lo scopritore della Santa Barbara ci ha condotto in un bunker distante centinaia di metri. >> Sì, ecco questo. Adesso vi mostro il punto esatto dove io ho trovato la merce. Era questo quadrato qua.

>> Chgili e mezzo di esplosivo al plastico, bombe, pistole e varie. La lista per il tribunale è firmata dal colonello Mingarelli che precisa: “Non figura T4 al plastico.” Per queste altre affermazioni è stato condannato a 10 anni per depistaggio. >> Ma c’è un elemento che cambia radicalmente la lettura di tutto quello che verrà dopo.

Gladio aveva una struttura a tre livelli. Il primo livello era quello dei 622 gladiatori ufficiali, i cui nomi sono stati resi noti. Il secondo livello era composto da elementi da attivare in caso di necessità. Il terzo livello direttivo era composto da persone la cui identità rimase sconosciuta anche agli stessi gladiatori dei livelli inferiori.

>> Certo, un militante singolo o il singolo di Gladio non sapeva cosa succedeva in cima alla scala gerarchica sopra la propria testa, però quando pensiamo che i vertici di Gladio in contatto con quelli di tutti i servizi e con tutti i vari movimenti, questo ci viene ci fa pensare che ci fosse questa regia superiore.

Lo stesso generale Gerardo Serravalle, capo di Gladio dal settembre 71 al giugno 74, ammise davanti alla commissione stragi che una parte consistente dei gladiatori aveva un concetto della propria funzione, ben diverso da quello ufficiale. vedeva nel Partito Comunista Italiano una quinta colonna dell’URS in Italia e sosteneva la necessità di agire d’anticipo, cioè di colpire i comunisti italiani prima che potessero organizzare o agevolare l’ipotetica invasione.

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