prendemmo qualcosa da bere e poi ci avviamo all’uscita della stazione, lì un pulmino bianco ci attendeva, salimmo sul pulmino, era a vetri schermati e procedemmo fino all’aeroporto del Ciampino. Un aero oscurato aveva i finestrini schermati, eh non si poteva assolutamente vedere fuori si aprirono le le porte e eh eravamo in un in un cortile di quella che appunto poi fu chiamata la scuola.
La prima lezione in accoglimento in aula veniva spiegata la filosofia diimpiego, gli obiettivi della gradio. >> Ve lo diciamo senza mezzitermini. Se domani vi attiverete e venite presi da kegbe, per voi non c’è non c’è non c’è speranza. morirete nel più atroce dei modi. Questo è scioccante e però uno dice “Boh, costi quel che costi io devo fare questa roba qua.
” Ci fu fatta subito una eh un ammonimento a non usare i nostri cognomi. Da quel momento ci saremmo rivolti l’uno con l’altro solo e soltanto col nome di battesimo e non avremmo dovuto eh parlare minimamente della nostra vita, i nostri rapporti. Se arrivi da un posto piuttosto un altro, assolutamente no. La clandestinità diventa un impegno di carattere reale.
Siamo a qualche chilometro a sud della città di Alghero, su una collina dalla quale si può vedere la famosa base di Poglina, cioè quel complesso che si chiamava centro addestramento guastatori. >> Nel 1959 sono andato per la prima volta a Capo Maradu in Sardegna. Non sapevo dove dov’ero.
Non sapevo perché, come avete letto, eravamo trasportati su aerei con i vetri chiusi. Arrivavano all’aeroporto di Fertiglia, venivano imbarcate a Roma, arrivavano con un aeromascherato dal dal lì venivano trasbordati su un pulmino mascherato, cioè tutto chiuso, venivano scaricati davanti alla palazzina del loro alloggio e da lì iniziava l’addestramento.
Dipendeva appunto da un ufficio che era l’ufficio ricerche, l’ufficio R, l’ ufficio che addestra normalmente le spie dei reparti speciali. Io, in quanto eh impiegato nell’ufficio di controspionaggio dipendevo da un ufficio con fratello che si chiamava l’ufficio D, quindi tutte e due, ufficio D e ufficio R, dipendevano dall organo centrale, dal SIPA.
si dava un’idea dell’organizzazione com’era composta. si diceva che era una cosa segretissima, che i loro nomi non sarebbero mai venuti fuori e che ne erano a conoscenza pochissime persone. Vi faceva vedere anche per un paio d’ore, per una mattinata, come funzionavano gli esplosivi, ma loro non ne toccavano mai, eh, era solo i nostri eh specialisti che facevano vedere queste cose.
>> Il Parlamento italiano non fu informato dell’accordo per anni. Il governo fu tenuto allo scuro della struttura fino alla sua rivelazione pubblica. Il materiale operativo arrivò in Italia nel 1963. La CIA inviò presso il centro addestramento guastatori 198 pacchi di esplosivo, 106 pacchi di armi, ognuno contenente uno stand, due pistole, sei bombe a mano, 364 bombe al fosforo, 24 mortai da 60, 12 cannoni da 57, 120 carabine calibro 30 e 24 fucili di precisione.
Il materiale fu poi confezionato in speciali involuccri e interrato in 139 nasco, i nascondigli clandestini, a partire dal 1963. A partire dall’aprile 72, dopo il ritrovamento fortuito di uno di essi da parte dei carabinieri di Aurisina, il materiale fu recuperato e accantonato nelle stazioni dei carabinieri vicine ai luoghi di interramento.
>> Ha fatto lei questo buco? >> Sì, io e altri due operai del comune. >> E quanti quante casse c’erano? Cinque. >> Quanto grandi erano? >> Eh, due casse normali, uno di un fucile e due più piccole. >> Era all’esterno del cimitero questo? >> Sì, all’esterno. Sì. >> M >> erano campi. >> Poi il cimitero stato ampliato, per cui >> stato ampliato.
È è stato costruito il magazzino deposito attrezzi, l’abitorio e scusa, >> è rimasto incorporato dentro. Ecco, >> lei mi diceva che sono state violate delle tombe. >> Un periodo un periodo qui del 60 che io la tomba di mio papà, la prima lì è stata scoperchiata e sono state girate qua diverse tombe. >> Quindi lei collega questo con eventuale >> Non lo so, qualcosa andavano a cercare.
Qui siamo sulla costiera di Trieste tra la tra la strada e la ferrovia e qui lei da ragazzino veniva a giocare, vero? e giochiamo e tranquillamente giocavamo insieme con le ragazze e le ragazze insieme un f giretto, cercare sparaggi, funghi indifferente. Andevamo tranquillamente quasi quasi anche ogni giorno.
E >> e cosa ha trovato poi una volta? >> E dopo ho trovato sta roba, sta roba di una mitarda. Eccolo. >> Giovanni Conti aveva 12 anni quando insieme a un ragazzo e a due ragazzini della sua età ritrovò il deposito di esplosivi e d’armi di Aurisina. Quello che vedete è il posto mostrato dai carabinieri e fotografi dell’epoca.
>> Io ero qua che giocavo, no? Adesso piano piano. >> Ecco, questa è la nostra entrata personale, privata. Siccome quella volta era anche pochi turisti, poca gente che girava, noi abbiamo ostruito, mimetizzato l’entrata principale de dove di dove siamo venuti noi. E quello mimetizzaria noi facevamo il giro di questo buco qua >> e e lì avete trovato >> eh siccome questo è >> Ah, sì, >> ci sono due vani qua dentro, no? Ci sono due vani.
>> Ma questo era una era un bunker di guerra questo, cos’è? >> Ma io penso di sì. Attenzione, i carabinieri hanno mostrato una grotta e invece lo scopritore della Santa Barbara ci ha condotto in un bunker distante centinaia di metri. >> Sì, ecco questo. Adesso vi mostro il punto esatto dove io ho trovato la merce. Era questo quadrato qua.
>> Chgili e mezzo di esplosivo al plastico, bombe, pistole e varie. La lista per il tribunale è firmata dal colonello Mingarelli che precisa: “Non figura T4 al plastico.” Per queste altre affermazioni è stato condannato a 10 anni per depistaggio. >> Ma c’è un elemento che cambia radicalmente la lettura di tutto quello che verrà dopo.
Gladio aveva una struttura a tre livelli. Il primo livello era quello dei 622 gladiatori ufficiali, i cui nomi sono stati resi noti. Il secondo livello era composto da elementi da attivare in caso di necessità. Il terzo livello direttivo era composto da persone la cui identità rimase sconosciuta anche agli stessi gladiatori dei livelli inferiori.
>> Certo, un militante singolo o il singolo di Gladio non sapeva cosa succedeva in cima alla scala gerarchica sopra la propria testa, però quando pensiamo che i vertici di Gladio in contatto con quelli di tutti i servizi e con tutti i vari movimenti, questo ci viene ci fa pensare che ci fosse questa regia superiore.
Lo stesso generale Gerardo Serravalle, capo di Gladio dal settembre 71 al giugno 74, ammise davanti alla commissione stragi che una parte consistente dei gladiatori aveva un concetto della propria funzione, ben diverso da quello ufficiale. vedeva nel Partito Comunista Italiano una quinta colonna dell’URS in Italia e sosteneva la necessità di agire d’anticipo, cioè di colpire i comunisti italiani prima che potessero organizzare o agevolare l’ipotetica invasione.
appena assunto l’incarico all’inizio della del mio del mio comando della della sezione, la mia prima preoccupazione, probabilmente questo era dovuto al mio passato militare dove come comandante di reparto ero molto orientato a conoscere i miei uomini. La mia prima preoccupazione fu di incontrare alcuni di questi uomini che oggi si chiamano gladiatori e questi, avendo ricevuto un indottrinamento che li portava a considerare anche un intervento interno, pensassero che questo intervento interno dovesse essere anticipato o perlomeno
programmato nell’imminenza di un’invasione per evitare appunto che questi collaborazionisti, per chiamarli così, del patto di Varsavia potessero agire alle spalle della resistenza. E Stone era venuto perché è sollecitato da me, nel senso che io appena preso il comando della sezione avevo notato che i finanziamenti americani, perché erano tenuti dagli accordi bilaterali a finanziare l’operazione, ma soprattutto il loro invio di mezzi e materiali bellici aveva subito un tempo d’arresto e non avevo capito il perché, non capivo
il perché e non mi davo delle spiegazioni. Allora, provocai questo incontro per sapere i motivi di questa della cessazione di di questi aiuti, di questo rifornimento. E quindi dopo mesi di lavorio tra il diplomatico e e il militare, riuscì finalmente a a invitare in Sardegna al centro di addestramento Mr.
Stone e Mister Snaui, proprio per porre la domanda, guardate, questo è il nostro centro di addestramento eccetera, voi potete assistere a quello che siamo capaci di fare perché non vi siete fatti più vivi. Se questa è una posizione del governo americano, ne prendiamo altro, ma voi però una risposta ce la dovete dare.
e realizzai che gli interessi della CIA, rappresentati appunto da questi due funzionari, non erano molto centrati sul grado di efficienza di addestramento che noi avevamo raggiunto, ma riproposero la questione del controllo interno, cioè delle predisposizioni da adottare contro moti di piazza, scioperi di grande estensione, di scala nazionale, si intende, e soprattutto eventuale crescita del Partito Comunista.
>> Questa architettura è fondamentale, significa che l’assenza di un nome nelle liste ufficiali non esclude che quella persona fosse inserita nella struttura e significa che soggetti provenienti da ambienti criminali potevano essere ingaggiati senza lasciare traccia documentale. È la risposta alla domanda che si sono posti molti investigatori.
Com’è possibile che di certi intrecci non ci si approva nei documenti ufficiali? perché il livello direttivo era progettato per non lasciarne. Gli apparati di sicurezza italiani usarono la mafia in almeno un caso documentato e non controverso. Nel gennaio 1950 il colonnello Luca, capo del corpo forza e repressione banditismo, entrò in contatto tramite la mafia di Monreale con Gaspar e Pisciotta, il luogo tenente del bandito Salvatore Giuliano, per organizzare il tradimento e l’uccisione di Giuliano stesso. Il 5 luglio 50 Giuliano fu
ucciso nel sonno a Castelvetrano da Pisciotta, almeno nella versione ufficiale, per 80 milioni più l’impunità. Nel quadro di un’operazione montata da ufficiali dei servizi di sicurezza italiani, i carabinieri tentarono di costruire una versione dei fatti secondo cui Giuliano sarebbe stato ucciso durante una fuga.
Pisciotta, che ha il processo per la strage di Portella della Ginestra stava per fare rivelazioni sui personaggi politici di primo piano. Aveva già tirato in causa Bernardo Mattarella, il principe Agliata, l’onorevole Marchesano e Mario Shelba come mandante delle stragi del primo maggio 47. Fu avvelenato il 9 dicembre 1954 con un caffè corretto alla strichnina nel carcere del luciardone di Palermo.
E a sentire Giovanni Brusca a avvelenare Pisciotta era stato il padre di Stefano Bontate. Paolino Bontà era il destino tipico dei testimoni scomodi. Nello stesso periodo, nel 57 si tenne a Palermo all’Hotel delle Palme in un luogo pubblico e in piena luce, senza che né carabinieri né polizia dicessero di esserne a conoscenza.
La riunione che avrebbe ridisegnato la geografia del crimine organizzato internazionale. I vertici di Cosa Nostra, americana e Siciliana si incontrarono per definire il controllo del traffico di eroina. Tra i presenti c’era anche Michele Sindona, il giovane avvocato di patti, che di lì a pochi anni sarebbe diventato il principale nodo finanziario tra la mafia, la loggia P2 di Licio Gelli e il Vaticano.
Sindona aveva già avviato nel 56 la sua collaborazione con la mafria americana tramite Joe Adonis, l’uomo legato a doppio filo alla Luciano. sostiene che lei avrebbe organizzato questo traffico con l’appoggio di Lacchi Luciano che lei avrebbe conosciuto nel 1952 e che nel momento in cui mafiosi idoloamericani ebbero bisogno di portar fuori questi dollari dagli Stati Uniti e decisero quindi in un convegno di Palermo del 57 lei fu l’eminenza grigio di questa grossa rete di dollari provenienti dai molto onorato.
Non non ho mai conosciuto il signor Lcchi Luciano. Ho saputo che esiste soltanto dai giornali, come credo che chiunque l’ha letto, per la pubblicità che gli hanno fatto. M ho saputo di un riunione a Palermo dal da un giornale m quando ha parlato di me e del signor Begon. mai saputo che neanche chi fosse venuto dalla riunione.
Non ho mai partecipato a nessuna riunione mafiosa, non ho mai conosciuto un uomo mafioso, o almeno nei miei incontri non ho mai saputo di aver incontrato qualcuno. L’ho incontrato senza conoscerlo. >> La P2 è il canale attraverso cui Gladio e Mafia si sovrappongono su un piano finanziario e politico. La loggia di Jelly contava tra i suoi iscritti ufficiali, altri ufficiali dei servizi segreti, magistrati, politici, imprenditori.
Era, nelle parole di chi la indagò, un governo parallelo dello Stato. Jelly era entrato nella massoneria nel 65, promosso immediatamente di grado dal gran maestro Gamberini, grazie alla mediazione dell’agente CIA Giordano Gamberini stesso, eletto gran maestro nel 61 con l’appoggio americano. Nel novembre 68, divenuto venerabile della P2, Jelly reclutò il generale alla vena del Sifar ed ereditò le copie dei fascicoli illegali sui 157.
000 cittadini italiani schedati dal servizio segreto. >> Io sono stato chiamato dal generale Nardella mentre mi trovavo in caserma e per andare a Circoli Ufficiali dove qui appunto lui era direttore e per parlare con alcuni personaggi, due o tre persone, adesso non ricordo perché siamo nel 1971-72. mi sono accorto trattarsi effettivamente di personaggi aderenti alla massoneria.
La massoneria internazionale nel dopoguerra si è assunta il compito di partecipare in prima persona battaglia anticomunista. Moltissimi ufficiali della società italiano, specie di grado superiore sono iscritti alla massoneria come molti magistrati, come molti funzionari di polizia, come molti ufficiali carabinieri.
Il neofascismo non poteva restare sempre da questo fenomeno. Gelli io l’ho scritto il mio documento e lo sempre iniziata a far parte dei servizi speciali italiani e fantas con loro i servizi si chiamavano filmizio di informazione militata e andata in Jugoslavia a seguito di Piero Parim Gy era un fascista convinto ha partecipato al doppio gioco dell’Italia nella penisola balcanica quando noi combattomo coi tedeschi contro i titini, ma combatamo coi ced inglesi contro i tedeschi e i croati ed è quindi entrato in possesso di
segrete che gli hanno permesso di non essere dopo emarginato. è entrata in quello che è il grande gioco, il gioco sporco dello spionaggio e ha continuato questa sua carriera anche nel dopoguerra, sempre nell’ambito dei servizi di sicurezza italiana. Lei deve sapere che la P2 era una un’associazione composta dai cervelli migliori di tutti i settori, sia da sia dal servizio militare, sia dal campo culturale, sia dal campo imprenditoriale, sia nel campo dei burocrati, sia in nel campo del settore dei finanzieri. E noi facevamo delle
relazioni, delle considerazioni e si fornivano dopo al Parlamento, si fornivano attraverso i nostri iscritti a chi ne aveva bisogno di queste relazioni per poter migliorare la situazione. La logica è più dura. Non è un centro di potere occulto, è un centro di potere palese, occulto per l’opione pubblica, non per lo Stato e vertici dello Stato che ha volto una sua funzione ben precisa in questa battaglia anticomunista e che io considero una una di quelle strutture parallele che posso equiparare a Clari non con compiti militare,
ma con compiti di politica interna, di sovversione interna. Quando Gladio comincia, perché poi 56 soprattutto negli anni 60 è stato abbastanza attivo. Gli americani più volte nei briefing, nei meeting che facevano sostenevano il fatto che bisognasse anche adoperare la struttura per contro contro insorgenza. Ehm, però questa storia finì abbastanza presto perché nel 1966 la CIA eh cominciò a capire che non era il più il caso eh di insistere su queste strutture e praticamente allentò le le la sua pressione non solo in Italia, ma anche
in Germania e anche in Belgio E Mr. Stone dice chiaramente che gli aiuti, i finanziamenti e il supporto della CIA erano condizionati dalla nostra intenzione di mettere in atto, di programmare, di pianificare questa, diciamo così, queste queste misure di di contrasto all’interno, che io gli feci presente che non era previsto, appunto, dalle direttive stay behind e non era previsto dall’istituzione Gladio, perlomeno negli anni in cui questa discussione si avverava.
il problema del di cosa sapevano i carabinieri di Gladio e subito i carabinieri che stavano sul settore del nord del nordest dove Gladio aveva il massimo delle forze, io devo dire che sapevano che sapevano quasi quasi tutto. Nel passato esistevano queste armi conservate presso carabinieri e anche alcune caserme dell’esercito e il sistema col quale eh chi era destinato poteva prelevare queste armi era il il raffronto con una bancanotata 1000 lire, metà della quale era in possesso di chi doveva prelevare l’armamento,
metà della quale invece era in possesso del comandante della caserma. >> Una parte dei depositi erano nelle loro caserme. Conoscendo l’arma dei carabinieri, è inconcepibile che un comando periferico, anche un generale periferico, non racconti al comando centrale quando si verifica l’attentato di Peteano, benché sia un attentato rivolto contro l’arma dei carabinieri, muoiono tre carabinieri, questi decidono egualmente di coprire.
Sono ancora più conveniente coprire che non agire contro chi ha ucciso del loro per motivazione politiche innanzitutto che vengono mascherate oggi sotto il profilo della sicurezza nazionale. Negli anni successivi l’Italia viene colpita da una serie di attentati dinamitardi. All’inizio le bombe fanno soltanto rumore, ma con la strage di Piazza Fontana ha inizio uno dei periodi più drammatici della nostra storia.
Il 69 è l’anno dove l’escalation terroristica arriva si rivela in un modo drammatico perché comincia comincia nella primavera con attentato in tribunale, arriva l’agosto con l’attentato contemporaneo, una decina di treni in viaggio per tutta per tutta per tutta l’Italia e arriva al al massimo con la strada a Milano.
I r diventure del gruppo di Padova sono i comprimari. Non sono loro gli unici responsabili della tentativa. Loro partecipano, come ho già detto anche giudiziaria a Metrincon nell’ottobre del 72 in maniera esplicita Alfredo, mi riferisco che è un elemento di punta del gruppo di Padova. FTA siamo stati noi. Però non risponde al vero che sono stati soltanto loro.
Altre persone hanno partecipato a Roma, non del gruppo di Padova, persone che non sono mai state identificate. >> Questa organizzazione da un lato aveva una serie di compiti simili a quelli della Gladio Vera e cioè l’intervento in caso di invasione eccetera eccetera. dall’altro invece aveva dei compiti di che direi di carattere di contrasto politico a a quello che era la la sinistra.
una guerra preventiva che presupponeva a vari livelli. ci poteva essere l’imprenditore che finanziava e chi faceva propaganda legale, chi faceva manifestazioni, chi faceva eh propaganda psicologica, fino a nuclei clandestini eh non conosciuti, che non si conoscevano nemmeno fra di loro, che avevano il compito di compiere quelle azioni di forza che avrebbero impedito ai comunisti di impadronirsi del paese.
Nel 1966 oltre 2000 ufficiali delle forze armate ricevono un appello. A scriverlo due neofascisti di Padova, Franco Freda e Giovanni Ventura. Questo è il volantino di Fredda. ufficiali. La pericolosa situazione della politica italiana esige il vostro intervento decisivo. Spetta alle forze armate il compito di stroncare l’infezione prima che essa divenga mortale.
Voi dovete aderire ai nuclei di difesa dello Stato. >> È dalla nuova inchiesta su Piazza Fontana, quella condotta a metà degli anni 90 dal giudice Salvini che emerge con chiarezza l’esistenza dei nuclei di difesa dello Stato. >> Gladio non è le stagi. Aio non è le bombe, non è leversioni, è una struttura anticomunista che nasce direttamente dalla guerra fredda e con lo spegnerci della guerra fredda va a perdere la sua funzione.
Viceversa nelle indagini milanesi è emerso qualcosa d’altro. un’altra struttura, questa sì radicalmente illegale, radicalmente direi eversiva, non solo illegittima, che è quella dei nuclei di difesa dello Stato. I nuclei difesa dello Stato non sono mai stati un corpo come Gladio, cor proprie strutture, organigrammi, nomi, ma è stata è stato l’inglobare all’interno del sistema organizzativo anticomunista delle organizzazioni di estrema destra e i loro apparati paramilitari, più segnatamente ordine nuovo.
Mentre la Gladio Bianca era decisamente politica, mh la Gladio Nera e cioè gli NS sono stati volutamente o comunque è stato accettato l’infiltrazione dell’estremismo di destra, Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, eccetera eccetera che sono poi stati coinvolti negli attentati Piazza Fontana e e tutta in una serie di altri attentati.
Io mi sono trovato di fronte a uno scherzo di cattivo gusto da parte di alcune forze politiche che hanno strumentalizzato alcuni settori della magistratura. e sono stato in un primo tempo condannato, poi assolto, la mia sentenza di assoluzione è stata annullata, sono stato di nuovo giudicato e alla fine definitivamente assolto.
Ehm, per questa avventura politico processuale penitenziaria sono stati impiegati 13 anni della mia esistenza. Piazza Fontana è il momento d’arrivo terminale di un’operazione che doveva portare alla proclamazione dello stato di emergenza e più che i servizi segreti militari dietro piazza Fontana le attentate il 12 dicembre 1969 ci sta il ministero di interni l’ufficio a fare riservate qui.
Il gruppo di Freda ha questo ruolo di esecutore, non di organizzatore, tantomeno di mandante degli attentate 12 dicembre. Volevano combattere e furono assoldati per combattere. Ce n’erano di tanti tipi. Li avete visti Vincenzo Vinciguerra, li avete visti Bonazzi, i Freda, i Ventura. Uno di questi, il più enigmatico, il più strano, il più curioso, un fascista funzionario dello Stato, un fascista che si comporta una volta arruolato nel SID come un integerrimo, se così si può dire, paradossalmente funzionario dello Stato. Uno di di questi era Guido
Giannettini. Sentiamolo parlare e dire la sua verità su questa strage in cui ebbe un ruolo chiave. Lei era una agente infiltrato dentro la destra o era un esponente della destra infiltrato nei servizi segreti o tutte e due? No, io non ho rinfiltrato da nessuna parte, anche perché infiltrato e nascosto io avevo contatto coi servizi segreti apertamente.
Ecco, ero un elemento di estremestra, ma non facevo attività politica. Io avevo lasciato il movimento sociale nel 57 e non non ho mai aderito, per esempio, non ho mai aderito di nuovo, anche se conoscevo più o meno i maggiori esponenti di nuovo, mentre non conoscevo la gente di di avanguardia e io con Bifreda, adesso non mi ricordo più, 676 67 forse 66 o 67.
I generali Maletti e la Bruna del Sid fecero accedere i ricercati Pozzan e Giannettini, entrambi indagati per la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 9 presso un riferimento di Gladio in via Sicilia a Roma. Gladio fu dunque usata operativamente come struttura di copertura per latitanti dell’evasione nera.
Lo stesso documento accerta che i servizi fornirono copertura dei esponenti della mafia siciliana e dell’andrangata calabrese coinvolti nel golpe borghese del 7 dicembre 70. L’episodio del colpo di stato borghese merita un approfondimento. Il >> principe Junior Valello Borghese, quindi era un uomo di un personaggio che ci porta diritti nel cuore dei servizi segreti americani.
Lui venne salvato da Angleton, venne protetto da Angleton nel 1945, quando si è reso a Milano alla fine della seconda guerra mondiale qui in Italia. La decima mas, quindi Valerio Borghese, decima massa alla formazione che lui comandava, sottoscrisse l’impegno scritto di prendere le armi con gli alleati nel caso di conflitto con l’Unione Sovietica.
Alla fine del 1968 Luciano Leggio è latitante presso un nipote di Gaetano Badalamenti, ma intorno a lui il cerchio si sta stringendo, occorre spostarlo. Badalamenti si rivolge a Giuseppe Calderone di Catania e gli chiede di occuparsi della latitanza di Leggio. Calderone, certo, non può dire di no né a Badalamenti né a Leggio ed accetta ospitando il corleonese presso una villetta.

Insieme a Leggio arriva un altro latitante, Bernardo Provenzano. Il tutto viene consacrato in un pranzo in cui partecipano anche Antonio Calderone, fratello di Giuseppe, Giuseppe di Cristina ed Agostino Coppola, l’unico che possa effettivamente dirsi Don, essendo un prete. Leggio rimane a Catania per 2 anni, ospite dei Calderone. Nell’estate del 1970 si svolgono i mondiali di calcio del Messico.
Il mondiale inizia a maggio e da giugno gioca l’Italia. A guardare insieme le partite della nazionale italiana arrivano a Catania altri due latitanti di grande peso, Tommaso Buscetta e Salvatore Cikiteddu Greco. Arrivano dal Sud America e per giungere in Sicilia passano dalla Svizzera per poi scendere a Catania.
Anche loro vengono ospitati da Calderone in una villetta diversa da quella in cui vive Leggio. Ovviamente non sono venuti per il mondiale di calcio, sono arrivati perché la massoneria è interessata a che la mafia supporti un piano di golpe in Italia, quello di Junor Valerio Borghese. Contate, Leggio e Badalamenti decidono di inviare qualcuno a Roma per parlare con Borghese ed ancora una volta viene scelto Giuseppe Calderone che ancora può muoversi liberamente ed è poco conosciuto dalla legge.
Calderone si presta all’ambasciata e partecipa ad un appuntamento romano con Borghese dove si presenta semplicemente come Pippo. inizia una specie di trattativa borghese dà quasi per scontato l’appoggio di Cosa Nostra. D’altronde non era nuovo ad incontri di quel genere. era presente alla riunione del 69 in Aspromonte, dove la massoneria calabrese lo aveva introdotto ad un importante summit e delle chiaie aveva incontrato più volte i De Stefano fra i monti calabresi.
Borghese chiede a Calderone un elenco con i nomi dei mafiosi che avrebbero partecipato all’attuazione del golpe. Ma Calderone si rifiuta. Siamo in 2000, ma nomi non ne diciamo. Borghese propone allora di farsi riconoscere mettendo una fascia verde al braccio il giorno del colpo di stato, così da poter riconoscere gli uomini di Cosa Nostra.
Calderone risponde che riferirà agli altri la proposta. I due sembrano annusarsi. Borghese chiede che si prestino ad effettuare qualche arresto, ma anche in questo caso incassa o no. Possiamo aiutarvi, ma arresti non ne facciamo. Noi non siamo sbirri. Calderone chiede la revisione di tutti i processi di Cosa Nostra. Borghese si dice disponibile, ma pone una condizione.
Sarà l’ultima volta, dopo non dovranno più delinquere. Il bonus è unico. I due si lasciano promettendo di aggiornarsi a breve sulla questione. Il principe affretta. Pensa che questa occasione potrebbe non ricapitare e la finestra temporale per portare a termine l’operazione definita Tora Tora, potrebbe chiudersi definitivamente. Borghese però non sa che tra i mafiosi, nessuno sembra in realtà prendere in considerazione l’ipotesi di appoggio al suo tentativo.
Pochi boss sono stati effettivamente informati della trattativa e le 2000 persone proposte sono un’invenzione da dare impasto al principe nero. Tra i pochi che ne sono a conoscenza, i commenti sono: “Se viene questo ci dà altri guai”. almeno facciamo finta di essere d’accordo con lui e poi e poi vediamo che succede.
La mafia di quel tempo, a differenza della nuova andrangheta rampante dei De Stefano, vede ancora la destra come un pericolo. Ancora vivi in quelle generazioni sono i ricordi e le narrazioni sul periodo fascista di Cesare Mori, in cui, certo, la mafia non aveva passato i suoi tempi migliori. Certo, l’offerta poteva interessare.
igio sotto processo per l’omicidio di Michele Navarra, ma anche a Badalamenti che ha il cognato Filippo Rimi, condannato all’ergastolo insieme al padre Vincenzo Rimi, quelli della famiglia di Alcamo. E Vincenzo Rimi, oltre a essere parente di Badalamenti è, secondo Buscetta, il mafioso più potente che lui abbia mai conosciuto.
Quindi un dubbio esiste e la questione va definitivamente risolta parlandone anche con Badalamenti, ma Badalamenti è al confino a Macherio, in Brianza. Bisogna spostarsi e andare tutti a Milano. Durante la riunione milanese di giugno si prende la decisione definitiva. La proposta di Borghese è inaccettabile. Sono presenti Buscetta, Calderone, Salvatore Greco Cichiteddu, Gaetano Badalamenti e Totori Ina che fa le veci di Leggio.
Dopo la riunione, alcuni di loro vengono fermati ad un posto di blocco della polizia. Dall’auto che viene fermata scendono Badalamenti, Calderone, Gerlando Alberti che danno i loro documenti, mentre Buscetta dà quello falso di Adto Barbieri e Salvatore Greco quello di Renato Caruso Martinez. vengono lasciati andare. Buscetta e Greco rientrano in America dove vengono arrestati nel settembre del 70.
E mentre Don Masino è in attesa che venga stabilita una cauzione, alcuni agenti che non si identificano si rivolgono a lui affermando: “Eh, non avete potuto fare quello che volevate in Sicilia”. Secondo Buscetta la conferma che negli Stati Uniti sanno quello che è avvenuto nel suo soggiorno italiano. Buscetta, pura distanza, viene a conoscenza che alcuni all’interno di Cosa Nostra hanno comunque partecipato al tentato golpe.
In particolare Natale Rimi, figlio di Vincenzo e fratello di Filippo, partecipa al tentato golpe del 7 dicembre 70 che viene fermato da una telefonata quando già i mezzi sono per strada. E quando Buscetta chiede perché non abbiano concluso il golpe, gli viene risposto che in quel periodo era presente nel Mediterraneo una flotta russa e che gli americani si erano tirati indietro.
Una versione che riporto facendo comunque presente che certamente i mafiosi non potevano essere stati direttamente informati delle reali motivazioni dello stop al golpe. Quelle le tenne per sé borghese e se qualcosa giunse alle orecchie di qualcuno in casa nostra non è da parte sua. Forse qualcosa di derrelato.
Resta il fatto che la notte del 7 dicembre 1970 la mafia aveva l’incarico di uccidere il capo della polizia. Negli anni 2000 Adriano Monti, uno dei partecipanti al tentato golpe, dichiara che l’uomo che avrebbe dovuto fare da traghettatore politico al golpe era Giulio Andreotti, pur non sapendo se quest’ultimo ne fosse o meno a conoscenza.
Sempre secondo Buscetta, nel 1982, durante un incontro a Rio de Janeiro con Badalamenti, quest’ultimo gli racconta di aver fatto visita a Giulio Andreotti insieme ad uno dei cugini Salvo. L’incontro è voluto da Badalamenti per ringraziare Andreotti dell’interessamento che ha portato a una revisione del processo per Filippo Rimi.
Ed Andreotti avrebbe risposto a Badalamenti: “Uomini come voi ce ne vorrebbero uno ad ogni angolo della strada”. Un incontro quello tra Andreotti e Badalamenti che sarebbe avvenuto ad anni di distanza dal tentato golpe, ma che coinvolgerebbe alcuni dei personaggi che a quella vicenda sembrano indissolubilmente legati.
desen pour pas queétait ce n’est pas ce n’était pas une guerre territorielle idéologique exactement être du côté de la civilation occidentale du côté du oriental choisir entre l’un Aujourd’hui, je combats contre des itens aujourd’hui je vous parle contre des italiens quand je vous dis par exemple que un des plus grands que nous avons dans notre pays c’est les communistes, c’est des italiens.
gne pas du tout de dire que c’est des gne pas du tout vous dire que si on pouvait les exterminer je serais très e
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