L’uso dei Kalashnikov, mai utilizzato prima in un omicidio di mafia a Palermo, era esso stesso un messaggio. I corleonesi non si sarebbero fermati davanti a nessuna regola, a nessuna tradizione, a nessun codice non scritto che avesse mai governato Cosa Nostra. Bontate era il boss più raffinato e potente della vecchia Cosa Nostra, l’uomo che incarnava un modello di criminalità organizzata fatto di mediazione, relazioni, accordi politici e finanziari.
Era noto come il falco, per la sua freddezza e la sua arguzia, ma amava farsi chiamare il principe di Vill Grazia, anche se non vantava alcun titolo nobiliare. La sua morte fu il momento in cui due visioni incompatibili di Cosa Nostra si scontrarono definitivamente. Da una parte la vecchia guardia che governava la mafia attraverso relazioni con la politica, i grandi imprenditori e le banche.
Dall’altri cordonesi, contadini ambiziosi e spietati, che volevano il potere totale e non intendevano condividerlo con nessuno. Ma eliminare bontate non significava soltanto liberarsi di un rivale, significava ereditarne il patrimonio più prezioso, le relazioni e tra le più ambite vi erano quelle con Nino e Ignazio Salvo, i cugini esattori di Salemi che costituivano il ponte d’oro tra Cosa Nostra e la Democrazia Cristiana siciliana.
I Salvo erano una creatura rara nel panorama della criminalità organizzata siciliana. Non soltanto erano mafiosi, erano imprenditori potentissime che detenevano in concessione la riscossione delle imposte in Sicilia. Un business miliardario che li rendeva indispensabili allo Stato e contemporaneamente finanziatori occulti di Cosa Nostra, vista l’incredibile liquidità.
La loro rete di relazioni politiche era impareggiabile, almeno a livello locale. Avevano accesso diretto a Salvo Lima, il politico più potente della Sicilia democristiana, che a sua volta sarebbe stato il tramite verso Giulio Andreotti. In altri termini, salvo, erano la cerniera tra il crimine organizzato e la corrente andreottiana della DC.
Questo almeno quello che riferiscono i più importanti collaboratori di giustizia. Quando Bontate era in vita, i Salvo erano stati fondamentalmente suoi alleati e protetti. Dopo la sua morte, Riina capì immediatamente che incorporarli nella propria sfera di influenza non era soltanto un vantaggio finanziario, ma una necessità strategica.
Senza quel collegamento con la politica nazionale, i corleonesi sarebbero rimasti dei semplici criminali di provincia con i salvo avrebbero potuto aspirare a essere lo stato parallelo che Rina aveva sempre sognato. Non bisogna dimenticare in questo contesto il ruolo di Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo, il funzionario che durante il famoso sacco di Palermo aveva concesso migliaia di licenze edilizie a prestanome di noti mafiosi e che era stato il referente storico dei corleonesi nella DC.
Ma Ciancimino, il ragazzino che dava ripetizioni di matematica a Provenzano nella vecchia Corleone, era ormai bruciato, travolto dagli scandali e dall’attenzione giudiziaria. Il suo arresto aveva privato i corleonesi del loro interlocutore diretto nella politica e la virata verso i Salvo e attraverso di loro, verso Lima e poi forse verso Andreotti era diventata inevitabile >> sui rapporti tra Salvolima e i Salvo.
Ecco, se ci vuole Salvo Lima e >> e Salvo, tutti e due i cugini, >> diciamo che >> e cercando un po’ di distinguere quello che eh come si configuraro si configuravano questi rapporti quando era in vita Bontade e poi dopo quando Bontade è morto. >> Esattamente. Devo dire che finché Bontade Bontade era un riferimento preciso di Lima, aveva una stima enorme di Stefano.
Anche dopo la sua morte si rammaricava spesso di non avere più interlocutori del livello di bontade, ma chichiste, sono peccurata, sono chianchieri. Chianchieri significa macellai in siciliano. Non sono all’altezza di quello che poteva essere Stefano. È stata una grossa perdita. Naturalmente nel periodo che Bontade era vivo, l’IMA aveva un riferimento preciso.
Debbo dire che i rapporti in quel periodo erano principalmente basati su questa su questo triade, cioè clima bontade, salvo. Naturalmente per fatti di espansività. Lui era molto più vicino a Nino, invece aveva un atteggiamento tra il rispettoso e il timoroso di Ignazio e con Ignazio era diverso, benché fossero veramente intimi amici con Ignazio Salvo erano era diverso il rapporto che aveva.
Invece Connino era un tipo scherzoso, un tipo che insomma molto più questo detto che si frequentavano, cioè Salvo Livi, ma frequentava tutti e due, ma molto di più Nino, no? Questa era una cosa che >> prima dopo l’ho visto sempre guadagnato. >> Mh. >> Senta, ma eh avevano interessi in comune, per esempio, interessi politici o di altro genere? Certamente avevano interessi, >> vogliamo un po’ focalizzare quel >> cioè gli interessi erano soprattutto portati alla gestione della Democrazia Cristiana Siciliana che pur essendo appoggiata a diverse correnti, poi in un
certo senso veniva aggregata dai salvo quando c’era di bisogno e quando Lima aveva un problema e quando voleva determinare una situazione diversa anche a livello regionale si rivolgeva salve. I collaboratori di giustizia che negli anni successivi avrebbero ricostruito questa storia, Francesco Marino Mannoia, Tommaso Buscetta, Angelo Sinino, per citare i più famosi, concordavano su un punto fondamentale.
Il rapporto tra la mafia e la corrente andriottiana non era una relazione d’affari fredda e anonima, era un sistema di favori reciproci dove la protezione politica si pagava in voti e a volte in sangue. Secondo Buscetta e Mannoia, la collaborazione tra Bontate Gaetano Badalamenti e la corrente Andreottiana aveva fruttato anche risultati concreti sul piano criminale.
L’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, avvenuto alla sera del 20 marzo 79 a Roma in via Orazio, mentre stava per uscire dalla redazione della sua agenzia di notizie OP, fu indicato dai pentiti come uno di quei servizi resi dalla mafia ai suoi referenti politici. Pecorelli era un giornalista scomodo che indagava sui misteri della prima repubblica e, secondo le ricostruzioni processuali era stato eliminato perché sapeva troppo, su faccende che coinvolgevano figure di primo piano del governo.
Tanto che nel processo per la sua morte Andreotti verrà visto come mandante ultimo poi assolto di quell’omicidio. Senta, signor Puscetta, desidererei che lei completasse la risposta alla prima domanda che le ho fatto e cioè dei rapporti quanto è a sua conoscenza dei rapporti tra il senatore Andreotti e Cosa Nostra? Lei ha citato, ha risposto sì e ha detto Badalamenti.
Può dire se e a quale episodio si riferiva, quanto è a sua conoscenza? Madolamente mi raccontò di essersi regato personalmente insieme al cognato Rimi. Rimi Filippo e ad uno dei salvo non saprei dire chi. Ignacio Salvo o o Nino nello studio del senatore Andreotti per ringraziarlo per l’interessamento avuto nel processo del cognato Rimmi Filippo.
anzi ha avuto dell’espressione secondo quello che dice Gaetano vada la mente e non io che il senatore Andreotti le abbia fatto i complimenti e che le dissi che per come Gaetano vada la mente e poteva essere utile all’Italia se ognuno come Gaetano forse per ogni strada d’Italia >> e ha detto che rappresenta uno dei cugini Salvo.
>> Sì. >> Allora, lei risulta quindi che tra i cugini, almeno uno dei due cugini Salvo e il senatore Andreotti vi fosse un rapporto. È una deduzione la mia, ma fondata su quello che lei ha detto, le risulta che vi fossero dei rapporti. Ma non solo questa l’occasione che i cugini Salvo, io so dei cugini salvo che ci fossero dei rapporti perché i cugini salvi stessi me lo dissero che loro avevano i rapporti con lo zio.
Io non so se per zio intendevano dire qualche cosa che fosse diverso del del nome, ma in mia presenza che lo zio parlando dell’onorevole Andreotti. Allora, onorevole Andre, >> signor Buscetta, deve spiegare alla corte che cosa vuol dire? Se vuol dire qualcosa lo zio nel linguaggio siciliano? Adio nel linguaggio siciliano si usa per dire una persona di rispetto, lo zio e può darsi che mi abbiano detto i cugini Salvo.
Cugini Salvo, invece di dire il senatori, l’onorevole, il presidente del consiglio, dicevo lo zio. >> Altro argomento che fu che Buscetta attribuisce a lei un incontro a Roma. nel all’inizio degli anni 70 tra Nino Salvo, uno dei cugini Salvo, probabilmente Nino, lei uno dei cugini Salvo e Filippo Rimini, suo cognato, a Roma nello studio privato di Andreotti per ringraziarlo dell’interessamento che Andreotti avrebbe dimostrato rispetto al processo che veniva condannato all’ergastolo Filippo Rinato.
processo poi fu annullato incassazione e questo non posso rispondere, mi dispiace perché piacerebbe rispondere che c’è il procedimento in questo conosceva Nino Sal >> era Nino. >> Fanno i No, non detto che era >> no >> ho detto conosceva. >> Ah, conosceva lei, Nino S. Sì, scusi. No, >> io lo chiamo dottore Santo. >> Certo.
>> Il nome era dottore Santo. Non so se se abbia conosciuto altri, salvo perché fanno fate sempre >> un po’ di confusione >> in parlamento di salvo, ma non posso, mi piacerebbe rispondere, mi dispiace, non posso perché c’è procedimento in corso. Ma una risposta tipo io non ho mai parlato di questo, ho parlato di questo, non credo che sia una cosa che inficcia il processo.
Eh, fa parte se lei ritiene fa parte della procedura. Se io dico Se io dico che non ho parlato di questo, il giudici non mi il signor Balmente ha negato questo fatto? No, non ha negato. Ha detto non voglio parlare materia. >> Ah, ma questa è una cosa ben distinta per un linguaggio mafioso. È una cosa ben distinta.
Sarebbe stato molto ovvio per lui dire a lei Muscetta sta mentendo. Lui ha detto a lei sta mentendo. >> No, non c’è nessun attacco diretto. >> E allora otterei dire che lui invece ha ammesso di avere parlato. Signor Bellametti, lo sa che sempre nell’ambito dell’incontro che a detta di Buscetta lei avrebbe avuto con Andreotti per ringraziarlo dei favori ottenuti nel corso di processo, lui avrebbe detto uomini come lei, rivolto a lei Gaetana Badalamenti, ce ne vorrebbe uno a ogni angolo di strada in Italia, garantire la l’ordine, la l’ha letta questa frase ha
saputo di che sarebbe stato detto quello. Sì, l’ho l’ho detto. Io non conosco bene la mentalità. Forse dire in peccato. Uno ogni angolo di strada in peccato. Bene, senta eh, signor Buscetta, torniamo adesso ai suoi contatti, anzi, anzi continuiamo con i suoi contatti con Badalamenti. Lei ha detto che lo ha rivisto in Brasile.
Io le chiedo se lei da Badalamenti ha preso altro oltre a quello che ha riferito circa eventuali rapporti suoi con il senatore Andreotti e le chiedo in particolare, dato l’oggetto del nostro processo, se lei ha appreso e che cosa ha appreso in ordine all’omicidio di Carmine Pecorelli. In ordine all’omicidio di Carmine Pecorello, ho appreso da badan personalmente dopo e da bontà prima che era stato fatto l’omicidio di giornalista per richiesta dei cugini Salvo su interessamento del senatore Andreotti.
Che cosa le disse Badalamenti? Badalamente mi disse che prima nacque un certo equivoco perché va la mente mi parlò di pecorelle senza dirmi che si trattava dei giornalisti pecorelli. Parlò di pecorelli e badalamenti si spiega malissimo. I badalamenti lascia sempre la gente in sospeso per quello che dirà dopo.
Fissa strettamente negli occhi, rimane con le labbra serrate e uno aspetta. Capire questo linguaggio di la mente è una cosa interessantissima, la considerazione per dire il perché. Badalamenti non mi parla a me del giornalista Pecorelli, Madalamenti mi parla di Pecorelli. Voglio informare alla Corte che nel periodo precedente viene ucciso un ragazzo che era molto amico e amoreggiava con la figlia di Salvatori inserirlo ragazzini di 16 anni 15 anniato insieme al figlio di inserirlo e vengono tutti e due strangolati il figlio di inserirlo e quest’altro
ragazzino. Il ragazzino si chiama Pecorell. è figlio di uomo d’onore della famiglia di eh passo di Ricano. Quando mi parla di pecorella io non faccio più mente locale che si può parlare dei giornalisti, ma faccio mente locale al pecorella strangolato da Cosa Nostra. E poi le dico, “Ma scusa, ma che c’entra tu e Stefano nella faccenda del ragazzino? mi sorr ma che diceelli è giornalista quello che stava facendo degli articoli contro Andreotti che attentava la vita politica di Andreotti che erano stati portati dei
documenti forse che nessuno sapeva e che quindi era stato necessario ucciderlo nell’interesse di Andreotti. me ne parlò prima Montadi e me ne parlò negli stessi termini, forse più ridottamente. A me il fatto non mi interessava e non era una cosa che era per me era di fondamentale importanza. Avevamo altre cose a cui riferirci.
Che cosa le dice di questo Peccorelli che poi dopo lei equivocherà a essere pecorella? >> Che abbiamo fatto un favore al senatore Andreotti tramite la richiesta dei cugini Sao. >> Abbiamo chi? >> Io e Stefano Bontati. Cioè io sarebbe >> non non la cosa nostra totale o la commissione io e Stefano Bontari e in altri termini io potrei citare qua la parola che mi fu detta da lui e la traduzione poi la farete voi.
>> Uffici io e Stefan >> così in siciliano. >> Ecco. Quindi le disse che l’omicidio era stato fatto da lui, Gaetano Badalamenti e da Stefano Bontani >> e da Stefano >> però Gadal, >> però non materialmente, bisogna capire anche il linguaggio che si usa fra me e Stefano Bontati. Stefano Bontati non è l’uomo che viene a Roma e viene a sparare a pecorella.
Lo può dire ad altre 5000 persone, ma farlo lui, no? Certo. >> Bene. >> Quindi quando lui dice ufficiat lo abbiamo fatto noi intende dirmi come come segno di responsabilità, >> cioè quella che noi chiameremmo un’assunzione di responsabilità. >> Un’assunzione di responsabilità. Corella badalamente si mise a ridere e mi disse “Ma il fatto del giornalista che voleva recare dei disturbi al senatore, al senatore, al presidente Andreotti e perché aveva dei documenti scottanti che voleva pubblicare e che le erano arrivati, non si sa come,
nelle mani di pecorelli, di questo peccorelli giornalista pecorelli Ma le disse di che documenti si trattava? >> E il fatto che secondo lui che riguardavano Moro, documenti segreti che riguardavano Moro, che sarebbero a quanto lui le disse arrivati a questo giornalista Pecorelli. >> Sì. >> Si parlò in quella circostanza o inaltra circostanza del generale della Chiesa? E il generale della chiesa era quello che che aveva i documenti segreti.
Secondo Gaetano Badamenti. Il generale della chiesa era colui che possibilmente poteva secondo badan che avrebbe potuto dare i documenti a pecorelli giornalisti. se disse qualcosa o ha preso lei qualcosa in ordine al all’omicidio del generale della chiesa. All’omicidio del generale della chiesa. E il generale della chiesa, secondo badalamenti non poteva essere di aver meritato quella fine in quel momento, così come quando sistema la televisione in Brasile e che dice “Ma della Chiesa non aveva fatto ancora niente a
Palermo.” per meritare simila fine. L’unico provvedimento che aveva preso era aveva fatto sapere alle scuole guide autorizzate a non rilasciare più fogli rosa. Ma tutto questo che hanno fatto contro di lui era solo per questo fatto. Secondo lui si erano sbarazzati di lui mandandolo in Sicilia. E così se n’erano liberati genere della Chiesa che era diventato un personaggio molto importante dopo tutto quello che aveva fatto contro i terroristi, quindi era diventato secondo badalamente un personaggio incomodo e quindi per
sbarazzarsene lo mandarono in Sicilia. Bene, signor Buscetta, eh ci dica se ricorda dove vi trovavate quando Badalamenti le fece questi discorsi >> in Brasile. Brasile ed esattamente a Belén della provincia Parà e l’albergo era l’albergo regente e vidimo quasi in diretta il generale della chiesa, la macchina del generale della chiesa criellata di pallottole.
Uscimmo fuori perché eravamo registrati con differenti documenti in questo albergo. Però uscimmo fuori ci siamo messi a parlare dicendo che senz’altro stati calabresi che avevano fatto un favore sicilian alla provincia di Palermo in contracambio di un altro omicidio e che secondo lui si erano sbarazzati dalla chiesa.
>> Senta signor Buscetta, però io vorrei sapere ancora qualcosa di più. Questi vostri incontri in Brasile, in questo albergo, le ho chiesto all’inizio, erano incontri episodici? È stata una volta sola o vi siete visti in quel periodo con una certa con maggiore frequenza, >> no? Ci siamo visti con >> Stavate insieme pochi minuti, stavate insieme tanto.
No, stavamo insieme giornate intere, poi devo dirli se mi è consentito un po’ di più che >> noi abbiamo fatto, fra l’altro, il viaggio da Rio di Ganero a Belendu Parà che stiamo parlando di 5.000 km assieme, quindi oltre alle giornate che passavamo a insieme, poi avevamo tempo anche per andare a caccia. >> Ecco, che facevate tutto il giorno o tutti i giorni? andavamo a caccia e io casualmente, casualmente sfogliando le mie cose in casa, ho trovato una delle fotografie insieme a Badalenti in Brasile dove siamo assieme fotografati tenendo un daino
appena ucciso nelle mani. ha trovato una fotografia di >> Ho trovato una fotografia a casa, sì, dove io e Badalan assieme eh abbiamo un dao, lui da un piede, io dall’altro, eh che avevamo appena ucciso in Brasile, quindi passavamo le giornate assieme, non 10 minuti o 5 minuti. Sono in condizione se se volete di eseguire anche la foto o la corte ritiene di doverla io ne farei istanza di poterla acquisire.
Non so se a casa dove ce l’ha se è impossibile averla o vederla. >> Sì, sì, si può avere. Anzi, anzi ce l’ho qua in tasca. >> Allora, se la corte la consente, ce la fa vedere questa fotografia? Adesso vi faremo ascoltare un breve estratto di oltre 6 ore di registrazione del dialogo tra un masino Buscetta ormai stanco e provato dalla malattia, ma non per questo meno lucido e Lerry Schenbach, l’avvocato new yorkese di Tano Badalamenti.
Shoenbach è lo stesso che aveva coniato la seguente massima. Ci sono tre certezze nella vita: la morte, le tasse e il silenzio di badalamenti. Con queste credenziali il professionista americano si presenta all’incontro che avviene a Roma e in buona sostanza propone a Donbasino uno scambio. Lui con nuove dichiarazioni avrebbe scagionato badalamenti davanti alla giustizia americana dal traffico di droga e in cambio avrebbe ricevuto il suo silenzio a senso su quanto Buscetta stava dichiarando a proposito di Andreotti. in
questo modo avrebbe fatto anche un favore ai magistrati inquirenti italiani. Si tratta di registrazioni audio originali e mai rese pubbliche. Un incontro ad altissima tensione che viene interrotto da un impeccabile interprete che ad un certo punto però non regge più lo stress e accusò un malore. >> Scusate un secondo che non riesco più a respirare. Un momento.
Può ripetere perché sto in un momento sta dicendo e chiarissim. >> Sì, ho bisogno di respirare proprio. Mi manca lo spendamenti tramite l’avvocato Schenbach porge inizialmente le sue condoglianze a Buscetta per lo sterminio dei familiari subito nel corso degli anni. Poi entra in argomento, sembra un dialogo tratto dal film Il Padrino.
Non parlerà mai pubblicamente o anche privatamente, >> ma ci sono modi in cui lui può aiutare, non necessariamente lei, ma chiunque, non parlando. A volte far niente >> giova quando fai qualcosa. >> Dopo >> un’ora. >> Non so. >> Io non ho capito cosa intende fare Gaetano Badalamente. Il signor Badalamenti non vuole apparire in pubblico, non vuole rendere testimonianza, non si vuole pentire.
E mi sembra che sia tutto in contrasto con quello che lo stesso avvocato dice, dicendo che il Signoramente è disposto ad aiutarlo. Noi dobbiamo stabilire solo una cosa, m >> la verità. Il processo per questo omicidio si concluse con sentenze contraddittorie assoluzione in primo grado nel 99 condanna in appello a Perugia nel novembre 2002 a 24 anni per Andreotti e Badalamenti e infine annullamento senza rinvio da parte della Cassazione il 30 ottobre 2003 con formula piena per non aver commesso il fatto, ma i rapporti non erano sempre dilliaci.
Secondo i pentiti vi erano stati momenti di frizione acuta, in particolare in relazione all’omicidio del presidente della Regione Siciliana Pieranti Mattarella, avvenuto il 6 gennaio 80. Secondo la testimonianza di Mannoia, Mattarella, dopo aver intrattenuto rapporti amichevoli con i cugini Salvo e Bontate Stefano, ai quali non lesinava favori, aveva successivamente mutato la propria linea di condotta, la sua morte.
Io so perché mi risulta che Stefano Bontade esercitò delle pressioni mafiose con Mattarella. Mattarella sto parlando di Mattarella Piessanti perché il i salvo si lamentavano sempre che Pessatti Mattarella per questioni di eh problemi di ordine familiare, di ordine proprio di di situazione trapanese gli andava contro.
Per cui praticamente loro volevano che lo il Bontato intervenisse per mediare questi rapporti. Una cosa che mi ricordo fu questa. >> Lei conferma che prima dell’omicidio di Michele Reina Pieranti Mattarella era molto vicino a Cosa Nostra. >> Sì. >> Quando fu ucciso Michele Reina lo ricorda? >> No. >> Chi era Michele Reina? Ce lo può dire.
Io non ero a Palermo quando è stato ucciso Michele Rina. Beh, vabbè, gli ho chiesto se lo ricorda non importa. Ma si ricorda però chi era Michele Rina? >> Sì che me lo ricordo. >> Chi era? >> Cosìamo. Ecco. >> E che ruoli aveva in Sicilia? Lo ricordo? Che cosa è stato, se ha avuto delle cariche particolari? Se lei mi faceva spiegare, io l’avrei detto.
Io l’ho conosciuto negli anni 62 e credo che sia stato nominato presidente provinciale della della provincia a Palermo. >> Allora, mi spiega con riferimento a questo periodo di tempo in che cosa consisteva la vicinanza di Tersanti Mattarella a Cosa Nostra? Come? In che cosa consisteva la vicinanza di Piazzanti Mattarella a Cosa Nostra? Cosa faceva? >> Ah, sì, sì.
Siiferava che lui fosse vicino agli abienti di Cosa Nostra, anche dovuta al padre che era stato molto vicino agli ambienti di Cosa Nostra. >> Ma a lei risulta che il padre di Piazzanti Mattarella fosse un uomo d’onore? No, >> ecco in merito le dichiarazioni di Francesco Marino Mannoia rilasciate il 3 aprile del 1993. riferisce di essere venuto a conoscenza perché rivelatogli da Stefano Bontate di un incontro avvenuto in un periodo imprecisato, primavera, estate 79, in una riserva di caccia sita in una località imprecisata della Sicilia tra
Giulio Andreotti Salvo Lima, indicato come uomo d’onore riservato, i cugini Salvo, Stefano Bontate ed altri esponenti di vertice di Cosa Nostra per discutere del problema Mattarella. Il Marino Mannoia in particolare afferma che sin dal periodo in cui Paolo Bontate, detto don Paolino, padre di Stefano, era il rappresentante della famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù, i rapporti con gli uomini politici erano mantenuti da lui, da Vincenzo Rimi e da Salamone Antonino.
Lo stesso Paolo Bontate aveva rapporti con Bernardo Mattarella, padre di Persanti, che era assai vicino a Cosa Nostra. Alla morte di Paolo Bontate, il figlio Stefano aveva intensificato i rapporti con il mondo politico, stabilendo relazioni molto strette con Rosario Nicoletti e con Salvo Lima. Attraverso il canale rappresentato dai cugini Antonino e Ignazio Salvo, il Bontate aveva stretto intimi rapporti anche con Pieranti Mattarella, mentre altri uomini d’onore come Salvatore Riina e Giuseppe Calò avevano rapporti di intimità con lo
stesso Lima e con Vito Ciancimino. Detto, dopo aver intrattenuto rapporti amichevoli con i cugini Salve e con Bontate Stefano, ai quali non lesinava i favori, successivamente aveva mutato la propria linea di condotta e così il Mattarella era entrato in violento contrasto con Rosario Nicoletti intendeva rompere con la mafia mediante l’avvio di un’azione di rinnovamento del partito della DC in Sicilia, andando contro gli interessi di Cosa Nostra e dei vari cugini Salvo, ingegner Lop Presti, Maniglia e così via. Il Bontate,
cui Nicoletti aveva riferito, fece informare del mutato atteggiamento di Pieranti Mattarella anche l’onorevole Andreotti attraverso l’onorevole Lima. Amo ancora dinanzi a noi ostacoli e resistenze notevoli e non ce ne nascondiamo il peso. Primo fra tutti la recludescenza del fenomeno della madre che seppure con caratteristiche diverse dal passato e oggi assai simili a quelle comuni, ai fenomeni di delinquenza presenti nelle società sviluppate si ripresenta con tracotanza in questi mesi a turbare lo scorrere ordinato della
nostra vita civile. Occorre fare un appello alla coscienza individuale, oltre che ovviamente a tutti gli strumenti del pubblico potere per affrontare questa dura battaglia. Occorre che i comportamenti di ciascuno siano coerenti a questo obiettivo e noi le chiediamo, signor presidente, di associare al nostro il suo richiamo reso forte anche dalla sua alta coscienza politica e morale per un livello più alto di convivenza civile, affinché ciascuno ogni giorno isoli e respinga i comportamenti mafiosi e non si pieghi ad
essi. Andreotti quindi era sceso a Palermo e si sarebbe incontrato con Stefano Bontate, i cugini Salvo, l’onorevole Lima, Nicoletti, Gaetano Fiori ed [musica] altri in una riserva di caccia sita in una località della Sicilia che Mannoia non ricorda. Si tratta comunque della stessa riserva di caccia in cui altre volte si erano recati Bontate, Pizzuto, i cugini Salvo e Giuseppe Calderone.
Di tale incontro gli aveva parlato poco dopo Stefano Bontate, in un periodo compreso tra la primavera e l’estate del 79, comunque in epoca successiva all’omicidio di Michele Reina. In ordine al contenuto dei colloqui e alle modalità dell’incontro, il Bontate si era limitato a confidargli che tutti i presenti si erano lamentati con Andreotti del comportamento di Mattarella e che il Bontate stesso aveva commentato con Mannoia usando le parole.
Staremo a vedere dice il Mannoia. Volevano, diciamo, che l’onorevole Andreotti intervenisse sulla situazione di Piola Torre e l’onorevole Mattarella, perché il Bontade, nonostante era una persona, diciamo, che non trascurava niente, non era certamente un sanguinario, non voleva fare cose di cui certamente non era gradito e allora in quell’occasione chiesero appunto all’onorevole Andreotti di voler intervenire su quella situazione, tanto che lui mi disse con una frase abbastanza un po’, diciamo, allertato dice, “Staremo a vedere”.
Io devo dire che Marino Mannoi è stato precisissimo perché è stato l’unico a dire che effettivamente Mattarella era molto amico di Stefano Pont, li ho visti assieme insieme a Nicoletti, per cui è stato l’unico, diciamo, era un po’ un incontrotendenza, per cui evidentemente io ho giudicato molto attendibile le cose che diceva Marino Mannoia, anche perché di fatto mi risultava che c’era stata questa famosa riserva e cioè cacciata nella riserva con >> Stefano Bontade e allora diciamo c’era un rapporto non proprio paritario,
grazioso, amicale, però chiaramente che alle volte dava dei delle vere dei veri e propri ordini. Mi disse “Preparati per domani che c’è una cacciata”. Ah, bene, bene. Io ero un gran tifoso di caccia. era un grande appassionato, per cui mi invitava a nozze e praticamente e ministro Domani andiamo in una riserva a Catania.
Non so se mi disse mi pare che era una riserva di Costanzo, però non me lo ricordo se mi fece questa presentazione. Eh, praticamente era un fondo chiuso, allora non era una riserva di caccia. Il fondo chiuso era cintato da una rete metallica in modo che non si poteva scavalcare. Per cui questo in questo fondo non ho visto mai tante le come quella volta.
Era una un c’era tale dissi “Ma guarda, ma quante ce n’è?” Ma sono come le pecore anche dopo Stefano poi >> quindi riprendiamo il racconto. Siete entrati all’interno di questo fondo chiuso? C lei >> Sì, siamo andati Siamo entrati all’interno di questo fondo chiuso. Abbiamo visto queste lei, c’erano anche delle altre persone palermitane che però ci aspettavano là e praticamente e lui invece immediatamente sparì.
Lui chi è? Stefano Bontade sparì. >> In che senso sparì? >> Sparì a un certo senso si allontanò. In effetti questo fatto mi mi fece in un certo senso meraviglia perché sapendo che lui come vedeva caccia impazziva e praticamente io dissi “Ma dove se andato?” Comunque non ci ho fatto molto caso. E dopo intorno alle 10:30 arrivò Nitto Santapa.
Arrivò Nitto con però ci fece un saluto da lontano. Salutiamo, salutiamo, salutiamo e si andò verso parte di queste case. [schiarire la voce] >> Quali case? >> Le case che incipiono nel fondo scia. ci sono delle case che praticamente erano, diciamo, vicine al posto dove noi cacciavamo.
Allora, praticamente il Santa Paola si allontanò verso il posto dove si era allontanato il eh il Bontade, però lo vidi andare quasi immediatamente via, >> cioè via dalla dal fondo chiuso. Sì, sì, sì. Via dalla fondo chiuso con la macchina. Mi ricordo che lui mi pare avesse una Renault. Era una Renault di quelle grosse che erano simile a una Renault due volumi, non quelle a tre volumi, che erano la la parte la la la migliore macchina allora che aveva la par che era un Renault 30, una cosa di questo genere.
[sospiri] Praticamente poi che cosa è successo? che io continuai a cacciare e a un certo punto abbiamo sentito un rumore di macchina, un rumore di macchina a livello di quattro tre qu c macchine a questo livello. macchine che arrivarono in un certo senso sgommando, si sono frenate, sono fermate costridio di freni e c’è stato uno sbattere di sportelli, cosa che insomma così non è che ci avevo fatto granché caso.
A un certo punto c’era con me che mi accompagnava nella cacciata una specie di guardiano, una specie di guardia giurata che aveva un un soprannome. Soprannome di questa guardia giurata era UQu Usu, una cosa di questo genere. Ma penso più Uq, perché UQu è una specie di uccello del malagurio che che c’è in Sicilia, per cui praticamente è un modo di chiamare la civetta dei catanesi.
E praticamente questo signore a un certo punto ci disse “Ma che cosa c’è che c’è tutto questo Baccano?” Pardon signor presidente, mi disse “Minchia, c’è Andreotti”. Io devo dire che mi sembrò una buttata, mi sembrò così Andreotti che ci viene a fare qua che non potevo capire pensare cosa poteva venirci a fare Andreotti una riserva di caccia a Catania dei Cavalieri Costanz per niente caso.
Però così arrivano dei personaggi del catanese. Penso che penso eh c’era anche di Nitto Santa Paolo, però non può non ne sono sicuro. Cioè, >> mi scusi, Nitto Santapaola, lei ha detto che era andato via. Sì, ma poi era secondo me era ritornato perché è stato, Mi scusi, questo questo secondo me c’entra stavolta, secondo me, perché c’erano dei degli esponenti della del gruppo catanese che naturalmente erano venivano solamente se c’era Santa Paola, sennò questi qua difficilmente si sarebbero affacciati alla scia.
continua poi e eh insolitamente perché si ritardò il pranzo, la mangiata di una mezz’ora. Bene. E allora praticamente abbiamo mangiato con Stefano, ci siamo un po’ soffermati. Stefano prima di mangiare così tanto per gradire ammazzò un paio di le maestici ma lei come i pecore a Samuele va non è tipo, cioè non era una caccia entusiasmante sportiva, era troppo c’era troppo differenza per cui evidentemente è chiaro non non era cosa e sempre era, devo dire strano, teso, nervoso.
Siamo andati a Palermo. nell’andare a Palermo così mi ma più che altro come curiosità, come fatto per tutto in incidentale ci domandai Stefano, ma chi mi dissero che c’era Andreotti? Stefano sioltò di scatto mi diede due scappellotti affettuosi prima nel senso affettuosi ma sempre tutti cosi va vedendo una cosa ma situazione.
Chiaramente capì di avere fatto una mezza gaff. Non ho approfondito la cosa. Siete >> vuole tradurre questa espressione dialetto. >> Sì, mi disse “Ma sempre che vai vedendo tutto, sempre che ti vai mischiando, sempre che ti vai infilando, questo intendo dire, intese dire.” E praticamente mi diede questi due scarpellotti, poi fece così così e mi disse “Lascia stare, capì che non dovevo più infilarmi in questa cosa.
” >> Ritorniamo un attimo indietro. Questo guardia caccia soprannominato Ucchiu. >> Ucc >> lei era la prima volta che lo vedeva? Sì, in quell’occasione era la prima volta che io lo vedevo, però poi perché mi ricordo più e l’ho rivisto parecchie volte a Sigorella, però poi ho saputo in carcere all’asinara che questo signore e ho incontrato in cella con me, era ristretto in sucio Santa Paola, figlio maggiore di Nitto, che mi disse parlando di cacciate perché lui era venuto a caccia parecchie volte anche con me. Enzuccio Santapaola,
Enzoiello, suo fratello Alfio, erano venuti in Toscana a caccia pure con me. Ci Enzuccio che per me era un bravo ragazzo così, un ragazzo molto modesto, parlando sempre di questa riserva, di queste famose le cose ministro disse “Ma chi rchi che le ma con Fare mi disse andato in Australia?” Io non capì se l’essere andato in Australia di questo personaggio significasse che era stato ucciso o che effettivamente era andato in Australia.
Il 6 gennaio 1980, come ogni domenica, il presidente della Regione Siciliana Pieranti Mattarella si accinge in compagnia dei suoi familiari a recarsi alla chiesa di San Francesco di Paola per assistere alla celebrazione della Santa Messa. In tale occasione, come ogni volta che usciva per motivi privati, l’onorevole Mattarella, manifesta la precisa intenzione di non utilizzare la scorta di sicurezza predisposta a cura dell’ispettorato generale di polizia.

Alle ore 12:45 circa l’onorevole Mattarella e il figlio Bernardo di 20 anni scendono nel garage sito in fondo a uno scivolo prospicente via Libertà e distante dall’abitazione circa 15 m. lo fanno per prelevare l’autovettura. Il presidente effettua quindi la manovra di retromarcia e ferma l’auto sul passo carrabile per consentire alla moglie di prendere posto sul sedile anteriore e alla suocera di sistemarsi sul sedile posteriore insieme alla figlia.
Frattanto il figlio si attarda per chiudere la porta del garage e il cancello che dallo scivolo immette nella strada. Improvvisamente, al lato sinistro dell’autovettura, che è rimasta con la parte anteriore rivolta verso lo scivolo, si avvicina un individuo dall’apparente età di 20-25 anni, altezza media, corporatura robusta, capelli castano chiari sul biondo, carnagione rosea, indossante una giacca a vento leggera, piumino o kiway di colore celeste, il quale dopo avere inutilmente cercato di aprire lo sportello anteriore sinistro, esplode
alcuni colpi d’arma da fuoco all’indirizzo dell’onorevole Mattarella che siede al posto di guida. Novembre 1994. Nel corso del processo per associazione esterna che vede imputato Giulio Andreotti, il pentito Marino Mannoia racconterà della visita che l’ex presidente del Consiglio fece a Stefano Bontate presso l’abitazione di Totuccio in Zerillo a Palermo.
Andreotti riferisce Mannoia. Ecco, un onoro omicidio Mattarello e leggendo le sue dichiarazioni sembra quasi che l’onorevole Andreotti venga a cercare di capire che cosa è avvenuto. È questa la realtà della seconda visita dell’onorevole Andreotti a Palermo. Senta, io non ho sceso, non sono sceso in particolare, mi sembra che qua si stia facendo in anteprima il processo ad Andreotti.
L’onorevole Angelotti è sceso dopo l’uccisione del Mattarella per venire a verificare e scusarsi e comunque capire quello che era successo nonostante quella visita precedente che c’era stato. >> Eh, ma guardi che questo solo quello che le chiedevo, non le chiedevo di fare il processo posso continuare e non è che io sono entrato in particolare strettissimo nel dialogo.
Io ho appreso solo quello che Bontate mi disse e il signor Angelotto è venuto come con la coda e nella nelle gambe e con la coda nelle gambe se n’è andata e sfido chiunque a dimostrare che da lì al passare degli anni se ci sia stato un provvedimento, qualcosa che abbia ammonito tutti sti omicidi eccellenti che ci sono stati il collabor.
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