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Il bacio tra Andreotti e Riina: il segreto nascosto (1° parte)

L’uso dei Kalashnikov, mai utilizzato prima in un omicidio di mafia a Palermo, era esso stesso un messaggio. I corleonesi non si sarebbero fermati davanti a nessuna regola, a nessuna tradizione, a nessun codice non scritto che avesse mai governato Cosa Nostra. Bontate era il boss più raffinato e potente della vecchia Cosa Nostra, l’uomo che incarnava un modello di criminalità organizzata fatto di mediazione, relazioni, accordi politici e finanziari.

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Era noto come il falco, per la sua freddezza e la sua arguzia, ma amava farsi chiamare il principe di Vill Grazia, anche se non vantava alcun titolo nobiliare. La sua morte fu il momento in cui due visioni incompatibili di Cosa Nostra si scontrarono definitivamente. Da una parte la vecchia guardia che governava la mafia attraverso relazioni con la politica, i grandi imprenditori e le banche.

Dall’altri cordonesi, contadini ambiziosi e spietati, che volevano il potere totale e non intendevano condividerlo con nessuno. Ma eliminare bontate non significava soltanto liberarsi di un rivale, significava ereditarne il patrimonio più prezioso, le relazioni e tra le più ambite vi erano quelle con Nino e Ignazio Salvo, i cugini esattori di Salemi che costituivano il ponte d’oro tra Cosa Nostra e la Democrazia Cristiana siciliana.

I Salvo erano una creatura rara nel panorama della criminalità organizzata siciliana. Non soltanto erano mafiosi, erano imprenditori potentissime che detenevano in concessione la riscossione delle imposte in Sicilia. Un business miliardario che li rendeva indispensabili allo Stato e contemporaneamente finanziatori occulti di Cosa Nostra, vista l’incredibile liquidità.

La loro rete di relazioni politiche era impareggiabile, almeno a livello locale. Avevano accesso diretto a Salvo Lima, il politico più potente della Sicilia democristiana, che a sua volta sarebbe stato il tramite verso Giulio Andreotti. In altri termini, salvo, erano la cerniera tra il crimine organizzato e la corrente andreottiana della DC.

Questo almeno quello che riferiscono i più importanti collaboratori di giustizia. Quando Bontate era in vita, i Salvo erano stati fondamentalmente suoi alleati e protetti. Dopo la sua morte, Riina capì immediatamente che incorporarli nella propria sfera di influenza non era soltanto un vantaggio finanziario, ma una necessità strategica.

Senza quel collegamento con la politica nazionale, i corleonesi sarebbero rimasti dei semplici criminali di provincia con i salvo avrebbero potuto aspirare a essere lo stato parallelo che Rina aveva sempre sognato. Non bisogna dimenticare in questo contesto il ruolo di Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo, il funzionario che durante il famoso sacco di Palermo aveva concesso migliaia di licenze edilizie a prestanome di noti mafiosi e che era stato il referente storico dei corleonesi nella DC.

Ma Ciancimino, il ragazzino che dava ripetizioni di matematica a Provenzano nella vecchia Corleone, era ormai bruciato, travolto dagli scandali e dall’attenzione giudiziaria. Il suo arresto aveva privato i corleonesi del loro interlocutore diretto nella politica e la virata verso i Salvo e attraverso di loro, verso Lima e poi forse verso Andreotti era diventata inevitabile >> sui rapporti tra Salvolima e i Salvo.

Ecco, se ci vuole Salvo Lima e >> e Salvo, tutti e due i cugini, >> diciamo che >> e cercando un po’ di distinguere quello che eh come si configuraro si configuravano questi rapporti quando era in vita Bontade e poi dopo quando Bontade è morto. >> Esattamente. Devo dire che finché Bontade Bontade era un riferimento preciso di Lima, aveva una stima enorme di Stefano.

Anche dopo la sua morte si rammaricava spesso di non avere più interlocutori del livello di bontade, ma chichiste, sono peccurata, sono chianchieri. Chianchieri significa macellai in siciliano. Non sono all’altezza di quello che poteva essere Stefano. È stata una grossa perdita. Naturalmente nel periodo che Bontade era vivo, l’IMA aveva un riferimento preciso.

Debbo dire che i rapporti in quel periodo erano principalmente basati su questa su questo triade, cioè clima bontade, salvo. Naturalmente per fatti di espansività. Lui era molto più vicino a Nino, invece aveva un atteggiamento tra il rispettoso e il timoroso di Ignazio e con Ignazio era diverso, benché fossero veramente intimi amici con Ignazio Salvo erano era diverso il rapporto che aveva.

Invece Connino era un tipo scherzoso, un tipo che insomma molto più questo detto che si frequentavano, cioè Salvo Livi, ma frequentava tutti e due, ma molto di più Nino, no? Questa era una cosa che >> prima dopo l’ho visto sempre guadagnato. >> Mh. >> Senta, ma eh avevano interessi in comune, per esempio, interessi politici o di altro genere? Certamente avevano interessi, >> vogliamo un po’ focalizzare quel >> cioè gli interessi erano soprattutto portati alla gestione della Democrazia Cristiana Siciliana che pur essendo appoggiata a diverse correnti, poi in un

certo senso veniva aggregata dai salvo quando c’era di bisogno e quando Lima aveva un problema e quando voleva determinare una situazione diversa anche a livello regionale si rivolgeva salve. I collaboratori di giustizia che negli anni successivi avrebbero ricostruito questa storia, Francesco Marino Mannoia, Tommaso Buscetta, Angelo Sinino, per citare i più famosi, concordavano su un punto fondamentale.

Il rapporto tra la mafia e la corrente andriottiana non era una relazione d’affari fredda e anonima, era un sistema di favori reciproci dove la protezione politica si pagava in voti e a volte in sangue. Secondo Buscetta e Mannoia, la collaborazione tra Bontate Gaetano Badalamenti e la corrente Andreottiana aveva fruttato anche risultati concreti sul piano criminale.

L’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, avvenuto alla sera del 20 marzo 79 a Roma in via Orazio, mentre stava per uscire dalla redazione della sua agenzia di notizie OP, fu indicato dai pentiti come uno di quei servizi resi dalla mafia ai suoi referenti politici. Pecorelli era un giornalista scomodo che indagava sui misteri della prima repubblica e, secondo le ricostruzioni processuali era stato eliminato perché sapeva troppo, su faccende che coinvolgevano figure di primo piano del governo.

Tanto che nel processo per la sua morte Andreotti verrà visto come mandante ultimo poi assolto di quell’omicidio. Senta, signor Puscetta, desidererei che lei completasse la risposta alla prima domanda che le ho fatto e cioè dei rapporti quanto è a sua conoscenza dei rapporti tra il senatore Andreotti e Cosa Nostra? Lei ha citato, ha risposto sì e ha detto Badalamenti.

Può dire se e a quale episodio si riferiva, quanto è a sua conoscenza? Madolamente mi raccontò di essersi regato personalmente insieme al cognato Rimi. Rimi Filippo e ad uno dei salvo non saprei dire chi. Ignacio Salvo o o Nino nello studio del senatore Andreotti per ringraziarlo per l’interessamento avuto nel processo del cognato Rimmi Filippo.

anzi ha avuto dell’espressione secondo quello che dice Gaetano vada la mente e non io che il senatore Andreotti le abbia fatto i complimenti e che le dissi che per come Gaetano vada la mente e poteva essere utile all’Italia se ognuno come Gaetano forse per ogni strada d’Italia >> e ha detto che rappresenta uno dei cugini Salvo.

>> Sì. >> Allora, lei risulta quindi che tra i cugini, almeno uno dei due cugini Salvo e il senatore Andreotti vi fosse un rapporto. È una deduzione la mia, ma fondata su quello che lei ha detto, le risulta che vi fossero dei rapporti. Ma non solo questa l’occasione che i cugini Salvo, io so dei cugini salvo che ci fossero dei rapporti perché i cugini salvi stessi me lo dissero che loro avevano i rapporti con lo zio.

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