Posted in

La tecnica sorprendente dei piloti italiani di “spegnere” i motori e volare due volte più lontano

Il cielo sopra il Mediterraneo è di un azzurro così intenso che sembra dipinto. Ma in quella mattina del 1942 quel cielo perfetto nasconde un segreto che cambierà per sempre le regole della guerra aerea. Immaginate un pilota italiano solo nella sua cabina di pilotaggio che all’improvviso fa qualcosa di impensabile.

"
"

Spegne completamente il motore del suo aereo. Il rombo assordante che lo accompagnava da ore si trasforma in un silenzio inquietante. L’unico suono è il sibilo del vento contro le ali metalliche. I comandi radio nemici intercettano segnali confusi. Gli italiani sono spariti dai radar. Come è possibile? In quel momento sospeso tra cielo e mare, quel pilota sta mettendo in pratica una delle tecniche più audaci e geniali mai concepite nella storia dell’aviazione militare.

Una tecnica così segreta che nemmeno gli alleati degli italiani ne erano a conoscenza. Una tecnica che permetteva di volare il doppio della distanza, di sorprendere il nemico dove meno se lo aspettava, di tornare a casa quando tutti ti credevano perduto. Questa è la storia di uomini che hanno trasformato la disperazione in innovazione, il rischio in vittoria, il silenzio in arma letale.

Ma prima di scoprire come hanno fatto, se questa storia ti sta già catturando, non dimenticare di iscriverti al canale e attivare la campanella. Ogni giorno qui scopriamo storie incredibili che la storia ufficiale ha dimenticato. Non perderti la prossima. Tutto inizia nel 1940, quando l’Italia entra in guerra e si trova ad affrontare una realtà brutale.

Gli aerei da caccia e bombardieri italiani, per quanto valorosi, hanno un’autonomia limitata rispetto a quelli nemici. La regia aeronautica si trova davanti a un dilemma terribile, come può un Mac MC202 un Fiat G, 50 competere contro aerei britannici che possono volare più a lungo, raggiungere obiettivi più distanti e avere ancora carburante per tornare alla base.

I piloti italiani muoiono non sempre in combattimento diretto, ma semplicemente perché il carburante finisce prima di poter vedere di nuovo la costa italiana. Il Mediterraneo diventa un cimitero di sogni e di giovani vite inghiottite dalle onde blu dopo che i serbatoi si sono svuotati in mezzo al nulla. È in questo contesto disperato che alcuni dei piloti più esperti della regia aeronautica cominciano a sperimentare.

Tra loro c’è il tenente colonnello Mario Bonzano, un veterano della guerra in Spagna, un uomo dal volto segnato dal sole e dagli anni di volo. Bonzano non è solo un pilota, è un pensatore, un innovatore. passa le notti nei suoi alloggi vicino all’aeroporto di Pantelleria, studiando manuali di aerodinamica, facendo calcoli su fogli di carta già usati, perché la carta è razionata, cercando una soluzione che sembra impossibile.

Come può un aereo volare più lontano senza avere più carburante? La risposta quando gli arriva è così controintuitiva che all’inizio sembra follia pura. E se spegnessimo il motore? L’idea nasce da un’osservazione apparentemente banale. Gli alianti senza motore possono planare per chilometri sfruttando le correnti d’aria.

Un aereo da guerra è più pesante, certo, ma i principi fisici sono gli stessi. Se un pilota potesse spegnere il motore in determinate condizioni, usando l’altitudine già raggiunta per planare, potrebbe risparmiare il carburante prezioso. Ma c’è un problema enorme. Spegnere il motore in volo significa perdere non solo la spinta propulsiva, ma anche i sistemi idraulici, l’alimentazione di alcuni strumenti e soprattutto significa rischiare che il motore non si riaccenda più.

Un errore e il Mediterraneo diventa la tua tomba. Bonzano decide di provare in segreto. Una mattina di luglio decolla da solo dalla base di Pantelleria con il suo Maki MC202, un caccia elegante e veloce, la punta di diamante della regia aeronautica. Raggiunge quota 5.000 m, dove l’aria è così fredda che il respiro si condensa nella cabina. Il suo cuore batte forte.

Sa che quello che sta per fare potrebbe costargli la vita. Con mano ferma riduce gradualmente la potenza del motore fino a portarlo al minimo. Poi, con un gesto deliberato gira la chiave dell’accensione e spegne tutto. Il silenzio che segue è assordante. Per la prima volta in anni di volo non c’è più il rombo rassicurante del motore Alfa Romeo, solo il vento.

L’aereo continua a volare, ma adesso sta planando, perdendo quota lentamente, ma inesorabilmente. Bonzano tiene i comandi con fermezza, sentendo ogni minima variazione nella risposta dell’aereo. Senza la potenza del motore, l’aereo risponde in modo diverso, più delicato, quasi vivo. Per 10 minuti interi Bonzano plana nel cielo siciliano, coprendo una distanza sorprendente, senza consumare nemmeno una goccia di carburante.

Poi quando ha perso circa 2000 m di quota è il momento della verità, riaccendere il motore. Gira la chiave, preme i pulsanti di avviamento, niente. Il motore tossisce ma non parte. Il sudore scorre sulla sua fronte nonostante il freddo. Prova di nuovo, di nuovo. Al terzo tentativo il motore ruggisce e si riaccende.

Bonzano lascia uscire un respiro che non sapeva di stare trattenendo. Funziona, la tecnica funziona. Nei giorni successivi Bonzano perfeziona il metodo. scopre che l’ideale è spegnere il motore quando si è a quota elevata e quando si vola sopra zone dove le correnti termiche possono aiutare a mantenere l’altitudine più a lungo.

Scopre anche che è fondamentale tenere una velocità minima per garantire che l’elica continui a girare leggermente, facilitando la riaccensione. calcola che in condizioni ottimali un pilota può risparmiare fino al 30% del carburante su una missione lunga, il che significa estendere l’autonomia di volo di centinaia di chilometri.

È una rivoluzione, ma convincere il comando supremo della regia aeronautica è un’altra storia. Quando Bonzano presenta la sua scoperta ai superiori, la reazione iniziale è di scetticismo totale. È troppo pericoloso, dicono alcuni generali. I piloti non sono pronti per una cosa del genere, sostengono altri. E se i motori non si riaccendono, perderemo uomini e aerei.

Bonzano non si arrende, organizza dimostrazioni pratiche, coinvolge altri piloti esperti che testano la tecnica e confermano i risultati. Pian piano il muro di resistenza comincia a sgretolarsi. Alla fine, nel settembre del 1941, arriva l’autorizzazione. La tecnica del volo a motore spento viene ufficialmente inserita nel programma di addestramento avanzato per piloti selezionati, ma c’è una condizione, deve rimanere segreta.

Nessuno, nemmeno gli alleati tedeschi, deve sapere di questa capacità italiana. I piloti scelti per l’addestramento sono i migliori dei migliori. Vengono portati in una base segreta in Sardegna, lontano da occhi indiscreti. Lì per settimane si allennano nell’arte di spegnere e riaccendere il motore in volo.

Imparano a leggere il cielo come mai prima d’ora, a sentire le correnti d’aria, a calcolare mentalmente le traiettorie di planata. Ogni pilota deve dimostrare di poter spegnere e riaccendere il motore almeno 10 volte consecutive senza errori prima di essere considerato pronto per le missioni operative.

Read More