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Marco Fassoni Accetti: La Confessione — Caso Orlandi, Parte 1 | I Soliti Sospetti

Mi risulta che lei sia indagato, appunto, dalla procura di Roma per sequestro di persone aggravato dalla morte dell’ostaggio. È corretto? >> Esatto. >> Si riferisce al solo caso Orlandio, anche come qualcuno ha scritto in giro anche alla vicenda di Mirella Gregori, l’altra ragazzina sparita nel nulla 46 giorni prima di Emanuela.

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>> Ambedue, >> 27 marzo 2013 si presenta in procura a Roma Marco Fassone Accetti. il quale riferisce di aver partecipato al duplice sequestro Orlandi Gregori per conto di un nucleo di potere coperto e di non poter escludere che Emanuele e Mirella siano ancora vive indica Francia e Svizzera per i loro primi trasferimenti del gennaio 84.

 Infine, auspica che altri sodali si facciano avanti per confessare, visto il nuovo clima legato all’elezione di Papa Francesco. >> Fratelli e sorelle, buonasera. >> Perché ha aspettato 30 anni prima di parlare? Questo questo lo dichierei al procuratore >> mh >> in quanto con un nuovo pontefice non curiale veniva meno, almeno nelle nelle mie nelle nostre speranze, quella possibile difesa culturale psicologica che poteva o può ancora esserci in certi ecclesiastici che all’epoca erano a conoscenza dei fatti per cui per cui è processo.

>> 3 aprile 2013 alla trasmissione Chi l’ha visto si presenta una persona ed indica dove trovare il flauto che Emanuela Orlandi aveva con sé quando è sparita. Il giornalista Fiore di Rienzo trova effettivamente un flauto in quel luogo sotto una formella raffigurante una stazione della via Crucis.

 Un flauto di marca Rampone e Cazzani. Nataline Orlandi lo riconosce vagamente prima di passarlo alla polizia scientifica per verificare la presenza di tracce biologiche. L’uomo si è scoperto essere Marco Fassoni Accetti e il luogo è l’ex stabilimento cinematografico de Laurentis. Eh sì, potrebbe essere, potrebbe proprio essere.

 Io non mi ricordo la marca del flaudo. >> Chi è che se lo può ricordare? >> Ho provato così informalmente a mamma e mamma non lo sa, però la posizione e il flaudo pure da come è consumata la tessuto, capito? Mh. >> Mi fa un effetto strano. Questo dovrebbe essere d’argento placcato. Il suo era d’argento placcato >> e questo sembrerebbe d’argento placcato.

> Era già usato il flauto che usava Manuela era già un flauto usato perché stava i primi anni e perciò gli avevano preso intanto per >> Sì, gli avevano preso uno usato. Sì, >> ma non c’è qualche segno particolare che qua c’è scritto F I Mil Milano c’è scritto, mi sembra. >> Allora, >> sì, la fa >> rampone e Bazza e Bazzani, >> come fa lo potrebbe essere? >> Cioè, tu ti ricordi la scatola era così.

Sì, >> questa corrisponde >> Sì. pure leggermente consumata agli angoli, >> non così distrutta, però >> cioè queste questi >> non tutte, però me la ricordavo così io un pochino rovinata che per la scatola sono passati 30 anni. Siamo ancora nel merito. Ha deciso di farsi ascoltare dalla procura, come dicevamo, e quasi contestualmente ha permesso alla trasmissione, chi l’ha visto, di ritrovare un flauto, un flauto che poteva essere quello che Emanuela aveva con sé quella sera, come dicevamo, del 22 giugno 1983. Le indagini sul DNA

però fino adesso hanno riscontrato un’insufficienza delle tracce biologiche per poter dare un risultato certo. Allora, le chiedo, quel flaudo apparteneva a Emanuele Orlandi? >> Sì, certo. >> Da dove è saltato fuori? Il discorso del flauto è proprio un elemento minore e che, come tutti gli elementi minori, sta secondo me disturbando proprio ogni fatto.

 Allora, >> eh la famiglia però lo ritiene vero, quindi sta seguendo molto >> allora >> la sua persona. >> Chiariamo il fatto del flauto. >> Allora, ammettiamo che quello non sia il flauto della Orlandi. io avrei dovuto avere delle informazioni eh chiaramente nette, concordanti con la realtà di questo flauto, no? Per quanto riguarda la marca, >> sì, >> chiaramente poi le perizie sono anche sullo stato di usura, che è uno stato di usura naturale che magari non dichiarerà l’asso di tempo dei 30 anni, ma almeno 20 anni facciamo 15. Io quindi

dovrei averlo comprato, usato, confezionato, avergli attribuito uno stato di usura scientificamente corrispondente a questo lasso di tempo, nella speranza, tra l’altro, che il DNA >> non si fosse >> del probabile eh proprietario suonatore si dovesse necessariamente essere estinto, per cui non riesco non rientra nelle mie capacità a calcolare questo nell’ipotesi che non fosse quello di Emanuela, invece nell’ipotesi che fosse da dove st >> non significa niente. 10 aprile 2013.

Durante la trasmissione televisiva Chi l’ha visto si riferisce che qualche giorno prima di Pasqua una busta da lettera anonima è stata inviata a Raffaella Monzi, una delle compagne del corso musicale frequentata da Emanuela Orlandi. All’interno bustina contenente dei capelli e un pezzo di merlo. Ritagli dell’osservatore romano in tedesco.

Pezzi di pellicola fotografica che accompagnano un foglio con un messaggio scritto a mano in caratteri stilizzati. Non cantino le due belle more per non apparire come la baronessa e come il 21 di gennaio martirio di Sant’Agnese con bionti capelli nella vigna del Signore. Sul lato destro in verticale due numeri 193 e 103.

 Uno dei ritagli di quotidiano riporta le foto del giuramento di una guardia svizzera sopra una didascalia in tedesco, la cui traduzione è: “Durante il giuramento ogni recluta si posiziona davanti alle bandiere della guardia e promette di servire fedelmente, lealmente e onormente il pontefice e i suoi legittimi successori.” Accanto alla foto c’è scritto a penna quattro fiume.

Un altro ritaglio è di un box di una prima pagina intitolato Giuramento delle nuove guardie svizzere. A margine le scritte a mano Silenzium e via Frattina 103. Sul retro un’altra scritta musico 26 ottobre 1808 5 marzo 19132013. Si tratta del musicista Yugs, morto il 5 marzo 1913, è nato il 27 ottobre 1836 e non il 26 ottobre 1808.

Quando Emanuela sparì, aveva nello zaino proprio gli spartiti di Yugs fatti ritrovare in fotocopia nei mesi successivi. Nella bustina di plastica trasparente c’erano dei capelli, un fiore colorato di merletto, frammenti di un materiale che potrebbe essere terricio e un brandello di tessuto scuro.

 Allegati alla lettera anche tra negativi fotografici. Uno di essi nasconde una foto dell’attentato al Papa. L’altro ritrae un teschio umano con la scritta Eleonora de Bernardi, morta in campagna il 23 agosto 1854. Il teschio si trova nella cripta di Santa Maria dell’orazione e morte in via Giulia. Anche la sorella di Mirella Gregori ha ricevuto una lettera anonima con lo stesso testo: “Non cantino le belle more” e stessi allegati di quella arrivata a Raffaella Monzi.

 Dal racconto di Antonetta Gregori, che ha già consegnato agli inquirenti il plico e il suo contenuto, emergono alcune piccole differenze, come l’appunto a margine di un articolo che nella prima lettera era quattro fiume, mentre nell’altra è cinque fiume. Infine c’è un’aggiunta di un riferimento al marito di Mirella. Mercurio vola in sella del suo ciclomotore, dal caffè alla via Nomentana all’altro caffè.

 Filippo Mercurio ricevette la telefonata in cui presunti rapitori descrissero i vestiti di Mirella il giorno in cui sparì. Una mattina mi trovavo al bar e ha squillato il telefono e la prima cosa che ha fatto mio suocero è andata e ha risposto mentre parlava che io stavo un po’ un po’ lontano dal telefono ho visto mio suocero che si trovava in difficoltà.

Allora, sono andato lì vicino al telefono e gli ho detto e mi ha detto “Filippo, rispondi te che io non capisco niente”. Sono andato lì, ho preso la cornetta e ho detto “Pronto”. All’altra parte del telefono c’era una persona, uno straniero con un accento straniero e m’ha la prima cosa che m’ha detto ha detto “Prendi carta e penna”.

 Io la prima cosa che ho fatto, sono andato alla casa, ho preso un pezzo di carta che adesso vi mostro che ancora mi trovo qua. Allora, maglieria Antonia, re di jeans con cintura, maglietta intima di lana, scarpe con tacco colore nero lucido, marca Saruyan di Roma. dopo m’ha detto, dopo che avevo finito di scrivere, ha detto non divulgare questo questa cosa, questo messaggio ha detto dopo dilla Antonietta che lei aprirà.

 25 aprile 2013, durante la trasmissione Chi l’ha visto viene intervistato mentre si reca all’interrogatorio in procura, uomo che ha ritrovato il flauto. Si tratta di Marco Fassoni Accetti, autore di arte cinematografica indipendente, autoaccusatosi di essere uno dei principali telefonisti del sequestro Orlandi, organizzato da un gruppo di controspionaggio che con l’apporto di elementi dei servizi e della banda della Magliana agiva per conto di ambienti vaticani per condizionare la politica della Santa Sede.

Lei è stato ascoltato fino ad ora, mi ha detto per 10 volte, vero? dalla Procura di Roma. Nel corso di questi interrogatori lei avrebbe tra l’altro affermato, cito dalle notizie di stampa, di aver fatto parte di un nucleo di controspionaggio composto da laici che lavoravano per conto di alcuni ecclesiastici con il supporto di fiancheggiatori dei servizi segreti dell’Est.

Tale gruppo, lei sostiene che è stato attivo fino dalla fine degli anni 70 fino a tutti gli 80, avrebbe svolto azioni, cito sempre dai fonti giornalistiche di pressione e ricatto per influenzare le scelte dell’allora consiglio per gli affari pubblici della Chiesa, ma anche per contrastare l’allora capo dello IOR, monsignor Marcinus, per interferire sulla riforma del codice di diritto canonico discussa in quel periodo e per condizionarne alcune nomine.

 Allora, intanto ci può ciare meglio di che si tratta questo nucleo di contrpionaggio? Chi ne faceva parte? Quanti erano? Allora, intanto l’addizione nucleo di controspionaggio >> appartiene un po’ alle espressioni del mondo giornalistico. Io non ho mai usato, >> io l’ho pregata di correg >> perché purtroppo si giudicano i fatti e le persone attraverso sempre il resoconto isterico sovraesposto, dilatante dei media, no? >> Qual è una definizione che potrebbe attagliarsi? Non c’era nessun nucleo, non c’era nessun controspionaggio.

>> Mh. erano, lo ripeto ancora una volta, pochi laici >> mh mh >> e pochi ecclesiastici che cercavano di condizionare la politica dell’allora consiglio per gli affari pubblici della Chiesa >> m >> che era una sezione della segreteria di stato, per cui estensivamente si cercava anche eh attraverso questa camarilla, tra virgolette di suggerire un po’ forzatamente quello erano che erano certe certe non tutte certe scelte della segreteria.

Il discorso del controspionaggio nasce dal fatto che io sì ne ho parlato, ma ma tecnicamente, nel senso che noi sapevamo che non meglio identificate persone appartenenti ad altri non meglio identificati circoli di interesse occidentale, >> ne parliamo, ne parliamo, >> cercavano sempre di conoscere le procedure all’interno eh della curia per esteso all’interno dello Stato Città del Vaticano per poi farne un uso proprio deviato.

 Quindi in questo senso sì si può parlare di contrpionaggio, ma no che il nostro nucleo che sì poteva anche essere un nucleo, ma noi non ci siamo mai definiti tali, non ci siamo mai istituzionalizzati, c’è una fluidità, no? Ci sono >> chi entrava e chi usciva. Esatto. Cioè sono sono realtà mobili, ripeto, l’ho detto prima, non istituzionalizzati.

Personalmente ero un laico che insieme ad altri laici appoggiavamo degli ecclesiastici appartenenti a una parte progressista. >> È vero, come qualcuno ha scritto che c’erano due agenti della Stasi, il servizio segreto della lora Germania dell’Est. No, anche questo non è >> è falso. >> Dunque, il discorso è questo.

 C’erano le calunnie prodotte dal signor Agà nei confronti della delegazione bulgara bulgaritana. Quindi indirettamente noi eravamo negli interessi di un altro servizio, ma io non ho mai conosciuto nessuna gente. C’erano semplicemente due persone che si chiamavano all’epoca in codice l’informalità. Questa persona è una informalità, nel senso che collaboravano anche qui, ecco, c’è questo esotismo creato.

 Io vi escludo dai mai, eh, nel senso più Sì, sì. più buono e di simpatia e affetto. Eh, c’è questa isteria, no, di credere che un servizio cosiddetto, tra virgolette segreto, no, debba essere necessariamente qualche cosa di mitico. >> L’ho già scritto pochi giorni fa nel mio blog, >> la statigite, l’acronimo e la stasi, non era nientetro che un ufficio, un ufficio legale, legittimo di uno stato.

 Qualunque cittadino avesse avuto una notizia da fornire o volesse comunque con la sua persona collaborare, si si sarebbe rivolto a un qualunque ufficio, anche all’estero. Chiara sarebbe stato accolto, chiaramente sarebbe stato, io penso, monitorato, no, nelle sue nelle sue intenzioni, nei suoi nei suoi credo. Certamente non sarebbe stato arolato, probabilmente non >> necessariamente e soprattutto non sarebbe stato non credo stipendiato.

Ecco questo. Ma oggi si vede questa cosiddetta stasi come un qualche cosa eh di di difficile, non è vero. Per chi viveva negli anni 80 basta frequentare i giornalisti che venivano da oltre Cortina. Mh mh. >> Ma la metà erano chiaramente i formatori, anche il Kag io lì Emanuele e Mirella si sarebbero allontanate spontaneamente.

 I loro sarebbero gli unici sequestri simulati attuati per proteggere il dialogo tra Santa Sede e Paesi del patto di Varsavia. Venne creata una trama di amiche con cui si allontanarono. Per la Orlandi davanti al Senato, avrebbe agito una compagna di scuola che salì con lei su un’auto assieme a un finto prete. Mentre con la Gregori successe l’imprevisto.

 Si innamorò di un nostro operatore, andò all’estero e tornò una sola volta a Roma nel 1994 per incontrare sua madre in un caravan in un sottopasso di Corsa Italia. Quanto a Emanuela, l’idea era di liberarla presto, il tempo di avere in mano la denuncia di scomparsa per esercitare pressioni. Ma il piano fallì soprattutto per l’appello del Papa all’Angelus il 3 luglio che diede risalto mondiale al caso.

>> Desidero esprimere la viva partecipazione con cui sono vicino alla famiglia Orlandi, la quale è nell’afflizione per la figlia Emanuela di 15 anni. che da mercoledì 22 giugno non ha fatto ritorno a casa. Condivido le ansie e l’angosciosa trepidazione dei genitori, non perdendo la speranza nel senso di umanità, di chi abbia responsabilità di questo caso.

>> La ragazza non subì violenze, visse in due appartamenti, uno in centro e uno sul litorale e in due camper. Le procurammo un pianoforte e la rassicurazione dicendole che la famiglia era al corrente. fino al dicembre 1983. Poi il gruppo la trasferì all’estero nei soborghi di Parigi, dove potrebbe essere ancora viva, così come Mirella, ma non so dove.

 Antonietta Gregori ha negato che la madre avesse incontrato Mirella nel 94. Mai e poi mai, nei mesi successivi, quando si ammalò o addirittura sul letto di morte, avrebbe nascosto a me e a mio padre un avvenimento del genere. Fassoni Accetti dice di parlare solo ora perché confida nel nuovo clima in Vaticano dopo l’avvento di Papa Francesco e nel fatto che altri, soprattutto le ragazze coinvolte in quello che era stato un sequestro bleff, seguono il suo esempio.

Emanuele e Mirella vennero sequestrate in legame all’attentato di Alia Chal Pontefice Emanuela in quanto cittadina vaticana, Mirella italiana. La linea telefonica 158 per il Vaticano stava per 581, mese e anno dell’attentato al Papa. >> 58. >> Cos’è questo numero? >> Il segretario per quanto segretario Corole.

>> Un momento, mi scusi, il momento solo. >> Mentre le 375.000 lire offerta a Emanuela per il lavoro per la Avon ricondurrebbero al 13517, giorno dell’apparizione della Madonna di Fatima in Portogallo. a casa. Eh, Manuela chiama per che voleva parlare con con mamma, ehm perché mi ha raccontato che mentre stavo andando alla scuola di musica ehm era stata fermata da un da un uomo che era un rappresentante dell’Avon e le aveva chiesto se le interessava fare questo un lavoro di di volantinaggio, di promozione dell’Avon e e le avrebbero

dato un compenso sui sulle 300.000 lire, mi sembra avesse detto e chiaramente io le ho detto che 300.000 lire mi sembrava veramente impossibile che potessero darle per una giornata di lavoro, eh, anche se era in una sfilata di moda, anche se era, diciamo, un posto prestigioso, però ehm e niente, così è finita la telefonata perché lei, ecco, voleva chiedere a mamma il permesso di poter di poter fare questo questo lavoretto.

E l’unica cosa mi disse che questa persona avrebbe aspettato fuori da scuola per sapere se lei accettava o meno di di farlo. Insomma, >> poche persone circoscritte mi ha detto. Lei sa che la famiglia Orlando, in particolare il fratello di Manuela Pietro, l’ha invitata più volte a fare i nomi di costuro che facevano parte di questo vostro gruppo.

 Alla le chiedo alla procura li ha fatti questi nomi? esistono pochi valori, poche realtà tra cui la parola. Quando uno dà la parola m >> anche in tempi pregressi, io credo che debba mantenerla. Ognuno ha la sua coscienza. Io posso fare un appello rivolto agli altri, ma non tradire la la mia parola. M se questo fatto fosse un fatto di sangue, fosse un fatto di morte, vaccillerei forse.

 Ma siccome nessuno di noi è stato toccato da fatti così ferali, non c’è stato nessun omicidio. Per cui, >> aspetti, mi sta dicendo che nel caso Orlandi non c’è stato nessun omicidio. Non da parte mia e non da parte delle persone che con me collaboravano. Assolutamente. Se io fossi un assassino, ciò comporterebbe che io adesso se dovrei essere un altro uomo e questo tipo di uomo non credo che si presenti, >> quindi si presenti in magistratura.

 Ha ha fatto parte, diciamo, della prima fase, quella del chiamiamolo sequestro, poi dopo eh non si sa che fine abbia fatto Emanuela. E le chiedo questo perché lei, come ben saprà, sicuramente l’altro giorno il procuratore aggiunto di Roma eh Capaldo ha detto che Emanuela Orlando è morta.

 Allora, volevo capire, questo lo dovete chiedere a lui. Comunque si procede partendo sempre dalla dalla ipotesi più grave, no? anche perché tutto il resto sarebbe prescrito. Io non posso sapere qual è la sorte di questa ragazza perché io nell’84 fui arrestato, >> dopodiché sono stato compartimentato perché ero chiaramente stato attenzionato da >> mh >> da indagini che potevano essere non soltanto eh riferite al fatto della pineta, no? Al fatto del dell’investimento Garram Garramon. Sì.

 per cui non ho più avuto più di tanto conoscenza. No, fino all’84, fino a che non è stato arrestato per quell’altra vicenda lei era all’interno di questo gruppo e fino a quel momento mi sta dicendo che non aveva notizia della morte di Emanuele, quindi per esclusione poteva essere ancora viva. Allora, il movente dell’omicidio innanzitutto è solo la tacitazione testimoniale.

 Quale altro? Quale altro può esserci? >> Se ne sono detti tanti in questi 30 anni, il ricatto, lo scambio di di ostaggi, fra poco ci arriveremo poi nel dettaglio, però se ne sono dette veramente tante. >> C’era la parte, ho detto tante volte, mi ripeto, vi era la partecipazione di altre ragazze. >> Non abbia timore di ripetersi perché molta della gente che ci ascolta magari non le sa queste cose.

>> Certo, il mio silenzio adesso può essere chiaramente interpretato come un imbarazzo, no? soprattutto quando andiamo verso domande così scabrose, particolari, invece il mio silenzio è un altro tipo di imbarazzo. È un grosso imbarazzo perché mi trovo anch’io dentro un enigma. Io non ho la soluzione. Se io le avessi ammazzate o fossi a conoscenza che qualcuno potesse averle ammazzate, quindi io legalmente dovrei rispondere di questo omicidio, sarei anch’io un assassino, non mi sarei presentato da un giudice.

>> Qualcuno dice “Ma c’è il protagonismo”. Protagonismo non viene messo in essere dopo 30 anni. è una pulsione patologica che si dovrebbe manifestare molto prima, no, di di questo lasso così infinito dei 30 anni e quindi il protagonismo prendere anche 30 anni di carcere per chi mi conosce, per chi mi vuole studiare.

 Non sono affetto da questa patologia. imbarazzo enorme che non c’è il movente per ucciderle, ma le ragazze non ci sono, quindi anche per me questo è un mistero assolutamente, perché non c’è il movente >> mh >> o forse c’è, ma è la tacitazione testimoniale. Allora, la storia dei fatti ci insegna che la Orlandi e la Gregori erano state individuate da questa storia, d’accordo? mh mh >> da questo evento.

Per questo, perlomeno fino allo nei pressi dell’84 sono state fatte riparare all’estero. Ma le altre testimoni che hanno concorso con loro, che quindi sono a conoscenza dello svolgimento dei fatti nella loro genesi, nel loro iter tecnico, sono rimaste tutte nel loro contesto familiare. Perché questo? perché non sono mai state individuate, >> solo alcune sono state, diciamo, sospettate, ma non c’è sufficiente.

>> Sta parlando sta parlando delle tre ragazze che, diciamo, avrebbe avreste utilizzato per >> Allora, la la Orlandi aveva una compagna del del convitto nazionale, la scuola dove lei >> Sì. Scientifica. Esatto. Eh, non proprio della classe, ma dell’istituto. Al tempo stesso aveva un’altra compagna del corso di musica e un’altra amica ancora.

 La Gregoria aveva una ex compagna di scuola delle scuole medie a via Montebello, nonché un’amica e io anch’io mi accompagnavo con altre ragazze che all’epoca conoscevo, che erano tutte sui 17 20 21 anni, >> quindi più grande, >> per cui erano tutte testimoni dello stesso fatto. Allora, eh perché non sopprimere anche queste altre ragazze? Perché eramo d’accordo con voi, azzardo.

Eh, >> ma erano d’accordo anche la Orlandi e la Gregori. Tra l’altro il sopprimere la Gregori e la Orlandi comportava un rischio immenso, perché se poi fosse stato rintracciato il corpo o uno degli omicidi poteva pentirsi o farsi individuare, la cosa comunque fosse venuta a conoscenza degli degli inquirenti. Tutta questa concatenazione di ragazze e di testimoni si sarebbe potuta rivolgere agli stessi inquirenti per farsi difendere, per non essere, >> scusi, mi faccia capire, >> mi scusi, per non essere a loro volta

raggiunte dalla nostra volontà omicidiaria per tacitazione testimoniale. Quindi non vedo il movente, non vedo perché qualcuno in seguito le abbia dovuto dovuto uccidere, ma al tempo stesso 30 anni sono assolutamente troppi. quello che mi è stato sempre detto negli anni, ma l’imbarazzo di raccontare, la paura eh di dover comunque raccontare Sì, ci sono perlomeno nei primi anni 80 queste queste queste inibizioni, però io credo che tutto ciò necessariamente si sarebbe avbio dovuto dissolvere negli anni, quindi non ho mai creduto. Ho

sempre pensato che ci sia una forzatura >> mh >> eh un farle vivere bene, un un usare una pressione perché le ragazze dimentichino, non ritornino nel proprio nucleo familiare, nel proprio contesto sociale. all’omicidio no, lo escludo perché perché è aleatorio, è un rischio enorme, però potrebbe essere anche stato commesso, >> però lei non lo sa, >> no? Allora, poco fa lei mi diceva che sia l’Orlando, >> non vorrei terminare il concetto.

potrebbe essere stato commesso chiaramente con al di là del fatto disumano di compiere un misfatto, un’empietà, un errore compiendo un errore di calcolo enorme, enorme perché ripeto, se si dovesse poi avere notizia certa >> di questo omicidio, tutte le altre testimoni potrebbero potrebbero raccontare e tenga poi conto di un altro fatto.

che le ragazze, comunque la Orlandia e la Gregori non conoscevano i fatti per quel che realmente si erano. >> Sì, si è detto che sono state prese con l’inganno che >> Sì. E loro conoscevano la storia al contrario, non conoscevano i nostri nomi, >> certo, >> le nostre reali fattezze, ma comunque sono testimoni che confermano che all’interno dello Stato città del Vaticano è accaduto qualche cosa di legittimo, di illegale, di volendo scabroso.

 Ecco questa >> questo è l’imbarazzo della della loro testimonianza. Lei un attimo fa ha detto che sia la Orlandi che la Gregoria erano d’accordo, quindi mi sta dicendo in qualche modo che eh loro sono sparite volontariamente. Questa è la sua versione. >> Come si fa a parlare di volontà quando c’è un inganno, no? C’è una tecnica >> una tecnica >> non con la forza, non non diciamo con la coercizione.

>> È una coercizione, è una forza, è una violenza. L’inganno, la struttura surretti, eh, è una violenza, certo, è un sequestro, è un un sequestro atipico. Io rifiuto rifiuto sempre questa questa sottocultura, no, che tutto debba accadere sempre con la violenza fisica, anche la volgarità della morte, l’assassinio.

>> Sì, sì. No, era era un fatto, un evento e io mi scuso con tutti di questo, ma lo era, un evento moderno, sofisticato, particolare, che non so quanto la procura possa comprendere, lo spero. Sicuramente 9 deci della stampa non lo comprende. Loro cercano sempre di risolvere tutto con il grossolano, no? con con la banalizzazione.

 No, mi dispiace per loro, no, era un qualche cosa che di esecrabile. Per carità, non posso dire sono pentito, non posso dire posso dire solo era un’altra persona, ma devo aggiungere che era l’unico modo in quel sistema culturale di violenze per imporsi. Senta, aviamo al momento. Il sequestro orlandico, così come quello della Mirella De Gregori, lo ricordiamo, Mirella Gregori è una ragazzina pressoché coetanea di Manuela, ma di cittadinanza italiana e questa già è una differenza fondamentale.

 È sparita di casa 46 giorni prima di Manuela stessa, ma in circostanze diverse. Ricordiamo, rispose al citofono di casa, qualcuno la chiamò sotto e di lei non si seppe più nulla. Secondo le sue dichiarazioni, questi due sequestri avrebbero avuto come obiettivo di indurre Alak, l’attettatore alla vita del Papa nel maggio 81, a ritrattare le sue accuse di complicità ai Bulgari in cambio di una sua futura liberazione.

 Allora, intanto le chiedo, passi per la cittadina vaticana, quindi che in qualche modo poteva rientrare in questo gioco, ma che c’entrava una ragazzina italiana come la Gregoria in questo scenario? Intanto perché le ragazzine?

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