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Fratelli Graviano: Bombe, Stragi e Omicidi — Il Clan di Brancaccio

15 settembre 1993, Brancaccio, periferia di Palermo. Un prete di 56 anni torna a casa. sta infilando la chiave nella serratura del portone. Un uomo gli si avvicina, gli punta una pistola calibro 765 al collo. Don Pino Puglisi si volta, guarda in faccia al suo killer e sorride. “Me l’aspettavo”, dice.

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Poi sorride di nuovo. “È il suo 56º compleanno, è l’ultimo regalo che riceverà”. A volere la sua morte sono i fratelli Graviano e il 1993 per loro è solo all’inizio. Nella prima puntata abbiamo ricostruito le origini dei fratelli Graviano, la nascita a Brancaccio, l’omicidio del padre Michele il 7 gennaio 82, la salita al comando del mandamento nel 1990 e la saldatura con Matteo Messina Denaro.

Per capire il 1992 bisogna tornare di qualche mese indietro. Tra ottobre e novembre del 1991 nel territorio del mandamento di Matteo Messina Denaro si tiene un summit decisivo. La rivelazione arriverà anni dopo dal pentito Vincenzo Sinacori, ex capo del mandamento di Mazzara del Vallo. L’appuntamento è a Castelvetrano, lo presiede Salvatore Rina.

Sono presenti Matteo Messina Denaro e i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano. Lì, in quella riunione, viene decisa l’uccisione di Giovanni Falcone, dell’allora ministro Claudio Martelli, di Maurizio Costanzo e di altri giornalisti. È il momento in cui la stagione delle stragi prende forma operativa. Sinaori aggiunge che a quel summit ne seguono altri.

a Palermo, a casa di Salvatore Biondino, il boss di San Lorenzo che verrà arrestato insieme a Riina il 15 gennaio 93. È in questi successivi incontri che vengono definite le modalità con cui devono essere colpite le vittime disegnate dai corleonesi. Bisognava usare armi tradizionali. In caso di attentati bisognava chiedere il permesso a Rina e a Roma arrivarono con un camion di armi ed esplosivo quando il 23 maggio 92 l’autostrada di Capaci salterà in aria.

Falcone non sarà la prima vittima della pianificazione stragista, sarà la prima vittima di una pianificazione cominciata mesi prima a Castelvetrano, nel territorio di Matteo Messina Denaro, con i fratelli Graviano seduti al tavolo. Mentre a Palermo si prepara Capaci, un commando di Cosa Nostra si trasferisce a Roma. È febbraio 1992.

Il gruppo è composto da Matteo Messina Denaro, Francesco Geraci, gioielliere e uomo di fiducia di Matteo, Vincenzo Sinacori, Renzo Tinnirello, Giuseppe Graviano e Filippo Cannella, detto Fifetto. Il gruppo si ferma nella capitale per meno di due settimane. Nelle giornate romane il Commando frequenta ristoranti e locali alla moda, ma alla ricerca di attori, di volti noti, di punti di riferimento, soprattutto alla ricerca di Maurizio Costanzo.

Il giornalista era stato già condannato a morte dall’organizzazione l’anno precedente quando in tandem con Michele Santoro conduceva programmi durissimi contro la criminalità organizzata. parlava in televisione sempre male dei mafiosi, dirà Matteo a Geraci a titolo di motivazione. >> Dove ci mettiamo? >> Venga qui.

Allora, dica quello che c’ha da dire. Se mi dà il microfono parlo liberamente. Voglio dire soltanto che qui stasera  >> vorrei parlare pure io, siccome ho sentito pazientemente, ho ascoltato per 3 ore tutte le buffonate che avete costruire, chiedo 2 minuti in silenzio. Credo che abbia il diritto di farlo, solo 2 minuti. C’è in atto una volgare aggressione alla classe dirigente migliore che abbia la Democrazia Cristiana in Sicilia.

una volgare aggressione >> mafia made in Italy. Quindi c’è qualcuno che le produce, qualcuno che le vende e qualche imbecille che le compra. Abbruciamo. L’attentato del 91 era stato rimandato per problemi organizzativi. Ora si torna alla carica. A pedinare Costanzo nel febbraio 92 sono Geraci e Sinaori. Sinaori guida l’auto perché conosce Roma.

Geraci è una pedina preziosa perché formalmente è pulito qualora venissero fermati dalle forze dell’ordine. La versione di copertura da raccontare è che Franco è a Roma per una riunione con un grossista. ha incontrato per caso il compaesano Matteo e hanno deciso di fare un giro insieme. Molti anni dopo, intercettato in carcere mentre parla con un compagno di passeggio, Giuseppe Graviano farà una rivelazione esplosiva.

Afferma di essere stato nel 92 a Roma in compagnia di Matteo Messina Denaro. “Ero con lui” dice Graviano e svela di essere stato sempre con Matteo anche nel teatro in cui si registrava il Maurizio Costanzo Show. Ci siamo seduti accanto. Gli investigatori della Dia, visionando tutti i filmati della trasmissione accertano che Graviano viene inquadrato fra il pubblico del teatro la prima volta a gennaio 92 e la seconda volta al 13 novembre 92.

I fotogrammi estratti dal video danno la certezza agli investigatori che fosse il boss di Brancaccio all’epoca latitante. Non è chiaro se sia stata estratta anche l’immagine dell’uomo seduto accanto a lui che dovrebbe essere Matteo Messina Denaro. Se così fosse sarebbe la fotografia più recente in assoluto del super latitante.

L’attentato a Costanzo, in quei giorni di febbraio viene di nuovo rimandato. Arriverà solo l’anno successivo, il 14 maggio 93 in via Fauro a Roma. Costanzo sopravviverà miracolosamente. >> Buonasera. Violenta esplosione questa sera intorno alle 21:40 a Roma in via Fauro, nel quartiere Parioli. Autobomba i Parioli, decine di feriti.

Una voce volevano uccidere Maurizio Costanzo. >> Costanzo sale su un’auto, un’auto diversa dal solito, insieme con la sua compagna e con l’autista. Passano accanto all’autobomba, svoltano a sinistra in via Boccioni. Ecco l’esplosione che squassa l’aria e fa scendere un buio fitto su tutto il quartiere. >> Buongiorno dal TG2.

L’autobomba a Roma, un attentato di avvertimento. Le ipotesi mafia, terrorismo serbo, tentativo di destabilizzazione. Terrore tra la gente, parlano i feriti e di testimoni. >> Come si presenta lo scenario dell’attentato a quasi 24 ore di distanza? Alessandro Feroldi, >> buonasera. Dunque, i Vigili del Fuoco hanno terminato i sopralluoghi nei nel centinaio di appartamenti, 99 per la precisione, che sono stati interessati a questo attentato a vario titolo.

sono state sistemate urgentemente le situazioni di pericolo, cioè pareti o pavimenti o soffitti pericolanti che potessero danneggiare le persone, però non le persone che ritorneranno ancora nelle case, che sono di fatto inagibili, ma le persone, appunto, vigili del fuoco che provvederanno a puntellare, riparare e creare un’emergenza, diciamo, per l’interno degli stabili.

I controlli statici saranno fatti più avanti. Comunque per ora rimangono inagibili. Dunque, il cratere che vedete ai miei piedi, l’esplosione è stata così violenta che, come avrete già visto nelle immagini di questa giornata, entrando la massa d’aria in tutti gli spazi possibili, cioè finestre, porte saracinesche, ha praticamente devastato gli appartamenti dall’interno.

ipotesi verosimile che Maurizio Costanzo fosse l’obiettivo di questo attentato è questo muretto che vedete da questa parte, la Camera lo sta inquadrando, che evidentemente ha salvato la macchina su cui viaggiava Maurizio Costanzo, una Mercedes che è nella strada di fianco e via Boccioni. Questo muro, evidentemente ha salvato la macchina da questa massa d’urto che, ripeto, ha praticamente devastato tutto il devastabile in un raggio molto più ampio di quello che si può vedere qua. spalle.

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