Nel libro Ho ucciso Giovanni Falcone del 2006, dice Giovanni Brusca. Cosa farà Rina? Conoscendolo benissimo, credo che non si pentirà mai perché ha orgoglio da vendere. nello stesso tempo gli piace che le cose vengono a galla per poter dimostrare che sì, lui è un sanguinario, ma è stato anche pilotato, strumentalizzato e che molte cose le ha fatte per fare dei favori ai politici.
Ricordo che quando uscirono le lettere anonime, quelle del corvo, lui era euforico. Gli piace quando vengono fuori brutte storie e che hanno a che vedere con la mafia e la lotta alla mafia, soprattutto quando lui non c’entra. È fatto così. Fine anni 80. Giovanni Falcone non è amato né dalla mafia né dai suoi colleghi e anche più su.
Era già stato nel mirino di Cosa Nostra all’epoca dell’attentato Chinnici, cui era sfuggito solo perché all’estero, sulle tracce del trafficante Kobakin. Nel periodo del maxi processo aveva vissuto talmente sotto i riflettori da diventare intoccabile, anche perché farlo in quel momento avrebbe voluto dire per la mafia aggravare infinitamente la posizione di chi era sotto giudizio.
Ma ora, dopo la prima sentenza, è tornato nel mirino in un modo diverso. Il suo nome verrà infangato, mascariato. Lui viene additato come un ammalato di protagonismo o sceriffo lo chiamavano il fenomeno, i suoi colleghi, perché perché eh lui era sui giornali, faceva dava le interviste e siccome la la miseria umana esiste e l’invidia fa parte della miseria umana, devo dire chi per invidia, chi perché invece difendeva uno status quanto che non si doveva toccare.
Gennaio 1988, quando Capponnetto decide di trasferirsi, si fa di tutto e di più a Palermo e a Roma per impedire che Falcone possa subentrargli nella direzione dell’ufficio istruzione. Gli specialisti delle carte a posto concludono felicemente l’operazione portando al vertice di quell’ufficio strategico un anziano magistrato tradizionalista assolutamente ostile ai metodi innovativi del pulo antimafia, Antonino Meli.
Anche Shasha coglie l’occasione per colpire l’immagine di Falcone. Con l’elezione di meli, l’ufficio istruzione torna così a impantanarsi nella palude della solita gestione burocratica dei processi, ricorderà Paolo Borsellino in un accorato e memorabile discorso del 25 giugno 92. innestare speculazioni forvianti che questi appunti che sono stati pubblicati dalla stampa sul sole 24 ore dalla giornalista e in questo momento non mi ricordo come si chiama Mil io li avevo letti in vita di Giovanni Falcone.
Sono proprio appunti di Giovanni Falcone perché non vorrei che su questo un giorno potessero essere avanzati dei dubbi. Io condivido questa affermazione di Caponetto. Con questo non intendo dire perché dell’evento criminoso avvenuto a fine maggio, per quanto io ne posso sapere qualche elemento che possa aiutare a ricostruirlo, come ho detto, ne riferirò all’autorità giudiziaria, non voglio dire che cominciò a morire il primo gennaio del nel gennaio del 1988.
è che questo e questa strage del maggio del 1992 sia il naturale epilogo di questo processo di morte. Però quello che ha detto Antonino Caponetto è vero, perché oggi che tutti ci rendiamo conto qual è stata la statura di quest’uomo, ripercorrendo queste vicende della sua vita professionale, ci accorgiamo come in effetti il paese, lo Stato, la magistratura che forse ha più colpe di ogni altro, cominciò proprio a farlo morire il primo gennaio del 1988, se non forse l’anno prima, in quella data che Aurora ha ricordato Luca Orlando,
cioè quell’articolo di Leonardo Scias sul Corriere della Sera che bollava me come un professionista dell’antimafia, l’amico Luca Orlanda come professionista della politica dell’antimafia nella politica. Ma il primo nel gennaio del 1988, quando Falcone solo per continuare il suo lavoro, propose la sua aspirazione a succedere ad Antonino Caponetto, il Consiglio Superiore della Magistratura con motivazioni irrisibili, gli preferì il consigliere Antonino Meli.
ci eravamo tutti resi conto che c’era questo pericolo e a lungo sperammo che Antonino Caponetto potesse restare ancora a passare gli ultimi du anni della sua vita professionale a Palermo. Ma quest’uomo caponetto, il quale rischiava perché è anziano, perché conduceva una vita sicuramente non soppopportabile da nessuno già da anni, il quale rischiava di morire a Palermo perché non avrebbe superato Temevamo che non avrebbe superato lo stress fisico cui da anni si sottoponeva.
A un certo punto fummo noi stessi falcone in testa, pure estremamente convinti del pericolo che si correva così convincendolo. convincemmo riottoso, molto riottoso ad allontanarsi da Palermo. Si aprì la corsa alla successione all’ufficio istruzione del tribunale di Palermo. Falcone concorse. Qualche Giuda si impegnò subito a prenderlo in giro.
M ed il giorno del mio compleanno, il Consiglio Superiore della Magistratura ci fece questo regalo. preferì Antonino Merio, Giovanni Falcone, dimostrando l’altissimo senso delle istituzioni che gli aveva e la sua volontà di continuare comunque a fare il lavoro che aveva inventato e dal quale ci aveva tutti trascinato.
cominciò a lavorare con Antonino Meri nella convinzione che nonostante lo schiaffo datogli dal Consiglio Superiore della Magistratura, egli avrebbe potuto continuare il suo lavoro e continuò a crederlo, nonostante io che ormai mi trovavo in un osservatorio abbastanza privilegiato. perché ero stato trasferito a Marsala e quindi guardavo abbastanza dall’esterno questa situazione, mi fossi reso mi fossi reso conto subito che nel volgere di pochi mesi Giovanni Falcone sarebbe stato distrutto.
Ciò che più mi addolorava era il fatto che Giovanni Falcone sarebbe allora morto professionalmente nel silenzio e senza che nessuno se ne accorgesse. Questa fu la ragione per cui io in un nel corso della presentazione del libro della mafia d’Agridento denunciai quello che stava accadendo a Palermo con un intervento che venne subito commentato da Luca Orlando allora presente dicendo che quella sera l’aria ci sta pesando addosso per quello che era stato detto.
Ma l’elezione di Antonino Meli non è l’unico colpo alla carriera e al prestigio di Giovanni Falcone. Il 5 agosto del 1988 il Consiglio dei Ministri nomina alto commissario antimafia Domenico Sica. è un magistrato di consumata esperienza che ha attraversato gli anni del terrorismo, ha aperto centinaia di inchieste, ma ne ha chiuse poche.
Ricordiamo, ad esempio, l’attentato al Papa e la vicenda Orlandi o le parole di Francesco Pazienza. >> Lui mirava a una sola a una a una sola cassetta. >> Quale? >> Quella di Domenico Sica. Tra l’altro le voglio dire una cosa che non sa quasi nessuno. Quando Sica fu promosso a come si chiamava? >> Alto commissario Alto Commissario antimafia, >> lui lasciò il suo ufficio.
>> Sì. Nel suo ufficio c’era una piccola caverna nel muro con i documenti che lui non metteva nei non metteva nei nei procedimenti m perché gli servivano per altre cose. >> Questa è un’accusa pesante. >> Sica sbarca in Sicilia e con i suoi uomini inizia una sotterranea guerra contro il pool antimafia.
I mafiosi sono i primi a capirlo. Giovanni Falcone comincia ad avere timore, sente, è circondato da troppi nemici. >> La mafia siciliana è capeggiata con non feroce determinazione da un solo patrino, Salvatore Rina, latitante da oltre 20 anni ed ex luogo tenente del boss di Corleone Luciano Ligio. E quanto spiega il giudice istruttore Giovanni Falcone nelle 54 pagine della raffica di mandati di cattura del capitolo italiano dell’operazione Iron Tower.
Rina ha spazzato via a colpi di Kalashnikov, vecchi donne e tradizionali famiglie. Il corto, come lo definiscono in gergo, ma solo al telefono. I mafiosi arrestati a New York nell’operazione Iron Tower. Il Blaz che ha rivelato il retroscena del nuovo assetto della mafia siciliana, Rina il Corto ha in pratica compiuto un vero e proprio colpo di stato all’interno della tradizionale struttura della cupola, il vertice delle cosche.
Ha abolito c’è quella sorta di tenebroso gran consiglio regionale del crimine composto da tutti i capi mafia delle varie province. Al posto dei Vecchi Boss Totorina ha nominato dei suoi rappresentanti diretti incaricati però non della gestione ma solo del mantenimento dei contatti col patrino. Dalle 54 pagine della lunga serie di mandati di cattura firmati da Falcone emergono anche i collegamenti finanziari che Rina ha avviato per il riciclaggio dei narcodollari.
Investimenti immobiliari in Nord Italia. Falcone e altri magistrati del PUL antimafia si trovano attualmente a Milano e a Bardonecchia in Piemonte e il controllo dei flussi del credito a Palermo. L’operazione Iron Tower non è affatto conclusa. La Guardia di Finanza sta effettuando una radiografia delle oltre 200 società finanziarie sorte come funghi a Palermo dopo l’entrata in vigore della legge antimafia Rognoni La Torre.
Agosto 1988. I rapporti con l’alto commissariato antimafia si rivelano difficili e tesi a partire dal tentativo di Sika di intercettare un’ipotetica collaborazione di Donano Badalamenti, il boss detenuto negli Stati Uniti, per il quale Falcone e il pubblico ministero Giuseppeala, rappresentante dell’accusa al maxi processo, stavano preparando una rogatoria in vista di un interrogatorio, ma l’alto commiss Ario si muove in anticipo volando lui da badalamenti e tornando a mani vuote con il risultato di bruciare ogni possibilità di
pentimento del capo mafia, cosa che fa infuriare Falcone. Settembre 1988. Il pentito Salvatore Contorno si trova negli Stati Uniti. Ha appena scontato la sua pena e smesso di collaborare come informatore della DEA. rilascia un’intervista alla RAI da cui trasuda insoddisfazione per la condizione economica in cui si trova.
Si sente abbandonato. >> Cosa Nostra la sta cercando, ha mobilitato i suoi informatori migliori e i suoi killer migliori. Lei comunque si muove in assoluta libertà negli Stati Uniti e per di più continua a fare la scuola tra New York e Palermo, tra Chicago e Roma, per dare collaborazione alle autorità italiane e continuare a dare a quella statunitense.
>> Sì, >> ma lei non ha paura? Io per me paura non ce neo. La paura ce l’ho solo per i miei familiari e ormai sono un uomo destinato e so che devo morire verso la mafia mi cerca ha messo tutto alle sue forze per potermi arrivare. Io per me paura non ne tengo. >> La collaborazione di Totuccio Contorno non si è limitata alla giustizia italiana.
Determinante è stato il suo contributo alle grandi inchieste sul traffico degli stupefacenti tra l’Italia e gli Stati Uniti, svelando i legami tra Cosa Nostra Siciliana e quella americana. Per 12 giorni ha deposto a New York nel processo di Pizza Connection, dove era imputato un altro mamma santissima oggi in disgrazia, Gaetano Badalamenti.
Per qualche tempo negli Stati Uniti ha goduto della legge dell’82 sulla protezione dei witness i pentiti. Un provvedimento limitato che comunque gli ha assicurato garanzie per la sua incolumità e per quella dei familiari. Nel nostro paese manca invece una legislazione premiale per i collaboratori della giustizia.
E l’assenza di norme certe che assicurino sicurezza a chi si dissocia dalla organizzazione criminale rischia di impedire che l’esempio dei Guscetta, Contorno, Calderone, De Caro, venga seguito da altri mafiosi che vogliono infrangere il muro dell’omertà, quel muro che da decine di anni garantisce l’imponibilità di Cosa Nostra.
>> Cosa ha avuto Salvatore Contorno per la sua collaborazione con le autorità? Le da italiane o americane. >> Parliamo di quelle italiane e poi di quelle americane. >> Di quelle italiane proprio ho avuto io niente. Io posso dire solo una cosa che dall’Italia io che sono in caccia dell’82 e dovevo uscire come hanno uscito tutti a 6 mesi, a un anno a 2 anni di decorrenza term a me decorrenza term l’hanno dato all’80 all’88 con mandati di cattura nuove sempre uguale quelle dell’82 quando c’era giudice Chennici che è stato il primo
mandato di cattura dell’82 i 162 i mandati 162 compreso con Michele Greco tutti sono usciti Salvatore Contorno perché aiutato lo Stato Non l’hanno messo mai fuori. >> Lei sembra quasi dire che le mettevano strumentalmente le mandate di cattura. Strumentalmente come infatti io c’ho delle prove in mano perché i mandato di cattura non erano valut ultimi che mi hanno fatto dell’84-85 perché erano uguali a quelle che mi hanno fatto dell’82.
Tutte le persone che hanno preso all’84 all’85 all’86 facevano 6 mesi, un anno e sono andati tutti fuori. Chi ha preso 18 anni al processo? che ha preso 30 anni, tutti ammalati i rischi domiciliari e son tutti fuori. Io con una condanna di 6 anni ho dovuto fare 6 anni e mezzo per uscire. Questo non ho mai capito lo Stato a che cosa intende fare che dice che vuole aiuta, ma aiuto.
Io ho fatto un male parlare, aiutare lo Stato perché io pensavo un bene di farlo per tutti i generali, per tutta l’opunione pubblica, tutto lo stato italiano. Invece mi sono trovato trattato male e io non l’ho fatto perché lo volevo dello Stato che mi dava qualche ricompenso. Io non ho mai chiesto queste non ne cerco.
>> Lei non ha pendenze con la giustizia italiana? Io c’ho due pendenze. Uno è un processo di Palermo che mi hanno dato 6 anni, però io già come condanno ho fatto 6 anni e mezzo. Un processo a Roma che mi hanno dato 10 anni e 4 mesi per traffico di droga. Però io siccome ho fatto due processi in uno, sarebbe Palermo per associazione e traffico di gioco, a Roma per associazione traffico di gioco, io non posso pagare due processi per lo stesso reato.
Nel codice banale non lo dice. >> Ad un certo punto, ehm, mentre già collaborava con il giudice Falcone, Sì. E gli americani hanno dimostrato molto interesse per i segreti che lei custodiva. >> Sì. >> Quando c’è stato il primo contatto? >> Il primo contatto è stato l’8 entro l’84 e 85 e perché aveva successo ci interessavano al loro fattore di di gioca dai italiani che la portavano in America.
Io sapevo qualcosa in merito di droga e hanno fatto un accordo con me. >> Cosa sapeva sulla droga? >> Ma io sapevo chi la parti in parte sapevo chi la chi la faceva, chi la partiva e chi la riceveva. >> Chi la trafficava in Italia? in Italia la trafficavano in tanti. c’erano come Savoca, come Masin Padaro, come Nunzio la Mattina, questi erano i base principale e Mariano D’Agato di Mazzara del Valo, questa erano la base principale avevamo in Sicilia perché avevano le barche, avevano il mare vicino, avevano bene gente molto
preparata prima dalle sigarette, dopo sono passato al contrabando e dopo arrivava la morfina in Italia, facevano l’eroina e la mandavano in America con diversi mezzi, in aereo con le barche, avevano tanti mezzi con >> ma avevano complicità in partenza. alla dogana italiana e in arrivo alla dogana, >> ma loro avevano complicità in tutte le parti, non avevano non hanno non avevano e non hanno problema fino a oggi che si dice che si combatte la mafia, hanno porto libero in tutte le parti.
>> Eppure recentemente, proprio in questi giorni e la polizia statunitense in collaborazione con quella italiana ha compiuto una grossa operazione antidroga denominata Iron Tower. Sì. >> Lei cosa sa di questa operazione? Ma io gli posso dire queste che hanno fatto è stata una grande buffonata perché tutte quelle che giò la gente loro hanno messo in questo processo sono tutte gente come loro chiamano perdenti, ma sono già gente bruciata, gente che hanno subito il primo processo.
Perciò questo cosa hanno fatto? Hanno fatto solo un piacere chiamata alla mafia vincente, hanno levato tutta questa gente che per loro gli era scomodo. Gli hanno levato, ma non hanno concluso niente. >> Cioè lei sostiene che di fatto ne traggono vantaggi i corleonesi. >> Ne traggono i colleonese e c’è una comodità a levarci tutta questa gente, inserirlo i Gambino, il Pato.
Ma chi sono? Sono gente ormai finita, gente che hanno avuto tanti morti, gente che non ha reagito, non ha fatto niente. Perciò si figura lei quando hanno tutte queste gente e con leonesi, gli americani ci hanno fatto un piacere. >> Con gli americani lei aveva raggiunto un’intesa formalizzata in un contratto che prevedeva alcune cose ben precise.
>> Tra l’altro un assegno mensile e la concessione della cittadinanza per lei e per la sua famiglia e in prospettiva anche la garanzia di un lavoro. >> Certo. C Sì. Cosa è accaduto? >> Ma io dell’Aericane posso dire quello che ho subito. Inni che sono stato in America mi davano $1600 al mese e dovevo pagare immensile, dovevo pagare tutto per i miei familiari, una vita economica molto scesa perché con $1600 in America non si può vivere. Sopravvivevo.
Queste sono state le cose che mi hanno dato l’America. Dopo mi doveva dare la cittadinanza, la residenza in America. Mi avevano detto che in 6 mesi e un anno me la davano e in queste cose non mi hanno dato mai niente. >> Quanto tempo è passato? >> Son passati 3 anni, non ho avuto niente. Ora vi posso dire l’ultima di tutto quello che ho fatto delle promesse.
O c’ho un contratto fatto con l’america con gli americani, però di questo contratto è come una carta di andare a buttarla al bagno perché non mi hanno dato niente, solo il mensile di sopravvivenza. Ho fatto tanto per la Pizza Connession. Sono state tutti promesse in Pizza Connession tramite la mia collaborazione che io ho fatto 12 giorni di collab e di testimone in tribunale attaccandomi migliore avvocato dell’America.
Hanno vinto il processo di quello che ho detto io, i trafficanti di giochi l’hanno con tutti condannati. Tutti quelli che hanno collaborato in stato americano in quella indagine sono stati tutti promossi, premiati, gratu. Io solo io sono stato sopravvivenza e abbandonato. Ora gli americani mi hanno lavato i soldi.
Non ho più niente con gli americani. Tutto là quello che mi hanno vti americani. Se lo dovrei rifare non lo rifarei più. >> Il 23 novembre un telex proveniente dalla DEA informa il Ministero dell’Interno italiano che l’ex uomo di Stefano Bontate, senza lavoro, senza protezione, senza soldi, ha deciso di tornare in Italia. Contorno arriva a Roma, si reca alla omicidi e stringe un accordo con la polizia.
Telefonerà due volte a settimana per fornire informazioni. Nel marzo 1989 viene interrogato dal giudice Falcone, poi da altri magistrati. 26 maggio 1989. È questa la data in cui Contorno viene arrestato vicino a Palermo in una villa piena di armi appartenenti al cugino Gaetano Grado. Chi ha fatto la soffiata alla polizia locale? Chi ha spedito gli agenti dritti in quella villa discreta e sorvegliata dagli ex uomini della famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù? Chi ha in seguito inondato la stampa talvolta compiacente di informazioni,
suggerendo che gran parte dei 40 omicidi che hanno colpito Palermo dall’inizio dell’anno sono opera del pentito contorno assetato di sangue. Chi sostiene nelle lettere anonime che quei delitti siano coperti dal giudice Falcone, dal capo della polizia e da un dirigente della sezione omicidi? Se è vero che Gaetano Grado, cugino di contorno, era tornato appositamente dalla Spagna per colpire più volte gli uomini legati ai corlonesi, è vero anche, come abbiamo visto nella precedente puntata sull’eliminazione di Vincenzo Puccio, che Riina copriva un
suo repulisti all’interno di Cosa Nostra, utilizzando gli scappati come foglia di fico per i propri omicidi, come era accaduto con Agostino Mannoia, fratello di Francesco Marino Mannoia, fatto sparire da Urtu, che aveva poi dato la colpa agli scappati e così aveva fatto per molti altri uomini vicino a Puccio.
Fine maggio, inizio giugno 1989. Nelle stesse ore in cui alcuni bombaroli preparano l’esplosivo per laura, altre mani inviano alcune missive anonime. Sono dirette al CSM, al Presidente della Repubblica, all’alto commissariato antimafia e a alcuni leader politici. accusano Falcone e il poliziotto Gianni De Gennaro di manipolare i pentiti e di aver addirittura consentito a Totuccio Contorno di tornare a Palermo per assassinare i nemici della propria famiglia.
Killer di stato lo definisce il corvo. Il linguaggio è quello di un addetto ai lavori, forse un magistrato o forse un alto dirigente di polizia. L’obiettivo è delegittimare Falcone alla vigilia della nomina a procuratore aggiunto. Una nomina che equivale per lui al primo successo dopo le coccenti delusioni precedenti, ma evidentemente la cosa non piace a qualcuno.
In sostanza, che cosa scrive questo anonimo estensore che la fantasia dei giornalisti poi battezza, col nome del corvo, scrive che Falcone e De Gennaro hanno usato in modo improprio il collaboratore di giustizia Salvatore Contorno, consentendogli di tornare a Palermo e praticamente concedendogli la possibilità di farsi giustizia privata di tutti gli avversari che avevano fatto fuori i suoi familiari.
> Scriviamo che Falcone era in combutta con addirittura con i killer e qualcosa rimarrà. Se diffamiamo diffamiamo poi alla fine qualcosa rimarrà. >> Sono un segno estremo della lotta tra le fazioni all’interno del Palazzo di Giustizia. Qualcuno può avere avuto interesse a bloccare Falcone per evitare che le sue indagini stravolgessero equilibri consolidati e quindi volesse tutelare anche la stessa mafia.

21 giugno 1989 è il giorno dell’attentato alla Daura. Su quest’ultimo torneremo nella prossima puntata. Ora qui ci interessa la figura del giudice del legittimato Mascariato, appunto, >> Palermo, fallito, attentato contro il giudice Falcone. Un ordigno esplosivo era stato piazzato vicino all’abitazione estiva del magistrato antimafia.
Gli attentatori forse sono arrivati dal mare. >> 23 kg di gelatina pronta ad esplodere dentro una borsa da subacqueo abbandonata sulla piattaforma di cemento davanti al mare della villa dove il giudice sta trascorrendo l’estate. >> Dirà lo stesso Falcone. L’attentato doveva servire a dar credito alle lettere.
Sarei stato un giudice delegittimato perché è scorretto. Il mio omicidio sarebbe stato giudicato quasi naturale. Il meccanismo pare semplice. La lettera incolpa Falcone di essere il mandante di omicidi. L’attentato sarebbe stato la logica conseguenza a questa intrusione di Falcone in una guerra di mafia e il tutto si sarebbe chiuso lì.
Estate 1989. Le critiche delegittimanti nei confronti di Falcone si manifestano attraverso le lettere del corvo di Palermo che nell’estate incandescente del 1989 mandano definitivamente in pezzi ciò che resta del pool antimafia. A finire indagato per una sola di quelle lettere proprio il collega di Falcone, il PM Alberto di Pisa.
>> È la fotocopia dell’originale di una delle lettere anonime cariche di calunni e di pesantissime insinuazioni contro il giudice. Giovan >> un armistizio o una pace operativa? >> Ma l’armistizio la pace presuppone una guerra prima. Questa mi sembra >> avete sgombrato il campo da equivoci e malintesi? >> Eh, non ci sono mai stati né equivoci né malintesi.
Riprenderete concretamente e rilancerete la lotta contro la mafia assieme all’alto commissario Sica. >> Ma continueremo, non riprenderemo. >> È uscito di Pisa? >> No, il giudice Alberto di Pisa sta ancora confrontandosi con i membri del Consiglio Superiore della Magistratura. Si difende, si difende attaccando. >> Disapprovo la gestione dei pentiti e i metodi di indagine inopinatamente adottati nell’ambiente giudiziario palermitano.
Falcone prese contatti e impegni con le autorità americane a titolo Non si sa bene come, concernenti provvedimenti di competenza della Corte d’Appello. emerge la figura del giudice planetario che si occupa di tutto e di tutti, invade le competenze, ascolta i pentiti e non trasmette gli atti alla procura. Una gestione dei pentiti familiare e gravemente scorretta per non usare aggettivi più pesanti.
Falcone portava i cannoli a buscorno. Un rapporto confidenziale, una logica distorta tra inquirente e mafioso. >> 3 ore e 10 di botta e risposta con il comitato antimafia del CSM, poi la solita fuga super scortata. Giovanni Falcone è stato il protagonista dell’ultimo atto dell’istruttoria sul corvo.
Due, i punti centrali della sua audizione. Numero uno, la conversazione telefonica con l’alto commissario Sica sull’identità dell’autore delle lettere anonime. Falcone ha smentito di aver avanzato sospetti diretti su di Pisa. si limitò a confermare la fama di anonimista del presunto corvo. Seconda questione la gestione dei pentiti. Qui il dibattito si è fatto animato.
Ho sempre rispettato la legge, come si può verificare da ogni mio atto, avrebbe detto Falcone. Dopodiché la discussione si è allargata a temi meno incandescenti come gli effetti che produrrà l’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale. I verbali della conversazione con Falcone sono finiti nel dossier dell’indagine sul corvo, insieme alle dichiarazioni rese l’altro ieri dal consigliere istruttore Antonino Meli.
Alla chiusura dell’inchiesta manca ormai solo il formale deposito degli atti. Appuntamento successivo il 28 ottobre. La prima commissione deciderà se avanzare o meno richieste di trasferimento per di Pisa e Aala. Poi il 6 novembre la risposta conclusiva del plenum. Alberto di Pisa viene processato e condannato in primo grado perché un’impronta rinvenuta su una missiva corrisponde in molti punti con la sua.
Ma chi ha proceduto a rilevare le impronte di Alberto di Pisa? Le ha prese Domenico Sica invitandolo a prendere una tazza di caffè. In appello però di Pisa verrà assolto. La prova è giudicata inutilizzabile per via dell’imperizia di chi l’ha raccolta. sia realmente il corvo di Palermo, nome che nasconde in realtà un’entità collettiva, rimane uno dei tanti misteri.
Come dirà proprio di Pisa, un segreto, non un mistero. Bro.
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