Posted in

Il Corvo di Palermo: come Riina Isolò Falcone — I Corleonesi 73

Nel libro Ho ucciso Giovanni Falcone del 2006, dice Giovanni Brusca. Cosa farà Rina? Conoscendolo benissimo, credo che non si pentirà mai perché ha orgoglio da vendere. nello stesso tempo gli piace che le cose vengono a galla per poter dimostrare che sì, lui è un sanguinario, ma è stato anche pilotato, strumentalizzato e che molte cose le ha fatte per fare dei favori ai politici.

"
"

Ricordo che quando uscirono le lettere anonime, quelle del corvo, lui era euforico. Gli piace quando vengono fuori brutte storie e che hanno a che vedere con la mafia e la lotta alla mafia, soprattutto quando lui non c’entra. È fatto così. Fine anni 80. Giovanni Falcone non è amato né dalla mafia né dai suoi colleghi e anche più su.

Era già stato nel mirino di Cosa Nostra all’epoca dell’attentato Chinnici, cui era sfuggito solo perché all’estero, sulle tracce del trafficante Kobakin. Nel periodo del maxi processo aveva vissuto talmente sotto i riflettori da diventare intoccabile, anche perché farlo in quel momento avrebbe voluto dire per la mafia aggravare infinitamente la posizione di chi era sotto giudizio.

Ma ora, dopo la prima sentenza, è tornato nel mirino in un modo diverso. Il suo nome verrà infangato, mascariato. Lui viene additato come un ammalato di protagonismo o sceriffo lo chiamavano il fenomeno, i suoi colleghi, perché perché eh lui era sui giornali, faceva dava le interviste e siccome la la miseria umana esiste e l’invidia fa parte della miseria umana, devo dire chi per invidia, chi perché invece difendeva uno status quanto che non si doveva toccare.

Gennaio 1988, quando Capponnetto decide di trasferirsi, si fa di tutto e di più a Palermo e a Roma per impedire che Falcone possa subentrargli nella direzione dell’ufficio istruzione. Gli specialisti delle carte a posto concludono felicemente l’operazione portando al vertice di quell’ufficio strategico un anziano magistrato tradizionalista assolutamente ostile ai metodi innovativi del pulo antimafia, Antonino Meli.

Anche Shasha coglie l’occasione per colpire l’immagine di Falcone. Con l’elezione di meli, l’ufficio istruzione torna così a impantanarsi nella palude della solita gestione burocratica dei processi, ricorderà Paolo Borsellino in un accorato e memorabile discorso del 25 giugno 92. innestare speculazioni forvianti che questi appunti che sono stati pubblicati dalla stampa sul sole 24 ore dalla giornalista e in questo momento non mi ricordo come si chiama Mil io li avevo letti in vita di Giovanni Falcone.

Sono proprio appunti di Giovanni Falcone perché non vorrei che su questo un giorno potessero essere avanzati dei dubbi. Io condivido questa affermazione di Caponetto. Con questo non intendo dire perché dell’evento criminoso avvenuto a fine maggio, per quanto io ne posso sapere qualche elemento che possa aiutare a ricostruirlo, come ho detto, ne riferirò all’autorità giudiziaria, non voglio dire che cominciò a morire il primo gennaio del nel gennaio del 1988.

è che questo e questa strage del maggio del 1992 sia il naturale epilogo di questo processo di morte. Però quello che ha detto Antonino Caponetto è vero, perché oggi che tutti ci rendiamo conto qual è stata la statura di quest’uomo, ripercorrendo queste vicende della sua vita professionale, ci accorgiamo come in effetti il paese, lo Stato, la magistratura che forse ha più colpe di ogni altro, cominciò proprio a farlo morire il primo gennaio del 1988, se non forse l’anno prima, in quella data che Aurora ha ricordato Luca Orlando,

cioè quell’articolo di Leonardo Scias sul Corriere della Sera che bollava me come un professionista dell’antimafia, l’amico Luca Orlanda come professionista della politica dell’antimafia nella politica. Ma il primo nel gennaio del 1988, quando Falcone solo per continuare il suo lavoro, propose la sua aspirazione a succedere ad Antonino Caponetto, il Consiglio Superiore della Magistratura con motivazioni irrisibili, gli preferì il consigliere Antonino Meli.

ci eravamo tutti resi conto che c’era questo pericolo e a lungo sperammo che Antonino Caponetto potesse restare ancora a passare gli ultimi du anni della sua vita professionale a Palermo. Ma quest’uomo caponetto, il quale rischiava perché è anziano, perché conduceva una vita sicuramente non soppopportabile da nessuno già da anni, il quale rischiava di morire a Palermo perché non avrebbe superato Temevamo che non avrebbe superato lo stress fisico cui da anni si sottoponeva.

A un certo punto fummo noi stessi falcone in testa, pure estremamente convinti del pericolo che si correva così convincendolo. convincemmo riottoso, molto riottoso ad allontanarsi da Palermo. Si aprì la corsa alla successione all’ufficio istruzione del tribunale di Palermo. Falcone concorse. Qualche Giuda si impegnò subito a prenderlo in giro.

M ed il giorno del mio compleanno, il Consiglio Superiore della Magistratura ci fece questo regalo. preferì Antonino Merio, Giovanni Falcone, dimostrando l’altissimo senso delle istituzioni che gli aveva e la sua volontà di continuare comunque a fare il lavoro che aveva inventato e dal quale ci aveva tutti trascinato.

cominciò a lavorare con Antonino Meri nella convinzione che nonostante lo schiaffo datogli dal Consiglio Superiore della Magistratura, egli avrebbe potuto continuare il suo lavoro e continuò a crederlo, nonostante io che ormai mi trovavo in un osservatorio abbastanza privilegiato. perché ero stato trasferito a Marsala e quindi guardavo abbastanza dall’esterno questa situazione, mi fossi reso mi fossi reso conto subito che nel volgere di pochi mesi Giovanni Falcone sarebbe stato distrutto.

Ciò che più mi addolorava era il fatto che Giovanni Falcone sarebbe allora morto professionalmente nel silenzio e senza che nessuno se ne accorgesse. Questa fu la ragione per cui io in un nel corso della presentazione del libro della mafia d’Agridento denunciai quello che stava accadendo a Palermo con un intervento che venne subito commentato da Luca Orlando allora presente dicendo che quella sera l’aria ci sta pesando addosso per quello che era stato detto.

Ma l’elezione di Antonino Meli non è l’unico colpo alla carriera e al prestigio di Giovanni Falcone. Il 5 agosto del 1988 il Consiglio dei Ministri nomina alto commissario antimafia Domenico Sica. è un magistrato di consumata esperienza che ha attraversato gli anni del terrorismo, ha aperto centinaia di inchieste, ma ne ha chiuse poche.

Ricordiamo, ad esempio, l’attentato al Papa e la vicenda Orlandi o le parole di Francesco Pazienza. >> Lui mirava a una sola a una a una sola cassetta. >> Quale? >> Quella di Domenico Sica. Tra l’altro le voglio dire una cosa che non sa quasi nessuno. Quando Sica fu promosso a come si chiamava? >> Alto commissario Alto Commissario antimafia, >> lui lasciò il suo ufficio.

>> Sì. Nel suo ufficio c’era una piccola caverna nel muro con i documenti che lui non metteva nei non metteva nei nei procedimenti m perché gli servivano per altre cose. >> Questa è un’accusa pesante. >> Sica sbarca in Sicilia e con i suoi uomini inizia una sotterranea guerra contro il pool antimafia.

I mafiosi sono i primi a capirlo. Giovanni Falcone comincia ad avere timore, sente, è circondato da troppi nemici. >> La mafia siciliana è capeggiata con non feroce determinazione da un solo patrino, Salvatore Rina, latitante da oltre 20 anni ed ex luogo tenente del boss di Corleone Luciano Ligio. E quanto spiega il giudice istruttore Giovanni Falcone nelle 54 pagine della raffica di mandati di cattura del capitolo italiano dell’operazione Iron Tower.

Rina ha spazzato via a colpi di Kalashnikov, vecchi donne e tradizionali famiglie. Il corto, come lo definiscono in gergo, ma solo al telefono. I mafiosi arrestati a New York nell’operazione Iron Tower. Il Blaz che ha rivelato il retroscena del nuovo assetto della mafia siciliana, Rina il Corto ha in pratica compiuto un vero e proprio colpo di stato all’interno della tradizionale struttura della cupola, il vertice delle cosche.

Read More