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La Nuova Nave Invisibile Senza cui la Marina Militare Italiana Non Può Combattere

Tutti conoscono le porte aerei Cavore Trieste,  i gioielli della nostra Marina Militare,   ma pochi sanno che questi giganti hanno un  nemico implacabile, il consumo di risorse.   Oggi voglio mostrarvi la nave che nessun  media racconta, quella senza cui il Kavour   e il Trieste non possono combattere per più di  tre giorni.

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E vi mostrerò perché con l’Atlante   a Taranto l’Italia ha appena cambiato la sua  postura strategica nel Mediterraneo e oltre.   Se pensate che la forza di una marina si misuri  solo con i cannoni e i missili, beh, nei prossimi   minuti vedrete perché dovrete cambiare idea. La  logistica non è il retrosceno della guerra navale,   è il palcoscenico.

Se volete supportare analisi  come questa, iscrivetevi al canale, attivate   la campanella, mettete un like e condividete  questo video. Aiutateci così a diffonderlo. Ok,   per capire l’importanza di questa nave invisibile,  dobbiamo prima affrontare il nemico più spietato   di ogni forza armata moderna, la logistica.  Napoleone diceva che un esercito marcia sul   suo stomaco.

L’amerao americano chiamato Chester  Nimit, uno degli architetti della vittoria del   Pacifico, fu ancora più diretto. I dilettanti  parlano di tattica, i professionisti parlano di   logistica e nel dominio navale la logistica è  semplicemente tutto. Immaginiamo un gruppo da   battaglia navale. Al centro c’è una porta aerei  come il kavour con le sue quasi 30.000 tonnellate   e una città galleggiante a tutti gli effetti.

attorno a lei una scorta di navi da guerra,   quindi un paio di fregate frem per la caccia  e sottomarini, un caccia torpediniere classe   orizzonte per la difesa aerea e magari un  sottomarino U212 che naviga in silenzio sotto   le onde. Un sistema d’arma formidabile, capace di  controllare centinaia di chilometri di mare e di   cielo, ma questo sistema ha una fame insaziabile.  Partiamo dal carburante.

Una fregata frame,   in condizioni operative normali, consuma tra le  15 e le 20 tonnellate di gasolio navale al giorno.   Una porta aerei come la Kavour, con le sue quattro  turbine a gas che sprigionano quasi 120.000   cavalli di potenza e un’intera ala aerea da far  volare, può tranquillamente superare il doppio   di questo consumo. Ora moltiplichiamo questo dato  per l’intero gruppo da battaglia.

I serbatoi si   svuotano a una velocità impressionante. Poi  ci sono gli aerei. Un caccia F35B non vola   ad aria. Ogni singola missione consuma tonnellate  di carburante avio JP5 e dopo ogni volo gli aerei   devono essere riarmati. Missili, bombe a guida di  precisione. Beh, quelle non si materializzano dal   nulla, vanno stoccati, movimentati e caricati e  le scorte a bordo non sono infinite.

E infine c’è   l’elemento umano. Sulla cavour l’equipaggio base è  di oltre 500 persone, ma con il personale di volo   e magari un contingente di fucilieri della Brigata  San Marco si possono superare le 1200 persone.   Tutte queste persone hanno bisogno di cibo, acqua  potabile e cure mediche.

Parliamo di migliaia di   pasti al giorno. Sommando tutto questo, carburante  per le navi, carburante per i jet, munizioni,   viveri e acqua, si arriva a una conclusione  inevitabile. In uno scenario operativo ad alta   intensità, ogni gruppo navale moderno è legato a  un guinzaio logistico e questo guinzaio limita la   capacità di una marina di proiettare potenza,  di restare in un’area di crisi e di esercitare   un’influenza geopolitica che duri nel tempo.  La storia è piena di esempi.

Durante le guerre   delle Folklad, nel 1982, la Royal Navy Britannica  riuscì a operare a 12.000 km da casa solo grazie a   unenorme flotta di nave ausiliari che crearono  un ponte ininterrotto attraverso l’Atlantico.   Senza di esse, beh, l’operazione sarebbe stata  impossibile. Per decenni anche l’Italia ha   sofferto di questo limite.

Con le vecchie navi di  classe stromboli, onorevoli unità degli anni 70,   la nostra capacità di supporto in mare aperto  era ridotta. Potevamo avere navi da combattimento   modernissime, ma senza una spina dorsale logistica  all’altezza il loro potenziale restava inespresso.   E questo ci porta dritti al cuore della questione.

Come si spezza il guinzaio logistico? Come si   trasforma una flotta potente in una forza davvero  globale e autonoma. La soluzione a questo problema   strategico è stata forgiata in uno dei cantieri  navali più antichi e prestigiosi d’Italia,   Castellammare di Stabia, lo stesso che ha dato  i Natalia alla maestosa portaerierei Trieste. Ma   stavolta l’eroe che emerge dalle acque del Golfo  di Napoli non ha l’aspetto aggressivo di una nave   da guerra, non ha lanciatori di missili a vista,  né un ponte di volo affollato di caccia, è un   gigante d’acciaio delle linee solide e funzionali  e il suo nome è Atlante. Parata nel maggio del

2024 e consegnata ufficialmente alla Marina il  19 dicembre 2025, Nave Atlante, distintivo ottico   A5325 e una LSS acronimo di Logistic Support Chip.  è la seconda unità navale della classe vulcano, la   cui capalasse è in servizio già dal 2021 e insieme  rappresentano il più grande salto in avanti nella   capacità logistica della nostra Marina dalla  fine della seconda guerra mondiale.

A prima   vista i numeri be sono già impressionanti. Lunga  193 m e con un dislocamento a pieno carico di   27.200 12 tonnellate, l’Atalanta è più pesante di  qualsiasi caccia torpediniere o fregata in Europa,   ma il suo vero valore non è nelle dimensioni, ma  in quello che può fare.

La missione dell’Atlante è   tanto semplice da descrivere quanto complessa  da eseguire. Essere una base navale mobile,   un’isola di risorse in mezzo all’oceano, capace  di sostenere un intero gruppo da battaglia per   settimane senza bisogno di toccare terra.  è la nave che permette alle porte aerei e   alle loro scorte di fare il loro lavoro.

Non spara missili, ma rifornisce le navi   che li sparano. Non lancia caccia, ma fornisce  il carburante e le bombe che permettono a quei   caccia di colpire i loro bersagli. Ecco perché  l’Atlante è la vera nave invisibile della flotta.   La sua importanza strategica è immensa, ma  rimane nascosta dietro le quinte, ignorata   dai grandi media che preferiscono le immagini più  spettacolari delle unità da combattimento, ma la   sua esistenza segna la differenza tra una marina  regionale e una marina oceanica.

Ora andiamo a   vedere da vicino cosa sa fare questo straordinario  moltiplicatore di forza. E se pensavate che le   porte aerei fossero impressionanti, aspettate  di scoprire cosa si nasconde nel ventre di   questo gigante. Però cosa cambia concretamente con  l’Atlante in flotta? Beh, cambia tutto e dimostro   perché, nazione per nazione chi non ha una nave  come questa è strategicamente zoppo.

Descrivere   l’Atlante come una semplice nave cisterna sarebbe  come definire una porta aerei una barca con un   ponte piatto. Per capire davvero questa nave  dobbiamo immaginarla come tre complessi sistemi   fusi in un unico scafo. Un benzinaio oceanico,  un supermercato galleggiante e un ospedale da   campo all’avanguardia. Cu dell’Atlante è la sua  capacità di rifornimento in mare, nota come Rus.

Replenishment at sea è una delle manovre più  delicate e pericolose che si possono compiere.   Immaginate due giganti d’acciaio che navigano  a pochi metri l’uno dall’altro a oltre 30 km/h,   mantenendo rotte velocità perfettamente  sincronizzate, spesso con il mare mosso. Da   quattro postazioni di rifornimento, due per lato,  l’Atlante stende cavi e manichette verso le altre   navi creando un ponte flessibile per trasferire  i liquidi.

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