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Nel 1974, una suora sparì durante la processione— 50 anni dopo, trovano il suo sandalo in una botola

Montepulciano, Toscana, 16 luglio 1974. Le campane della chiesa di San Biaggio risuonavano per le stradine di pietra di Montepulciano annunciando l’inizio della processione più importante dell’anno. Era la festa della Madonna del Carmine e l’intera città si preparava per celebrare con devozione e solennità.

Suor Maria Benedetta Santini, una donna di 32 anni dal volto dolce e gli occhi azzurri come il cielo toscano, sistemava con cura il velo bianco che le incorniciava il viso. Era arrivata al convento delle Clarisse solo tre anni prima, ma aveva già conquistato il cuore di tutti con la sua gentilezza e dedizione.

Nata a Firenze da una famiglia di mercanti, aveva scelto la vita monastica dopo una profonda crisi spirituale seguita alla morte prematura del fidanzato in un incidente stradale. Suor Maria Benedetta è pronta. Le chiese madre superiore a Giuseppina, una donna austera, ma dal cuore grande che guidava il convento da quasi 20 anni.

“Sì, madre, ho preparato i fiori per la statua della Madonna, come da tradizione”, rispose la giovane suora indicando il cesto intrecciato pieno di rose bianche e girasoli che aveva raccolto all’alba nel giardino del convento. La processione iniziava sempre dalla piazza principale, dove si radunava tutta la comunità.

Quell’anno la partecipazione era particolarmente numerosa. Oltre 300 persone tra fedeli, curiosi e turisti che affollavano le strade medievali. Il corteo doveva attraversare tutto il centro storico, passando per via di Gracciano, via Dell’Opio, fino ad arrivare alla chiesa di Sant’Agostino, dove si sarebbe tenuta la benedizione finale.

Don Francesco Alberti, il parroco sessantenne dalla barba grigia e lo sguardo penetrante, impartiva le ultime istruzioni ai partecipanti. Era un uomo rispettato in città, conosciuto per la sua cultura e per il suo impegno sociale. Accanto lui, il sindaco Giulio Marchetti, un uomo robusto sui 50 anni, salutava i cittadini con il suo caratteristico sorriso largo.

Quest’anno la processione sarà particolarmente significativa dichiarò don Francesco alla piccola folla riunita. Preghiamo insieme per la pace nel mondo e per la protezione della nostra comunità. Tra la folla spiccavano alcuni volti noti. C’era Pietro Rossi, il fotografo del paese che non perdeva mai l’occasione di immortalare gli eventi importanti.

La signora Elena Bianchi, proprietaria della farmacia centrale, sempre elegante nei suoi vestiti scuri, e Marco Santori, un giovane archeologo che da qualche mese stava conducendo degli scavi nei dintorni della città per conto dell’Università di Siena. Suor Maria Benedetta prese il suo posto nel corteo insieme alle altre quattro suore del convento.

Il suo compito era quello di spargere i petali di rose lungo il percorso, un gesto simbolico che rappresentava la purezza e la devozione alla Madonna. I suoi sandali di cuoio marrone, semplici ma resistenti, battevano ritmicamente sui ciottoli delle strade antiche. La statua della Madonna del Carmine, alta quasi 2 metri e decorata con gioielli donati dalle famiglie più facoltose della città, veniva portata a spalla da otto uomini vestiti di bianco.

L’aria era carica di incenso e del profumo dei fiori, mentre i canti sacri riecheggiavano tra i palazzi rinascimentali. Che bella giornata per la processione”, commentò la signora Bianchia al marito, ammirando il sole che filtrava tra le nuvole sparse. “Sì, sembra che anche il cielo benedica la nostra Madonna”, rispose lui alzando lo sguardo verso l’azzurro intenso.

Il corteo procedeva lentamente, permettendo a tutti di partecipare con raccoglimento. I bambini lanciavano petali dalle finestre dei palazzi, mentre gli anziani seguivano da dietro, sostenendosi ai bastoni e recitando il rosario. L’atmosfera era di profonda spiritualità e comunità. Suor Maria Benedetta sembrava particolarmente concentrata in preghiera.

Alcuni testimoni ricordarono in seguito di averla vista molto raccolta, quasi assorta in una dimensione mistica. I suoi passi erano leggeri ma sicuri e di tanto in tanto alzava lo sguardo verso la statua della Madonna con un’espressione di intensa devozione. “Guarda come prega intensamente quella giovane suora”, sussurrò la signora Marchetti al marito sindaco.

“Si vede che ha una fede profonda. È suor Maria Benedetta”, rispose il sindaco. “Una brava ragazza, sempre disponibile ad aiutare chi ha bisogno.” Il convento ha fatto bene ad accoglierla. Quando il corteo raggiunse via Dell’opio, la strada più antica del centro storico, caratterizzata da edifici medievali e piccole botteghe artigiane, l’atmosfera divenne ancora più solenne.

Era qui che, secondo la tradizione, la Madonna aveva compiuto il primo miracolo nel X secolo guarendo una bambina dalla peste. Suor Maria Benedetta continuava a spargere i petali con gesti delicati e misurati. La sua presenza era notata da molti. Era impossibile non accorgersi della sua grazia naturale e della serenità che emanava.

Vestita del semplice abito marrone delle Clarisse, con il cordone bianco alla vita e il velo che le copriva i capelli castano chiaro, rappresentava l’immagine perfetta della santità femminile. Il fotografo Pietro Rossi la immortalò in diversi scatti, catturando la sua concentrazione e devozione. Quelle fotografie sarebbero diventate, di lì a poco, documenti fondamentali per ricostruire gli ultimi momenti in cui Suor Maria Benedetta fu vista.

Man mano che la processione avanzava, il sole iniziava a calare, creando giochi di luce e ombra sui muri di pietra antica. I canti si facevano più intensi, accompagnati dal suono delle campane che riecheggiava da tutte le chiese della città. Era uno di quei momenti magici che rendevano Montepulciano un luogo speciale, dove il sacro e il profano si fondevano in un’unica esperienza di bellezza.

Nessuno poteva immaginare che quella processione apparentemente serena stesse per trasformarsi nel teatro di un mistero che avrebbe segnato per sempre la storia della piccola città toscana. Montepulciano, 16 luglio 1974, ore 18:30. Il corteo aveva appena svoltato l’angolo di via del Teatro, dirigendosi verso la salita che portava alla chiesa di Sant’Agostino, quando accadde l’impensabile.

In quel punto la strada si biforcava, a sinistra continuava la via principale, mentre a destra si apriva un piccolo vicolo che conduceva gli orti dietro il convento. Suor Maria Benedetta camminava al centro del gruppo delle religiose tra Suor Anna e Suor Caterina, quando improvvisamente sembrò fermarsi. Madre superiore a Giuseppina, che guidava il gruppo poco più avanti, si accorse del movimento e si voltò.

“Maria Benedetta, che succede?”, chiese notando che la giovane suora aveva lo sguardo fisso verso il vicolo laterale. “Madre, ho sentito, credo di aver sentito qualcuno chiamare aiuto”, rispose Suor Maria Benedetta con voce incerta indicando la direzione del vicolo buio. Le altre suore si fermarono tendendo l’orecchio.

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