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Nel 1979, una suora sparì in un convento ligure— 45 anni dopo, scoprono il suo velo tra vecchi abiti

Monterosso Alto, Liguria, ottobre 2024. Il piccone di Giacomo Martinelli si fermò di colpo contro qualcosa di inaspettato. L’operaio genovese, incaricato dei lavori di ristrutturazione del convento di Santa Chiara, si asciugò il sudore dalla fronte e chiamò il suo collega. Marco, vieni qua.

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C’è qualcosa di strano dietro questo muro. Il convento arroccato sulle colline che dominano la Riviera di Levante era stato fondato nel 1623 dalle suore Clarisse. Ora, dopo anni di declino e con solo quattro suore anziane rimaste, l’arcidiocesi di Genova aveva deciso di restaurarlo per trasformarlo in un centro di spiritualità moderna. Marco Rossi avvicinò illuminando con la torcia la crepa che Giacomo aveva aperto nell’intonaco.

“Sembra una porta murata”, mormorò. Potrebbe essere una vecchia cantina. Madre superiore a Caterina, una donna di 70 anni dai capelli bianchi e gli occhi ancora vivi, si avvicinò al rumore. “Che cosa avete trovato?” “Reverenda madre! Dietro questo muro c’è uno spazio vuoto, dobbiamo procedere.” Suor Caterina esitò.

In 40 anni di vita conventuale aveva imparato che i vecchi conventi custodivano sempre segreti. “Procedete con cautela” disse infine tre ore dopo il muro cedette completamente. L’aria che uscì dalla stanza sigillata sapeva di muffa e di qualcosa d’altro, qualcosa di dolciastro e inquietante. La torcia di Marco illuminò un piccolo ambiente di circa 3 m4.

Scaffali di legno marcio reggevano ancora alcuni oggetti: candele consumate, libri dal dorso illeggibile e in fondo, appeso un gancio arrugginito, un mucchio di tessuti scuri. “Sono vecchi abiti”, disse Giacomo avvicinandosi, probabilmente vestiti delle suore di un tempo. Ma quando Marco sollevò delicatamente il primo capo, qualcosa scivolò sul pavimento di pietra.

Era un velo nero, ancora in buone condizioni, nonostante gli anni. Su un angolo ricamato in filo dorato quasi invisibile c’era un nome, Margherita Colombo. Suor Caterina Impallidì. Conosceva quel nome, l’aveva sentito sussurrare dalle suore più anziane, sempre con una strana reticenza, come se portasse con sé un peso che non doveva essere condiviso.

“Dovete fermare i lavori”, disse con voce tremula. “e dovete chiamare i carabinieri”. Marco e Giacomo si guardarono perplessi. “Reverenda madre è solo un vecchio velo”. No, la interruppe Suor Caterina stringendo tra le mani il rosario. Quello è il velo di Suor Margherita e lei è scomparsa da questo convento il 15 novembre 1979.

Non è mai stata ritrovata. Il silenzio che seguì fu rotto solo dal vento che soffiava tra i cipressi del cimitero conventuale. Dopo 45 anni il mistero di Suor Margherita Colombo stava per essere riaperto. Quella sera, mentre i carabinieri di Rapallo transennarono l’area, Suor Caterina si chiuse nella sua cella e aprì il vecchio registro delle suore.

Con mano tremula trovò la pagina che cercava. Suor Margherita Colombo, nata a Genova il 3 marzo 1950, entrata nel convento il 12 settembre 1975, scomparsa il 15 novembre 1979, nessuna traccia ritrovata. Sotto, con una grafia diversa e più nervosa, qualcuno aveva aggiunto che Dio l’abbia in gloria. Alcuni segreti devono rimanere sepolti.

16 novembre 1979, il giorno dopo la scomparsa. 45 anni prima, l’alba del 16 novembre 1979 era sorta pallida e fredda sulle colline liguri. Madre superiore Agnese, una donna severa dal volto scavato, camminava nervosamente nel chiostro del convento. Le sue scarpe di cuoio battevano un ritmo irregolare sui mattoni consumati dal tempo.

Suor Francesca chiamò verso una giovane suora che stava annaffiando le rose ormai sfiorite. Avete visto Suor Margherita stamattina? Suor Francesca, una donna di 30 anni dai lineamenti delicati, si voltò con espressione preoccupata. No, madre, non era presente alle lodi delle 5. Ho pensato fosse indisposta e a prima colazione nemmeno. Il suo posto era vuoto.

Madre Agnese strinse le labbra. Suor Margherita era sempre stata una religiosa esemplare, mai un ritardo, mai una mancanza. 29 anni, nata in una famiglia borghese genovese, aveva abbracciato la vita conventuale con una dedizione che a volte sembrava quasi fanatica. “Andate a controllare la sua cella”, ordinò.

Suor Francesca salì le scale di pietra che portavano al primo piano dove si trovavano le celle delle suore. La porta di suor margherita era socchiusa. Dentro tutto era in ordine, il letto fatto, l’abito di ricambio appeso all’armadio, il breviario sul tavolino. Solo una cosa mancava, il velo. Madre disse suor Francesca tornando nel chiostro.

La sua cella sembra normale, ma non c’è il velo e c’è altro. Cosa? Sul tavolino c’è un foglio con una scritta. Dice: “La verità non può rimanere sepolta per sempre. Perdonatemi. Madre Agnese sentì un brivido correrle lungo la schiena. Si diresse rapidamente verso la cella di Suor Margherita, seguita da Suor Francesca ed altre due suore che avevano sentito la conversazione.

Il biglietto era lì, scritto con la calligrafia ordinata di Suor Margherita, ma c’era qualcosa di strano nell’inchiostro, come se fosse stato vergato in fretta con mano tremula. “Dobbiamo chiamare i carabinieri”, disse Suor Lucia, “la più anziana della comunità”. No, la fermò seccamente madre Agnese. Prima dobbiamo controllare tutto il convento.

Potrebbe essere, potrebbe essere accaduto qualcosa. Le quattro suore si divisero per perquisire ogni angolo del convento. Cercarono nella chiesa, nella biblioteca, nei magazzini, perfino nelle cantine. Nessuna traccia di Suor Margherita. Fu suor Francesca a notare per prima la porta del giardino posteriore.

Era socchiusa, cosa insolita perché veniva sempre tenuta chiusa a chiave. Il cancello che dava sui sentieri della collina era spalancato. “Potrebbe essere scappata”, sussurrò Suor Lucia. Una suora non scappa, replicò duramente madre Agnese. Potrebbe essere stata, potrebbe essere accaduto qualcosa. Ma nel cuore sapeva che non era vero.

Suor Margherita aveva scoperto qualcosa, qualcosa che l’aveva turbata profondamente, qualcosa che riguardava il convento e che non avrebbe mai dovuto sapere. Quella sera, quando finalmente chiamarono i carabinieri, madre Agnese omise di riferire un dettaglio importante. La mattina del 14 novembre, il giorno prima della scomparsa, aveva sorpreso Suor Margherita mentre usciva dalla cantina con un’espressione sconvolta.

Quando le aveva chiesto cosa stesse facendo, la giovane suora aveva risposto con voce tremula: “Madre, ho trovato qualcosa che non dovrebbe esistere”. Ma quando madre Agnese aveva chiesto di più, Suor Margherita era scappata via rifiutandosi di parlare. Il maresciallo Bertolini dei Carabinieri di Rapallo era un uomo pratico.

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