L’agente Antonino Agostino e la moglie Ida Castellucci di appena 20 anni sono stati assassinati dentro la loro casa. Il comando ha atteso che i coniugi arrivassero nella piccola abitazione in parte ancora in costruzione, poi hanno sparato moltissimi colpi attraverso il portone. La gente è morto subito. La ragazza è stata soccorsa e trasportata all’ospedale di Carini, ma vi è giunta cadavere.
>> 189 il 5 agosto mi hanno ucciso mio figlio, mia nora. e il bambino che portavano in Grem. Mio figlio era un semplice polizzotto, un semplice polizzotto perché amava la giustizia, ha giurato fedeltà alla bandiera italiana, alla nostra costituzione italiana. Anni 60, Rapallo. Alberto Stefano Volo, futuro appartenente a terza posizione di professione insegnante, vive qui.
Qui dove ha sede una struttura operativa di Gladio. Polo, divenuto poi collaboratore di giustizia dal 67 all’80, avrebbe fatto parte, a suo dire, della struttura cosiddetta melograno, appartenente ad una fantomatica Universal Legion, organismo inserito nell’ambito dell’operazione di guerra non ortodossa denominata internazionalmente Stay Behind.
All’interno di Gladio Volo avrebbe avuto l’incarico di addestratore della cellula di Savona, città in cui si era trasferito proveniente da Venezia. La sua attività di copertura era quella di commerciante di preziosi. L’importanza di Genova e di Savona era legata ai porti, centro nevralgico per l’attività logistica in caso di invasione da parte di paese straniero e la costituzione della cellula di Savona coincise con il verificarsi di una serie di attentati il cui esito fu disastroso sia per i danni cagionati alle persone che per il clima di tensione instaurato.
Ad introdurre volo nell’organizzazione sarebbe stato, sempre al dire del volo Giuseppe Insalaco, colui che negli anni sarebbe divenuto prima sindaco di Palermo per pochi mesi e poi vittima della mafia. E possessore si scoprirà fra i suoi oggetti dopo la morte di un tesserino del Sisde. Tutto parte dalle indagini svolte da Falcone sul delitto Mattarella.
Falcone aveva chiesto e ottenuto la collaborazione del noofascista con Cutelli e attraverso le sue confidenze aveva riempito pagine e pagine di quaderni. Con Cutelli si era trasferito da giovane con la famiglia in Sicilia, militando prima nel fronte nazionale di Borghese, quindi nel Fuan e in ultimo in ordine nuovo. Falcone era certamente convinto di aver trovato una pista coerente sul legame omicidio Mattarella NAR.
Lo aveva detto in commissione, >> il problema di maggiore complessità per quanto riguarda l’omicidio Mattarella deriva dall’esistenza di indizi a carico di esponenti della destra eversiva. Quindi un’indagine estremamente complessa perché si tratta di capire se e in quale misura la pista nera sia alternativa rispetto a quella mafiosa oppure si compenetri con quella mafiosa, il che potrebbe significare altre saldature e soprattutto la necessità di rifare la storia di certe vicende del nostro paese anche da tempi assai lontani. Su quella pista era
stato messo dalle dichiarazioni di Cristiano Fioravanti, il quale aveva asserito che il fratello aveva ucciso un politico siciliano per ottenere in cambio, la liberazione, si legga fuga dello stesso Concutelli dal carcere. Per questi particolari vi rimando agli specifici video sull’omicidio Mattarella.

Concutelli non era solo il capo dell’ala militare di Ordine Nuovo. Falcone aveva scoperto l’affiliazione di Concutelli alla loggia Camea, di cui faceva parte anche Angelo Sinino e frequentata anche da Roberto Calvi. E per questo vi rimando invece al video sulla vita di Stefano Bontade e sul suo rapporto con la massoneria. Grazie ai nuovi elementi investigativi, Falcone era riuscito a far imprimere all’inchiesta Mattarella.
Fino a quel momento rimasta ferma una nuova spinta. Come è accaduto per Massimo Carminati, il quotidiano Repubblica riporta come il 28 marzo e il 18 maggio 89 il pentito di destra volo sarebbe stato ascoltato dal giudice istruttore Giovanni Falcone nell’ambito delle indagini sui delitti Pieranti Mattarella, Michele Reina e Pio La Torre.
Nelle sue dichiarazioni l’ex terza posizione avrebbe confermato che ad uccidere il presidente della regione sarebbero stati dei killer neofascisti. A scortare volo al Palazzo di Giustizia di Palermo sarebbe stato l’allora commissario Elio Antinoro e tra i membri della scorta vi sarebbe stato anche l’agente Nino Agostino.
Gli inquirenti avevano in programma di emettere nuovi mandati di cattura nei confronti di alcuni esponenti della galassia neofascista. Sempre a Pino Arlacchi Falcone dirà che il caso Mattarella è un morobis e proprio Totori, molti anni dopo intercettato in carcere tornerà sulla figura di Concutelli, massone vicino a Bontate.
Agostino avrebbe in seguito raccontato a un suo collega di far parte dei servizi e di essere impegnato in un’operazione di cattura di latitanti. A tal proposito, il cronista Sandro Tito, già al quotidiano Calabria e allora, morto il 21 marzo 2000, ha lasciato degli appunti datati 1998 dove c’è scritto: “Alcune visite fatte dall’allora dirigente del commissariato San Lorenzo Elio Antinoro alla scuola Alfieri per parlare con Alberto Stefano Volo, il preside estremista di destra.
Ad accompagnarlo, precisava Tito riferendo la testimonianza di una bidella della scuola, era proprio l’agente Nino Agostino. Sull’attendibilità del volo e sulla credibilità che Falconne gli attribuiva si è dibattuto e si continua tutt’oggi. Di certo quegli incontri ci sono stati. Di certo Falcone stava verificando.
Di certo Volo parlava di Gelly come mandante dell’omicidio Mattarella e di Fioravanti come uno degli esecutori. Volo aveva per certo conosciuto Fioravanti nell’ambito del tentato progetto di far evadere con Cutelli che Fioravanti aveva portato avanti insieme a Mangiameli, amico del volo. Quindi, a prescindere che il volo fosse un millantatore o meno, di certo sono provate le sue conoscenze nell’ambito della destra estrema e quello che conta non è che Falcone credesse o meno a volo. E qui bisognerebbe chiedersi dove
sono finiti i nastri di quei colloqui. Qui conta che Volo fosse stato interrogato da Falcone dopo Concutelli e Carminati, che fosse presente Agostino e che la data sia così vicina agli avvenimenti seguenti. Stefano Alberto Volo è il migliore amico di Francesco Mangiameli. Quello che Volo alla fine verbalizza con Giovanni Falcone in estrema sintesi è questo, che lui ha saputo da Mangiameli che l’omicidio di Pers Santi Mattarella è stato realizzato da Fioravanti e da Cavallini, che questa decisione nasce da una volontà
politica e massonica che lui ascrive direttamente in quei verbali alla volontà di Liceogelli, di arginare definitivamente l’apertura a sinistra della Democrazia Cristiana e di interrompere quel nuovo tentativo di riprendere il vecchio discorso lasciato tragicamente in sospeso con il sequestro Moro. Dalle agende di Falcone emergono in quei mesi una serie di appuntamenti che sono il focus dell’attività investigativa di quel periodo.
L’11 marzo Falcone scrive prendere documentazione per Concutelli. 6 marzo 89, Atti Palazzolo, omicidio Mattarella, riferendosi a Vito Palazzolo, riciclatore della mafia in Svizzera e in stessa data scriverà su un’altra agenda indagine sulla massoneria per Insalaco. 21 aprile, collaborazione di volo. 18 maggio 89.
E qui segnata la visita di Falcone a volo con la probabile presenza di Nino Agostino. 16 agosto. Far venire il dottor Fassari volo. 21 giugno 89 è il giorno dell’attentato fallito alladda. Per tutti i collaboratori di giustizia ad attuarlo sono stati Antonino Madonia e Vincenzo Galatolo. 23 giugno 1989. Due giorni dopo l’attentato, Falcone è a Roma e segna sulla sua agenda con Cutelli.
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25 giugno 1989. Secondo il padre di Nino Agostino, il figlio in tale data, gli avrebbe riferito che non poteva più circolare con la sua macchina, lasciando intendere di sentirsi in pericolo. Il 20 giugno del 1989 accade a Palermo, incontrata noi in siciliano a Daora, un fatto eclatante, un fatto eclatante che hanno fatto un fallito attentato alla Davora di Falcone, il giudice Falcone, perché lui doveva morire nell’89.
Mio figlio, possibilmente è così, per come dico io, ha scoperto il famoso borsone con 58 candelotte di dinamiti. mio figlio che andava lì per caso a pescare quel giorno, come appena che ha visto quello scenario di quei cannelotte che c’erano appostati sulla scogliera, immediatamente è ritornato su che c’è una salita abbastanza rigida, si è preso la sua macchina e andò a denunziare sicuramente in qualche commissariato perché allora non è che c’erano i telefonini, la tecnologia che c’è oggi.
Questo non non c’era la possibilità, un semplice agente o puramente altri non ce l’avevano e sono hanno sicuramente a denunziare questo fatto. Questo fatto praticamente lui sicuramente ha compreso che l’ha detto alla persona sbagliata e questa e lì sono entrati i dubbio di mio figlio. Mio figlio si doveva sposare il primo luglio del 1989.
verso il giorno 25, ehm giugno dello dell’89, mio figlio mi dice: “Papà, io con la mia macchina non posso più circolare”. E io gli dico “Perché, Nino?” Lui sapendo che io soffriva di depressione alta, soffrivo di come si chiama? Lui m’ha detto, dice “Papà”, dice “non ti preoccupare che non è successo nulla”.
Non è successo nulla e se ne andò. Primo luglio 1989, Nino Agostino si sposa con Ida Castelluccio e parte per il viaggio di nozze in Grecia. Al suo amico e testimone di nozze Francesco Lupo dice: “Sto facendo qualcosa di importante di cui a breve leggerai sui giornali”. 10 luglio 1989. Secondo il padre di Nino Agostino, a casa sua si recano due uomini che cercano del figlio, il quale non è ancora tornato dal viaggio di nozze.
Uno dei due ha un viso particolare, una faccia da mostro. sono sposati il primo luglio del 1989 e sono andati in Grecia a Biaggio di nozze. Questo giorno 10 luglio del 1989 vengono due personaggi a cercarlo a mare dove noi avaggiavamo quei 4 mesi d’estate e entrano due personaggi un personaggio a mare dentro dove che noi abitavamo senza chiedere permesso, senza chiedere nulla è entrato questa persona.
È entrato, dice c’è suo figlio e gli ho detto detto io chiedi due figli. dice il polizzotto no, non c’è il polizzotto non c’è. E lui se va a ritornare per andare in fuori. Quando andò per per mettere se metto sulla strada io lo raggiungo e gli dico “Scusa, ma lei chi è?” che io volevo sapere chi era che quello che cercava mio figlio.
Si gira una persona a cavalluccio della motocicletta e io la descrivo e l’ho descritto tante tante volte come una faccia da mostro. Mi dovete credere? aveva tutta la faccia martellata come se avesse il vaiolo. E io fra di me e me ho detto se questo è un poliziotto svengono sicuramente i malviventi quando prendono come e questi se ne sono andati.
>> 5 agosto 1989. La sera di quel 5 agosto 89 presso la residenza estiva della famiglia Agostino, sita in Villa Grazia di Carini è previsto il festeggiamento del 18º compleanno di Flora Agostino, sorella dell’agente di polizia. Antonino Agostino, proprio al fine di partecipare a quel festeggiamento in onore della sorella, aveva chiesto di prestare servizio dalle 7:00 alle 14:00, anticipando il proprio turno di lavoro di quel giorno che originariamente era previsto dalle 19 alle 24.
Il collega che la mattina del 5 agosto prestò servizio insieme all’Agostino, riferì che questi era apparso più preoccupato del solito e sempre quella mattina Vincenzo Agostino, padre di Antonino, aveva rinvenuto la propria automobile con tre ruote forate. Spletato il turno lavorativo dalle ore 7:00 alle ore 14. Agostino aveva fatto rientro alla propria abitazione in Altofonte per poi recarsi insieme alla moglie Ida Giovanna Castelluccio alla residenza estiva di Villagrazia di Carini.
Quando i due coniugi giunsero presso la residenza di Villagrazia di Carini, in quella erano presenti i genitori di Antonino, le sorelle di questi, il fratello Salvatore e il fidanzato di una delle sorelle. I coniugi, dopo aver salutato i congiunti, si recano a piedi presso una vicina abitazione per salutare una zia.
Dopo una decina di minuti, sempre a piedi, stanno per far rientro presso l’abitazione, ma giunti in prossimità del cancello, vengono raggiunti alle spalle da due sicari a bordo di una moto che esplodono diversi colpi d’arma da fuoco colpendo a morte entrambi. L’omicidio avviene tra le ore 19:40 e le 19:45. I familiari presenti, subito accorsi tentano di soccorrere Ida a Castelluccio perché constatano che la stessa respira ancora.
La donna trasportata all’ospedale di Carini vi giunge tuttavia priva di vita. Tra l’altro stava aspettando un figlio e pare che mentre Nino Agostino fosse a terra abbia gridato ai suoi interlocutori: “Io so chi siete!” Nino Agostino era ancora a terra quando a suo padre Vincenzo viene consegnato al suo portafoglio e lì dentro viene trovato un biglietto.
Se mi succede qualcosa andate a guardare nell’armadio della mia stanza da letto. quando hanno ucciso mio figlio la sera stesso lì per lì hanno fatto la perquisizione sul cadavere e mi hanno portato il portafoglio. Quando mi hanno portato il portafoglio io l’ho scagliato contro il muro con rabbia e contro il muro esce un biglietto dove che se mi succede qualcosa andate a guardare dentro il mio armadio.
Sono andato a guardare dentro l’armadio e hanno detto a mia figlia Flora, la più piccola, abbiamo trovato, possiamo andare? Sono andato. A chi l’hanno consegnato questo dossier che portava mio figlio nell’armadio? Perché c’è stato questo depestaggio de 22 anni? La notte della morte di Antonino Agostino e della moglie, alcuni ignoti uomini dello stato riescono ad entrare nell’abitazione dei coniugi defunti e fanno sparire gli appunti.
Agli atti dell’inchiesta non c’è niente del materiale sequestrato in quell’armadio. Come non c’è il resoconto di un lungo interrogatorio del padre di Nino Agostino nell’estate dell’89, quello dove riferiva di aver visto un uomo con la faccia da mostro che cercava suo figlio una ventina di giorni prima che fosse ucciso.
Quella testimonianza di Vincenzo Agostino è stata inghiottita nel buio. Non ce n’è traccia in un solo atto della corposa inchiesta sull’uccisione del poliziotto. >> Ho sempre descritto com’era questo individuo. Quando uno è libero dal servizio che è con la propria famiglia, si è tranquilli, spensierati e arriva il colpo mortale. >> E la gente Agostino credeva nel proprio lavoro.
L’ultimo giorno l’ho visto, cioè il giorno in cui l’hanno ucciso. La mattina ho fatto la mattina, mi ha salutato tranquillamente, sorrideva, era contento. Gli ho fatto l’uguri, gli auguri perché si era sposato da da pochissimo, se era andato in Grecia. >> 10 agosto 1989. Ai funerali di Antonino Agostino e Ida Castelluccio, tenutosi il 10 agosto 89, sono presenti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Lo stesso Falcone dirà a un amico commissario pure presente al funerale, io a quel ragazzo gli devo la vita. Secondo il commissario Saverio Montalbano che lo accompagnò, Falcone in quell’occasione gli disse: “Questo è un omicidio contro di me e contro di lei.” >> Vedo nei funerali di mio figlio Giovanni Falcone. Allora è Borsellino. è tutto un’autorità, un’autorità che allora gli hanno fatto i funerali di stato a mio figlio e a mia nora.
Ora io mi domando e mi chiedo a me e lo chiedo principalmente a chi di competenza. Lo chiedo, mi faccio una domanda a me stesso, a chi di competenza? Come mai uomini così potenti, uomini così di una certa, come si chiama? Allora Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano i funerali di mio figlio. Alla camera ardente di mio figlio è venuto Giovanni Falcone e Giovanni Falcone ha detto queste testuale parole: “Io devo la vita queste due bare che sarebbe quella di mia nore e mio figlio.

” 11 agosto 89 all’Ansa di Palermo arriva una telefonata anonima. Dunque, scrivete questo messaggio dopo Mondo e Agostino. Ora c’è Montalbano. Natale Mondo, vittima anche lui di mafia, lo abbiamo già incontrato. Montalbano dirige in cui lavorava Agostino. 12 agosto 89. Un’altra telefonata anonima ai carabinieri.
Chi sono? Non ha importanza. Avvisate Sica che a installare il tritolo presso la villa di Falcone è stato il poliziotto ammazzato a Villa di Carini. Non è uno scherzo. La pista passionale come causa dell’omicidio emerge per la testimonianza di Guido Paulilli, collega ed amico di Nino Agostino. avrebbero trovato un paio di cartelle scritte a mano in cui Agostino avrebbe confessato di essere stato fidanzato con la figlia di un mafioso che avrebbe dovuto sposare prima di diventare poliziotto proprio nella zona della famiglia di
quel mafioso, un doppio sgarro che avrebbe portato, secondo la polizia, all’omicidio. La pista è sostenuta con veemenza da Arnaldo La Barbera, capo della mobile. La cosiddetta pista Aversa, alimentata dal ritrovamento di alcune notazioni e bigliettini con il riferimento a quella ex fidanzata e ai suoi familiari, era assolutamente forzata e irrazionale, non solo perché molti di quegli appunti erano stati scritti ben 6 anni prima del delitto, ma anche perché il contenuto in cui si manifestano i timori sembra non
avere elementi significativi. >> >> 28 dicembre 1989 la polizia arresta Antonino Madonia in un appartamento di via Mariano D’Ameglio, nel quale viene ritrovato un libro mastro delle estorsioni recapitato a circa 150 imprenditori. La lista include i nomi di autosaloni, boutique, ristoranti e piccole fabbriche, le cui estorsioni variano dalle 150.
000 lire a 7 milioni di lire. Nessuno di coloro i cui nomi erano riportati nella lista degli estorti aiuterà gli investigatori ad individuare l’identità degli estorsi. Da allora Nido Madonia si trova in carcere dove deve scontare una serie di condanne all’ergastolo. Ma di questo arresto parleremo nella prossima puntata.
>> Ci costringono ad andare noi a chiedere questa limosena di verità. Se lo stato non ce lo dice, dobbiamo andare dalla mafia a chiederci questa verità. เฮ
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