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TOTO CUTUGNO: L’idolo del pubblico e la triste verità degli ultimi anni

Milano, 9 agosto 2023, ore 7 del mattino. In un ospedale della periferia nord un uomo di 80 anni spira silenziosamente. Non ci sono telecamere, non ci sono fan in lacrime, non c’è il circo mediatico che ci si aspetterebbe per la morte di una delle voci più famose della musica italiana.

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Solo sua moglie Carla che gli tiene la mano e un infermiere che registra l’ora del decesso. Salvatore Cutugno, conosciuto da tutti come Toto, l’uomo che ha fatto cantare l’italiano a milioni di persone in tutto il mondo, se ne va nell’anonimato più totale. Ma perché? Perché l’artista che aveva riempito stadi, vinto festival, conquistato l’Europa, muore in questo modo così dimesso, quasi nascosto.

La verità è che gli ultimi anni di Toto Coutunho sono stati molto diversi da quello che il pubblico immaginava. Dietro il sorriso sempre presente, dietro le apparizioni televisive occasionali, si nascondeva un uomo malato, deluso, quasi dimenticato dal mondo dello spettacolo che aveva servito per oltre 50 anni.

un uomo che aveva visto la sua fortuna evaporare, le sue proprietà vendute una dopo l’altra, i suoi sogni infranti. Ma c’era anche qualcosa di più oscuro, una battaglia legale segreta, una malattia tenuta nascosta il più a lungo possibile e una verità sulla sua morte che la famiglia ha cercato di proteggere.

Cosa è successo veramente a Toto Cutugno negli ultimi anni della sua vita? Perché l’uomo che aveva guadagnato milioni è morto quasi povero? E qual è il segreto che sua moglie Carla custodisce gelosamente? Un segreto che potrebbe cambiare il modo in cui ricordiamo uno degli artisti più amati della canzone italiana. Salvatore Coutugno nasce a Fosdinovo, un piccolo paese della Lunigiana in provincia di Massacrara, il 7 luglio 1943, ma la sua famiglia si trasferisce presto alla Spezia, dove Toto trascorre l’infanzia e l’adolescenza.

Suo padre è un marinaio della Marina Militare, raramente a casa, spesso in mare. Sua madre fa la sarta per arrotondare. Sono una famiglia modesta, dignitosa, dove il denaro è sempre poco, ma non manca mai il necessario. Fin da piccolo Toto mostra un talento naturale per la musica. Impara a suonare la batteria da autodidatta, poi il pianoforte, poi la chitarra.

Ha un orecchio straordinario. Riesce a riprodurre qualsiasi melodia dopo averla ascoltata una sola volta. A 14 anni forma il suo primo gruppo musicale con alcuni compagni di scuola. Suonano alle feste di paese, ai matrimoni, nelle balere. Guadagnano poco, ma per Toto è il paradiso. Fare musica è l’unica cosa che lo fa sentire vivo.

A 18 anni, nel 1961, Toto prende una decisione che cambierà la sua vita, lascia la Spezia e si trasferisce a Milano. Ha pochi soldi in tasca e un sogno grande, come una casa diventare un musicista professionista. I primi anni sono durissimi. Dorme in pensioni di infima categoria, mangia una volta al giorno, lavora come cameriere di giorno e suona nei locali la sera, ma non si arrende mai.

Ha una determinazione feroce, una fame di successo che lo spinge avanti nonostante tutte le difficoltà. Nel 1964 entra a far parte degli Albatros, un gruppo musicale che ha un discreto successo nelle balere del Nord Italia. È qui che Toto comincia a farsi un nome come musicista versatile, capace di suonare qualsiasi strumento, ma soprattutto comincia a scrivere canzoni.

Ha un talento naturale per le melodie orecchiabili, per i ritornelli che restano in testa e comincia a sognare di diventare non solo un musicista, ma un cantautore. Nel 1966 a 23 anni Toto incontra la persona che cambierà la sua vita professionale, Cristiano Malgioglio. Malgioglio è un giovane paroliere siciliano che si è trasferito a Milano per lavorare nel mondo della musica.

I due diventano amici e cominciano a collaborare. Toto scrive le musiche, Cristiano i testi. È l’inizio di un sodalizio artistico che durerà decenni e produrrà alcuni dei più grandi successi della musica leggera italiana. Ma è anche in questo periodo che Toto incontra l’altra persona fondamentale della sua vita, Carla.

Lei ha 19 anni, lavora come segretaria in una casa discografica. È bella, con capelli neri e occhi scuri, ma soprattutto ha un carattere forte, determinato. Quando incontra Toto, vede in lui qualcosa che altri non vedono, un talento grezo che ha bisogno solo dell’opportunità giusta per esplodere. Tu diventerai famoso”, gli dice Carla dopo averlo ascoltato suonare in un locale.

“Lo sento, hai qualcosa di speciale?” Toto, che in quel momento è scoraggiato dopo l’ennesimo rifiuto di una casa discografica, è toccato da quella fiducia. “Davvero lo pensi?” chiede. “Ne sono sicura”, risponde Carla, “ma hai bisogno di qualcuno che creda in te e che ti aiuti a navigare in questo mondo? E io posso essere quella persona.

Cominciano a frequentarsi prima come amici e collaboratori, poi come qualcosa di più. Carla diventa la manager non ufficiale di Toto. Lo aiuta a farsi conoscere, lo presenta alle persone giuste, negozia per lui. È una donna pratica con i piedi per terra che controbilancia l’aspetto sognatore e a volte ingenuo di Toto. Nel 1968 si sposano.

È un matrimonio che durerà tutta la vita, ma non sarà sempre facile. Nel 1970 arriva la prima vera opportunità. Toto viene scelto come tastierista per Albano e Romina Power. Viaggia con loro, suona nei loro concerti, lavora agli arrangiamenti delle loro canzoni. È un’esperienza formativa che gli permette di vedere da vicino come funziona il mondo dello spettacolo ai massimi livelli.

Ma Toto vuole di più, non vuole essere solo il musicista di qualcun altro. vuole essere protagonista. Nel 1972 prova a lanciarsi come cantante solista. Pubblica il suo primo singolo, noi di oggi, ma è un flop totale. Non vende, non passa in radio, non succede nulla. È una delusione bruciante. Carla lo trova una sera seduto in cucina con la testa tra le mani.

“Forse non sono abbastanza bravo”, dice Toto. “Forse dovrei accontentarmi di fare il musicista per altri”. Ma Carla non glielo permette. No, dice con fermezza. “Hai talento, hai solo bisogno della canzone giusta, del momento giusto. Non mollare ora.” E Toto non molla. Nel 1975, dopo anni di tentativi falliti, arriva finalmente la svolta.

Toto scrive una canzone intitolata Donna, donna mia che viene scelta per partecipare al Festival di Sanremo. Non la canta lui, la canzone viene interpretata da Domenico Modugno, ma è comunque un successo. La canzone arriva in finale e improvvisamente il nome di Toto Coutugno come autore comincia a circolare nell’ambiente musicale italiano.

Negli anni successivi Toto diventa uno degli autori più richiesti. scrive canzoni per Adriano Celentano, per Johnny Dorelli, per Gigliola Cinquetti. I soldi cominciano ad arrivare finalmente. Lui e Carla si trasferiscono in un appartamento più grande, comprano una macchina nuova, possono permettersi qualche lusso. Ma Toto non è ancora soddisfatto, vuole cantare le sue canzoni, vuole essere lui sul palco a ricevere gli applausi.

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