Posted in

VINCENZO SINAGRA AL MAXIPROCESSO: IL RACCONTO DELLA CAMERA DELLA MORTE

12 giugno 1986, Palermo. Nell’aula bunker del maxi processo a Cosa Nostra viene sentito Vincenzo Sinagra, collaboratore di giustizia e figura centrale nel racconto degli orrori attribuiti alla famiglia mafiosa di corso dei 1000. Sinagra non è un capo, non è uno dei grandi nomi che dominano la scena del processo, ma proprio per questo la sua deposizione assume un peso particolare.

"
"

Davanti ai giudici ricostruisce il funzionamento materiale della violenza mafiosa, gli ordini ricevuti, i luoghi degli agguati, i corpi fatti sparire, le vittime portati in appartamenti usati come basi operative. Il suo nome resta legato soprattutto alla cosiddetta Camera della morte di Piazza Sant’Erasmo, uno dei luoghi più oscuri emersi dalle indagini sulla Cosa Nostra palermitana dei primi anni 80.

In quel contesto, secondo le sue dichiarazioni, uomini vicini alla famiglia di corso dei 1000 avrebbero portato alcune vittime per ucciderle e occultarne i corpi. Durante l’udienza il racconto di Sinagra è frammentato, difficile, a tratti confuso. La corte lo invita più volte a parlare lentamente, a scandire le parole, a rendere comprensibili i passaggi più delicati.

Ma proprio questa fatica restituisce il clima dell’aula, non una ricostruzione ordinata, ma un flusso di ricordi, nomi, luoghi, episodi e responsabilità che i giudici cercano di mettere in fila. In questo audio originale si ascolta una testimonianza che entra nel cuore della seconda guerra di mafia, nel sistema di controllo del territorio e nella catena di violenza che segnò Palermo in quegli anni.

Un documento giudiziario duro ma importante per comprendere cosa emerse nelle aule del maxi processo. Se ti interessano i grandi processi di mafia, le udienze storiche e gli audio originali delle inchieste che hanno segnato la storia italiana, iscriviti al canale, metti like e commenta. Per voi è un piccolo gesto che per noi significa tanto. Buon ascolto.

Le raccomando di parlare lentamente, >> possibilmente lentamente, in maniera da far capire quello che dice. >> Siccome i Sì, sì. Siccome ieri no. Ero un po’ emozionato. >> Un po’ emozionato. >> Sì. Allora, eh mi stavo dimenticando una cosa, no? Cio fatto di maniscalco Antonio Cico Antonino, perché mi confondo di nome, no? Dico Antonino, Antonio Manescacco Antonio, no? C’è fatto che ho detto che lui c’entrava nell’omicidio di Trunghetto Antonio, cioè lui non c’entra nell’omicidio di Trunghetto Antonio, cioè mi sono confuso qua. Cioè lui c’entra nell’omicidio di

Buscem e Ressuto. Cioè questo ce lo volevo dire ieri ci sfuggito. Ce lo faccio presento ora. Andiamo a >> C po se volessi racconto altro. racconto senò >> e continua il proprio il suo racconto >> su Pedone e Manzella lei ha parlato. >> Sì, io ci racconto il fatto di Gioacchino Daagia, nipote di Pietro Daagiavia, >> detto Ginetto.

>> Detto Ginetto. Questo ragazzo come era un rapinatore, faceva dei rapini, no? che faceva dei rapini e dava de stupi perché toccava gente, facevano dei rapini nelle certe zone, no? Queste zone erano controllate rimane dei rapini succedeva che lì in quelle zone poi c’erano sbirri, no? Troppo battuglie di sbirri c la zona veniva battugliata della polizia, no? E allora questo se che dava troppo disturbi, cioè prima s’è chiamato, l’hanno chiamato, l’hanno rimpoverato dicendoci che non doveva fare certe rapine, certe

cose. Cioè questo non l’ha voluto capire, ci vogliava sempre a testa sua perché era uno c’è uno che se ne eh se ne fregava uno che narrore, diciamo, no? Cioè il fatto che c’erano certone che lo temevano perché era un tipo pericoloso che allora seo che suo zio Pedro Taglia via che sarebbe il fratello di del padre di questo ragazzo di qua, no? di Giacchino che ha fatto cioè l’ha rimproverato pure lui questo però daavire l’ha rempoverato a questo ragazzo che ce ne sarebbe a suo nipote però lui non l’ha potuto sentire cioè

questo una volta stavano organizzando per fare un figone brindato, un figone brindato della posta centrale di Pan che trasportavano soldi, no? Cioè, erano organizzate per fare questo lavoro, questo verso fgone brendar che trasportava dei soldi. Quella mattina io stavo scendendo di casa per andare a Piazza Santaraso, ero la mattina, sempre nell’818, per chi non mi ricordo.

E in frat pieni con la macchina e io ho detto Petro Senato, però non era Petro Senato, è un altro che non mi ricordo chi era con la goffe con la goffe vengono e miano nella fermata dell’autobus prendono >> solo questo era solo questa persona che non ricorda >> c’era lui Vincenzo sopra la macchina c’è questa persona che non ricordo Vincenzo tempesta sopra la macchina e Francesco Spatar Cioè, detto, cioè io chiamo Peppuccio, cioè non lo sapeva si chiamava Francesco, sapeva si chiamava Peppuccio.

E se eramo là, siano sopra la macchina e avevano delle pistole e un fucile automatico, cioè non so se era un fucile a cinque colpi c automatico per a pompa. Insomma, questo mi dicono a me, dice, “Senti, Enzo, siccome ci c’è questo tagliapa, sarebbe questo Genetto che sta preparando, dice una rapina non fone brindato cesto piastore lunga andato pii andare a passaggio di livello. Passaggio di livello.

>> Cerchi di parlare più lentamente? >> Passaggio livello no c’è Piazza Rollungo. Passaggio, passaggio >> più forte anche più forte. >> Forte e più >> Sì, sì. Passaggio livello dove passa il treno? E allora questi dovevano fare questa rapina, cio pronto, c’avevano un figone pure loro pronto e questo figone loro avevano cioè per bloccare per bloccare il figone brendato avevano questo frigone, no? Cioè dice che hanno avuto un guaputo poi tramite mio cugino, no? C’è un guasto con una macchina si ha bucato una ruota e non sono arrivati in

tempo a fare questo lavoro. C’è questa rapina del piccone brendato. Che succede? Allora, cioè, allora mio cugino meva detto a me, no, se questi fanno la rapina, noi avevamo ordine di seguirli come questi andavano sul luogo che si si spettavano i soldi, no? Noi avevamo ordine di levarci i soldi, di entrare là, rientrare e levarci i soldi.

Se loro poi reagivano le dobbiamo uccidere tutte. Insomma, questa rapina non l’hanno fatto più perché hanno perso tempo, no? S bucatato dalla macchina e non hanno fatto niente. No, sono andato via. E allora nel frattempo mio cugino va ne Angelo Beamonte. Angelo Biamonte riferisce a Filippo Machese. Filippo Machese si incazza che dici “Menso questo genetto dagli api ce la deve finire”.

Dice, “Portatemelo qua c giorno io mi trovavo a Piazza Santaraso sempre 8182 mentre mi trova a Piazza Santaso mio, sea Vincenzo del Totemp e Senone c’era pure Rotolante. Mentre che eramo là vedo arrivare Francesco Spataro sarebbe Peppuccio che lo chiamo Peppucci si faceva chiamare Peppucci e io ho detto senapa però non era per un altro che non mi ricordo chi era.

C’è un altro che era insieme con lui. Cioè prendono a questo, incontrano a questo gioiacchino, no? Sarebbe questo Ginetto e ci dicono ci pone una scusa se lo portano, non se lo portano c questo scomparisce. Cioè, mentre che noi eramo là, mio cugino mi hai visto come se l’hanno portato di quello non c’è più. Poi ho saputo perché se questo mio cugino sarebbe se mega Vincenzo Tempesta, no? E si chiamavano compari con Francesco Spadaro, no? Erano amici, si chiamavano compari.

Questo Francesco Spadaro ci ha raccontato la storia, no? Come hanno fatto, cioè quando se l’hanno portato via, come ha fatto questa persona, cioè questa persona dice che l’hanno portato una casa, una parte di campagna, no? L’hanno portato l’an l’hanno interrogato. L’hanno interrogato. Lui che ha fatto? ci ha detto a questo Francesco Spadaro perché erano amici di questo Ginetto lo conosceva pure.

Ci ha detto come ti prendo ci facevi i conti noi ci ha dato due calcin >> come ti prendo >> come come ti prendo ci facevo i conti no c come ti prendo >> come ti prendo ce c nella telecamera non so c nel frattempo questo spadato ci ha dato due calci in faccia che un uomo ha dato a mio cugino poi l’hanno preso l’hanno strangolato e l’hanno messo dentro l’acido.

Read More