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USA SENZA PAROLE: Perché il Col Moschin completa ogni missione dei Navy SEAL in metà del tempo

Questi uomini, armati di siluri a lenta corsa chiamati maiali, penetrarono il porto di Alessandria d’Egitto e affondarono due corazzate britanniche. Con un pugno di uomini e mezzi artigianali, l’Italia inflisse alla flotta più potente del mondo, un colpo che intere divisioni navali non erano riuscite a realizzare.

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Winston Churchill stesso ammise  che quegli incursori italiani avevano cambiato l’equilibrio del potere nel Mediterraneo. Quel DNA non è andato perdito, si è trasformato. Dopo la guerra, l’esercito  italiano fondò il nono reggimento d’assalto paracadutistico, ereditando  direttamente la filosofia degli incursori della decima massa.

L’idea fondamentale era semplice, ma rivoluzionaria per l’epica. Non  servono eserciti enormi per vincere una battaglia. Servono pochi uomini perfettamente addestrati, capaci di colpire con precisione assoluta  e svanire prima che il nemico comprenda cosa sia accaduto. Nel  1975 il reggimento fu intitolato al  colonnello Moschi, un’altura fortificata austriaca che i soldati italiani conquistarono nel 1918 con un assalto notturno considerato impossibile.

Quel nome non fu scelto a caso, rappresenta esattamente ciò che questi uomini fanno,  l’impossibile. Ora entriamo nel cuore della questione. Cosa distingue realmente l’addestramento del colmoskin  da quello dei Navy Seal americani? La differenza fondamentale sta nella filosofia. I Navy Seal seguono un modello che potremmo definire industriale, il BUD/S, il corso base selezione.

Dura 24 settimane. È brutale, fisicamente devastante,  progettato per eliminare chiunque non abbia una resistenza subumana. La famosa Hellwind è diventata un simbolo culturale, un rituale di sofferenza quasi mitologico. Ma c’è un problema con questo approccio. Il BU/S è essenzialmente  un film.

Seleziona gli uomini che resistenti, ma la resistenza fisica da sola non crea un operatore completo. Dopo il BU/S,  i candidati SIL devono completare il SQT. il Seal  qualification Training e poi anni di specializzazione prima di raggiungere la piena operatività. Il processo totale dalla selezione iniziale a un operatore pienamente qualificato  richiede circa 3 anni.

Il Colmine adotta un approccio radicalmente diverso. La selezione iniziale non è un  singolo evento spettacolare, è un processo lungo, silenzioso  e metodico che può durare fino a 18 mesi solo nella fase preliminare.  I candidati vengono osservati costantemente, non solo per la resistenza fisica, ma per l’intelligenza tattica, la capacità di adattamento, il controllo emotivo sotto stress prolungato e elemento cruciale, la capacità di operare in  completa autonomia decisionale.

C’è un ulteriore elemento che spesso viene trascurato. Durante la fase di selezione del Colmos Skin, i candidati vengono sottoposti a scenari  operativi deliberatamente ambigui. Non esiste una risposta giusta, non esiste un protocollo da seguire.  L’istruttore osserva come il candidato gestisce l’incertezza, come reagisce quando le informazioni sono incomplete e le opzioni sono tutte rischiose.

Questo tipo di pressione psicologica  è fondamentalmente diverso dalla sofferenza fisica del BUD/S. Non si tratta  di sopravvivere al freddo e alla fatica, si tratta di prendere la decisione meno sbagliata, quando ogni scelta potrebbe costare la vita dei compagni. I candidati che cercano approvazione esterna, che aspettano  ordini che esitano troppo a lungo, vengono eliminati indipendentemente dalla loro prestanza fisica.

Il Colmine cerca lupi solitari capaci di operare in branco, un paradosso che solo chi  comprende il combattimento speciale può apprezzare, dove il modello Seal produce guerrieri che cellono nel seguire protocolli d’assalto standardizzati. Il modello Col Mine produce qualcosa  di diverso. Produce pensatori tattici che possono improvvisare, adattarsi e prendere decisioni  letali in frazioni di secondo senza attendere ordini superiori.

L’addestramento al combattimento ravvicinato è forse l’area dove il divario diventa più evidente. I Navy Seal utilizzano il sistema CQB  sviluppato dal DVRU, altamente efficace, strutturato e protocollato. Ogni operatore sa esattamente dove posizionarsi in una stanza, quale angolo coprire, come muoversi in sequenza.

Funziona magnificamente quando il piano tiene, ma i  piani raramente tengono. Il Colmosin ha sviluppato un proprio sistema di combattimento ravvicinato derivato da decenni di esperienza italiana nel combattimento urbano, dalla resistenza alla lotta contro il terrorismo interno degli anni 70 e 80. Questo sistema enfatizza la fluidità.

Gli operatori italiani non seguono sequenze rigide, si adattano in tempo reale alla geometria dello spazio, alla posizione del nemico, alla presenza dei civili. È la differenza tra un pianista che suona leggendo uno spartito e un musicista jazz che improvvisa entrambi, ma uno di loro può creare musica anche quando lo spartito prende il fuoco.

Confrontiamo  ora le capacità operative concrete. Prendiamo il Teatro Mediterraneo, l’ambiente naturale del Colmos. Il Mediterraneo è un ambiente operativo unico, non è l’oceano aperto del Pacifico, dove i SIL operano con il supporto  di gruppi da battaglia di porta aerei.

Non sono le montagne dell’Afghanistan, dove la superiorità aerea americana  compensa qualsiasi carenza tattica a terra. Il Mediterraneo è un labirinto di coste trastagliate, isole, porti affollati e zone urbane  costiere dove la popolazione civile è ovunque. In questo ambiente la massa e la potenza di fuoco sono inutili.

Serve  precisione, serve la capacità di inserirsi e estrarsi senza lasciare traccia, serve la conoscenza intima del terreno.  Il Col Moskin opera nel Mediterraneo da 70 anni. I suoi operatori conoscono ogni corrente, ogni porto, ogni approccio costiero dalla Sardegna a Gibilterra, dal canale di Sicilia alle coste nord africane.

Mentre un  Team Seal deve studiare mappe satellitari e briefing prima di una missione mediterranea, un incursore del Colmoschin conosce quel territorio come il palmo della propria mare. Non è un vantaggio tecnologico, è un vantaggio che si accumula generazione dopo generazione. Gli incursori trasmettono la loro conoscenza del terreno ai nuovi operatori attraverso un sistema di tutoraggio diretto che non ha equivalente in nessun’altra forza speciale occidentale.

Ogni veterano del Colmoscan  diventa la mappa vivente di un settore operativo specifico.  Quando quell’uomo si ritira, la sua conoscenza è già stata assorbita dai compagni più giovani che hanno operato al suo fianco per anni. È un archivio umano di intelligence tattica che nessun database satellitare può replicare.

Ma non è solo una questione di geografia. La struttura stessa delle unità operative è diversa. Un plotone Seal standard è composto da 16 operatori. Il Colmine opera tipicamente  in nuclei molto più piccoli, spesso di quattro o sei uomini. Meno uomini significa meno rumore, meno tracce, meno possibilità di  essere individuati, ma significa anche che ogni singolo operatore deve essere  capace di svolgere funzioni un incursore del Col Mine contemporaneamente tiratore scelto, esperto di esclusivi, specialista in

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