E allora qual era la preoccupazione di Rino? che Antonino Madonia avesse avesse messo in campo una strategia di Rina dicendo che in qualche occasione commetteva omicidi senza avvisare i responsabili del territorio, tipo quello di Giuseppe di Cristina per ormai un fatto abbastanza chiaro, e che le stava subendo la stessa eh mancanza di regole e che uno due chiamati in causa da da parte del mandamento di Biondino Salvatore per dire, “Guarda, è successo questa cosa e noi non sappiamo nulla”.
Quindi lui fa una brutta figura, ma principalmente per quello che lo conosco, eh poteva essere si può rivolgere anche contro di me, quindi si si doveva togliere un nemico all’interno di Cosa Nostra, quindi perché nontava più legge e regole, non dava più fiducia. Abbiamo visto nella scorsa puntata come Nino Madonia si è entrata a far parte di un gruppo di fuoco formato da killer spietati che agisce sotto le direttive di Totorina.
Di quel gruppo fanno parte anche Giuseppe Giacomo Gambino, Pino Greco Detto Scarpuzzedda, Mario Prestifilippo, Filippo Marchese, i fratelli Antonino e Giuseppe Marchese, Giuseppe Lucchese, Giovan Battista Pullarà, Vincenzo Puccio, Calogero Ganci e altri minori. Abbiamo visto come l’entrata in commissione di Francesco Madonia abbia aperto ad omicidi eccellenti sul proprio territorio, quello di Resultana, come quelli di Mario Francese e Cesare Terranova.
Il 6 gennaio 1980 il presidente della Regione Siciliana Pieranti Mattarella viene assassinato e Antonio Madonia è sospettato come autore materiale. Secondo una sentenza della terza sezione della Corte di Assise di Palermo. 10 ottobre 98 tutti i collaboratori hanno escluso ogni coinvolgimento di personaggi esterni all’organizzazione mafiosa del del indicando la maggior parte Nino Madonia, il killer che si avvicinò a Mattarella per sparargli.
I giudici evidenziano che Madonia aveva fatto parte del gruppo di fuoco a disposizione della commissione e che somigliava moltissimo a Valerio Fioravanti, avendo come lui occhi chiari e un’espressione glaciale. Sul caso Mattarella, in attesa di nuovi sviluppi che promettono le indagini in corso, vi rimando agli specifici video. 4 maggio 1980, omicidio Basile.
Il capitano dei Carabinieri Emanuele Basile. Questa notte alle 1:40 a Monreale presso Palermo, mentre erano in corso i festeggiamenti del Santissimo Crocifisso, è stato ucciso il comandante della compagnia dei carabinieri, capitano Basile. L’hanno ammazzato in mezzo alla folla, in una strada stretta ad una ventina di metri dalla caserma dove aveva l’alloggio.
tornava a casa con la moglie e teneva in braccio la sua unica figlioletta di 4 anni, Barbara, che si era addormentata. è caduto sul selciato dove mani pietosi oggi hanno deposto mazzi di fiori. Gli hanno sparato alle spalle almeno sette colpi a tiro incrociato. Cinque hanno raggiunto il bersaglio tra la nuca e la schiena.
Il capitano Basile, che aveva 30 anni, è morto due ore dopo all’ospedale di Palermo. Viene ucciso secondo il pentito mutulo. L’omicidio avviene perché il Madonia Francesco si sentiva perseguitato da lui, avendo egli emesso alcuni mandati di cattura. Nell’agguato partecipa e viene arrestato il fratello Giuseppe insieme a Vincenzo Puccio.
Il caso processuale che vede coinvolto Giuseppe Madonia crea l’odio dei Madonia verso Paolo Borsellino, Reo, di non essere avvicinabile e porterà alla morte del giudice Saetta. Settembre 1980. Il dottor Nicolicchia, che svolge le funzioni di quest’ore di Palermo e che abbiamo visto nella precedente puntata essere iscritto alla loggia P2, ritiene di ravvisare una somiglianza con l’identi kit del killer di Mattarella con Salvatore Inzerillo, allora sospettato di essere l’assassino del giudice Costa. E sulla base di
questa sensazione invia il dirigente della Criminal Poll Bruno Contrada a Londra per mostrare le foto di Salvatore Inzerillo alla vedova Mattarella Irma Chiazzese. Ma la donna non ravvisa alcuna somiglianza. Durante la seconda guerra di mafia, Madonia partecipa come esecutore agli omicidi dei boss rivali quali Stefano Bontate e Giuseppe Enzerillo.
>> Ci stiamo spostando, mettendoci sulla strada, vediamo in velocità arrivare la l’onda colpino greco che ci faceva segnale di rientrare con la mano, tipo di ritornare e abbiamo capito che era già fatto tutto. sempre come onore si commentava che che ha sparato una scopertata a Stefano camo camo >> l’omicidio di Salvatore in Sero avvenuto a Palermo l’11 maggio del 1981.
Cosa sa lei di questo omicidio? E ne ho preso parte indirettamente. >> Ne ha preso parte >> personalmente. >> Personalmente >> aveva confessato questo omicidio, cioè prima di confessare questo omicidio era mai stato sospettato di >> No. >> E eh cosa sa dirci dellaorganizzazione di questo omicidio? E posso dire che è venuto una notte mio zio Marchese Filippo assieme a a Antonino Madonia e a casa di dov’è che io dormivo, a casa di Gregorio Marchese, mio fratello, mi disse, dice di scendere.
sono sceso e e mi disse che dovevamo andare a cercare un furgone che ci serviva subito e dopo nelle mattinate mentre che aspettavamo loro che si parlavano diceva che e c’era stato si aspettava la la battuta che doveva dare Montpro Salvatore. >> Che significa aspettare la battuta? Ma la battuta è che si devebbe dare un ordine sull’obiettivo da colpire.
Praticamente si aspettava l’ordine praticamente. >> E lei fino a questo momento aveva saputo qual era l’obiettivo da colpire? >> No, no, no. È arrivato Madonia e Antonino con Pino Greco dicendo che se eravamo già pronti e potevamo andare via. E quindi eravate eh in quale parte della giornata? >> Ma le 11:30, una cosa del genere.
Già negli anni 70 la famiglia Madonia e uomini a loro legati come Galatolo e gli Scotto si avvicinano, almeno secondo i pentiti, al mondo delle istituzioni deviate. I contatti con Bruno Contrada sarebbero stati accesi, secondo Gaspare Mutulo, da Stefano Bontate, dopo il rapimento Cassina da parte dei Corlonesi.
Sina avrebbe chiesto la protezione di Bontate e tramite l’imprenditore il principe di Villagraia avrebbe agganciato Contrada, il quale sarebbe appartenuto all’ordine del Santo Sepolcro di Palermo, guidato dallo stesso Cassina. Il rapporto sarebbe poi passato a Sarro Riccobono e dopo la morte di quest’ultimo a Madonia. Galatel, sì, avevano rapporti con eh con il loro erano i padroni della caserma che c’era all’acqua santa eh e dei carabinieri.
E poi in diverse occasione siamo stati io presente al Barcarello dove che il contrata diverse volte si è incontrato con eh Sarò Riccobono, dove presente c’era pure Enzo Galatolo, all’epoca c’era pure Nino Madonia, all’epoca c’era pure Salvatore Lo Piccolo, Caetano Carollo Eh, Barcarello Sperracavallo. >> Sì, >> che io ero ero il ragazzino che andava a prendere il caffè, parlo del 1980, ma già ero Cosa Nostra.
Senta, i Galatolo avevano una sede, diciamo, dove si vedevano molto spesso, un posto dove si vedevano spesso. Poi diverse volte sono sono stato a Vicolo Pepitone, eh, dove i Galattolo facevano riunione, si incontravano, a parte le riunioni si incontravano con personaggi anche eh dell’istituzione. Analizziamo ora altri fra gli omicidi più rilevanti in cui è stato coinvolto a vario titolo Antonino Madonia.
Carlo Alberto dalla Chiesa 3 settembre 1982. Il prefetto e la sua scorta vengono uccisi e Madonia verrà condannato. >> Il barbaro assassinio del generale della Chiesa e della sua giovane moglie non soltanto ha suscitato in tutto il paese profonda commozione, ma ha posto in drammatica evidenza la gravità del fenomeno mafioso e delle sue probabili connessioni con il terrorismo.
Ci si è resi conto, come ha detto il presidente Pertini, che la sfida allo Stato Democratico è giunta a un livello non più tollerabile. 7 giugno 82 strage della circonvalazione. Alfio Ferlito e quattro membri della scorta vengono eliminati. Madonia viene condannato, anche in questo caso. Si tratta di un regolamento interno alla mafia catanese.
30 novembre 1982, Rosario Riccobono e Salvatore Scaglione. Il bos viene eliminato. Madonia partecipa all’omicidio che gli consente di ereditarne poteri e conoscenze. 30 aprile 1982. Pio La Torre e Rosario di Salvo. >> Buongiorno. Apriamo questa edizione del TG3 ore 13 e per una notizia da Palermo dove questa mattina si è verificato un gravissimo episodio.
>> L’omicidio del parlamentare comunista costituisce insieme a quello di Mattarella il secondo omicidio politico di quegli anni. Madonia viene condannato all’ergastolo. 29 luglio 1983. Rocco Chinnici. Il giudice viene ucciso con un’autobomba insieme a tre persone della scorta. Madonia verrà condannato. >> Stato intensifica la lotta alla mafia.
La mafia risponde con un’altra strage. A Palermo hanno ucciso un magistrato e due carabinieri, facendo saltare con il telecomando un’auto carica di esplosivo a pochi passi dalla casa dalla quale questa mattina il magistrato usciva per andare al lavoro. È stato ucciso il capo dell’ufficio istruzione Rocco Chinnici, uomo di punta della guerra ai mafiosi.
>> 7 dicembre 1982. Ieri, domenica verso le ore 20 è venuto a casa mia l’ingegner Eduardo Romano. Sono a letto perché è influenzato. Chiede di parlare con me, entra nella mia stanza terrorizzato. Davanti all’ingresso di casa mia si era incontrato con Nino Madonia. da me rinviato a giudizio in stato di arresto per le bombe di Capodanno.
Mi riferisce che il Madonia, dopo avergli insistentemente richiesto che andava a cercare nello stabile, alla domanda l’ingegnere rispose che andava da un suo zio, signor Romano. Ad analoga domanda rispose che andava a trovare il suo amico che aveva l’abitazione nella scala B. L’ingegnere romano ebbe la sensazione che non è niente vero.
29 luglio 1983, Rocco Chinnici viene ucciso alle 8:00 del mattino del 29 luglio 83 con una Fiat 126 verde imbottita con 75 kg di esplosivo, parcheggiata davanti alla sua abitazione in via Giuseppe Pieitone Federico a Palermo all’età di 58 anni. Ad azionare il telecomando che provoca l’esplosione è Antonino Madonia, boss di Resuttana, che si trova nascosto nel cassone di un furgone, rubato e parcheggiato nelle vincinanze di viale Pepitone.
Accanto al corpo di Chinnici giacciono altre tre vite e il portiere dello stabile di via Pepitone in cui Chinnici vive, Stefano Lisacchi. L’unico superstite è l’autista Giovanni Paparcuri che riporta gravi ferite. Sì, Nino Madonia quando deve commettere degli omicidi si reca prima sui luoghi per fare dei sopralluoghi, per l’appunto, >> per quello che è la sua conoscenza >> come >> eh è un maniaco, studia dettagliatamente ogni ogni singola mossa, è un freddo.
>> Eh, ma io le ho fatto una domanda specifica. Se va proprio sul luogo o fa andare sul luogo. >> Sì, sì, sì. si studia tutto sul luogo, il portone, la via e cosa si deve fare, cosa non si deve fare, come agire, con tanta di quella freddezza, disinvoltura si studia ogni, cioè prima di entrare in esecuzione come farlo e poi diciamo la cosiddetta conclusione, la via di fuga, tutto studiava, tutto, diciamo, sei stato il mio maestro.
Sì, ecco, io proprio per per ricordo, non c’è un contrasto effettivo, dico, però le le leggo quello che lei ha detto eh nella trascrizione del verbale del 22 giugno del 2017 a pagina 39. Questa è una caratteristica tutta di Antonino Madonia di fare andare a chiedere alla persona vedere se c’è se non c’è suonare il campanello.
>> Sì, sì, sì, sì. è successo, gli spiego un altro caso che è successo davanti a me, in omicidio del del dell’omicidio di del fratello di Filippo ad Alcamo, quando il travestito da gabinieri siamo andati prima a sequestrare il fratello e poi all’altro mi ha fatto a me suonare sul campanello per chiedere se c’era o non c’era dicendo che eventualmente si rispondeva qualcuno che eravamo carabinieri e questo ordine a me l’ha dato Antonino Madonia.
Lei ha fatto un altro esempio in quell’occasione, se lo ricorda. Eh, quale? E qui c’era questo, ma c’è anche quello del ormai fatto giuridico e accertato giudiziariamente del dell’attentato al dottor Chinnici che lui era andato a controllare addirittura il piano guida, le le lezo dell’autobomba è iniziativa sua prendendo spunto dall’omic daltato di un certo casillo a Roma con plot servizio segreto.
Non so dettagliatamente. Quindi per farvi capire qual è le le diciamo la capacità criminale del della Madonia. >> Sì. Lei dice l’utobom era l’altra chiedo scusa. >> No, aspetti, scusi, a questo punto, visto che ha completato quella risposta, l’utilizzo dell’autobomba in quale circostanza? >> A cominciare quella dal dottor Chennici e >> ah lei dice l’utilizzo della modalità dell’autobomba in genere. Ho capito.
È iniziativa di lui, cioè Madonia. Antonino Madonia che l’aveva >> che l’aveva appreso dettomi da lui dal dall’attentato commesso a danno Itale Cirillo a Roma. >> Va bene, va bene. >> 2 aprile 1985, strage di Pizzolungo. Barbara Rizzo e i suoi due figli vengono uccisi in un attentato per cui verrà condannato Antonino Madonia.
6 agosto 1985 Nini Cassarà. Il funzionario di polizia viene assassinato insieme a un agente, anche qui condannato Madonnia. Gli inquinenti tentano di dare volto e nome agli autori della ghiacciante strage di Trapani e si ricostruiscono le circostanze dell’agguato dinamitardo che è costato la vita alla signora Barbara Asta e i suoi due gemellini, ma si cerca soprattutto di analizzare le inchieste che il giudice Palermo stava conducendo in Sicilia e l’altra clamorosa sul traffico di armi e di droga che aveva svolto a Trento.
Nel 1984, dopo le rivelazione dei collaboratori di giustizia Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno, Antonino Madonia viene raggiunto da un mandato di cattura per associazione mafiosa. Secondo le indagini dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Nino Madonia risiedeva a Costanza in Germania, dove era collegato con il finanziere Vito Roberto Palazzolo nel riciclaggio dei narcodollari della Pizza Connection.
Nel maxi processo di Palermo Antonino Madonia viene condannato a 15 anni di reclusione. 5 luglio 1987. Nino Madonia viene arrestato insieme al padre Francesco e al fratello Giuseppe, uscito di galera dopo solo un anno. L’allora capo di Cosa Nostra, Totò Riina, gli affida la regenza del mandamento del quartiere di Resultan di Palermo al posto del padre carcerato.
Armando Bonanno, anche lui tra i killer del capitano Basile, non condivide la scelta e per questa ragione, secondo il pentito Marino Mannoia, viene eliminato con il metodo della lupara bianca. 21 giugno 89. L’attentato alla Daura a Giovanni Falcone e l’omicidio del poliziotto Nino Agostino segnano la spaccatura definitiva tra Rina e Madonia.
Nelle ore pomeridiane del 20 giugno l’ordigno viene posizionato sulla piattaforma in cemento che dalla villa di Falcone scende al mare. L’esplosivo 58 candelotti Brixia B5 per un totale di circa 8 kg è tenuto in una cassetta metallica collocata dentro un borsone sportivo di colore azzurro con la scritta Valeria San Giorgio. 21 giugno 89 è il giorno dell’attentato fallito alladda.
Per tutti i collaboratori di giustizia ad attuarlo sono stati Antonino Madonia e Vincenzo Galatolo. Esistono dei mandanti per l’attentato allaura o è un evento prettamente mafioso? Come visto nei precedenti video, Falcone era già stato più volte al centro del mirino di Cosa Nostra. filo conduttore di tali tentativi, la presenza di Nino Madonia, non solo come esecutore materiale, ma come responsabile dell’evento a cui Riina appalta o suappalta l’esecuzione.
Certo, Madonia, come visto, necessita del permesso di Riina per ottenere da Biondino l’esplosivo, ma sembra quasi un passaggio naturale, quasi che la premura di uccidere Falcone sia più di Madonia che di Riina, quasi che Ukurtu sia entrato in una fase della sua storia. in cui, pur rimanendo il capo assoluto, abbia difficoltà a dire no ad alcuni membri di Cosa Nostra, quasi che li tema che ne senta il peso, cosa che certo non è avvenuta con altri come Vincenzo Puccio.
>> Senta, ci può descrivere per quanto è a sua conoscenza come appartenente a Cosa Nostra, qual era la posizione effettiva, diciamo, di Madonia Antonino all’interno di Cosa Nostra? Come ho detto poco fa, ufficialmente era il padre Francesco, il capo capo mandamento, ma di fatto era lui, partecipava lui alle riunioni, decideva lui e faceva tutto lui.
>> Quindi, diciamo, di fatto dirigeva il mandamento di Resultana. Esattamente, esattamente. >> Era geloso di questo territorio, cioè nel nel mandamento di Resultana era possibile agire senza che Nino Madonia lo sapesse. >> No, completamente. Era di una gelosia unica e accettava la la collaborazione di altri quando non ne poteva fare a meno, ma quando era possibile faceva tutto da solo o con i suoi uomini più fidati del mandamento.
>> Ecco. E allora le faccio questa domanda. Faceva anche omicidi riservati, cosiddetti omicidi riservati il Nino Madonia. Sì, Rina di questo lamentava di qualche cosa, come ho potuto scoprire, è stata facendo e più di non solo di omicidi, ma anche di contatti personali che si teneva per sé e quindi Rina eh diciamo che lo amava e lo odiava.
Mh, cioè lo stimava, ma dal punto di vista mafioso, chiaramente, però eh lo come suol dire, si sentiva preso in giro. >> Senta, eh che che cosa quali i malumori di Rina nei confronti di Madonia in che cosa consistevano? >> Cioè quali erano le cose? di Rina >> qualche contatto a livello istituzionale, nel senso per aggiustare processo qualche altra cosa.
Le risulta che avesse notizie dal da campi istituzionali, diciamo così, avesse relazioni per esempio con la polizia? Guardi, lui una volta mi stupì perché Antonio Madonia al mio pari e a mio pari e eh conosceva tutte le abitudini del Rina, dove andava e dove non andava. Quando lui, nel periodo che lui abitava a San Giuseppe Iato, il Madonia ha fatto di tutto per scoprire dove abitava e un giorno si presentò lui con un fiorino con a bordo due motorini per regalo ai figli e Rina questa visita non lo gradì nella maniera più categorica. ha saputo
come lui eh eh diciamo eh era venuto a conoscenza di questo eh sito dove lui vive abitava e Rina non stava tanto tranquillo. >> Quindi questa risposta significa che lui aveva notizie eh da ambiente istituzionale >> non l’ha detto chiaro. l’ha detto chiaro, però è uno che diffida di una una soggetta del genere che prima conosceva tutte tutti al par di mio c quando andava abitava a Molara quando andava abitava in corso dei 1000 invece quando lui abitava cominciato ad abitare a San Giuseppe Beato, non doveva saperlo
nessuno e in particolar modo lui. E quando fu vero presente a questa vicessitudine lui ci è rimasto malissimo. Ci’è rimasto malissimo. non voleva che si sapesse e non era più tranquillo come era fino a qualche minuto prima di quando ricevo aveva ricevuto questa visita. >> M dottore, io in questo momento ripeto delle delle ricioni su attentato alla Daura.
Le le faccio la domanda specifica. >> Sì, sì. Ok. L’attentato al dottor Giovanni Falcone. Sì. Su quegli stessi scogli con Falcone dovevano esserci due magistrati svizzeri venuti in Sicilia per delle rogatorie internazionali sul narcotraffico, Carla del Ponte e Claudio Leman. L’avevo detto loro in la sera precedente che ci saremmo recati a mare nell’intervarlo del pranzo, la mattina al pomeriggio, se nonché poi per motivi imprevisti dovuti soprattutto al protrarsi delle del nostro lavoro nella mattinata, non fu più possibile andare.
>> Chi poteva sapere che Falcone aveva invitato i due colleghi per una nuotata poi annullata? E lui intendo Rina Salvatore. Non sapeva che a Mant Antonino Madonia aveva organizzato la l’esecuzione, non la volontà di uccidere il dottor Giovanni Falcone, l’esecuzione eh del dottor Giovanni Falcone e si era in diciamo addirata abbastanza.
Di questo fatto Biondino si lamentò alla mia presenza e Rina in quel momento diceva “Vabbè, lascialo stare, non ti preoccupare”. Come si dire con ironia dire prima o poi questo conto lo chiudiamo. >> Si ricorda in quale occasione ci fu questa, diciamo, sfuriata di eh di Biondino contro Nino Madon? Sì, fu Sì, fu purtroppo mentre che stavamo salendo dal piano terra verso sopra per festeggiare festeggiare purtroppo, mi dispiace lo chiedo scusa, ma il termine è questo per la buona riuscita dell’attentato di Capace che Biondino si lamentava perché
se lui avesse chiesto eh la collaborazione di tutti e non essere stato presuntuoso, eh avremmo cioè l’attentato sarebbe eh sarebbe compiuto nell’89 non c’è bisogno di aspettare altro tempo. >> Lui chi? sempre le faccio la stessa domanda del presidente >> e quindi lui Antonino Madonia avesse chieso la collaborazione a Biondino Salvatore e con l’autorizzazione di Rina Salvatore c’è d’accordo tutti e l’attentato al dottor Giovanni Falconi si sarebbe compiuto nell’89 e non nel 92.
Nel 2014 il collaboratore di giustizia Vito Galatolo conferma il racconto di Loforte affermando di aver saputo dal cugino Stefano Fontana che i responsabili dell’omicidio erano Madonia e Scotto, perché l’agente Agostino aveva scoperto che a casa della famiglia Galatolo in vicolo Pipitone nel quartiere Acqua Santa erano soliti recarsi sia Giovanni Aiello sia Bruno Contrada i quali erano stati da lui visti parlare sia con i Galatolo che con i Madonia.
Circostanza confermata dalla sorella Giovanna, pure lei pentita. Aiello e Contrada sarebbero stati soprannominati il bruciato e lo zoppo per via del volto sfigurato del primo e della gamba del secondo. >> Signor presidente, io sono nato dentro dentro cosa nostra. ci siamo nati perché mio papà più di 50 anni più è stato sempre uomo d’onore della famiglia dell’acqua santa a cui a capo famiglie dell’acqua santa >> lo dice il nome di suo padre >> Galatolo Vincenzo e i miei zii Galatolo Giuseppe che è fratello di mio padre Galatolo Raffaele e mio cugino Stefano Fontana sono tutti
gli uomini domoni della famiglia dell’acqua santa che dipendiamo nel mandamento di Re Sultana che era Francesco Madonia, ma però sempre eh che comandava il tutto era Nino Madonia. Eh da noi siamo siamo io sono incominciato quando avevo l’età di 10 anni 11 anni che guardavamo chi entrava e usciva se entravano la polizia mentre che di pittola si facevano dei sum e come sentinelle.
Si comincia così ad avvisare quando si vede una macchina estranea, un motore estraneo che non sono parenti, non sono amici di mio padre, non pian piano si va. >> Signor Galatolo, dove si facevano le riunioni? Anche per fare capire, diciamo, questo fatto che ha 11 anni lei. Eh, ecco. >> Sì, sì, sì. Allora, da nel 1988 così abbiamo noi abbiamo fatto mio padre ha costruito un fabbricato dentro il vicolo Pivitone e tutto là dentro era la camera della morte tutti tutte le le le peggiori i peggiori omicidi sia de per lo Stato sia per Cosa Nostra sono partite tutti
dal vicepone. Senta, vorrei che parlassimo un attimo di Aiello, quindi se lei ci può dire, lei ha riconosciuto in fotografia Aiello nel corso dei suoi verbali? Prima sì, subito l’ho riconosciuto perché è una persona che veniva è venuto spesso a Vicolo Papitone a incontrarsi con Nino Madonia, cioè qui c’è rappresentante che uno scotto.
Una volta son venuti assieme in contrada con Giovannaiello in due camminavano assieme però nei marciapiedi diversi per entrare dentro i due lati della della delicone. Eh, l’ho conosciuto, si figuri che da da ragazzino, appunto, eravamo ragazzi di 13 14, mia sorella a casa mia si usava che se noi facevamo i monelli, cioè nel senso ci comportavamo male dentro casa, ci dicevano la parola per io la chiamo moso, deve venire il moso e ti faccio riemproverare dal moso perché ci faceva impressione sta faccia che questa
persona aveva su tutta cirpusa siciliano, mi spiego. E così la la Sì, certo. Veniva spesso là a incontrarsi con i Madonia. mai salutarsi con, li ho visti anche salutare, mai salutarsi con un abbraccio, ma sempre con una stretta di mano. Eh, poi si mettevano dentro la si mettevano dentro la casuzza e parlavano ore di un’ora di 40 minuti, 45, dipende gli argomenti che c’erano da parlare.
>> Le venne detto chi era questa persona? Sì, mi venne detto da mio zio che era un uomo appartenente, era i miei servizi segreti, era una persona di fiducia, di neomadonia che si poteva a disposizione, si mettevano tra tra di loro, sia cosa nostra che che a parte dei servizi segreti deviare. >> Ci dice in che periodo ha visto questa persona che lei ha chiamato appunto mostro in vicolo Pipitone.
Ma guardi, quello che mi ricordo io è stato, a parte che veniva nell’878, ma aprile maggio dell’89 così perché mi ricordo che è stato prima del fallito attentato alla Daura poi non l’ho più visto. Sì, difatti quando arrestano in omadonia, quando viene arrestato in omadonia questa persona là dentro non lo vedo, non lo vedo più, non viene più.
la riassumo in maniera sintetica e poi decidete voi, anche perché l’ho già dichiarato. Eh, quando cominciò a collaborare m quando cominciò a collaborare Fremi Salvatore e durante un’udienza ebbe a dichiarare che Salvatore Rina mi voleva uccidere a me e a Salvuccio Madonia. Io lì per lì sinceramente mi non ci credevo, mi sembrava una cosa strana, ma può darsi che opera della magistratura che ci vuole fare mettere contro uno contro l’altro, però il dubbio mi è rimasto e non capivo per quale motivo Rina volesse arrivare a tanto gli avendoli
dato la vita. Cioè, sono sono ho fatto quello che ho fatto e sono arrivato al punto dove sono stato, proprio per eseguire le sue forme per quello che lui mi aveva imparato. Quindi sono rimasto m scioccato e ripeto, non tanto per la morte che si si muore una molta sola. E allora ho cominciato io a fare, come dire, a rivolgere il film indietro per capire eh qual erano i motivi.
Invece poi io sentendo Cancemi mi viene alla mente, ma subito senza dubbi, lui mi fa letteralmente un interrogatorio cominciando a girarmi intorno su un l’omicidio di Agostino e di questo che stiamo trattando, il presidente, non mi ricordo il nome, eh mi comincia a dire “Ma tu hai sai niente di questa cosa?” se gli ho detto no, cioè altrimenti gliel, ma chi potrebbe essere stato? C non glielo so dire.
E lui era convinto che di questo omicidio, no, ripeto, non me l’ha detto, ma in base alla a quello che mi chiedeva che fossimo stati io e Salvuccio Madonia. E io subito gli ho negato la circostanza dicendo che non ne sapevo nulla e visto e gli faccio la domanda. Allora, se a questo punto lei non sa nulla, cioè Bossia gli devo delle rispettosamente bossia non ne sa nulla.
Allora che chi poteva chi poteva essere? E allora subito lui ha puntato il dito contro Antonino Madonia, ma senza tanti giri di parole. Rina ormai teme Madonia ed è chiaro che in un modo o nell’altro Madonia va eliminato. 28 dicembre 1989 la polizia arresta Nino Madonia in un appartamento di via Mariano da Meglio dove 3 anni dopo sarebbe avvenuta la strage di Borsellino.
Allora, trentasettenne, boss della potente cosca di Resultana, era riuscito a sfuggire per un soffio alla cattura nel blitz scattato il 7 dicembre precedente dopo le rivelazioni del pentito Francesco Marino Mannoia. Il suo covo di via da meglio era stato individuato, ma il boss aveva avuto il tempo di scappare. Nella precipitosa fuga però, aveva lasciato dietro di sé numerosi documenti importanti e il libro mastro della famiglia, dove venivano annotate le entrate delle estorsioni e le uscite per gli onorari degli avvocati. Quel mattino Antonino Madonia

cade nella rete della squadra mobile e finisce a Lucardone dove avrebbe trascorso il Capodanno insieme al padre Francesco e al fratello Giuseppe che si trovavano in galera da 2 anni. Uno strano destino quello di Madonia come Luciano Leggio finito in carcere quando aveva deciso di sfidare Ukurtu. Nel libro Mastro vengono ritrovate le contabilità delle estorsioni recapitate a circa 150 imprenditori.
In seguito l’indagine arriverà a individuare oltre 800 commercianti taglieggiati. La lista includeva i nomi di autosaloni, boutique, ristoranti e piccole fabbriche le cui estorsioni variavano dalle 150.000 lire ai 7 milioni di lire. Nessuno di coloro, i cui nomi erano riportati nella lista degli estorti, aiutò gli investigatori a identificare l’identità degli estorsi.
La meticolosità di Madonia lo aveva però tradito. Gli investigatori avevano esaminato e decifrato i documenti sequestrati nel covo di Vedameglio. La squadra mobile aveva dato via all’operazione accerchiando una villa nel quartiere di San Lorenzo, dove Antonino viene bloccato mentre esce a bordo di una Fiatuno.
Madonia è disarmato e con documenti falsi. Rimane l’attitante un altro fratello Salvatore accusato della cosiddetta strage del mercatino compiuta il 28 luglio 88 nella quale erano stati trucidati tre giovani censurati. Il 15 ottobre 1991 viene arrestato a Milano il quarantanovenne Giuseppe Lottusi, il quale con un solo viaggio settimanale in Svizzera e mediante contatti telefonici dall’ufficio della sua società Interpartia nella milanese piazza Santa Maria Beltrade, aveva riciclato 57 milioni di narcodollari e 15 miliardi di lire per
conto del clan mafioso dei Madonia. Il denaro nascosto nei carichi di frutta risaliva alla penisola italiana e giungeva al mercato ortofrutticolo di Milano. In seguito veniva consegnato a tal signor Rossi che era poi risultato essere Lottusi. Questi faceva capo per le operazioni di riciclaggio alla piazza finanziaria svizzeroitaliana e in particolare alla FIMO di Chiasso.
Lottusi era il commercialista che attraverso la banca Albis avrebbe trasmesso tutti i pagamenti del clan Madonia ai narcos colombiani. Era la mente finanziaria del clan Madonia, l’uomo che teneva i contatti con il cartello della droga di Medein. I soldi provenienti dalle Unioni Banche Svizzere di Lugano arrivavano alla Albis.
Lì venivano trasformati in CCT e poi monetizzati nello studio Cambio Corso di Torino, controllato da Emilio Laoisio, proprietario della Banca Albis. per le sue attività di riciclaggio dai proventi del narcotraffico. Nel marzo 93 Lottusi viene condannato dal Tribunale di Palermo a 20 anni di carcere e detenuto a Pianosa.
Secondo il pentito americano Joe Cuffaro, i Madonia erano la famiglia mafiosa più potente di Palermo, la grande alleata dei corlonesi di Riina e Provenzano. erano una delle quattro famiglie che gestivano la vera mafia. Il territorio di Madonia era Resultana, ovvero l’intera Palermo di una recente edificazione, la Piana dei Colli.
Sul mare a Marina di Carini, in via degli Agavi, i Madonia avevano un complesso di Traville, 10 bagni in marmo prezioso, sauna computerizzata, climatizzatore permanente, giardino con piscina illuminata. Qui trascorreva la sua latitanza Salvatore Madonia, arrestato nel dicembre 1991. Capaci era al centro del triangolo Cinisi, Carini, svincolo autostradale di via Belgio, totalmente in mano e Madonia, al punto che la famiglia aveva unificato l’area storica di controllo Resuttana con quella limitrofa Capaci Carini in Villa Grazia di Carini,
Cinisi, Marina di Cinisi, in un unico mandamento, il mandamento di San Lorenzo. Gli inquirenti si chiedono: potevano questi uomini, queste famiglie, non sapere che nel cortile di casa loro ci sarebbe stato il più terribile attentato nella storia mafiosa? Il procuratore Salvatore Celesti spinge a dire: “Non inseguo voci, io parto solo da dati concreti e il primo dato concreto è il luogo della strage.
” Quel luogo stretto nella morsa dei Madonia aveva visto sabato, nelle ore immediate precedenti alla morte di Giovanni Falcone una piccola diaspora. Aldo Madonia, l’unico maschio Madonia ancora in libertà, sabato mattina era uscito di casa trafelato. Non aveva raggiunto il carcere del luciardone dove si sposava Salvino.
Si era diretto a Punta Risi, dove alle 7:20 del mattino si era imbarcato per un soffio sul Palermo Napoli. Nel 2007 muore Francesco Madonia, capo storico del mandamento di Resultana e padre di Antonino. Nel 2008 vi è una forte polemica riguardo alla revoca del regime di cui all’articolo 41 bis a cui Nino Madonia era sottoposto in funzione anche del fatto che durante gli anni di detenzione e malgrado le restrizioni cautelari la famiglia Madonia non aveva mai smesso di gestire i propri affari illeciti e ad avere rapporti con Cosa Nostra, almeno fino al 2006, quando ne
fu arrestato il capo Bernardo Provenzano. 17 aprile 2009. Giuseppe, Antonino e Salvatore Madonia, il cognato di quest’ultimo Nicolò di Trapani e Giuseppe Guastella, vengono raggiunti da cinque ordinanze di custodia cautelare notificate dai carabinieri del ROST di Palermo. Avevano continuato a dirigere il clan mafioso tramite i colloqui con i congiunti ed un fitto scambio di reciproca corrispondenza.
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