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Emanuele Piazza: L’Informatore del SISDE Ucciso da Cosa Nostra — Servizi Deviati e Omertà

17 marzo 1990. Giustino Piazza, noto avvocato di Palermo, che compie gli anni quel giorno, a sferra cavallo, si reca con il figlio Andrea a casa dell’altro figlio Emanuele che stranamente non si è presentato alla sua festa di compleanno. Il cancello di ferro del giardino è chiuso, ma la porta d’ingresso della villetta è accostata.

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Chad, il rotweiler di Emanuele Piazza, è stranamente tranquillo. In casa trovano lo scolapasta nel lavandino con la pasta cotta. La sua motocicletta, una Suzuki 1100 e la sua automobile, sono regolarmente parcheggiate davanti alla villetta. Sul comodino una pistola e una lista di nomi. Di Emanuele Piazza non si avranno più notizie.

Ma chi era in realtà Emanuele Piazza? 15 marzo del 1990 fu l’ultima volta che vidi Emanuele. Dopo due giorni avevamo noi una avevo dato una cena importante, c’era una cinquantina sessantina di di invitati a casa mia. Ero sicuro che Manuela sarebbe venuta a questa cena, anche perché c’erano tanti amici pure per che gli volevano bene eccetera.

Quando non lo vidi arrivare e si inoltrò oltre il tempo previsto, cominciai a preoccuparmi, infatti cominciai a tempestare di telefonate sferra cavallo senza avere nessuna comunicazione. >> Alto poco meno di 1,80 m, robusto, atletico, esperto di lotta libera e karate. Emanuele Piazza aveva un passato di poliziotto.

Per 2 anni aveva indossato la divisa e aveva frequentato il corso speciale delle teste di cuoio ad Abbasanta. in Sardegna. Poi era stato assegnato al servizio di piantonamento di alta sicurezza del presidente Pertini, ma lui voleva fare il poliziotto vero racconta il padre e dopo alcuni mesi riuscì a farsi trasferire la sezione narcotici della squadra mobile di Roma.

Era contento del lavoro che faceva. aveva raccontato al padre che aveva attivamente partecipato alla cattura del trafficante thailandese Kobakin. Il trafficante utilizzato da Gaspar e Mutolo per importare incredibili e ingenti quantitativi di eroina in Sicilia. Nel 1985 Emanuele aveva lasciato la polizia senza far cenna al motivo, ma non aveva alcuna intenzione di cambiare mestiere.

Trascorsi alcuni mesi era entrato in contatto con uomini dei servizi. >> Tornò a Palermo e dopo un certo tempo cominciò a brigare per entrare nei servizi di sicurezza del SISDE. chi lo fece entrare al Sisde e gli avevano anche promesso che avrebbe fatto una bella carriera se fosse riuscito a a conseguire la laurea.

E allora Emanuele, che prima non aveva voluto sapere niente, si iscrisse nella facoltà di economia e commercio o in scienza politica, non ricordo bene, per vedere un pochettino di conseguire una laurea che l’avrebbe consentito un suo sviluppo all’interno delle file del del Sisde. All’inizio non aveva ricevuto neanche una lira, poi quando aveva cominciato a portare le prime notizie e a far concludere le prime operazioni, aveva ottenuto un compenso fisso.

Dice il padre Emanuele mi aveva accennato alcune volte al tipo di lavoro che stava accingendosi a fare, ma io non gli davo ascolto. Non credevo che fosse già stato agganciato dai servizi. Quando ho capito, quando ho avuto la certezza che Emanuele faceva sul serio, ho tentato di dissuaderlo.

Un lavoro del genere non si può fare senza un’adeguata copertura, senza avere ufficialmente una struttura alle spalle. Ed Emanuele è stato mandato allo sbaraglio. Dopo la scomparsa di Emanuele, nonostante le sollecitazioni del padre, amici e referenti del figlio alzano un muro di silenzio sui loro rapporti, arrivando persino a negare che lavori per il Sisde.

telefonai ad un collega di Emanuele, a Enzo di Blasi, e lo pregai di vedere un pochettino di di cercare Emanuele. mi telefonò verso l’una circa per dirmi che non aveva trovato nulla di Emanuele, ma che ne aveva parlato con il commissario da Leo, che era il commissario dirigente della eh commissariato di Mondello, il quale gli aveva detto che probabilmente Manuele era scappato con qualche femmina per usare il la frase che mi venne detta, cosa che mi mi urtò un pochettino, tanto che mi feci dare il numero di casa del commissario da Leo e gli telefonai per chiedergli conferma

di questa sua cosa e lui mi disse “Sì, avvocato”, dice “Ne abbiamo parlato anche stamattina con il commissario Montalbano e con il capitano Grignani e siamo arrivati a questa conclusione che mi sembra una cosa di una faciloneria veramente esasperante.  11 settembre 1990 la notizia della scomparsa di Emanuele Piazza viene pubblicata a distanza di 6 mesi e il primo articolo è pubblicato dal giornalista del quotidiano La Repubblica Francesco Viviano. Palermo.

Il nome in codice era Topo e collaborava con il Sisde, i servizi segreti del Ministero dell’Interno. Il suo compito infiltrarsi nelle cosche dei corlonesi, le potenti famiglie di Resultane e San Lorenzo. Se riesce a farci catturare Totoriina Bernardo Provenzano, gli avevano promesso, non sarai più un collaboratore, diventerai un agente segreto a tempo pieno.

Ma il collaboratore Manuele Piazza, 30 anni ex poliziotto, con l’aspirazione di diventare uno 007, che di quel mestiere aveva l’immagine rosea offerta dai film di James Bond, non sarà mai un effettivo dei servizi. Figlio di un noto avvocato palermitano, è scomparso inghiottito dal nulla, vittima della lupara bianca.

È un giallo sul quale indaga il giudice Giovanni Falcone. È avvenuto il 16 marzo scorso, ma sino a ieri questo segreto i servizi se lo sono tenuto ben stretto. Da 6 mesi i familiari di Emanuele non si danno pace. Il padre, l’avvocato Giustino Piazza, dopo mesi di doloroso silenzio, esplode. Mio figlio è morto.

È stato ucciso, mandato allo sbaraglio. L’avvocato Piazza spara zero su chi ha indotto il proprio figlio e su chi è responsabile di averlo utilizzato senza nessuno scrupolo. Mio figlio è morto perché è stato illuso che prima o poi sarebbe diventato un vero agente segreto e il mio povero Emanuele c’è caduto. Emanuele Piazza è vicino ai 30 anni e scapolo, alto, forte, sportivo.

Abita in una villetta a Sferra Cavallo a 12 km dal centro di Palermo. Ci vive solo con un grosso cane e una piccola vivace scimmietta. La sera del 15 marzo 1990 sta preparando il pasto per i due animali. Suonano al cancello della villetta. Emanuele interrompe quanto sta facendo, esce nel giardino, apre il cancello, si incontra con qualcuno, sale sull’automobile di questo qualcuno.

Da quel momento nessuno l’ha più visto. Ci fu un fatto strano, cioè quando questa notizia venne propalata da tutte le parti, un un brigadiere dei carabinieri di Tommaso Natale, che da cui dipendeva Sferracavallo, la sera mi venne a trovare e mi chiese del perché non avessi io denunziato la scomparsa di Emanuele.

Contemporaneamente il maresciallo comandante della stazione Carabinieri Crispi andò a casa mia in via Duca della Verdura, dove incontrò i miei i miei suoceri e gli fece la stessa domanda, cosa che mi meravigliò moltissimo perché io l’avevo denunziato ufficialmente subito e quindi gli feci presente che io l’avevo denunziata immediatamente la scomparsa di Emanuele e loro dissero che non ne sapevano niente.

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