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Mannoia Il Chimico di Cosa Nostra: Caravaggio, Sequestro Moro e i Segreti di Bontate

Testimone di prestigio sulla mafia. Francesco Marino Mannoia collabora con la giustizia dall’89 quando gli uccisero il fratello Agostino. A lui si devono le informazioni sulle trasformazioni di Cosa Nostra >> e leggendo le sue dichiarazioni sembra quasi che l’onorevole Andreotti venga a eh cercare di capire che cosa è avvenuto.

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È questa la realtà della seconda visita dell’onorevole Andreotti a Palermo. Senta, io non ho sceso, non sono sceso in particolare, mi sembra che qua si stia facendo in anteprima il processo ad Andreotti. L’onorevole Angelotti è sceso dopo l’uccisione del Mattarella per venire a verificare e scusarsi e comunque capire quello che era successo nonostante quella visita precedente che c’era stato.

>> E ma guardi che questo solo quello che le chiedevo, non le chiedevo di fare il processo posso continuare e non è che io sono entrato in particolare strettissimo nel dialogo. Io ho appreso solo quello che Bontate mi disse e il signor Angelotto è venuto come con la coda e nella nelle gambe e con la coda nelle gambe se n’è andata e sfido chiunque a dimostrare che da lì al passare degli anni se ci sia stato un provvedimento, qualcosa che abbia ammonito tutti sti omicidi eccellenti che ci sono stati.

 >> Francesco Marino Mannoia nasce a Palermo nel dicembre del 1951. In una famiglia già profondamente radicata nel tessuto mafioso della città. Cresce tra il quartiere di Santa Maria di Gesù e Bagheria, respirando fin da bambino l’odore della criminalità organizzata. Suo fratello Agostino è la figura di riferimento della prima generazione, un uomo temprato dalla durezza dei clan e dalle regole non scritte di Cosa Nostra.

 La famiglia Mannoia ha legami con diversi clan storici di Palermo, tra cui i Bontate e gli scaduto, e le parentele si intrecciano con i legami economici e criminali del quartiere.  17 ottobre del 1969,  nell’oratorio di San Lorenzo a Palermo viene rubata una tela del Caravaggio. >> Siamo nella notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969.

La natività del Caravaggio viene rubata all’interno dell’oratorio di San Lorenzo a Palermo. Resta senza dubbio l’opera d’arte più importante dal punto di vista storico artistico tra quelle mai trafugate in Italia e forse nel mondo. >> Rffigurava la natività. >> Sì, raffigurava la natività con pastori e i santi Lorenzo e Francesco e un angelo in altri.

 Certo, è una delle opere più rilevanti dipinta nell’ultimo periodo della sua attività.  verso il 609. >> L’attività di polizia giudiziaria, di contro si rivela da subito frenetica e disomogenea. Ma sentiamo a tal proposito cosa dice Gaetano Grado, collaboratore di giustizia alla Commissione Antimafia. Grado, in quel era l’uomo incaricato da Stefano Bontate di sovraintendere il territorio della famiglia mafiosa di Palermo Centro che nel frattempo era stata sciolta per la prima guerra di mafia.

Dice grado: “Una mattina stavo leggendo il giornale dopo due giorni che era scomparso il Caravaggio. Ero in una mia proprietà di Santa Maria di Gesù.” Passa Gaetano Badalamenti sapendo che ero lì, mi fa: “Tanino, tu che scendi a Palermo, vedi di interessarti? Duca Ravaggio dice che hanno rubato sto quadro che ho sentito che ha un valore inestimabile.

” Gli risposi: “Va bene, tanino, ora le faccio sapere”. Il quadro presto viene ritrovato, rubato da una batteria di giovani ladri, tra cui anche l’allora giovanissimo Francesco Marino Mannoia. A questo punto, secondo le competenze territoriali dell’Associazione Mafiosa Palermitana, il dipinto viene consegnato a Stefano Bontate, il quale a sua volta lo mette a disposizione di Gaetano Badalamenti che infine prende in consegna la Natività.

 Stefano dice a Badalamenti portatelo, ma guarda che è invendibile perché ha un valore inestimabile, non è facile venderlo. >> Scusi, dottor Scuderi, se attardiamo una domanda, quale può essere il valore, diciamo, commerciale di un quadro? commerciale è senz’altro dei più alti che oggetti d’arte possano avere sul mercato internazionale.

 Si va da da 100 milioni in su, si può arrivare anche al miliardo. >> Continua grado. Dopo tempo sento che loro tramite badalamenti e le sue amicizie chiamano un ricettatore. Una persona svizzera, un uomo molto anziano. L’hanno fatto venire appositamente. Difatti badalamenti. Poi mi raccontò dei particolari.

 Questi, quando ha visto il quadro si è seduto e ha detto “Per favore fatemelo guardare”. Non faceva altro che piangere mentre guardava il quadro e Gaetano Badalamenti lo sfotteva. Piangeva, piangeva. Gaetano Badalamenti l’ha preso per stupido. In pratica questo vecchio gli dice: “Lo compro io però sappiate che non si può vendere perché è di un valore inestimabile.

” E e Badalamenti gli chiese, “Che te ne fai? Lo divido. Ma come lo dividi? Lo taglio. Dipende da quanti acquirenti trovo. Poi ho saputo sempre tramite Gaetano Badalamenti che questo quadro è stato tagliato in quattro parti e venduto. Il Caravaggio parte quindi da Cinisi intero, mentre la divisione in quattro parti sarebbe avvenuta in Svizzera.

Il caravaggio era andato distrutto perché nel modo in cui era stato arrotolato, quando poi l’acquirente lo doveva l’avviso, si è messo a piangere e non era più in condizione di essere utilizzato. >> Sono queste le parole pronunciate dal Bossa Francesco Marino Mannoia 4 novembre 1996 nell’ora bunker del carcere di Re Bibbie durante il processo a Giulio Andreotti.

 Parole che sentiamo per la prima volta a distanza di 29 anni. un documento inedito sulla sorte della natività del Caravaggio travogato all’oratorio di San Lorenzo nel 1969. Il dipinto, il cui valore di mercato è stimato in 20 milioni di dollari, è tuttora in cima alla top 10 dei capolavori rubati dell’arte mondiale stilata dall’ FBI.

 La deposizione di Francesco Marino Mannoia non è certamente nuova, già nel 1989 aveva detto le stesse cose al giudice Giovanni Falcone alla presenza del commissario di polizia Maurizio Ortolan. Ma quel colloquio non fu verbalizzato. Nel 1996, nel processo al divo Giulio, la deposizione del collaboratore di giustizia sul quadro del Caravaggio fece il giro del mondo e diede nuovo impulso alle indagini.

 Oggi, grazie al prezioso lavoro dello studioso Michele Cuppone, autore del libro Caravaggio, La natività di Palermo, nascita e scomparsa di un capolavoro, di Marino Mannoia, sentiamo la voce in quel 4 novembre 1996. Un anno dopo Marino Mannoia annegò di aver fatto sparire per sempre il quadro. Ma che fine ha fatto l’opera? Il boss Gaetano Badalamenti recuperata la natività dalla banda di ladri che l’aveva sottratta senza chiedere il permesso alla mafia si impegnò per cercare un acquirente e lo trovò in un anziano antiquario svizzero.

Il dipinto nel 1970 sarebbe giunto intero e poi fu tagliato in quattro parti e venduto, come sostiene la relazione finale della Commissione Parlamentare antimafia. Ma ci sarebbe stata una trattativa nel 1974, 4 anni dopo la vendita al mercante d’arte svizzero tra la chiesa e i ricettatori. Lo dimostra la scoperta di Michele Cuppone di una lettera inviata il 27 luglio 1974 dalla loro sovrintendente alle belle arti Vincenzo Scuderi al maggiore dei carabinieri Nim Russo, poi ucciso dalla mafia 3 anni dopo. Scuderi

nella lettera accenna la possibile via del riscatto. Poco meno di 2 anni fa. Intervistamolo l’allora, procuratore aggiunto di Palermo Mars Sabella, titolare delle indagini sul furto. Per Sabella la tesi dello spezzettamento del quadro non è sostenibile, ma è stata messa in giro per avere una riduzione di prezzo nell’acquisto.

 Per Sabella il quadro non sarebbe più nelle mani della mafia, ma si troverebbe in un museo sotterraneo dove può essere apprezzato da pochissimi prescelti. La procura di Palermo ha una pista che, secondo me, conclusa Isabella, è quella corretta. >>  >> Nel 1970 Francesco Marino Mannoia entra ufficialmente in Cosa Nostra.

 Il suo rito di iniziazione è tradizionale e crudo. Viene promosso uomo d’onore dopo una serie di prove che includono dizioni di fedeltà, omicidi e la stretta di mano con il coltello tra le dita, simbolo di segretezza e vincolo di sangue. Nonostante la giovane età, mostra subito sangue freddo, precisione e capacità organizzativa.

 Il suo inserimento coincide con un periodo di tensioni interne a Palermo. Io ero un soldato semplice, come ho detto, però dal momento della mia iniziazione in Cosa Nostra, il quale Stefano stesso mi fece da padrino nel rito dell’iniziazione, io fui aggregato alla sua decina. Stefano aveva una decina personale.

 In questa decina ci facevamo parte io, Pietro Vernengo, mio cugino e Nino, Nino Grado, Antonino Grado e Giovanni Bontade e Stefano Giaconia e Girolamo Teresi, Giovan Battista Pullarà, comunque non ricordo e dovevamo riferire o avere contatti solo con Stefano Bontario. Sì. >> Ehm, che tipo era Bontate per quello, per il modo come lei lo ha potuto conoscere, che caratteristiche umane aveva? >> Beh, era un uomo d’onore, aveva delle buone caratteristiche, anche se a volte umano è un po’ difficile da definire.

 Era una persona molto riservata. una persona molto saggia, molto seria, aveva un grande carisma, era una delle più importanti famiglie del capoluogo siciliano. >> Ricorda se Stefano Bontate avesse dei soprannomi e se sì, quali? Il soprannome di Stefano Pontade era il principe e il falco. >> Vuole spiegare perché gli furono dati questi soprannomi? >> Il principe perché era un uomo di bell’aspetto, di eleganza, il falco perché non gli sfuggiva niente che poteva riguardare gli interessi della famiglia e di Cosa Norra.

Signor Mannoia, lei ha fatto riferimento anche al padre di Stefano Bontate, a don Paolino Bontate. Vuole riferire al tribunale che ruolo aveva avuto Paolino Bontate all’interno di Cosa Nostra? >> Paolino Bontade ha rivestito prima di Stefano la carica di rappresentante di quella famiglia. era una persona molto brillante, a differenza del di Stefano, era una persona, diciamo, molto allegra, molto disponibile, quasi stravagante nel senso buono.

 Io mi ricordo alcuni particolari che forse non potrebbero interessare, ma comunque lo dico lo stesso. A volte, riferendosi ai tempi passati, Paolo Bontade a volte camminava con le tasche uscite di fuori dei pantaloni per far vedere alla popolazione, alla borgata che in quel periodo non aveva ancora definito la raccolta, comunque non vi era grande possibilità di denaro.

era un era un uomo abbastanza intelligente, un buon rappresentante e indicare ciò che ricorda di queste circostanze durante le quali ha sentito parlare del dottore Contrada. Io credo di ricordare che nel nei primi del 70, nel 1974 io mi accompagnavo ad Angelo Graziano, Stefano Giaconia, Rosario Riccobono, Salvatore Federico ed altre persone.

Noi gravitavamo spesso in via Miragliono Rizzo, dove il Giaconia possedeva una casa comprata dal Graziano. ci riunivamo spesso perché avevamo dei compiti di eliminare alcune persone. In un’occasione io sentì parlare il Graziano rivolgendosi al ricobia, dice ho procurato una casa al dottor Bruno Conciada, ma quel nome a me non mi diceva niente, io non conoscevo Conciada, l’avevo solo sentito dire come una persona della questura.

E >> sì, quindi diciamo l’indicazione fu soltanto questa. >> Sì, un’indicazione così mi mi sono procurato per trovare una casa. Ho procurato una casa al dottor Contrado. Successivamente io sento di nuovo il nome del dottor Contrada durante una mia visita nella casa del Bontade, nella villa, esattamente eravamo vicino il Baglio Bontade, lui era con Giovanni Teresi, detto Upacchioni, il nostro consigliere di allora e parlavano di Conci, del e delle e di Cassini delle del Conte Cassini parlavano di appuntamenti, di riunioni, ma come le

dico io non ho mai approfondito il tema delle discussioni e mai mi sono, diciamo, eh sono andata avanti per poter saperne di più perché completamente non mi interessava. L’ultima, infine, diciamo, l’ultima notizia che io apprendo dal Bontade è che Bontade ottiene la patente e che l’interessamento è avvenuto da parte del dottor Conciada.

 27 agosto 1977, omicidio del colonnello russo. La sera del 20 agosto 1977 un gruppo di fuoco mafioso composto da Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Vincenzo Puccio e Giuseppe Greco, detto Scarpuzzedda, arriva a bordo di una Fiat 128 nella piazza principale di Ficuzza, frazione di Corleone.

 Ed armati di pistole calibro 38 sparano contro il colonnello russo, il quale essendo in vacanza, sta passeggiando assieme a un insegnante, Filippo Costa, anch’egli colpito e ucciso. Bontate è arrabbiatissimo per non essere stato informato dell’omicidio ed oltre a chiedere a Michele Greco che nega di sapere qualcosa, chiede anche ai suoi uomini di informarsi in giro e Mannoia, uomo di bontate, chiede al suo amico d’infanzia vicino ai Corlonesi, Scarpuzzedda: >> “Andiamo a Scarpa”. Scarpuzzedda.

>> Ah, Pino Scarpa. >> Pino Scarpa. Quand’è che lei l’ha conosciuto? Che cosa può dire in ordine a questo? Io ho conosciuto Pino Greco Scarpa quando ancora eravamo molto molto giovani. Io credo che avevo 19 anni. Lui aveva un paio di mesi meno di me come età. dico aveva perché è stato ucciso e noi ci ci vedevamo quasi tutti i giorni, eravamo dei ragazzi stravaganti, facevamo delle rapine, delle scoribande, dei fulti e quindi è rimasto fra di noi una grande amicizia quasi da ragazzi.

Poi siamo diventati uomini d’onore. Lui è fatto parte della famiglia Ciaculli, io in a far parte della famiglia di Pontati. Ma i nostri rapporti non sono mai eh venuti meno. Ci frequentavamo sempre, anche se più saltuariamente, ma eravamo veramente degli ottimi amici. E senta Mannoia, eh lei ha conosciuto il tenente colonnello Russo, cioè quando dico conosciuto per ragioni del del della sua attività dell’attività del colonnello? No, ho sentito parlare di lui, ma non l’ho mai conosciuto personalmente.

 Sent Ha sentito parlare di lui come investigatore. Come >> come un eccellente investigatore. >> Come un eccellente investigatore.  Senta, mi dica, lei saprà sicuramente che sia lui che un suo amico è stato sono stati uccisi a Ficuzza. >> Sì. >> Che cosa lei al riguardo ha reso delle dichiarazioni? >> Sì.

 Ecco, io ho preso di quell’omicidio, non ricordo se direttamente dalla stampa o comunque andando spesso a trovare il mio rappresentante Stefano Bontade che lo vidi lo vidi molto adirato per quello che era successo. Contato mi disse che non sapeva niente di questa situazione, non era stato informato e che comunque sarebbe andato a chiedere notizie a a Michele Greco.

Io credo l’indomani dell’incontro del Bontade mi incontrai come solito e come di solito accadeva. Io abitavo a Ciaculli in via Rampante. in fondo a questa questa strada, da questa strada il Pino Greco andava spesso a visitare i suoi giardini e spesso ci incontravamo io, lui e e Vincenzo Puccio che spesso le guidava la guidava la macchina per conto di Pino Greco.

Quel giorno ci siamo si sono fermati, sono scesi a casa mia, abbiamo preso il caffè. Ecco, come ho detto, io avevo un’amicizia che risaliva dal ragazzo con con Pino Greco e io non ebbi esitazione a chiedere a Pino Greco se sapeva parlare dell’omicidio del Capitano Russo. Lui non si cincerò dietro il segreto, mi disse, “Senti, Franco”, dice, “Sono stato io e mi sono portato anche a Vincenzo Puccio.

” dice, “L’abbiamo commesso io, Puccio e Luca Pagarella.” Però ti chiedo una cosa, questo è un discorso, tienitelo per te, perché il tuo rappresentante non sa nulla. L’ho detto, “Non ti preoccupare che questa è una situazione mia e mia resterà, un segreto mio.” Io non informai il Bontade perché non volevo tradire questo segreto che lui aveva confidato, anche perché il delitto non era avvenuto nel nostro territorio e quindi non ci investiva direttamente a noi.

Quando mi incontrai nuovamente col Bontade, Bontade mi disse che era andato a trovare a Michele Greco, ma che Michele Greco si era cincerato dietro il discorso dicendo io io non so niente, Stefano, di questa situazione, non ho non sapevo nulla di questa di questo che si doveva fare questo omicidio, alé poi hanno riunito la commissione, quello che mi dice buon AT durante la la commissione viene fuori il fatto che questo omicidio era stato voluto esclusivamente da dal gruppo dei Colleonesi e che Michele Greco aveva finto di non

sapere niente. Quindi Stefano è andato in scandescenza tanto che Michele Greco gli dice “E smettila Stefano.” In fin dei conti si tratta di uno sbirro. Tanto è vero che il Michele Greco era a conoscenza e aveva dato il suo sta bene a questo omicidio perché Vincenzo Puccio e Pino Greco Scarpa erano uomini della sua famiglia, quindi era pienamente consapevole di questo omicidio ancora prima che si commettesse.

E qu di lì sono nate grossi litigi fra Bontade e Michele Greco che a distanza di un po’ di tempo, di alcuni mesi, poi si intromette Giuseppe Di Maggio, rappresentante di Brancaccio, molto amico del Greco e dello del Bontade stesso, si mette di mezzo per fare da paciere a questa situazione. Scarpa le ha riferito le questa confidenza, le ha fatto questa confidenza e non le ha parlato di particolari, come era avvenuto questo omicidio, le disse solamente sono stato io Puccio e Bagarella oppure si è soffermato su alcuni particolari circa l’esecuzione di

questo è abitudine insieme a Cosa Nostra, quando vi è la possibilità di poterne parlare. di descrivere solamente di dire semplicemente questo fatto l’ho fatto io o l’ha fatto Tizio, l’ha fatto Caio. non si va a entrare nei particolari perché è una cosa già eh superata perché tutti sappiamo come come viene eseguito un omicidio e quindi non si va a sottolineare i particolari del delitto stesso, tranne che non succeda qualche disgrazia, allora viene rappresentata quella particolarità che è successo, ma un delitto che va bene e

che non succede niente nei confronti dei dei componenti del comando non si entra nei particolari. Ok. >> Lui si vantava certamente di questo omicidio che era un omicidio commesso da lui, anzi ha dato una pacca sulle spalle a Vincenzo Puccio nel dire fare gli ossegi nel dire “Mi ho portato anche a Vincenzo Puccio dare una dimostrazione di stima e di valore al pucci”. Non siamo in chat particolari.

Ho capito, non siete stati Ho capito. >> Del movente. Che cosa può dirci lei? E io posso dire che il Cornello Russo era un eccellente investigatore, un soprattutto lui era si dedicava in particolar modo ai sequestri di persone. Certamente dava fastidio, soprattutto ed esclusivamente in particolare al gruppo della famiglia di Colleone perché loro erano quelli che erano dediti al ai sequestri.

Quindi io posso immaginare che visto che il il maggiore, il capitano russo dava, diciamo, la caccia completamente a questa a queste persone che si dedicavano a questi sequestri, certamente coinvolgevano direttamente loro perché erano loro a dedicarsi a questo sequestro. >>  >> Intanto Roma diventa centro di interesse primario per il Bontate che lì ha una sua decina.

 un insieme di uomini che operano per lui, guidati da Angelo Cosentino. >> Senta, signor Mannoia, la famiglia di Santa Maria di Gesù, Stefano Bontate, aveva una qualche decina fuori dal territorio della Sicilia. >> Sì, vi era una decina a Roma. >> Vi era una decina. >> Una decina a Roma. >> A Roma. Sa chi era capo di questa decina romana? >> Il capo della decina a Roma era Angelo Cosentino, un’anziana persona.

>> Lei lo ha conosciuto personalmente? >> Sì, l’ho conosciuto personalmente. È venuto anche nel mio matrimonio nel 78. >> E ricorda chi faceva parte di questa decina romana? Chi ha avuto modo di conoscere di questa decina romana? Ecco, io non ricordo tutti i membri di questa famiglia, vi erano due cugini che erano Fiorai, vi era l’autista di Franco Franchi Certo Bertolino e ed altri uomini d’onore che io adesso non ricordo esattamente il nome.

>> Sa che tipo di conoscenze avesse il cosentino a Roma? È in grado di rispondere a questa domanda? Il cosentino aveva delle conoscenze sia come criminalità spicciola, come malavitosi della Magnana. so che conosceva alcuni componenti, alcuni terroristi di destra o di sinistra, adesso non ricordo e ed era inserito, aveva amicizie politiche nell’ambiente romano.

 16 marzo 1978 viene rapito a Roma in via Fani Aldo Moro.  Buongiorno. Il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro è stato oggetto di un gravissimo attentato. Questa è la notizia per la quale questa edizione straordinaria del TG2, a quest’ora in consueta per i nostri elettori.

 Secondo un primo flash d’agenzia delle 9:28 Aldo Moro è stato sequestrato. Notizia che sarebbe stata confermata all’agenzia Italia. >> Dirà anni più tardi il collaboratore Marino Mannoia. Durante il sequestro dell’onorevole Moro, Stefano Bontate si attivò nel tentativo di salvare Moro, sollecitato da alcuni politici democristiani siciliani.

Bontate fa riunire la commissione, ma al progetto si oppone il Calò che sostiene come politici romani di primo piano non vogliano la liberazione dello Statista. Bontate voleva far pressione sui terroristi detenuti nelle carceri. L’incarico venne affidato a Tommaso Buscetta, detenuto a Cuneo, ma quest’ultimo non venne mai trasferito a Torino, dove avrebbe incontrato i più importanti imbrigattisti detenuti.

Secondo Mannoia è il Calò a mandare all’aria il trasferimento di Buscetta a Torino. Noi eravamo eravamo nella tenuta di Stefano Bontada Magliocco. Vi eravamo moltissime persone, uomini d’onore. Viera Stefano Bontade, Angelo Cosentino, vi era Giovanni Terese, consigliere della famiglia, vi era Manuele D’Agostino, Giuseppe Di Franco, Pietro Loiaco, vi era Nino Bontat e Giovanni Bontade e siamo stati lì a pranzo a mangiare e il Bontade rappresentò dinanzi a noi questa situazione al cosentino si parlava del sequestroomor

poco si appartarono il Bontade con il Cosentino, con Pietro Loiacono e con Girolomo Terese. dopo qualche ora loro finirono, diciamo, di appartarsi e appunto, diciamo, informò noi di queste eventualità di intervenire appunto sulla liberazione del Moro. >> Lei ha prese il contenuto di questo colloquio, che cosa aveva detto Cosentino abbontate? Cosentino aveva detto che eh le amicizie, diciamo, del Cosentino, il Bontade aveva rimproverato il Cosentino perché aveva in precedenza presentato e le sue amicizie politiche e anche

malavitose e anche degli esponenti di terrorismo al Calò. Il Calò se n’era completamente impossessato facendole proprie, perché Calò dopo che Leonardo Vitale, detto Valachi, inizia la sua collaborazione eh facendo nomi e fatti di Cosa Nostra, che a quel tempo erano analoghi a questi di ora, ma non fu preso sul serio.

 Ecò si allontanò da Palermo e andò a vivere a Roma, già frequentava a Roma, ma da quel periodo quasi assiduamente ha cominciato a vivere a Roma e quindi il Bontader rimproverava il cosentino ad aver presentato queste sue, diciamo, conoscenze in questi in questi fronti e che il Calò se n’era appropriato. Certamente Calò aveva fatto un’inosservanza alle regole di Cosa Nostra perché nonostante lui fosse un rappresentante e comunque un capomandamento a Roma la decina era capeggiata da Angelo Cosentino e lui qualsiasi cosa doveva rivolgersi a Angelo Cosentino

perché quando aveva una decina fuori dal territorio siciliano, chiunque esso sia deve rivolgersi al capo di quella decina o altrimenti fallo sapere al capo eh della famiglia stessa. Ma eh lei ha parlato di queste lamentele di bontate nei confronti del Cosentino perché il Cosentino un pochino si era lasciato scavalcare a quel che ho compreso dal calò a Roma.

 Ma perché in occasione di questo incontro a Fondo Magliocco in cui appunto Bontate parla con Cosentino delle possibilità o delle prospettive di un intervento per la liberazione dell’onorevole Moro, Cosentino riferisce qualcosa concernente l’atteggiamento di Calò sul punto. Il Calò aveva riferito eh aveva riferito che non c’era, diciamo, non c’era modo per poterlo liberare.

>> Perché? Cosa aveva detto il Calò al Cosentino? Il Calò aveva detto che c’erano esponenti del suo partito che non avevano intenzione di, diciamo, di di muoversi la liberazione di >> Mi scusi, questa riunione a Fondo Magiocco, questa prima riunione a Fondo Maiocco in cui Cosentino parla con Bontate, come si colloca rispetto al sequestro Moro? A quale distanza di tempo avviene dal sequestro? >> Ma pochissimo tempo, 10 15 giorni, non più di questo.

>> Successivamente, visto che sono emerse queste difficoltà che provengono da Colòco, che cosa succede? L’argomento viene affrontato di nuovo in un in un’altra sede. >> Sì, sì. Stefano Bontade chiede, ottiene la riunione della commissione. in sede di commissione fu sentito il Calò e e fu chiesto a Calò, diciamo, di voler intervenire anche lui che era conoscitore e appunto dell’ambiente malavitoso criminale e di terroristi del romani di poter intervenire sulla liberazione di Aldomor >> e in sede di commissione che cosa dice

Calò? Il Calò da prima cercava di tergiversare sulle domande, sulla insistenza delle bontade, eh poi non potendle fare a meno si rivolse a Bontade dicendoci “Senti Stefano, è inutile che tu cerchi di insistere”, dici “Ma ci sono persone della dello stesso partito, la Democrazia Cristiana che non hanno nessun interesse alla liberazione dimore.

 Allora, in quella sede si pontade certamente non si arrese, si optò per cercare in tutti i modi di avvicinare alcuni di questi terroristi e si fece il nome di Buscetta. Come Buscetta conosceva durante la sua detenzione, ha conosciuto esponenti, appunto, alcuni terroristi, si disse al Calò di cercare di fare in modo di far trasferire il Buscetta per andare su sue su direttive del Buscetta per farlo trasferire in un carcere dove lui riteneva opportuno che potesse avere incontri con alcuni terroristi.

Muscetta fu trasferito dal carcere in cui si trovava, ma fu trasferito in un altro carcere del nord. Allora fu chiesto al calò come mai questo sia potuto accadere. Il Calò si giustificò dicendo che la persona con cui aveva parlato lui, una persona che lavorava all’ufficio quinto del Ministero e Prevenzione e Pena, disse che aveva capito male quello che Calò aveva chiesto.

In effetti tutta questa, diciamo, situazione un po’ ingarbugliata del Calò che dice: “Ci sono persone, diciamo, dell’ambiente politico che non vogliono liberazione del mami un po’ indifferenza da parte di Michele del Greco e gli altri nei confronti del Bontade, non era altro che una situazione che si deve dare una una lettura un’inquadratura un po’ diversa da quella che sembra l’aspetto.

un approfittamento per cercare di mettere in minoranza il Bontade e dare appunto al Bontade umiliazione nel senso di fare brutte figure nei confronti delle persone politiche che lui aveva. Lo stesso giorno del rapimento Moro viene ucciso il mafioso Francesco Madonia dal di Cristina e dal Salvatore Pillera, inviato di Giuseppe Calderone.

Madonia è vicino ai corlonesi. Riina allora accusa Badalamenti di aver ordinato l’omicidio di Madonia senza autorizzazione della commissione e lo mette in minoranza facendolo spellere e sostituendolo con Michele Greco, uno dei suoi. Le accuse a badallamenti vengono sostenute anche da Antonino Salamone a cui è particolarmente invo il Badalamenti.

 Le stesse accuse fatte nei confronti di Gaetano Badalamenti vengono rivolte anche nei confronti di Stefano Bontate a cui viene chiesto di dimettersi da capo mandamento ottenendo in cambio il deniego furioso del boss di Villagraia che incassa anche il supporto di Salamone che se da un lato vuole allontanare il Badalamenti preferisce mantenere in commissione il Bontate unico a suo giudizio, a potersi opporre ai corleonesi che sospetta vogliano sostituirlo con Bernardo Brusca.

e Bontate riesce a uscire indenne dalle contestazioni, pur in parte ridimensionato. Il collaboratore Marino Mannoia riferisce come Bontate fosse tanto preoccupato che in quel periodo, in vista di un incontro con Michele Greco, aveva esternato i suoi timori ai suoi uomini più fidati che per qualche tempo avevano dormito armati di tutto punto nella proprietà dello stesso Bontate.

 Ma nella nuova commissione con l’uscita di Badalamenti e la morte di Giacalone e l’entrata di Pino Greco Scarpuzzedda ormai come alleati Bontate a solo Inzerillo e Gigino Pizzuto. Io ero un soldato semplice, ma comunque ero io e altre nove persone eravamo alle dirette dipendenze di Stefano Bontate e lui ci disse che dovevamo stare attenti perché in una riunione della commissione in cui avevano espulso Batalamenti e avevano chiesto a lui di dimettersi Bontade rifiutando questo si correva il rischio di entrare in guerra perché avrebbero voluto eliminare Stefano

Bontano circa 6 mesi dopo, 8 mesi dopo con l’intervento Ento di Michele Greco che era il coordinatore di cosa della commissione si sono arrivati a una pacificazione, a un chiarimento e completa e diciamo che la commissione ha chiaramente compreso che Stefano Bontade non aveva responsabilità in quei ruoli che venivano attribuiti anche a lui insieme al Balamento.

 E lei ha detto al pubblico ministero che il signor Badalamenti venne mandato via dalla commissione. Fu una cosa improvvisa oppure ci furono a poco a poco delle questioni, delle discussioni eccetera e poi si decise, secondo quello che lei sa, di mandarlo, di metterlo fuori famiglia e fuori commissione. Per quello che ho saputo all’epoca non è stata una cosa improvvisa, perché tantoè vero che è passato del tempo dalla morte di di Cristina alla sua espulsione.

 So che hanno preso informazione, hanno chiamato persone a testimoniare, anche mi ricordo Santino Insillo è andato a testimoniare in questa riunione di di commissione. Credo che si sia siano fatte delle indagini. >> Sì, più o meno prima di questo decreto di espulsione sono passati mesi, settimane, anni, giorni più o meno in grado di dire quanto tempo prima si cominciò a pensare di prendere questa decisione.

>> No, io questo non lo so. Io so solo che fu informato da Stefano Bontade quando già la decisione era stata è stata presa perché riguardava anche la sua incolbità personale. >> E Badalamenti è costretto a muoversi di 9 marzo 1979. Omicidio Rena. Michele Rena stato eletto nel 76 segretario provinciale di Palermo della Democrazia Cristiana.

 Dopo la sua elezione aveva dato vita insieme a Rosario Nicoletti, segretario regionale della DC, alla formazione della giunta Scoma, primo momento di attuazione della politica di apertura al Partito Comunista Italiano. La sera del 9 marzo 79 Rena sale sulla sua alfetta 2000 con la moglie Marina Pipitone e una coppia di amici.

 Mario Leto, ex direttore amministrativo della più grande casa vinicola siciliana, la Corvo, e sua moglie, quando all’improvviso da una Fiat ritmo grigia che affianca l’alfetta di Reina scendono due giovani a volto scoperto che sparano con una calibro 38 a distanza uccidendo Reina sul colpo, colpendolo al collo, alla testa e al torace.

 Mario Leto, ferito a una gamba, estrae la pistola che porta con sé per poi lanciarsi in strada sparando contro i sicari. “Non abbiamo più capito niente”, racconta Mario Leto. Uno dei due, mentre sparava, ghignava tanto che mi pareva ridesse. Un’ora e mezza dopo l’agguato, una telefonata giunge al giornale di Sicilia. Raffaele Picone, che la riceve, dice che la voce è quella di un giovane senza inflessioni dialettali. Siamo prima linea.

 Abbiamo giustiziato il mafioso Michele Reina e la comunicazione viene subito interrotta. Due giorni dopo una nuova telefonata. Qui prima linea dice una voce maschile che parla un buon italiano. Non abbiamo giustiziato Michele Rena, anche se la mafia fa di tutto per addossarcelo. Poi la comunicazione viene bruscamente interrotta.

 Qualche minuto più tardi una nuova telefonata con la stessa voce. Qui prima linea, abbiamo le prove di quanto detto poco fa e faremo di tutto per farvela avere. La pista terroristica appare però agli investigatori subito in verosimile e ritenuta con più probabilità una mossa della mafia per sviare le indagini. Rena è il primo politico di rilievo ucciso da Cosa Nostra dai lontani tempi di Emanuele Notar Bartolo, ex sindaco di Palermo ed ex direttore generale del Banco di Sicilia. Era addirittura il 1893.

>> Cominciamo dall’omicidio del dottor Michele Reina. Ecco, nell’omicidio dell’onorevole Reina io non ho partecipato come tutti gli altri omicidi in oggetto. Io ho preso direttamente da Bontade e da Girolamo Teresi che credo che abbia avuto un ruolo, ma non ricordo la particolarità di questo ruolo del Girolamo Terese.

Io insieme al Pullarà in quello dopo l’omicidio siamo andati a fare delle telefonate che ha fatto lui all’Anza. per sviare, diciamo, questa questo omicidio attribuendolo alle Brigate Rosse. Questo le ha fatte lei >> e il PARà Giovan Batt >> lei è PARà per disposizione di chi? di Stefano Ponto.

 Io non so realmente i motivi che hanno causato la morte del Reina, a prescindere da motivi motivi di critica o comunque motivi di poco fondo che riguardavano la famiglia stessa del Reina, che non è oggetto di discussione. Era in linea di massima un segnale che si voleva portare all’intera democrazia cristiana. Questo è quello che ricordo io in particolare di quell’episodio di cui io non ho partecipato direttamente, l’ho avuto le venne scelta proprio la persona del dottor Reina e non qualcuno di più rappresentativo.

 era un’anticipazione a quello che sarebbe avvenuto dopo come messaggio abbastanza incisivo alla Democrazia Cristiana per avere una dinamica differente nel proseguo della appunto per avere la democrazia a disposizione. Democrazia cristiana >> sullaidentità degli esecutori materiali non sanno nulla. Esattamente.

 No, credo che abbia avuto un ruolo, ma non so stabilire in specifico del Girolomo Terese. >> Ma non so se è stato esecutore materiale o comunque uno che ha collaborato. >> Mi scusi, signor Manno Sì. Ehm, sul punto ehm dell’omicidio Reina Muto, ha dichiarato proprio perché lei sta parlando adesso di appalti che era a sua conoscenza che il dottore Reina avesse degli interessi in costruzione in società di costruzione attraverso prestanome.

 Lei di questa circostanza sa qualche cosa di specifico? specifico no, però il ruolo che ha avuto il girolomo Teresi, credo che si possa inquadrare in questa situazione perché il Teresi era un costruttore, >> era un grosso costruttore >> costruttore e che prima del fatto politico in se stesso avevo accennato che c’era una situazione che era molto più più minore come importanza che era attribuita a situazione familiare o comunque a comportamento personale del reina stesso.

 E ma non può dare qualche spiegazione a >> No, purtroppo non sono in grado di fornire particolari su >> perché non lo sa. >> No, non le so. >> Questo lo diceva però. >> Sì. Ecco, io posso spiegare in base al la dottoressa questo accenno ai rapporti di costruzione con l’interesse del girolomo Teresi in questa >> interesse personale perché >> interesse personale in questa eliminazione o comunque il suo ruolo in questa vicenda dell’eliminazione del l’onorevole Reina.

Comunque non era una persona limpida, nel senso il dottor Reina, l’onorevole Reina limpido, ecco, io non so addentrarmi approfondire la sua vera natura. era molto chiacchierato a prescindere dalla dimostrazione politica, era molto chiacchierato in una situazione che non era in linea col suo ruolo di sottosegretario

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